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da: u velto

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Porrajmos, Il Giorno della Memoria 2015 a Mantova

Il Giorno della Memoria 2015 vedrà le Comunità sinte e rom mantovane, insieme all'Istituto di Cultura Sinta e all'Associazione Sucar Drom, protagoniste in due appuntamenti a Mantova, a partire dal 27 gennaio con la commemorazione ufficiale del Porrajmos. Per conoscere tutte le iniziative in Provincia di Mantova è attivo da quest'anno il sito implementato dalla Provincia di Mantova.

PORRAJMOS
Commemorazione della persecuzione razziale dei sinti e dei rom in Italia
27 gennaio 2015, ore 10.00
Binario 1, Stazione Ferroviaria di Mantova, Piazza Don Leoni
Le Comunità sinte e rom mantovane invitano le Istituzioni e la cittadinanza tutta a partecipare alla commemorazione del Porrajmos (divoramento) che portò all'internamento e allo sterminio la metà della popolazione europea, appartenente alle minoranze linguistiche sinte e rom. Durante la commemorazione sarà sonato l'inno internazionale sinto e rom, il Djelem Djelem.

BUTTATI GIÙ, ZINGARO
La storia di Johann Trollmann e Tull Harder, di Roger Repplinger
6 febbraio 2015, ore 18.00
Libreria Galleria d'arte Einaudi, Corso Vittorio Emanuele n. , Mantova
Le storie parallele di due campioni nazionali dello sport in Germania. Johann “Rukeli” Trollmann campione nazionale dei mediomassimi e Otto “Tull” Harder centroavanti della nazionale tedesca. Il primo, appartenente alla minoranza linguistica sinta, verrà privato del titolo di campione di boxe; mentre il secondo diverrà uno dei Comandanti SS del Lager. In quel Lager perderanno la vita 55.000 persone, tra cui Johann “Rukeli” Trollmann, il “pugile danzante” che aveva sfidato il Terzo Reich salendo sul ring con i capelli tinti di biondo e con la pelle scura cosparsa di farina.


26 gennaio 2015

da: cocomeraio1

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Istruzioni Dal Passato

time-capsule-ideas-for-allÈ incorniciato – in senso stretto, con una graziosa cornice Anni Dieci, un dorso di cartone spesso fermato con i chiodini e un vetro vero e proprio. È chiaro che l’arnese, prima conteneva qualcosa d’altro. Una fotografia, direi.

Era scivolato dietro una fila di libri di consultazione in uno scaffale di testa della mia libreria. Da quanto tempo sia lì, non lo so davvero. Meno di otto anni, direi, perché sono otto anni che ho preso possesso di questo angolo dello studio con il mio computer, le mie lavagne di sughero, le mie cronologie, i dizionari e gli atlanti storici, il mio leggio e i miei portamatite.*

È stampato a caratteri piccoli, in un font vagamente edoardiano, su una carta dall’aria vecchiotta – anche se le imperfezioni del vetro senz’altro la fanno sembrare ancora più vetusta.  L’ho stampato e incorniciato io. Otto anni fa? Prima? Non ne ho la più pallida idea.

È un elenco di nove… chiamiamoli buoni principi di scrittura.

Sono in Inglese. Non ricordo dove li ho trovati, né se vengano tutti dalla stessa fonte o se li abbia raccolti qua e là, un poco per volta. Di sicuro un certo numero di anni fa mi è parso bello stamparli, incorniciarli e metterli bene in vista – almeno nelle intenzioni, visto com’è andata in realtà. Eccoli qui:

1. Ogni cosa dovrebbe svolgere più di una funzione.

2. Il finale dovrebbe essere presente nell’inizio, e l’inizio nel finale.

3. Qualche volta meno vale di più. qualche volta invece ci vuole proprio di più. È capire che cosa serve quando, che è complicato. E allo stesso modo…

4. Talvolta è necessario assassinare i propri prediletti, e talvolta è necessario assassinare tutto il resto. Anche se questo significa riscrivere tutta la dannata storia.

5. Non c’è una regola numero cinque. In realtà, non ci sono regole affatto.

6. Meno consapevolezza di sé ha un personaggio, più diventa facile da scrivere.

7. Il ritmo e il passo sono importanti quanto la semantica delle singole parole.

8. Infila tutto quel che puoi nel dialogo.

9. E piantala di taggare ogni singola dannata battuta di dialogo!

Ritrovamento bizzarro. Una specie di capsula del tempo, una lettera un tantino perentoria da parte di una Clarina di Otto Anni Fa, che ancora non aveva ricominciato a scrivere teatro, che evidentemente cominciava a scrivere in Inglese…

Be’, o Clarina Di Otto Anni Fa, che posso dire? I numeri 1, 2 e 4 ho imparato a metterli in pratica con ragionevole sicurezza, credo. Sul 3… be’, sul numero 3 sto ancora lavorando. Il n° 5… non dobbiamo commentarlo davvero, giusto? Del n° 6 confesso che non so troppo bene che cosa fare. Lo so, grazie. Adessi mi sembra più lapalissiano di quanto, evidentemente, mi sembrasse otto anni fa. E adesso che lo so? Sul n° 7 ho avuto una folgorazione un paio di anni fa, e adesso sono molto felice in proposito**. Per il n° 8, tornare a scrivere teatro è stato infinitamente istruttivo. E per il n° 9… ci sono giorni peggiori e giorni migliori, ma ho fatto notevoli progressi.

Progressi, già. È bello vedere che le cose sono cambiate. Che ho imparato qualcosa in questi ultimi otto anni. Ed è interessante vedere che cosa mi preoccupava otto anni fa, writing-wise. Tanto che sono tentata di rifarlo – ma questa volta deliberatamente. Potrei fare una lista di… principi? Obiettivi? Intenzioni? Desiderata? Poi chiudere la lista in una busta, indirizzarla a me stessa – tra otto anni. E vedere che cosa sarà cambiato per allora. Che cosa avrò imparato e che cosa richiederà altro lavoro. E se penserò ancora che le mie preoccupazioni attuali valgano la pena di preoccuparcisi e lavorarci sopra. Supponendo che tra otto anni sia ancora qui, a scrivere…

Fanciful? Può darsi, ma guardate come ha funzionato benino la prima volta – e non l’avevo nemmeno fatto apposta… Ne riparliamo nel 2022, volete?

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* Oh – e il temperamatite rosso a manovella. Non scordiamoci del temperamatite.

** Soprattutto in Inglese – ma questo è un altro discorso.

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da: acquaementa

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Tortiere e stampi per crostata

+ I love cooking crostata Le ricette dello chef Gianfranco Allari   TORTA DI MELE CON BRICIOLE   Ingredienti per una torta da 26 cm: Per la base 250 g

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da: cocomeraio1

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L’Arcolaio D’Oro ♫

zlaty_kolovrat_by_faqy-d4q1ajrFiabe, oggi – anzi, una fiaba tradizionale ceca – qualcosa a mezza strada tra Cenerentola e Frankenstein.

C’è il re di passaggio nel bosco che s’innamora della bella fanciulla e la chiede in sposa. Ci sono la matrigna e la sorellastra che, anziché portare la fidanzata a corte, la assassinano e le tagliano mani e piedi e le cavano gli occhi – dopodiché la sorellastra procede a sposare l’ottuso regnante – che poi parte subito per la guerra. C’è il mago che trova quel che resta della defunta e si commuove e, per riportarla in vita, va dalla sorellastra e baratta i pezzi mancanti contro l’arcolaio d’oro eponimo. E naturalmente non t’intitolano una fiaba solo per essere bello e splendente: l’Arcolaio è magico e, quando il re torna dalla guerra, gli spiffera tutto ciò che è successo alla vera sposa… Il distratto monarca va a recuperarsela nel bosco, i malvagi sono puniti e tutti gli altri vivono felici e contenti per molti e molti anni.

Nel 1896, da questa cosa cruenta Antonin Dvorak trasse un incantevole poema sinfonico dello stesso nome, che potete ascoltare qui, eseguito dall’Orchestra della RAI, diretta da Netopil.

Buon ascolto e buona domenica.

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da: cocomeraio1

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Piccolo Bollettino Iniziale

AnchorE così ieri mattina ho salpato le ancore – e iniziato sul serio la prima stesura.

Non dico di avere finitofinitofinito con letture e ricerche, perché non si sa mai che cosa può capitare sottomano… Ma intanto adesso si scrive.

 

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da: cocomeraio1

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Kipling Secondo Renato Serra

kipling.jpgMail:

Ma Kipling ha sempre goduto (si fa per dire) di questa bella fama in Italia? Metà scrittore per bambini, metà imperialista brutto e cattivo?

E no – per niente. Questa bella fama si può datare agli anni Sessanta, per una combinazione di decolonizzazione e Disney. Prima era un’altra faccenda. E per dimostrarlo, la prima cosa che mi viene in mente è il saggio Kipling, di Renato Serra, datato 1907. Librino minuscolo di Fara Editore, curato assai bene da Marino Biondi, con una veste tipografica che è una delizia. Non a caso la collana si chiama Microbi: un vero libro-bonbon. Si troverà ancora in commercio? Francamente non lo so, anche perché l’edizione che possiedo è del 1998, e non so se ce ne siano state di successive – però è nelle collezioni di parecchie biblioteche.

Detto questo, si tratta di un saggio di un Serra giovanissimo, reazione piena di entusiasmo alla lettura di un Kipling fresco di Nobel.

Chi si ricorda più che Kipling è stato insignito del premio Nobel per la Letteratura nel 1907? “In riconoscimento del potere di osservazione, dell’originalità d’immaginazione, della forza di idee e del notevole talento narrativo che caratterizzano le creazioni di questo autore celebre in tutto il mondo”, diceva la motivazione.

E Serra, che pure ha scoperto Kipling leggendone le traduzioni francesi, ammira “le grandi frasi sonore… gli aggettivi lustri come un soldo nuovo, le immagini sontuose e le osservazioni profonde.” Gli piace persino il nome, “squillante come le note di una fanfara esotica”. E nemmeno per un attimo è tentato di bollarlo come imperialista malvagio o di relegarlo ad autore per fanciulli.

Che poi, sia chiaro: in Kipling l’Impero c’è, con i suoi splendori e le sue piccinerie, lo squallore degli avamposti e il sangue delle battaglie, l’umanità multicolore, pericolosa e affascinante dei suoi popoli e, più di tutto, l’enorme peso di responsabilità che porta con sé. L’Impero di Kipling è una sorpresa: basta volerlo cercare un po’ al di là di Kim e dei Libri della Jungla.

Quindi per accostarsi alle sue opere, per smuovere qualche preconcetto, per vedere attraverso gli occhi di un contemporaneo quel potere di osservazione e quell’originalità d’immaginazione che avevano colpito la commissione del Nobel, si potrebbe far di peggio che leggere Serra. Ed è anche una bella lettura di per sé: critica letteraria nella sua veste migliore, nutrita di entusiasmo per la letteratura, per l’uso della lingua, per un autore appena scoperto, intrisa della gioia di leggere.

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* Anche se, in fairness, il Libro della Giungla e le Storie Proprio Così in Italia erano pilastri della narrativa per fanciulli già dalla fine degli anni Venti. Solo che prima, ogni tanto, si pubblicavano anche i racconti e la Luce che si Spense – poi ricomparsi editorialmente tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta.

 

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da: Sara Ferrari

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BRIDAL TRENDS 2015: GOLD DETAILS+ NATURAL SET








Piccoli dettagli color ora sono di certo una tendenza nel 2015, ma come rendere un dettaglio oro attuale o non scontato?
Ecco i nostri suggerimenti!
Scegliete un ricamo delicato che impreziosisca l'abito e il vostro look senza eccessi.
Oro, preferibilmente tendente al color oro antico, con effetto leggermente satinato.
Abbinatelo ad un look romantico, ma non strutturato. Capelli morbidi, trucco perfetto che punta tutto sullo sguardo.
Quando indossare dettagli oro? Anche di giorno in un matrimonio autunnale o invernale, la sera in quello primaverile ed estivo. 
Se il vostro gioiello discreto sarà l'abito, non eccedete, anzi siate parsimoniose negli accessori, bastano due piccoli orecchini e la magia è fatta.
Il contesto? Noi lo vediamo così: un ricevimento serale in una piccola location d'epoca, ma con giardini e campi come protagonisti...insieme ad una sposa dal tocco fatato.
Volete osare e vi sentite una sposa non convenzionale? Abbinate un tocco glam rock per il party: anfibi e un piccolo chiodo.



















































Tutte le fotografie sono scattate da Oui Darling STUDIO CREATIVO All Rights Reserved. Do not use without permission. Non usare senza permesso.

Photography and Editing: Oui Darling STUDIO

Wedding Designer & Planner: Oui Darling STUDIO

Concept & Styling: Oui Darling STUDIO

Make Up Artist: Stella Tagliazucchi


Abito da Sposa:  Atelier L'Incantesimo 


da: Debora Troni

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La Leggerezza - Torta all'Arancia e Mandorle or Orange and Almond Cake

 
Scroll Down for English Version
 
Il mese di gennaio di solito è riservato ai buoni propositi per l'anno nuovo, per le buone intenzioni che ci ripromettiamo di trasformare in realtà. Queste buone intenzioni si espandono anche alle nostre abitudini alimentari, ci ripromettiamo di mangiare in maniera più sana, di cucinare cibi ricchi di sostanze che ci aiuteranno ad affrontare la vita di tutti i giorni con maggior vigore ed energia.
La torta che vi propongo oggi è ricca di arancia, mandorle e non contiene né burro né olio. Non male vero?
Nella ricetta originale che si trova sul numero di gennaio di GoodFood Magazine si usa lo xilitolo al posto dello zucchero. Lo xilitolo è un dolcificante naturale che ha meno calorie del saccarosio e ha un indice glicemico molto più basso. Io ho utilizzato dello zucchero di canna diminuendo la quantità data. Ho anche messo la metà dei semi di cardamomo perché ho preparato questa torta per un pranzo domenicale dove ci sarebbero stati bambini e non ero sicura che il sapore forte del cardamomo sarebbe piaciuto. In effetti si sentiva appena appena, la prossima volta ne userò di più.
Per una torta di 23 cm di diametro
  • 2 arance non trattate
  • 3-6 semi di cardamomo
  • 200 g di zucchero di canna chiaro o xilitolo
  • 6 uova grandi
  • 200 g di granella di mandorle
  • 50 g di farina di mais
  • 25 g di farina autolievitante
  • 2 cucchiaini di lievito per dolci
  • 1 cucchiaio di lamelle di mandorle
 
Lavate bene le arance e mettetele in una pentola, poi copritele con dell'acqua e fatele bollire per circa 1 ora o fino a quando saranno morbide e sarà possibile infilzarle facilmente con un coltello. (Se volete potete metterle in micro onde, per circa 6 minuti alla massima potenza, con un goccio d'acqua in una ciotola coperta). Quando le arance saranno pronte fatele raffreddare un poco, tagliatele a metà, togliete tutti i semi e la pellicina bianca interna se ce n'è molta poi metteteli in un frullatore e fate andare fino a ottenere una purea un po' grossolana.
Accendete il forno a 160°C e rivestite con della carta da forno una teglia di 23 cm di diametro.
Aprite i semi di cardamomo, togliete i semini interni e schiacciateli in un mortaio, mettete la polvere ottenuta in una ciotola capiente con la purea di arancia, lo zucchero e le uova, mescolate bene poi aggiungete la granella di mandorle, la farina di mais, quella autolievitante e il lievito, mescolate ancora fino a che tutto è ben amalgamato. Versate il composto nella tortiera e infornate per circa 40 minuti.
Togliete la torta dal forno, cospargete la superficie con le lamelle di mandorle poi rimettete in forno e fate cuocere per altri 25-30 minuti o fino quando uno stecchino inserito nella torta uscirà asciutto. Fate freddare su una griglia e servite a temperatura ambiente. La torta si conserverà per qualche giorno.
 
English Version
 
 
January is usually the month we try to turn new year’s resolutions into reality. These attempts also involve our eating habits, we intend to eat more healthily, to cook food rich in substances that will help us to face everyday life with a greater vigour and energy.
The cake I talk about today is a concentrate of orange, almonds and contains no butter nor oil. Not bad right?
In the original recipe which I found on the January issue of GoodFood Magazine, xylitol is used instead of sugar. Xylitol is a natural sweetener, it has fewer calories than sucrose and has a much lower glycemic index. I used cane sugar and decreased the amount given. I also put half the cardamom seeds because I made this cake for a Sunday lunch where there were kids and I wasn’t sure that cardamom strong flavour would have gone down well. In fact it felt just as soon, next time I will use it more.
For a 23 cm round cake
  • 2 unwaxed oranges 
  • 3-6 cardamom seeds
  • 200g light brown sugar or xylitol
  • 6 large eggs
  • 200 g of ground almonds
  • 50 g of corn (polenta) flour
  • 25 g self-raising flour
  • 2 teaspoons baking powder
  • 1 tablespoon flaked almonds
 
Wash the oranges and place them in a saucepan, cover with water and boil for about 1 hour or until they are soft and can be easily pierced with a knife. (If you want you can put them in the microwave, for about 6 minutes on high, with a dash of water in a covered bowl). When the oranges are cooked let them cool a little, cut them in half, remove all the seeds and the white pith, then put them in a blender and blitz until you get a rough purée.
Preheat the oven to 160°C and line a 23 cm diameter cake tin with baking paper.
Open the cardamom shells, remove the little seeds inside and crush them in a mortar, put the powder obtained in a large bowl with the orange purée, the sugar and eggs, mix well then add the ground almonds, corn (polenta) flour, the self-raising and baking powder, stir until everything is well blended. Pour the mixture into the pan and bake for about 40 minutes.
Remove the cake from the oven, sprinkle the surface with the flaked almonds then back in oven and bake for another 25-30 minutes or until a toothpick inserted into the cake will come out dry. Let cool on a grid and serve at room temperature. The cake will keep for a few days.

da: acquaementa

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Cupcake alle mandorle e cacao amaro S. Martino

Qualche tempo fa abbiamo postato la ricetta dei cupcake: il loro procedimento è piuttosto lungo, c’è da fare il tortino di base, la crema per la farcitura e infine il

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da: acquaementa

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La cucina detox del Contadinostrano

Gennaio, mese di cucina detox al Toscano: non solo per depurarci dalle feste, ma per imparare a mangiare bene tutto l’anno. Mangiare più sano non significa rinunciare al gusto, e

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21 gennaio 2015