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da: roversi

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E se non ne valesse la pena?

Anche per quest'anno le vacanze sono finite. Col tempo che ha fatto, direte, forse non sono mai davvero cominciate. Vabbé, ma non ci si può lamentare sempre, no? Tanto bisognava scrivere. Sì, perché quando fai questo mestiere non stacchi mai. Sfrutti ogni weekend, ogni ponte, ogni giorno di ferie per dedicarti alla tua passione, anzi […]

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da: Debora Troni

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Rimescoliamo – Insalata Calda di Ceci e Peperoni or Warm Pepper and Chickpeas Salad

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Tutto è partito da un piccolo avanzo di ragù. Niente pasta per me in questo periodo che voglio stare un po' a stecchetto in previsione di una vacanza a New York  a novembre dove ho intenzione di mangiare una quantità vergognosa di prelibatezze made in USA. Così bando alla pasta e al pane per un po' e largo a tanta frutta, verdura, legumi e tanti modi diversi e appetitosi per consumarli.
Cosa fare allora con quel poco di ragù se non potevo condirci la pasta? Mi è venuta in mente una ricetta che avevo letto sul Goodfood e così ho pensato di prenderla come spunto e rielaborarla. Una bella insalata calda di legumi e verdure grigliate con l'aggiunta del ragù alla fine, per dare un po' di consistenza al piatto. Maggiorana, paprika e peperoncino per elevare i sapori e buon appetito a me!

Per 2 persone:
  • 1 confezioni di ceci cotti
  • 1/2 peperone rosso
  • 1/2 peperone giallo
  • 1 melanzana media
  • 5-6 cucchiai di ragù di carne
  • 1 spicchio d'aglio
  • 1 cucchiaio d'olio extravergine d'oliva
  • 1 cucchiaino di paprika dolce
  • peperoncino
  • maggiorana
  • sale
Grigliate i peperoni poi metteteli in un sacchetto di plastica e fateli raffreddare per circa 10 minuti. Lavate e tagliate la melanzana a fette, nel senso della lunghezza, e grigliatela. Sbucciate i peperoni e tagliateli a listelline, tagliate anche le fette di melanzane in bocconcini.
Soffriggete l'aglio nell'olio, poi scartatelo e fate saltare i ceci nell'olio aromatizzato. Salate, aggiungete metà della paprika e fate cuocere a fuoco vivace per circa 5 minuti.
Aggiungete il ragù, la paprika restante, il peperoncino e un paio di cucchiai di acqua calda. Portate a bollore e quando la salsa comincia a restringersi aggiungete i pezzi di peperone, le melanzane e un pizzico di maggiorana essiccata. Fate andare per un paio di minuti mescolando bene e servite.
Questo piatto è ottimo accompagnato da un buon pane casareccio, che io ahimè non ho mangiato!
 
English Version
It all started with a some bolognaise sauce leftover. No pasta for me lately, I’ll be on a low carb diet for a while in preparation for a holiday in New York this coming November, as I want to eat a shameful amount of treats made ​​in the USA once I’m there. Pasta and bread are banned from my table for a little while, so off to lots of fruits, vegetables, legumes and so many different and delicious ways to present them.
So what to do with the little bit of sauce if I couldn’t have it with pasta? I've come up with a dish getting the inspiration from a recipe I read on Goodfood magazine. A nice warm pulse and grilled vegetables salad with the addition of the sauce at the end, to give a little texture to the dish. Marjoram, paprika and chili to enhance the flavours and I really enjoyed my meal!
For 2 people: 
  • 1 can of cooked chickpeas
  • 1/2 red bell pepper
  • 1/2 yellow bell pepper
  • 1 medium aubergine
  • 5-6 tablespoons of bolognaise sauce
  • 1 garlic clove
  • 1 tablespoon extra virgin olive oil
  • 1 teaspoon sweet paprika
  • chilli powder
  • dry marjoram
  • sea salt 
Grill the peppers then put them in a plastic bag and let cool for about 10 minutes. Wash and slice the aubergine lengthways then grill it. Peel the peppers and cut then into thin strips, cut the eggplant slices into chunks.
Fry the garlic in the oil for a few minutes then discard it and fry the chickpeas in the flavoured oil. Season with salt, add half the paprika and cook on medium-high heat for about 5 minutes.
Add the bolognaise sauce, the remaining paprika, some chilli and a few tablespoons of hot water. Bring to a boil and when the sauce begins to thicken add the pepper, aubergine, and a pinch of dried marjoram. Let cook for a couple of minutes, stir well and serve.
This dish is great with a good homemade bread, which unfortunately, for obvious reasons, I didn’t eat!

da: cocomeraio1

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Sipario – Di Carta

PdC

No, d’accordo – è presto. Non è come se il Palcoscenico di Carta aprisse i battenti domani mattina, ma intanto ha una casa virtuale, un siterello tutto suo per le informazioni, i contatti e le notizie…

Il debutto vero e proprio sarà all’inizio del 2015, con l’intramontabile Romeo e Giulietta.

Ci stiamo lavorando su. L’idea è di una meravigliosa semplicità, una volta avviata, ma ci sono questioncelle organizzative, sovrapposizioni temporali, considerazioni di varia natura, complessi riti propiziatori… Come dicevo, ci stiamo lavorando su.

I miei associati a delinquere, naturalmente, sono gli amici dell’Accademia Campogalliani, senza i quali certe piccole follie sarebbero impraticabili…

E che devo dire? Non vedo l’ora di cominciare. Seguo con spirito da sorella minore il progetto originario, The Paper Stage – di cui noi siamo il capitolo italiano. Loro, a Canterbury, sono già alla terza lettura: dopo Romeo e Giulietta e l’Ebreo di Malta di Marlowe, il 15 di settembre si cimentano con la deliziosa Gallathea di John Lyly. Noi non seguiremo esattamente le loro orme – perché se volessimo attenerci strettamente al teatro elisabettiano, ci ritroveremmo limitatissimi dalla scarsità di traduzioni disponibili. E poi vorremmo esplorare un repertorio più ampio…

Credo che ognuno di noi stia privatamente compilando un cartellone dei sogni… Scommetto che non vi stupite poi troppo se vi dico che il mio, oltre a un bel po’ di Marlowe e una spruzzatina di altri elisabettiani, contempla il Don Carlos di Schiller, il Ruy Blas di Hugo, Shaw a volontà e altre eccentricità consimili.

E a dire il vero, chi lo sa? Chissà se il Palcoscenico di Carta avrà successo. Chissà se troveremo lettori, ascoltatori, simpatizzanti. Chissà che cosa leggeremo per davvero. Chissà se, su un piano più personale, leggerò anch’io. Di recitare ho smesso definitivamente, ma leggere è un cavallo di tutt’altro colore… chissà.

Nel frattempo, è singolarmente come aspettare una Santa Lucia differita. Ce n’è di che rendere desiderabile persino gennaio – l’orrido lunedì mattina cosmico.

E voi… se siete a Mantova e vi piace il teatro, fateci un pensierino. Non capita tutti i giorni di esplorare certo teatro – e magari farlo da dentro E dovunque siate, nel frattempo, date un’occhiata al sito, volete?

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da: cucinatollerante

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Pizza: tanti modi per prepararla e un kit per iniziare

Cosa c’è di più buono della pizza? Diciamoci la verità, a volte solo l’immagine ne evoca l’odore della pizza che esce dal forno a legna, per non parlare poi del desiderio

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da: acquaementa

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Panificati: pane e focacce perfette e un kit per realizzarli

I panificati hanno per lungo tempo rappresentato un grosso scoglio per noi… Il corso di cucina “Pane e Pizza” in due lezioni della chef Elisabetta Arcari della scuola “Peccati di

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da: cocomeraio1

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Shakeloviana: L’Informatore

SilbertITPer una volta parliamo di un libro tradotto in Italiano – e indovinate un po’? Non è un granché.

Due piani temporali – e fin qui tutto bene. Kit Marlowe nel 1593 e Kate Morgan ai giorni nostri – e già la scelta del nome dell’eroina non sembra prometere il massimo della sottigliezza. Voglio dire, nomen omen nel 21° secolo? Andiamo! Tanto più che Kate è laureata in storia e letteratura elisabettiana, ma si è messa a fare l’investigatore privato e l’agente della CIA… Eh già: letterata & spia, proprio come il suo semiomonimo quattro secoli prima.

Hmf.

Ma ancora non basta perché, guarda un po’ il destino, a Kate capita il caso di un misteriosissimo manoscritto riemerso dopo secoli, e di che si deve trattare, se non di qualcosa di elisabettiano cifrato da Thomas Phelipes, il crittografo e steganografo di Sir Francis Walsingham – nonché collega di Kit Marlowe?

E così le due storie si intrecciano viepiù, mentre entrambi i protagonisti cercano qualcosa e hanno perso qualcuno – e se la parte elisabettiana tutto sommato può anche funzionare, è un gran peccato che sia sacrificata, sacrificatissima al lato moderno, che è scritto molto peggio e che procede saltellon-saltelloni, farcito d’improbabilità, coincidenze, divagazioni e clichés verso un finale affrettato e pasticciato…

Tanto la quarta di copertina quanto la popolazione della metà moderna si affannano prima di subito ad informarci di quel che accade a Kit a Deptford – qualora lo ignorassimo – ma tanta insistenza sa un pochino di coda di paglia: scrivere un duplice thriller di cui per metà il lettore conosce già l’esito richiederebbe una spudorata abilità nel confondere le carte, seminando sorprese e dubbi lungo la strada… cosa che in questo libro, alas, non succede affatto. Chiaramente si vorrebbe che, sapendo di Deptford, ci sentissimo in ansia per il modo in cui la sorte di Kate sembra destinata a seguire il binario della sorte di Kit… Il guaio è che non funziona e, se funzionasse, Kate è un personaggio talmente piatto e convenzionale che avremmo difficoltà a sentirci in ansia per lei. Silbert

Ripeto, la parte elisabettiana è leggermente migliore. È quasi un peccato che la Silbert non si sia limitata a un romanzo storico sul servizio segreto di Sir Francis Walsingham prima e dei Cecil/di Essex poi… Solo che poi si getta un’occhiata alla bio dell’autrice in cerca di lumi sulle ragioni di questa malguidata commistione, e si scopre che Leslie Silbert è laureata (a Harvard) in storia e letteratura elisabettiana e fa l’investigatrice privata con un collega ex CIA… Se è tutto vero, spiega molte cose – e deve essere il motivo per cui a qualcuno è parso bello pubblicare il romanzo. Se non lo è, come tattica di marketing forse non è stata la più sottile delle scelte.

E ad ogni modo, se proprio volete un enigma legato a The Intelligencer/L’Informatore, ve ne propongo uno io: perché, perché, perché, con tutti i buoni e ottimi libri su Kit Marlowe che l’editoria anglosassone ha prodotto, in Italia deve essere arrivato proprio questo?

 

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da: acquaementa

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Kit-chen: la tua passione in una scatola

Il progetto “KIT-CHEN – la tua passione in una scatola” si ispira al concetto di “Made in Italy”, per questo contiene solo prodotti progettati, fabbricati e confezionati in Italia nell’ambito di un

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25 agosto 2014

da: cocomeraio1

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Shakespeare In Love – In Teatro

Pur adorando il film, in qualche modo speravo che la faccenda arrivasse a teatro. È così perfetta per succedere su un palcoscenico, che si ha l’impressione che sia così che Stoppard & Norman l’hanno immaginata fin dal principio.

E adesso è al West End, a Londra – neanche terribilmente fuori mano, a voler proprio vedere…

Oh well.

Buona domenica, o Lettori.

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da: Debora Troni

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Ispirazioni – La mia Insalata Niçoise or My Niçoise Salad

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Credevo che questa estate piovosa mi avrebbe resa più produttiva in cucina e invece è successo il contrario. Non trovo molto piacere nel cucinare, si sono sfasati i ritmi, non c'è stato il fluire da una stagione all'altra con il relativo passaggio dai cibi ricchi e corposi dell'inverno alle pietanze fresche e sbarazzine dell'estate. Non ho sentito la voglia di tuffarmi in un mare di gazpacho, di vivere solo di fresche insalatone, di grigliare a più non posso carni e pesce. C'è stato un saltare da un risotto a un gelato, da una pasta fredda a un minestrone, dal vitello tonnato a tazze fumanti di tè bollente e pasticcini. Non c'è storia, si tornerà all'inverno senza aver assaporato a pieno l'estate, senza l'esasperazione dal troppo caldo, senza accogliere i primi freddi con gioia pensando ai primi maglioncini che ci terranno caldo e al profumo di spezie. Mentre ho già iniziato a infornare prelibatezze che regalerò a Natale, ho deciso di dare una sferzata solare alla mia mancanza di energia nella cucina di tutti i giorni e mi sono preparata una gustosissima insalatona. Sono partita da una base semplice e saporitissima una insalata del sud della Francia, la niçoise e l'ho modificata adattandola al mio frigorifero.
La niçoise ha come ingredienti tonno, acciughe, uova sode, pomodori, cetrioli, peperoni, cipolla rossa, carciofi, olive ed è condita con olio d'oliva, insomma è il compendio di tutto quanto è tardo primaverile o estivo e ricco di sapore.
Io ho cambiato un po' di elementi, aggiunto dei cucunci fatti dalla sorella numero 2 che sono molto saporiti e ho usato al posto della acciughe, ho messo del mais e una base di insalata gentilina croccante, ho usato olive greche e fagiolini cotti a vapore. Un mix che forse non è più nemmeno una niçoise ma che importanza ha quando ogni boccone è un'esplosione di sapore?
 
Per 2 persone:
  • mezzo cespo di insalata gentilina
  • 2 manciate di mais in scatola
  • 1 manciata di olive nere Kalamata
  • 1 grande pomodoro cuore di bue
  • 2 manciate di fagiolini cotti a vapore
  • 8-10 cucunci
  • 2 uova
  • 2 scatolette piccole di tonno al naturale
  • basilico fresco
  • pepe nero macinato fresco
  • olio extravergine d'oliva
Mettete a cuocere i fagiolini a vapore fino a che saranno cotti ma ancora appena croccanti, rassodate le uova per 8 minuti. Stendete i fagiolini in un piatto piano per farli intiepidire, sgusciate le uova e tagliatele a spicchi. Dopo aver lavato e asciugato insalata e basilico, lavate il pomodoro e tagliatelo a fette.
Tutto qua, è arrivato già il momento di assemblare il piatto!
Fate una base con l'insalata tagliata con le mani, cospargete con il mais, aggiungete le fette di pomodoro, i fagiolini, le olive, il tonno, le uova, i cucunci e il basilico. Condite con il pepe, un paio di cucchiai di ottimo olio extravergine e servite accompagnato da un buon pane rustico.
Non ho volutamente condito con il sale perché sia i cucunci che il tonno e le olive sono già molto saporiti e, se il pomodoro sarà maturo al punto giusto, i fagiolini cotti a dovere e le uova fresche, avrete una miriade di sapori interessanti in questo piatto senza che debbano essere coperti dalla sapidità, a volte un po' troppo entrante del sale. A me è piaciuta molto questa insalata, ne ho fatto una scorpacciata e prima che il freddo arrivi ne farò ancora, magari aggiungendo o forse togliendo qualche ingrediente...
 
English Version
 
I thought this rainy summer would make me more kitchen orientated but instead the opposite happened. I don’t find much pleasure in cooking nowadays, there hasn’t been the flow from one season to the next with its transition from rich and full-bodied winter food to fresh and carefree summer grub. I haven’t felt the urge to dive into a sea of ​​gazpacho, to live only on refreshing salads, or grilling meat and fish like crazy. There have been a back and fro affair amongst risottos to ice creams, from cold pasta salads to hot soups, or from cold veal with tuna sauce to steaming cups of tea and pastries. I’m sure this year we’ll go back to winter without having tasted the summer in full, without feeling sick of the heat, without greeting the first cold days with joy thinking about what sweaters will keep us warm and without welcoming the scent of winter spices as it was long due. While I have already started to bake treats that I'll give away at Christmas, I decided to give a boost to my lack of energy in everyday cooking and I prepared a delicious salad. I started with the idea of a simple and tasty salad of the south of France, the niçoise and I modified it by adapting to what was in my fridge.
The niçoise has ingredients like tuna, anchovies, boiled eggs, tomatoes, cucumbers, peppers, red onion, artichokes, olives and it’s seasoned with olive oil, in short, is the epitome of all that we can forage in late spring or summer and it’s full of flavour.
I have changed it a bit, by adding some tasty caper berries put in brine ​​by sister no.2 and used them instead of anchovies, I used some sweet corn and a base of crisp salad leaves, I used Greek olives and steamed green beans. A mix that perhaps it is not even a niçoise anymore, but who cares when each bite is an flavour explosion?
 
For 2 people:
  • half a head of crisp salad Leaves
  • 2 handfuls of canned sweet corn
  • 1 handful of black Greek olives
  • 1 large beefsteak tomato
  • 2 handfuls of steamed green beans
  • 8-10 caper berries
  • 2 eggs
  • 2 small cans of tuna in brine
  • fresh basil
  • freshly ground black pepper
  • extra virgin olive oil
Steam the beans until they are just cooked and still a bit crunchy, boil the eggs for 8 minutes. Spread the green beans on a shallow dish to cool them, shell the eggs and cut into wedges. Washed and dried the salad and basil leaves, wash the tomatoes and cut into slices.
That's it, it’s now time to assemble the dish!
Make a base by chopping the salad leaves with your hands, scatter with sweet corn, add the tomato slices, th green beans, olives, tuna, egg wedges, the caper berries and basil leaves. Season with pepper, a couple of tablespoons of good extra virgin olive oil and serve with a good rustic bread loaf.
 
I haven’t seasoned with salt because both caper berries and tuna but also the olives are already very salty and if the tomato is ripe to perfection, the green beans cooked properly and the eggs are fresh, you'll have a myriad of interesting flavours in this dish without them having them overpowered by salt. I loved this salad, I binged on it, and before the cold weather comes I want to make it again, perhaps adding or perhaps getting rid of some ingredient ...

da: cocomeraio1

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Di Portafogli Rubati E Amori Impossibili

paoloAllora, questo post è in primo luogo per L.- e lo inizierò raccontandovi che qualche mese fa – non il secolo scorso – a mia madre hanno scippato il portafogli in città. Il mattino successivo è stato ritrovato in un cestino dei rifiuti a due passi dal luogo del furto, vuoto di denari ma completo di documenti, fotografie e carta di credito. Fine della storia.

O almeno così credevo fino a ieri, quando F. mi ha raccontato la versione della faccenda che gira al villaggio: mia madre è stata scippata qui in paese, da persona conosciuta e notoriamente poco raccomandabile, e il portafogli è stato ritrovato al campo nomadi dai Carabinieri che hanno fatto una retata, e tra la refurtiva recuperata c’era anche il maltolto della madre della Clarina…

Bisogna ammettere che così è più pittoresca – ed è precisamente per questo che, di bocca in bocca, le tinte della faccenda si sono caricate. Ad ogni passaggio, qualcuno ha aggiunto qualcosa di suo, magari senza nemmeno rendersene conto, perché la storia, in qualche modo, non sembrava abbastanza… non so, narrabile?

È per questo che l’idea che Shakespeare sia stato soltanto il prestanome di qualcun altro attira molta più attenzione dell’ovvia, placida e piatta alternativa. Ed è per questo che in narrativa, all’opera, al cinema, a teatro e nei fotoromanzi gli amori sono sempre impossibili, per un motivo o per l’altro: altrimenti, che gusto c’è?

E non sempre è questione di Romeo e Giulietta. D’accordo, le famiglie nemiche sono un gran bel motivo per non doversi amare – e, di conseguenza, volerlo ancora di più, perché come Kit Marlowe fa dire al Duca di Guisa, non c’è niente che si voglia come quel che non si può avere… Ma di ostacoli più o meno insormontabili ce ne sono a bizzeffe. Per esempio un coniuge di mezzo, vedansi i casi Tristano e Isotta o Lancillotto e Ginevra, complicati oltretutto da questioni di lealtà nei confronti del marito di troppo. Il che, a mio timido avviso, dovrebbe valere anche per il povero Gianciotto e per il povero Renato del Ballo in Maschera, ma tutti hanno tanta simpatia per i fedifraghi Paolo e Francesca e Riccardo e Amelia… salim

Poi c’è la differenza sociale, più o meno pronunciata – e si va da Mr. Rochester e Jane Eyre, fino al caso estremo di Salim e Anarkali, in cui un principe imperiale smuove cielo e terra per sposare la sua bella popolana, e non ci riesce. Talvolta la differenza è solo apparente – come nella maggior parte delle favole, dove le pastorelle si rivelano principesse, e i soldatini figli di re. Oppure all’opera, dove Aida sarà anche momentaneamente schiava, ma è pur sempre principessa d’Etiopia – il che, a ben pensarci, in tutta probabilità la rende più nobile di Radames, ma di questo nessuno ha l’aria di preoccuparsi…

Occasionalmente ci si mettono di mezzo niente meno che la morte e/o gli dei, come per Orfeo ed Euridice, o Catherine e Heathcliff o, se proprio vogliamo, Ulisse e Penelope. A volte è un braccio di mare come per Ero e Leandro, o un leone, la mancanza di puntualità e una discreta dose di sfortuna – poveri (e scemi) Piramo e Tisbe…

E volendo si può considerare insormontabile anche il buon vecchio amore non corrisposto, come nella buona vecchia storia della Belle Dame Sans Merci, come il Roger Carbury di Throllope, o come Cyrano di Bergerac.

E quando di ostacoli davvero insormontabili non ce ne sono, qualcuno degli innamorati provvede a crearsene da solo. Come il giovane Werther, che avrebbe tutto il tempo di chiedere in sposa Lotte, e invece deve aspettare che sia fidanzata e poi sposata ad Albrecht per rendere tutti infelici. O Rossella O’Hara, che potrebbe proprio ricambiare Rhett Butler se non fosse troppo occupata a credersi innamorata di Ashley Wilkes e troppo orgogliosa e testarda. O come Mr. Darcy ed Elizabeth Bennet, intralciati da dosi massicce di orgoglio e pregiudizio (e cosa, sennò?) prima che da qualsiasi disparità sociale…

la-belleE d’altra parte, siamo onesti: se Lancillotto e Ginevra fossero leali a Re Artù, se Akbar Moghul facesse spallucce quando il figlio gli porta a casa la morosa senza sangue blu, se la lampada di Ero non si spegnesse, se Werther, Rossella, e Lizzie fossero ragionevoli, dove sarebbe il conflitto? Dove sarebbero gli ostacoli da superare o non superare? Dove sarebbero le storie? Perché una storia d’amore non contrastata, una felicità che non sia conquistata a caro prezzo o intravista e perduta, un portafogli scippato e ritrovato senza scosse vanno benissimo nella vita reale, thank you very much – ma in una storia, francamente, ce ne infischieremmo.

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