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da: roversi

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Le nuvole sopra Parigi e le idee per scrivere

Staccare la spina ci voleva proprio. Se non altro per chiudere un'estate di scrittura degnamente. Il premio sono stati tre giorni nella capitale francese a spasso per i quartieri, raccogliendo le idee e pensando alle prossime storie da scrivere. Parigi è una città ricca d'ispirazioni, di spunti e di persone. Un posto dove è bene […]

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1 settembre 2014

da: Debora Troni

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I Suggerimenti del Lunedì – Taglio Facile


Il mio fidato coltello di ceramica mi accompagna da anni ed è ancora ben affilato. Taglia frutta e verdura in maniera perfetta e facilmente. Quando però mi capita di cucinare lontano dalla mia cucina e dai miei attrezzi devo trovare soluzioni rapide perché il cucinare continui ad essere un piacere. In una casa al mare, intorno a un fuoco per una grigliata o durante un picnic probabilmente non abbiamo a disposizione l'affilatissimo e delicato coltello di ceramica così, se in queste situazioni mi trovo  a dover tagliare verdure con la buccia molto liscia come peperoni o pomodori, dopo il primo taglio con cui li divido in due, procedo tagliando dalla parte della polpa dove ogni coltello, anche il meno affilato, scivola con facilità.

da: cocomeraio1

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Shakeloviana: Kit Marlowe

138Kit Marlowe, di David Grimm, è stato prodotto per la prima volta nel 2000 ed è, tutto sommato, una strana bestia.

È un drammone affascinate ed eccessivo in tutto: linguaggio, effetti, complicatissime note di scena, quantità di personaggi, omicidi in scena, oscenità, sangue a secchiate, scene madri, voli pindarici… E tutto è gonfio e truce e rutilante.

Il Kit eponimo se ne va attorno in una frenesia di estremi – vitale e suicida, fiammeggiante e spaventato, assetato di conoscenza e ossessivo. È un Tamerlano pieno di nevrosi, un Faustus che vende l’anima a Walsingham anziché al diavolo, un Guisa vorrei-ma-non-posso, e alla fine un Edoardo che si sacrifica per il suo Gaveston (un Tom Walsingham tra soggiogato e disilluso).

Ci sono scene, come la navigazione notturna con Sir Walter Raleigh, che devono essere un incubo registico – ma, a patto di farle come si deve, hanno una potenza innegabile. Altre, come il passaggio in cui Kit si mette deliberatamente nei guai con il libello anti-olandese per sfidare il Servizio, non starebbero male in un film muto. E ad essere sinceri, si ha la sensazione che ad abbondare sia il melodramma al quadrato, e non è come se il linguaggio lussureggiante e sovraccarico fosse di grande aiuto – o forse sì?

Non ho mai visto questo play in scena, ma mi piacerebbe molto sentire come funziona in teatro – proprio perché già la lettura è un’esperienza singolare: irritante nella sua purpurea sovrabbondanza, eppure – eppure…

Perché il fatto è, vedete, che tutto ciò è così vivido, e così – non c’è altra parola – marloviano. DGKM

Non si può fare a meno di pensare che un nonnulla di misura, qualche taglio qua e là, qualche fioritura metaforica in meno e un uso più sottile dei simboli gioverebbero al risultato complessivo, ma a dire il vero, quale tragedia elisabettiana – e soprattutto quale tragedia di Marlowe – era misurata, sobria e sottile? Grimm può avere peccato di zelo, ma di sicuro ha colto un certo spirito, e l’ha colto in modo tanto acuto che persino il suo melodrammatico finale riesce a suonare, in qualche modo, quasi credibile.

Naturalmente, di traduzioni nemmeno l’ombra. Consiglio la lettura? Francamente, non lo so. Come ho detto, è un’esperienza – e a me alla fin fine è piaciuto – ma ammetto che forse richiede un nonnulla di dedizione alla causa. Se siete interessati, tuttavia, Kit Marlowe si trova su Amazon.

 

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da: acquaementa

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Alle Terme Euganee con AIFB: tre giorni indimenticabili

Travolti dalle emozioni, ma al contempo coccolati dall’atmosfera delle Terme Euganee; potremmo sintetizzare in questo modo i tre giorni passati alle terme di Montegrotto (PD) insieme ad altri otto soci

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da: Riccardo Negri

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31 agosto 2014

da: cocomeraio1

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Risalendo La Corrente

UpstreamOh, d’accordo – non è nemmeno un minuto, ma è qualcosa e, come diceva la mia saggia nonna, niente è niente, e qualcosa è qualcosa.

Upstream è un film muto del 1927, diretto da John Ford. È una storia di teatranti ambientata in una pensione per teatranti, ha per protagonisti un attore shakespeariano e la bella assistente di un lanciatore di coltelli, e fino a qualche anno fa lo si considerava perduto… Poi, nel 2009, una copia è saltata fuori – in Nuova Zelanda, of all places…

Ad ogni modo, finalmente si riesce a vederne almeno un pezzettino. Questo qui:

Ho fiducia nel fatto che prima o poi…

Intanto, buona domenica.

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da: acquaementa

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Muffin: procedimento, suggerimenti, infografica

I muffin sono golosi dolci monoporzione nati negli USA ma ormai ben conosciuti anche da noi. Togliti tante voglie preparandoli in casa, sono l’ideale anche per feste e occasioni particolari.

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31 agosto 2014

da: acquaementa

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Conserve e confetture: la cucina in un vasetto

Conserve, marmellate, composte e confetture sono un classico di mamme e nonne rivisitato in chiave moderna. Prepara le tue conserve per la colazione, per accompagnare carne, pesce e formaggi, o

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da: cocomeraio1

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Compagnia Di Repertorio

Che sembra – ma non è – un altro post sul teatro. Almeno non del tutto. In realtà parliamo di scrittura in generale, e cominciamo con Gore Vidal. Gore Vidal diceva che…

“Ogni scrittore nasce con una compagnia di repertorio in mente. Shakespeare ne ha una ventina, Tennessee Williams più o meno cinque, e Samuel Becket uno – e un possibile clone di quell’uno. [...] L’abilità nell’assegnare i ruoli è qualcosa che migliora con la maturità.”*

Immagine1Non so voi, ma personalmente la trovo un’idea meravigliosa – per le implicazioni teatrali (tutta la narrativa è teatro e lo scrittore diventa anche regista…) e per la faccenda in sé: non personaggi ricorrenti, badate, ma tipi di personaggi. Ruoli. Archetipi personali, se volete, che naturalmente dipendono dalle intenzioni, dai temi prediletti, dal gusto, dalla formazione, dalle paure, dai desideri e dalle ossessioni dell’autore – ma anche dal genere in cui scrive e dal contesto storico, letterario e culturale in cui legge, pensa, lavora.

Gente che ritorna.

La fanciulla preternaturalmente perfetta di Dickens, memoria della defunta cognata Mary Hograth, ripetut(issim)amente idealizzata nelle varie Nell, Rose, Emma, Florence, e con lei l’Orfanello/a, il Padre Inutile, il Giovane di Belle Speranze Intralciato dai Postumi di un’Infanzia Infelice, l’Amico Inaffidabile… Poi c’è l’ambizioso di umili origini, inarrestabile e amorale, di Marlowe, combinazione di autoritratto e wishful thinking. Il marinaio sradicato e inquieto di Conrad, sempre affiancato da una donna che cerca di ancorarlo a sé e da un amico-mentore-figura semipaterna.  Il byroniano bello, spregiudicato e tragico della giovane Charlotte Brontë, cui fanno da contrappunto da un lato il professore spigoloso e intelligente modellato sul suo amore impossibile, e dall’altro l’essenziale mascalzone che occupa sempre il centro nelle storie di suo fratello Branwell…

Col che non voglio dire che tutti costoro scrivano sempre la stessa storia o lo stesso personaggio – anzi. Guardate Tamerlano, Barabbas e Faustus: sono personaggi molto diversi tra loro, ma incarnano diversamente un certo tipo di preoccupazioni, una certa visione dell’umanità, un certo attrito con un ambito sociale e culturale. Una voce. E se cito Marlowe non è perché Marlowe sia una mia ossessione… Oh, d’accordo – anche per quello, ma il fatto è che Marlowe è perfetto per illustrare il tema, perché è meno condizionato di altri dalle convenzioni di genere, e perché i tre personaggi in questione furono interpretati per la prima volta dallo stesso attore – Edward Alleyn – in un elegante parallelismo tra metafora e realtà. 55105408

Il fatto che Shakespeare invece di questi “attori” ne abbia a decine, ce lo fa immaginare meno ossessionato da se stesso e dalla sua vita, più interessato di altri all’osservazione dell’umanità at large. Una compagnia talmente numerosa e variegata che l’autore sparisce e si confonde tra i suoi attori…

Così adesso ho deciso di mettermi a fare un piccolo inventario, e vedere chi ho nei camerini del mio teatro immaginario. Chi è che mando in scena e come. Magari ne parleremo. E intanto, ditemi, o Lettori: da chi è costituita la vostra compagnia di repertorio?

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* E a dire il vero mi è capitato d’incontrare anche un’altra versione, in cui gli “attori” di Shakespeare sono ben cinquanta, e ad averne uno solo è Hemingway… sospetto che sia inaccurata, ma la cito lo stesso, seppure in nota, perché mi piace la parte su Hemingway.

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da: acquaementa

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Hamburger: preparazione, suggerimenti e infografica

Parlando di hamburger… Vincent Vega: Ma lo sai qual è la cosa più divertente dell’Europa? Jules Winnfield: Qual’è? Vincent Vega: Sono le piccolo differenze…Voglio dire, laggiù hanno la stessa merda che

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