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da: cocomeraio1

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NaNoWriMo

The setup for NaNoWriMo at home, if I need to ...

NaNoWriMo, semmai non lo sapeste, sta per National Novel Writing Month – Mese Nazionale della Scrittura di Romanzi.

È una cosa nata Oltretinozza – e in un certo senso solo Laggiù potevano inventarsela: una maratona di scrittura lunga un mese, in cui tutti sono invitati a metter mano all’idea che accarezzano da secoli senza mai metterla in pratica, o a riprendere in mano qualcosa di abbandonato e finirlo… It matters not: l’idea è quella che, alla fine di novembre, si siano messe insieme 50000 parole di romanzo – in teoria tutta una prima stesura.

Ora, prima di inorridire e bollare l’intera faccenda come un’Americanata, considerate.

Considerate le potenzialità antiprocrastinazione di un mese del genere. Considerate la pura e semplice forza di propulsione motivazionale dell’idea di scrivere dalle 1500 alle 2500 parole al dì. Considerate quanti progetti di scrittura non partono mai – o naufragano malinconicamente – perché non si scrive mai oggi quel che si può rimandare a domani. Diciamo la verità: impegnarsi in pubblico a scriverescriverescrivere, trovare il modo d’inserire nell’agenda il tempo che serve, prendere l’abbrivo e andare… se è vero che, come dice Mary Heaton Vorse, l’arte di scrivere è l’arte di applicare il fondo dei pantaloni a una sedia, allora NaNoWriMo è proprio quel che ci vuole.

Poi, si capisce, tutto dipende da come lo si fa. Nella sua versione più utile ed efficace, NaNoWriMo non consiste affatto nel sedersi con un quaderno il 1° di novembre aspettandosi che la Musa si presenti all’appuntamento per dettare la sua quota di parole. L’idea è di passare ottobre – e magari anche settembre – a pianificare, progettare, documentarsi, prescrivere… Così da arrivare all’inizio con le idee chiare su quel che si vuol fare. Il che forse leva qualche patina romantica alla faccenda, ma le dà molto più sugo. Dopotutto, a che serve scribacchiare freneticamente per un mese, se alla fine ci si ritrova con cinquantamila parole di divagazioni inutilizzabili?

Poi è chiaro che NaNoWriMo si può fare anche nella più inutile e gratuita delle maniere, giusto per dire “L’ho fatto…” Ho visto siti in cui si consigliavano scorciatoie per gopnfiare il conto parole: sequenze oniriche – perché tanto è un sogno, non deve avere senso – e descrizioni dettagliatissime e roba del genere… Ma questo è l’umano libero arbitrio, giusto? Con un minimo d’impegno non c’è nulla, ma nulla che non si possa fare in maniera del tutto futile, dannosa e/o stupida. E parimenti, con un minimo d’impegno, non c’è nulla che non si possa fare per bene. Writing

Detto ciò, NaNoWriMo io non l’ho mai fatto. Tutti gli anni accarezzo brevemente l’idea, e tutti gli anni la lascio ricadere nel limbo da cui si è affacciata. Perché sono una procrastinatrice tremenda. Perché predico assai meglio di quanto razzoli. Perché novembre è un mese micidiale – ma d’altra parte, quale non lo è?

Ed è un peccato. Quest’anno lo è ancora di più, perché ho un’ideuzza nuova che mi piacerebbe sviluppare – e un writing month cadrebbe proprio a pallino. O almeno una writing week, ma temo che anche quella al momento sia fuori dal novero delle possibilità. E comunque l’ideuzza nuova è cosa dell’altro giorno – decisamente tardino per cominciare domani…

Ma se siete più bravi di me… Be’, non sono certa di consigliarvi di decidere oggi e cominciare domani – ma se per caso avete già un romanzo progettato e mai iniziato, se avete faldoni di documentazione, idee e schemi, allora questa potrebbe essere una buona occasione per buttarvi. E poi, a dire il vero… state a sentire: anche se siete un po’ meno pronti, anche se si tratta soltanto di iniziare la prescrittura o la progettazione, o la documentazione… perché non cominciare a lavorarci quotidianamente per tutto il mese, istituire un po’ di quella disciplina così fondamentale per scrivere – anche senza un conto parole quotidiano?

Avanti, provate! Avete la mia benedizione – e magari, sappiatemi dire, volete?

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da: acquaementa

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Sorbetto invernale al ribes nero e cioccolato

Vai matto per il gelato e i frutti di bosco? Sei amante della stagionalità ma mangeresti ribes nero tutto l’anno? Per questo mi sono chiesta: si potrà fare il gelato

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da: paola

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LA TORTA DI MELE MORBIDA DI OMAR BUSI

torta di mele di Omar Busi

Adoro le torte di mele, quando mi accorgo di una ricetta all’interno di un libro finisco per acquistarlo…….potrebbero sembrare tutte uguali eppure ci sono tantissime variabili che  permettono di ottenere  risultati sempre diversi….e ogni volta è una deliziosa scoperta….il profumo inebriante che si diffonde in tutta la casa e le sensazioni che si provano nel momento dell’assaggio diventano momenti indimenticabili.

E così anche questa volta…..da “Profumi dal Forno” di Omar Busi una torta morbidissima e speciale  che vorrei condividere con voi.

Ingredienti per una tortiera di 24 cm di diametro

200 gr di burro
200 gr di zucchero
200 gr di uova (circa 4 uova medie)
10 gr di buccia grattugiata di limone non trattato
200 gr di farina media (w 240)
10 gr di lievito per dolci
450 gr di mele renette a cubetti
q.b. di gelatina di albicocche

Montare il burro con lo zucchero all’interno della planetaria. Aggiungere gradatamente le uova, poi la buccia grattugiata del limone e mano a mano la farina e lievito per dolci setacciati insieme.
I cubetti di mela vanno inseriti all’ultimo.

Imburrare uno stampo, mettervi il composto e cuocere a 180°C per 35/40 minuti circa con lo sportello del forno chiuso. Continuare per altri 10 minuti con il forno in fessura, infilando un manico di cucchiaio di metallo nello sportello del forno per tenerlo leggermente aperto.


A raffreddamento avvenuto sformare, gelatinare dopo aver scaldato la gelatina a bagnomaria o nel microonde, spalmandola sul dolce per mezzo di un pennello . Decorare a piacere con cubetti di mela caramellati e fettine di mela essiccate.


30 ottobre 2014

da: u velto

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Mantova, il Sindaco ostaggio del razzismo

Il Sindaco di Mantova e la sua Giunta sono ostaggio del razzismo a Mantova. Da alcune settimane questo è il leitmotiv che tutti leggono nelle dichiarazioni del Consigliere comunale Luca De Marchi (in foto), fondamentale per i numeri della maggioranza in Consiglio comunale. Il Sindaco e la Sua Giunta avrebbero una maggioranza se negassero il diritto allo studio a dei bambini. Si dovrebbe negare a loro il diritto allo studio per la sola ragione che sono nati in famiglie che appartengono alle minoranza storica linguistica sinta. Per tutti gli altri bambini mantovani tale diritto non verrebbe negato.

Nelle continue dichiarazioni del Consigliere Luca De Marchi oltre a voler negare il diritto allo studio ai bambini sinti vi è la continua contrapposizione tra mantovani. Chi appartiene alla minoranza storico linguistica sinta non dovrebbe in alcun modo essere sostenuto se versa in situazione di povertà, mentre chi non appartiene a tale minoranza dovrebbe avere tutto il sostegno possibile. A parità di condizione all'uno nulla, all'altro tutto l'aiuto possibile.


Negli anni scorsi ho cercato di far capire al Consigliere Luca De Marchi che tale posizione porterebbe ad una discriminazione, perseguita e punita giustamente dal nostro ordinamento che a partire dall'Articolo 3 della nostra Costituzione vieta qualsiasi forma di trattamento discriminatorio, ma come tutti possono leggere in questi giorni tale argomentazione non è mai stata ascoltata. La sua è probabilmente una posizione ideologica inscalfibile.

Rimango per altro stupito che tale posizione non sia mai stigmatizzata, viene accettata come una delle tante posizioni politiche e di fatto gli si dà la patente di legittimità. Non una parola dai giornalisti, ne dai politici ma nemmeno dalla società civile. Un silenzio che può essere inteso come un assenso. Tutto ciò fa male essenzialmente alla nostra Costituzione che è in queste battaglie che si fortifica o meno, ma anche alla stessa democrazia, perchè se si accettano supinamente certe posizioni la strada tracciata può essere seriamente pericolosa.

Immagino che la stragrande maggioranza di chi legge queste righe non sia d'accordo con il pensiero discriminatorio espresso dal Consigliere Luca De Marchi e per questa ragione chiedo a tutte queste persone di far sentire la propria voce pubblicamente. di Carlo Berini
30 ottobre 2014

da: u velto

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Torino, Charlie Chaplin e un autobus riservato ai rom

E’ da qualche giorno che rifletto sull’orrenda notizia che riguarda il paese di Borgaro dove un sindaco ed un assessore hanno deciso di sdoppiare una linea del bus per dedicarne una al solo trasporto dei rom e l’altra per la “gente per bene”; secondo i due amministratori sarebbe questo l’unico modo per risolvere i casi di furto che si verificano ogni giorno sul bus.

Avrei voluto subito scrivere al sindaco offrendo un po’ di dati precisi: ricordargli che in Italia noi rom e sinti siamo 150mila e che per più della metà siamo pure di cittadinanza italiana; che non siamo caratterizzati da alcun gene ereditario che ci induce al furto; che gli ultimi che teorizzarono questi concetti furono coloro che ci rinchiusero nei campi di sterminio e che a gennaio con la mia associazione partiremo proprio dalla Toscana con il Treno della Memoria insieme a molti studenti per riflettere su ciò che fu causato dalla teorizzazione di un’umanità da categorizzare su base razziale.

Avrei voluto ricordargli che le responsabilità di un furto non sono mai comunitarie, ma della singola persona che commette il reato; avrei inoltre aggiunto che se tu metti delle persone a vivere in delle discariche riducendole alla stregua di topi, il tasso di criminalità sicuramente s’innalza, ma non ha niente a che fare con gli usi e costumi di un popolo (è stato lo stesso per gli italiani chiusi nei putridi ghetti nell’America d’inizio secolo).; avrei voluto mostrargli i dati che rivelano che tra rom e sinti in Italia il tasso di criminalità a livello nazionale non è più elevato rispetto a quello di altri gruppi. Poi ho letto l’editoriale di Massimo Gramellini e sono diventato ancora più triste: anche il giornalista de La Stampa ammoniva «Le leggi valgono per tutti ed è inaccettabile che la comunità rom si arroghi il diritto di violarle con sistematicità, adducendo il rispetto di tradizioni che giustificano il furto e l’accattonaggio infantile».

Una comunità che diventa colpevole “tutta insieme”; non più distinta in singoli individui, ma con mani e braccia comunitarie? Non esiste alcuna cultura dei rom che giustifichi il furto o l’accattonaggio minorile, ma dovete smetterla di parlare di noi ed iniziare a frequentarci per convincervene, per accorgervi che non siamo né avanzi di galera, né santi, ma soltanto persone come tutte le altre, in grado di operare scelte individuali.

Volevo scrivere al sindaco, ma mentre ci provavo a tarda notte, mi sono addormentato ed ho sognato:


Ero a Borgaro ed ero al capoolinea della linea 69, quella sdoppiata; da un lato il bus riservato ai rom e dall’altro quello per “la gente per bene”. Quest’ultimo era già completo e pronto a partire, il primo continuava ad imbarcare gente che si muoveva in una lunga fila.

Cercavo di scorgere le facce delle persone in fila che, com’è usuale per noi rom e sinti, avevano svariate nazionalità: il primo era mio figlio, il più piccolo, operaio tessile a Prato finché la crisi lo ha costretto alla disoccupazione, subito dopo venivano alcuni amici del campo di Mezzana sempre a Prato, fanno di cognome Galliano e sono imparentati con i Reinhardt tedeschi, chi della loro famiglia restò in Germania trovò la morte ad Auschwitz; subito dietro venivano alcuni miei nipoti, dalla più piccola (quasi tre anni) al più grande che di lavoro fa il regista; dietro di loro un’amica rom di Torino che fa la neurologa (non ha mai rivelato in ospedale la sua origine rom) ; poi un operaio, un frate, un cantante, un calciatore, alcuni che si occupano della raccolta del ferro, altri ancora che allevano i cavalli; un po’ più indietro riconoscevo una parlamentare europea e subito dopo la figura del mio povero nonno, giostraio da generazioni (proprio come me) ed ancora più distanti un gruppo di studenti con gli zaini in spalla, uno era mio nipote che frequenta una delle scuole superiori più impegnative della città con ottimi risultati. Per ultimi salivano sul bus alcuni volti noti come Antonio Banderas, Yul Brinner, Michael Caine, Joaquin Cortés, Rita Hayworth, Bob Hoskins, Gerhard Müller.

Il bus imbarcò tutti quanti e mentre svoltava la via comparve dal finestrino un ultimo volto. Era Charlie Chaplin (da poco è stata verificata la sua origine rom da parte di madre), anche lui nato quindi su un carrozzone rom. Si voltò, guardò il sindaco che guidava l’altro bus e sorrise.

Al risveglio mi sono sentito più sereno. di Ernesto Grandini
30 ottobre 2014

da: acquaementa

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Cuocere senza grassi: la cucina autunnale con Berndes

Grasso o non grasso, questo è il dilemma! Sempre più spesso veniamo bombardati da discorsi su calorie, colesterolo e grassi di vario tipo (saturi, insaturi, di origine vegetale o animale,

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29 ottobre 2014

da: cocomeraio1

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Shakespeare & Marlowe Per Borgocultura

Per cominciare…

Locandina

E qui trovate i dettagli.

Che poi a volte anche le conferenze, come i personaggi, fanno i capricci.

Sono conferenze già fatte più di una volta, si tratta di riprenderle e basta – che ci vuole mai? Si ristampa la scaletta, si rispolvera la presentazione .ppt e via, giusto?

Giusto?

E no. Per niente. Perché al primo tentativo di prova, la chiacchierata non funziona. Suona legnosetta, angolosa. Non lo era, non lo è mai stata – quindi che diamine le prende? Sarà la mancanza d’esercizio – a patto di voler chiamare un mesetto “mancanza d’esercizio”?

Così si ripete ancora – e non solo non funziona affatto, ma continua a voler prendere deviazioni, divagazioni e sentierolini fuori scaletta… Volendo, se ne può fare una questione di principio e interstardircisi, ma a mio timido avviso, dopo la terza prova franata a valle conviene farsene una ragione, decidere che si è più ragionevoli di una conferenza e dimostrarlo riaggiustando la scaletta tanto quanto serve – magari tenendo conto di altre conferenze che si sono fatte nel frattempo.

Ne segue, si capisce, la necessità di riaggiustare con energia anche la presentazione .ppt  – sennò che gusto ci sarebbe? E non vale la pena di illudersi che una rivoluzioncella delle slides sia sufficiente, perché quando la conferenza ha l’aria di sentirsi ibridata a suo gusto, la si prova e si scopre che dura un’ora e mezza.

E allora si taglia, si pota, si sfronda, si combinano slides, si ricomincia daccapo… Insomma, il resto ve lo immaginate. E la morale si è che, nonostante il tema sia sempre quello dei due poeti, pari in dignità, nella bella Londra dove ha luogo la nostra storia, monta la rivalità antica - e molto inchiostro e sangue finto inondano le scene dei teatri*, lo svolgimento è piuttosto diverso dalle occasioni precedenti e da quel che mi aspettavo. E non so se avete notato, ma persino la locandina è piuttosto diversa…

Il che, considerando che è quasi un anno che bagolo in giro di S&M, è decisamente un bene.

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* Con tante scuse al povero Will… non mi sono trattenuta.

 

 

 

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da: u velto

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Sucar Drom denuncerà Gramellini se non si ravvederà

Il 24 ottobre, in prima pagina, su La Stampa, il giornalista Massimo Gramellini ha scritto:

"Le leggi valgono per tutti ed è inaccettabile che la comunità rom si arroghi il diritto di violarle con sistematicità, adducendo il rispetto di tradizioni che giustificano il furto e l’accattonaggio infantile."

Pensiamo che tale affermazione sia una diffamazione e un'istigazione all'odio etnico/razziale, per questa ragione l'Associazione Sucar Drom denuncerà il giornalista professionista Massimo Gramellini all'Ordine dei Giornalisti e daremo mandato ai nostri avvocati di presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Torino.

Siamo dispiaciuti nel dover prendere tale grave decisione, ma riteniamo che l'onorabilità di tantissimi Cittadini italiani, appartenenti alle minoranze linguistiche sinte e rom, sia stata violata da una dichiarazione inaccettabile. La responsabilità penale e civile è personale e non è ascrivibile a tutte le persone appartenenti ad una specifica minoranza linguistica.

Sucar Drom auspica che il vice direttore de La Stampa, Massimo Gramellini, riconosca di aver sbagliato scrivendo quella frase e chieda scusa alla Comunità rom e sinta italiana. In tal caso non si procederà in alcun modo.  
28 ottobre 2014

da: u velto

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Nando Orfei: «il circo è e sarà sempre il più grande spettacolo del mondo»

Nando Orfei, morto a Milano lo scorso 7 ottobre, sarà sempre ricordato per questa frase, accompagnata dalla sua giacca bordeaux, improbabile e forte come tutti i colori e i gusti del mondo circense. “Nandino”, prima giocoliere poi domatore, era famoso per il momento in cui la porta in ferro gli si chiudeva alle spalle, lasciandolo nella gabbia in compagnia di giganteschi felini.

Il circo è stato la sua vita e la sua famiglia. Racconta al La Città Nuova la figlia Ambra, acrobata e cavallerizza: «Quante notti abbiamo passato a massaggiare cavalli con le coliche! Capitava che anche gli elefanti stessero male di pancia, magari avevano mangiato troppo fieno; allora io e papà prendevamo i mastelloni da 80 litri, quelli che solitamente usavamo per il bucato, e preparavamo tè caldo con whisky e miele per i pachidermi».

Nei ricordi di Ambra, il domatore di belve è un “gigante buono”: «Sai di cosa abbiamo parlato poco prima della sua morte? Di quando facevamo insieme il presepe all’ingresso del circo. Era l’evento dell’anno: una volta vincemmo anche un premio per un presepe che era grande 20 metri per 10. In tutte le città toccate dal nostro carrozzone, compravamo qualcosa di caratteristico da tenere da parte fino a Natale».


Ad un certo punto della sua vita, Nando Orfei divenne una stella del cinema, attore in Amarcord e Clowns del suo amico Federico Fellini. Da bambina, Ambra andava spesso sul set a trovarlo: «Sentiva il bisogno di stare con la famiglia: per questo, rinunciò alla carriera cinematografica per tornare sotto il tendone». Scelse una vita più dura, dove si deve smontare un palco anche se piove e dove aveva la responsabilità di un’intera comunità di 250 persone. «Lui era forte come un gladiatore – racconta la figlia – spostava una roulotte con le spalle. La sua forza? Stare con la sua gente, una famiglia allargata in cui ci si voleva bene. Dopo la fatica, c’erano le grigliate tutti insieme».

A Natale, metteva tutti i bambini – una quarantina – su un camion del circo e li portava al cinema a vedere i cartoni animati: «Allora il cinepanettone era fatto dalla Disney», ricorda Ambra. Nell’immaginario di tutti, gli Orfei sono il circo italiano: Nando, la sorella Liana, il fratello Rinaldo, la cugina Moira, a cui era legatissimo, e i rispettivi figli, tra cui appunto Ambra, nota anche per le apparizioni televisive. Ma forse non tutti sanno che all’origine del Circo Orfei c’è quello che noi oggi chiameremmo un incontro interculturale, o un matrimonio misto. Molto misto…

Racconta Ambra: «Nel 1820, il mio trisnonno Paolo era sacerdote a Massa Lombarda (RA), veniva da una famiglia nobile di Urbino ma non aveva una vocazione ferrea. Si innamorò di una sinta del Montenegro che mendicava all’uscita della chiesa e scapparono insieme, tendando la carriera di saltimbanco con quattro cagnolini e un orso». E qui c’è un altro punto di interesse: sì, gli Orfei – come l’altra grande famiglia del circo italiano, i Togni – sono di origine sinta.

Non è esattamente l’immagine che di solito associamo a quelle persone che troppo spesso chiamiamo “zingari”, con una parola che ha valenza dispregiativa. Eppure, la metà dei circa 160mila rom e sinti in Italia sono di cittadinanza italiana, attestati sulla Penisola fin dal XV secolo. Tra di loro, appunto, le famiglie lunaparkiste e circensi, ad esempio quella da cui è nata Gardaland, ora comprato da una multinazionale. Circensi e quindi nomadi. Anche altri rom e sinti erano in passato nomadi per ragioni professionali, da chi commerciava cavalli a chi girava le cascine per riparare pentole e attrezzi di rame. Ora il mondo è cambiato (non si riparano più le pentole di rame…) e non lo sono più: secondo una recente indagine del Senato, in Italia solo il 2/3% dei rom e sinti pratica ancora il nomadismo. Spesso “chi resiste” sono appunto i circensi, ma anche loro lo sono sempre meno.

Del resto, anche il mondo del circo è in trasformazione: Gardaland non lo è più da decenni, la stessa Ambra ora non gira più con la compagnia, ma dalla sua casa milanese dirige l’Ambra Orfei Entertainment che, su commissione, organizza feste e spettacoli in tutto il mondo. «Però – precisa – non mancano riferimenti alle radici circensi». La compagnia del padre, invece, resiste, anche se oggi è composta solo da una cinquantina di persone. In questi giorni, il Circo Nando Orfei è di scena a Mirandola. Del resto, come è d’obbligo in questi casi e come voleva “Nandino”, the show must go on. di Stefano Pasta

28 ottobre 2014

da: Debora Troni

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Una Coccola – Budino di Riso Chai or Chai Rice Pudding

 
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I primi freddi sono arrivati e o voluto unire due delle cose che mi piacciono di più, le spezie e il budino di riso per una coccola che mi scaldasse.
Non c'è soddisfazione migliore che svegliarsi e preparare questa colazione sostanziosa, prepararsi alla giornata mentre cuoce dolcemente sul fuoco e nella casa si diffondo aromi di spezie e di festa. Una piccola ciotola di budino di riso è di per sé una gioia, arricchita dalle spezie aromatiche è una delizia infinita.

Per 1 persona
  • 2 cucchiai di riso originario
  • 360 ml di latte parzialmente scremato
  • 2 bacche di cardamomo verde schiacciate
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 1 pizzico di zenzero in polvere
  • 1 cucchiaino di zucchero di canna chiaro o miele
  • 1 pizzico di cannella

Mettete il riso, il latte, le bacche di cardamomo e lo zenzero in una piccola pentola con il doppio fondo e portate a ebollizione mescolando. Una volta che il latte bollirà abbassate la fiamma e fate cuocere, mescolando di tanto in tanto,  per circa 30-40 minuti o fino a che il riso sarà cotto e il latte si sarà ritirato formando una crema densa.
Aggiungete lo zucchero e l'essenza di vaniglia, mescolate e togliete dal fuoco. Mettete in una ciotola, cospargete con un pizzico di cannella e servite caldo o freddo.   
English Version
 
 The cold winter is around the corner I wanted to combine two of the things I like the most, spices and rice pudding for warm treat.
There is no better satisfaction than to wake up and make this hearty breakfast, get ready for the day while the rice pudding is gently cooking on the stove and the house smells like spices and festive days. A small bowl of rice pudding in itself is a joy, enriched with aromatic spices is a never-ending delight.
 
For 1 serving 
  • 2 tablespoons pudding rice
  • 360 ml semi-skimmed milk
  • 2 green cardamom pods crushed
  • 1 teaspoon vanilla extract
  • 1 pinch of ground ginger
  • 1 teaspoon light brown sugar or honey
  • 1 pinch of gruond cinnamon
 
Put the rice, milk, cardamom pods and ginger in a small heavy-bottom pot and bring to a boil while stirring. Once the milk boils, lower the heat and cook, stirring occasionally, for about 30-40 minutes or until the rice is cooked and the milk has evaporated, and the pudding is thick and creamy.
Add the sugar and vanilla essence, stir and remove from heat. Put in a bowl, sprinkle with a pinch of cinnamon and serve hot or cold.