1 0

da: laclarina

post icon

Una Squola d’Inferno al D’Arco

Maggio torna e i saggi rimena…

Al Teatrino D’Arco è tempo di saggi finali per la Scuola di Teatro Campogalliani – e si comincia con il Corso Ragazzi: sette scatenati allievi tra i dieci e i tredici anni debuttano in…

man_130_01

Che cosa succede quando le preoccupazioni quotidiane dei ragazzi e il contrappasso dantesco entrano in rotta di collisione? Succede un testo spassosissimo, che – secondo il migliore spirito della Scuola Campogalliani – unisce didattica teatrale e comicità. Dicono Marina Alberini, Nicola Martinelli e Mario Zolin:

Lo spettacolo nasce da un’idea collettiva di noi insegnanti che ci siamo posti la domanda “Cosa può interessare ai ragazzi dagli 11 ai 13 anni?”. La risposta che ci siamo dati ascoltando e vivendo le preoccupazioni per la verifica o l’imminente interrogazione dei nostri allievi è stata unanime: la scuola! Ecco allora che abbiamo confezionato uno spettacolo che desse vita a questo mondo e che potesse rendere maggiormente partecipi i nostri giovani attori alle dinamiche del gioco teatrale. Confessiamo che Dante Alighieri ci ha dato una mano nello strutturare lo spettacolo che si sviluppa proprio attraverso i gironi dell’inferno. L’opportunità di creare uno spettacolo pensato ad “hoc” per sfruttare le risorse dei ragazzi, ci ha anche permesso di inserire le competenze acquisite durante il corso, che prevedeva l’uso consapevole del corpo, l’emissione armonica della voce e il riconoscimento del rito musicale.

I giovanissimi interpreti sono Carolina Maria Carra, Tommaso Dalzoppo, Aurora Giacomini, Alessio Mezzatesta, Mariasole Tartari, Esther Torelli e Mariasole Zamboni: vi aspettiamo ad applaudirli insieme a noi sabato 19 maggio alle ore 21 e domenica 20 alle 17!

***

Informazioni e prenotazioni, come di consueto, al numero 0376 325363 (via telefono o fax) oppure via mail all’indirizzo biglietteria@teatro-campogallian.it. La biglietteria è aperta dal mercoledì al sabato, tra le 17 e le 18.30.

 

da: u velto

post icon

Salvini e Di Maio vogliono perseguitare i sinti e i rom

Le indiscrezioni giornalistiche sul contenuto del noto Contratto di Governo tra Lega Nord e Movimento 5 Stelle esplicitano in maniera inequivocabile la volontà di perseguitare le persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom che vivono in stato di povertà, ma non solo perché anche chi non è povero rischia di essere colpito dalla furia razzista del prossimo Governo italiano.

In fotografia il testo contenuto nella bozza pubblicata il 15 maggio da Huffington Post che prevede la chiusura dei cosiddetti “campi nomadi” irregolari. Oggi la notizia è che saranno chiusi anche quelli regolari. Secondo Il Giornale: Nella prima bozza del contratto di governo tra Lega e M5S solo la chiusura dei campi "irregolari". Oggi la lega avrebbe inserito il pugno duro anche a quelli regolari.

Scrive sempre Il Giornale: Matteo Salvini ha fatto della ruspa contro i nomadi il suo paradigma politico (e di possibile governo). Chi sono i “nomadi”? Un'invenzione razzista che colpisce le persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom. Una ruspa contro dei cittadini, questo è il paradigma politico del prossimo Governo italiano.


Il dato numerico che si legge nella bozza del contratto è fantasioso, 40mila persone non vivono nei cosiddetti “campi nomadi”. Nemmeno nel momento dell'immigrazione dalla Romania nella metà degli Anni Duemila siamo mai arrivati a questi numeri. Nel 2008 il Ministero dell'Interno ha fatto il censimento in tutti i “campi” di Milano, Roma e tutta la Regione Campania, le persone censite sono state poco più di 12mila. Nelle altre Regioni non vi sono concentrazioni tali, per esempio in tutta la Regione Emilia Romagna nelle aree, comprese quelle di proprietà, vivono 2.745 persone. In Italia nei cosiddetti “campi nomadi” non vivono più di 20mila persone.

E' da sottolineare che i “campi” numericamente più importanti sono stati voluti proprio dalla Lega Nord. L'allora Ministro dell'Interno Roberto Maroni a partire dal 2008 volle concentrare in enormi ghetti le famiglie rom provenienti dalla exYugoslavia e dalla Romania. In quei ghetti entrarono i mafiosi che avevano vinto le gare d'appalto bandite dai Comuni, come ad esempio a Roma, governati dal centro-destra di cui Salvini è il capo politico.

Vediamo in dettaglio le azioni partendo dalla chiusura dei cosiddetti “campi nomadi”. Per gli addetti ai lavori un “campo nomadi” è un'area di solito pubblica adibita alla residenza per la famiglie appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom. Per Salvini e Di Maio il “campo nomadi” è qualsiasi area anche privata dove le famiglie abitino in roulotte o case mobili o carovane, comunque in strutture mobili. In questa casistica rientrano non solo le famiglie povere che vivono nei cosiddetti “campi” ma anche per esempio le famiglie benestanti che svolgono l'attività lavorativa dello spettacolo viaggiante e che sono proprietarie dell'immobile dove vivono.

Quando il Governo emetterà il provvedimento per chiudere tutte le aree pubbliche e private tante famiglie rimarranno in strada anche quelle che giustamente pensano di non vivere in un cosiddetto “campo nomadi”. Diversa è la questione delle aree occupate illegalmente anche se bisogna fare un distinguo perché è diverso occupare un'area senza nessun titolo di proprietà o se occupi un'area di tua proprietà ma vieni ritenuta illegittima la tua occupazione per una questione urbanistica.

Il secondo punto del contratto prevede l'allontanamento delle bambine e dei bambini sinti e rom se non frequentano la scuola. La scuola è importante, ma per nessun bambino in Italia si prevede l'allontanamento dalla famiglia se non frequenta la scuola. Secondo il MIUR nell'anno scolastico 2015/2016 non hanno frequentato la scuola secondaria di I grado 10.591 bambine e bambini. Pensate possibile sottrarre alle famiglie italiane 10mila bambine e bambini?

Lo vorrebbero fare per le figlie e i figli delle famiglie appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom. Sarebbe un atto razzista. In Italia non si può censire una persona per appartenenza ad una minoranza, dovranno decidere chi è sinto e rom violando la Costituzione italiana. Poi vogliono procurare un immenso dolore a bambine e bambini allontanandoli dalla loro mamma e da loro papà, ma noi non lo permetteremo!! Se alcuni bambini e bambine non frequentano la scuola è perché non hanno i mezzi economici o perché subiscono un trattamento razzista da parte di compagni ed insegnanti.

Il terzo punto è l'introduzione dell'arresto per chi chiede l'elemosina con dei bambini. Chi sfrutta dei bambini per chiedere l'elemosina può essere già oggi immediatamente arrestato, ma se una mamma e un papà non hanno un lavoro e non sanno dove lasciare il proprio figlio. È forse meglio che rimanga con i suoi genitori anche se questi chiedono l'elemosina. Devono però subito intervenire i servizi per aiutare la famiglia a inserire il bambino all'asilo nido ed aiutare mamma e papà a trovare lavoro. Non serve arrestare mamma e papà.

L'ultimo punto sono i rimpatri per chi è irregolare. In Italia la stragrande maggioranza delle persone sono cittadine italiane: sono a casa loro, come direbbero i razzisti che stanno andando al Governo. Poi ci sono cittadini comunitari, rumeni e bulgari, che oggettivamente non puoi rimpatriare perché anche per questi vale: l'Unione europea è casa nostra! In ultimo abbiamo una piccolissima parte di persone che sono arrivate in Italia dalla exYugoslavia e sono di fatto apolidi e non puoi rimpatriare perché il loro Paese non esiste più...

Alla fine non rimane che impugnare le armi che ci offre la legge per cacciare questi politici razzisti. di Carlo Berini
17 maggio 2018

da: laclarina

post icon

Piovono Libri

books-illustrationLa triste verità è che non leggo più come un tempo…

In realtà credo che il tempo che dedico alla lettura tout court non sia necessariamente diminuito, perché leggo un sacco per lavoro, per studio e per documentazione, e la lettura è lettura – ma ci sono stati tempi, anni, decenni in cui divoravo felicemente romanzo dopo saggio dopo romanzo…

Ricordo che da implume, quando mi si chiedeva dei miei hobbies, non mi passava nemmeno per il capino di citare la lettura, perché la lettura non era uno hobby – era… oh, non so: una forma di respirazione?

Ah, bei tempi. Adesso sono ridotta al triste punto in cui due-tre giorni, o al massimo una settimana di letturaletturalettura costituiscono la mia più felice, desiderabile e dorata idea di vacanza, da concedermi un paio di volte l’anno nella migliore delle ipotesi.

raining booksIeri sera, tuttavia, ho avuto una specie di pioggia di perseidi libresche.

È capitato che partissi presto per la città, nell’intento di pasare, prima delle prove, in biblioteca a ritirare un prestito bibliotecario appena arrivato: John Donne – Life, Mind and Art, dell’elisabettianamente nomato John Carey. E mentre me ne venivo via col mio bottino (un grazioso librino, proveniente dalla Sala Borsa di Bologna – e prima, a giudicare dai timbri, dal British Council), mi si chiama da casa per comunicare che un corriere ha appena consegnato un pacchetto di Amazon.  Ed è The Master, di Colm Toìbin – un romanzo che ha per protagonista Henry James, con particolare enfasi, I think, sul suo fiasco teatrale.

Bizzarra coincidenza, penso tra me – e tanto più perché so che c’è un pacchetto della Historical Novel Review ad aspettarmi in Teatrino.

Ora, forse vi ho già detto e forse no che, dalle mie rurali parti, la consegna della posta è così inaffidabile, lenta ed erratica che, dopo un paio di disguidi che hanno rischiato di costarmi il lavoro, ho cominciato a farmi spedire i pacchi della HNR presso amici che abitano in città. Ebbene, sabato E. mi aveva telefonato per comunicarmi che era arrivato “un libricino” per me, e che me lo avrebbe lasciato in Teatrino… C0sì, appena giunta, ho cercato nel cassetto in biglietteria, e ho scoperto che il “libricino” era in realtà un pacco enorme, contenenti due grossi hardback per un totale di ottocentosettanta pagine. a58537d99af4544c9d73962306ea2f58

“Laggiù sull’Isoletta temevano che ti annoiassi?” ha sghignazzato M., guardandomi aprire il malloppo ed estrarre i tomi. “Leggi, leggi!”

E quello è stato l’istante in cui mi sono resa felicemente conto di quanta lettura ho davanti nel prossimo paio di settimane – grazie alle scadenze della HNR, ai tempi di restituzione dei prestiti interbibliotecari e a cose del genere.  In realtà per Toìbin non ci sarebbe nessuna fretta – ma date le circostanze, perché non infilarlo tra le Perseidi ed estendere la maratonetta di lettura?

Una biografia, un giallo storico, un romanzo biografico, un fantasy storico… E ci sono di mezzo un saggio e un festival teatrale: suona perfettamente felice, vero?

da: laclarina

post icon

Mettendo in Scena Marlowe – Atto III

Kit or soVi avevo detto che di plays su Marlowe ce ne sono tanti? Be’, era proprio vero. D’altra parte va detto che è un personaggio perfetto: poeta, tragediografo, ateo, spia, irrequieto sotto tutti gli aspetti con un talento per mettersi nei guai… Quindi non c’è da sorprendersi poi troppo se questa faccenda sta diventando una storia in molti atti.

Soprattutto se consideriamo come ai plays che hanno Kit per protagonista, vadano aggiunti quelli in cui il nostro giovanotto ricopre un ruolo più o meno secondario, di solito a lato di Shakespeare.

321C’è persino un’opera lirica in proposito: William, musicata dallo svedese Tommy B. Andersson su libretto del parimente svedese Hakan Lindquist nel una dozzina d’anni orsono… Ora, il libretto non l’ho letto, ma da sinossi e interviste mi par di capire che la storia consista nel piazzare uno Shakespeare innamorato in tutti gli snodi della vita di Marlowe. I due si avvicinano gradualmente, il più cinico e fiammeggiante Marlowe comincia a ricambiare, i due cominciano a meditare di unione delle anime, dei corpi e delle penne – ma, prima che ciò possa accadere in pieno, arrivano Deptford e la coltellata fatale.321

Un rapporto diametralmente opposto – ma a suo modo non meno stretto – si trova in The English Channel, di Robert Brustein, il cui Will Shakespeare non ha una personalità terribilmente definita. È una sorta di spugna che assorbe (e annota) tutto quello che sente. È una manciata di cera morbida, pronta a modellarsi su qualsiasi forma  lo colpisca. È un ladro, dice Kit Marlowe. Un ladro di parole, di espressioni, di sentimenti – e occasionalmente di versi. E lo dice con qualche acidità – ma d’altra parte questo Kit non potrebbe mai essere così neutro e flessibile: un radicale fiammeggiante, è sempre lui a parlare in tutti i suoi personaggi. Marlowe foggia l’umanità a sua immagine e somiglianza, mentre Shakespeare foggia sé stesso in forma di varia e molteplice umanità. E quando Marlowe muore, il suo fantasma inappagato chiede a Will di essere la sua voce, il canale attraverso cui prendono vita le idee che la pugnalata fatale a Deptford ha, so to say, soffocato in culla. E Shakespeare accetta, e tutto diventa una faccenda di rapporto tra artista, ispirazione/i e opere…

Sil2Simili e diverse al tempo stesso sono le cose in Shakespeare in Love – e non sto parlando del film, ma della versione teatrale, in cui il ruolo di Kit è più ampio e più fondamentale. Qui Kit è l’amico e il confidente di Will, il cyrano ironico che gli suggerisce parte del sonetto 18 sotto il balcone di Viola, è il punto fermo la cui perdita fa maturare il ragazzo – e alla fine è il fantasma che rimette tutto in prospettiva. E la prospettiva, a differenza del film, non è quella della storia d’amore, ma quella del teatro. Diverso è il rapporto tra i due poeti, ma simile è la funzione di Kit: chiave di volta, ispiratore (più o meno diretto), pietra di paragone, passatore di testimone…

Alla fin fine è sempre la morte di Kit a fare di Will l’autore che è: senza Kit non ci sarebbe William Shakespeare – nel bene e/o nel male.

da: laclarina

post icon

Sandra Manzella: Gerusalemme – Viaggio al Centro del Mondo

IMG-20180510-WA0008Se mai c’è stato e c’è un luogo che è crocevia simbolico in tutti i modi possibili, questo è Gerusalemme.

Storia, fedi, guerra e pace, paure e speranze, popoli diversi – stanziali o di passaggio – lingue, idee, imperi… Tutto sembra incrociarsi a Gerusalemme, in un fermento che continua da millenni e non accenna a placarsi. Ed è inevitabile, nella natura delle cose, dell’umanità e delle storie, che una città così prismatica si racconti in un numero infinito di modi: non lo so per certo, ma sospetto che, a raccoglierli tutti insieme, i libri su Gerusalemme riempirebbero una seria biblioteca. Questo perché possiede una storia lunghissima e complessa, perché le discordie bevono più inchiostro della pace – ma anche perché ogni viaggiatore che giunge a Gerusalemme poi ne porta in qualche modo il segno.

È quel che è successo anche a Sandra Manzella – insegnante, divulgatrice, e appassionata di archeologia biblica: Gerusalemme l’ha catturata la prima volta che ci ha messo piede, e non l’ha più lasciata andare completamente. Così lei ha risposto al richiamo ed è tornata, ancora e ancora, per conoscere la città – ma non da turista né, tutto sommato, da pellegrina.

Ed è proprio questo accostarsi che Sandra racconta nel suo libro Gerusalemme – Viaggio al Centro del Mondo: un accostarsi lento, accurato, curioso e rispettoso. Un’esplorazione della città nelle sue dimensioni talvolta inattese ma imprescindibili (sapevate che esistono una Gerusalemme sotterranea e una aerea?), nei suoi tempi e nelle sue sonorità uniche, nelle sue tensioni, nei suoi sommovimenti…

IMG-20180510-WA0011Parte quaderno di viaggio, parte riflessione personale, parte osservazione acuta di una fetta di storia e di umanità, questo Gerusalemme è soprattutto il diario di un modo di viaggiare lento, individuale e profondo, che nulla ha di turistico – ad occhi, mente e cuore bene aperti.

Sandra presenterà il suo libro domani alle 16, nella Sala Pozzo del Museo Diocesano di Mantova. Ci sarà un prezioso e inconsueto momento musicale di sapore gerosolimitano, a cura del coro da camera Il Bell’Umore, ci sarà un altro viaggiatore d’eccezione come lo storico dell’arte Monsignor Roberto Brunelli – e ci sarò anch’io.

Unitevi a noi: viaggeremo insieme al centro del mondo.

Oh – e il libro si trova qui.

da: Pensacuoca e Fotomangio

post icon

Riscopriamo i legumi: ricette con le arachidi

Le arachidi non sono un tipo di frutta secca e non nascono confezionate come snack, tostate e salate. Sono invece un legume, che ha la particolarità di crescere nel sottosuolo. Il seme contiene circa il 50% di olio e il 30% di proteine: è dunque un alimento molto nutriente (circa 600 kcal ogni 100 g). […]

The post Riscopriamo i legumi: ricette con le arachidi appeared first on Acqua e Menta.

da: laclarina

post icon

Spaventi, Paure, Brividi & Terrori

scary-reading-illo-450x313Mi è capitato di discutere di paure visive e paure per iscritto, e A. considerava che spaventarsi davvero leggendo è qualcosa di raro e abbastanza singolare – a differenza dello spaventarsi davanti a un film.

E io ho dovuto dissentire.

Non ho difficoltà ad ammettere che è inverecondamente facile levarmi il sonno, ma farmi paura per iscritto è forse persino più facile che farlo per immagini.

Il dizionario Treccani definisce la paura come

Stato emotivo consistente in un senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo reale o immaginario o dinanzi a cosa o a fatto che sia o si creda dannoso,

e immagino che noi oggi si ricada in un caso particolare di pericolo immaginario… Voglio dire, da bambina credevo davvero che una guerra nucleare potesse scoppiare da un giorno all’altro*, mentre adesso ho una visione un pochino più sana della possibilità, ma non per questo ho smesso di evitare come la peste le storie post-apocalittiche. Quindi si direbbe che il pericolo immaginario vada definito in modo piuttosto lato: non è solo questione di credere a un pericolo che di fatto non esiste (o almeno non troppo), ma anche di perdere il sonno su un pericolo puramente ipotetico.

ghoststoriesD’altra parte, per dire, non credo assolutamente ai fantasmi e le storie di fantasmi mi piacciono molto – ma guai a leggerle dopo il tramonto. E sottolineo leggerle. E qui siete anche autorizzati a sghignazzare alle mie spalle, se vi va, ma siamo arrivati al punto in questione.

Prendiamo un film come The Others, storia di fantasmi se mai ce ne fu una e your mileage may vary, ma personalmente la trovo anche piuttosto angosciante. Sì, sì, lo so: sono una mozzarella. E tuttavia non ho perso notti di sonno per The Others, mentre una storia relativamente innocua come Oh, whistle and I will come to you, my lad di M.R. James, letta di notte, mi costrinse anni orsono a varie notti insonni e con la luce accesa. In età adulta. E anche The Others l’ho visto dopo il tramonto, ma in qualche modo – in qualche modo, su di me la suggestione della parola scritta è più forte di quella delle immagini.**No ILL

O quanto meno, non è meno forte. Credo di avere già parlato della mia seria fobia nei confronti dei R-, le orribili bestie con otto zampe, di cui davvero non so indurmi a scrivere il nome per intero – salvo forse in Inglese… Per qualche motivo spider, senza quell’orribilmente suggestivo gruppo -gn, suona abbastanza asettico perché possa indurmici. Ma persino leggere la parola per intero è abbastanza al di sopra delle mie possibilità, e tendo a saltare pagine e capitoli interi nei romanzi in cui compaiano bestie a otto zampe, e a quattordici anni, per attraversare l’infestatissimo Bosco Atro, dovetti ricorrere all’aiuto di qualcuno*** che mi leggesse il capitolo in questione ad alta voce, e tuttora non posso toccare la parola r-, stampata o scritta, più di quanto possa toccare una fotografia. Persino sentirne parlare mi mette molto a disagio.

E se da tutto ciò vi siete fatti l’idea che soffra di una forma ridicolmente accentuata di fobia, non so darvi torto, ma il punto è e resta che la parola ha su di me lo stesso potere dell’immagine – quando non addirittura di più.

NightmaresImmagino che sia perché, rispetto all’immagine, la parola scritta lascia più spazi bui da riempire – con il mio personale genere di paure? In fondo l’immagine è quello che è, e tende a mostrare più di quanto suggerisca… È quel che non so (e di conseguenza sono libera d’immaginare nel peggiore dei modi) che mi spaventa.

E per di più, mentre sono perfettamente capace di venirmene via da un film che mi dà la pelle d’oca, quando si tratta di libri non ho altrettanto buon senso, e continuo a leggere pur sapendo che poi avrò gli incubi…

Per cui sì, è più facile che mi spaventi con un libro che con un film, e negli anni ho imparato: niente apocalissi e postapocalissi, thank you very much, e meno distopie che sia possibile; niente horror, niente che contenga r- e fantasmi solo prima del tramonto. Poi ci sono sempre gli incidenti, le deviazioni inaspettate e la gente sadica, ma nel complesso la strategia difensiva funziona.

E voi? Ve ne siete mai rimasti insonni a occhi spalancati nel buio, chiedendovi perché diavolo avete dovuto leggere proprio quel libro? O, senza arrivare a questo – e più interessante – vi spaventate per iscritto, o no?

__________________________________________________________

* E scoprire a dieci anni che è molto più facile farsi prendere sul serio se si dichiarano paure un nonnulla più generiche…

** Del perché invece scrivere di fantasmi dopo il tramonto non mi faccia nessun effetto particolare, magari parleremo un’altra volta.

*** La mia meravigliosa nonna, per la cronaca – che, vedendomi abbandonare di colpo un libro che avevo divorato con inverecondo entusiasmo, e scoprendone il motivo, mi propose: “E se te lo leggessi io, finché non siamo fuori dal bosco?” E così fece – censurando tutto quel che non andava bene e conducendomi in salvo fuori da Bosco Atro. La mia eroina.

da: laclarina

post icon

Mettendo in Scena Marlowe (Atto II)

Kit Marlowe come personaggio teatrale, dicevamo… E infatti, rieccoci qui, con un’altra manciatina di plays – con i cui autori, in un modo o nell’altro, ho avuto occasione di corrispondere.

CassidyMarloweCominciamo con The Reckoning of Kit and Little Boots, di Nat Cassidy – con un titolo talmente poco maneggevole che persino l’autore ne parla sempre come TRoKaLB, e traducibile come La Resa dei Conti di Kit e Stivalino. Stivalino è Caligola, il cui spirito compare a Kit subito dopo la coltellata fatale, per guidarlo (o forse no) mentre ripercorre la sua vita così bruscamente interrotta.

Perché Caligola? Perché il Kit di Cassidy, prima di morire, meditava di scrivere su di lui. E onestamente, Caligola sarebbe stato proprio il tipo di personaggio che poteva interessare a Marlowe, così che l’idea di partenza è tanto brillante quanto plausibile, e lo diventa sempre più, mano a mano che Caligola in persona mette in luce tutti i punti di contatto (veri o immaginari o inclinati a 45° e tinti di violetto) tra la sua storia e quella del suo mancato autore. E ci sono questioni di identità, di arte, di umanità, di potere – il tutto servito con abbondanza di humour nero e dialoghi efficaci in un Inglese estremamente contemporaneo con l’occasionale sfumatura period.

LillieMarloweIl Marlowe di Edward Lillie è una faccenda più tranquilla. Meno originale, certo, con un linguaggio storicamente più neutro e un’enfasi molto diversa: non soltanto la vita e il punto di vista di Kit, ma le reazioni altrui. Questo Kit è brillante, spaventato e irriducibilmente deciso ad arrivare fino in fondo a… qualsiasi cosa stia capitando. Ci sono cospirazioni e trame in corso, e un uomo prudente accetterebbe il consiglio degli amici solleciti e preoccupati. Ma Kit non sa che cosa voglia dire prudenza, e gli par di non essere Kit Marlowe se non riesce ad essere il peggior mal di testa possibile per gente che ha ogni mezzo, modo e interesse per eliminarlo – e, di conseguenza, una continua fonte d’ansia per i suoi amici. Sarebbe insopportabile, se non fosse per una certa disperata onestà di fondo, una fedeltà a se stesso che lo rende attraente.  HamitMarlowe

Cavallo di tutt’altro, tutt’altrissimo colore è il Christopher Marlowe di Francis Hamit, bizzarro dramma in un Inglese pseudo-elisabettiano legnosetto anzichenò, con un protagonista eponimo francamente odioso. E badate, che il fatto che chi semina vento raccolga tempesta tende ad essere un caposaldo della maggior parte della narrativa e del teatro incentrati su Kit: genio e sregolatezza, coraggio intellettuale e imprudenza suicida compaiono più spesso che no, e anche in TRoKaLB e in Marlowe, for that matter. Ma là dove chiaramente Cassidy e Lillie simpatizzano con Kit, Hamit lo detesta di cuore. Che il suo Marlowe sia un poeta è una specie di sentito dire – decisamente un aspetto marginale rispetto alla spia senza morale né sentimenti né profondità di sorta. D’altra parte, Hamit era interessato esclusivamente all’aspetto del lavoro d’intelligence, e considerava Kit uno psicopatico sadico e morboso… Parole sue.

Insomma, la costante mi sembra una: quale che sia il taglio, quale che sia il colore linguistico, quale che sia la posizione dell’autore rispetto al protagonista, Kit è sempre ritratto a grandezza più che naturale. Una creatura di eccessi – nel bene e nel male – con cui è sempre complicato avere a che fare, e che si rovina da sé. Genio, poesia e umanità sembrano essere, all’occasione, opzionali.

 

da: Pensacuoca e Fotomangio

post icon

Brownies caramello e noci e blondies ai frutti rossi

Ultimamente tra quando cuciniamo un piatto a quando lo pubblichiamo passano tranquillamente sei mesi, anche un anno se nel frattempo l’ingrediente protagonista della ricetta non è più di stagione. Quindi a volte capita che si cucini, si fotografi, e si dimentichi. Era successo questo ai meravigliosi brownies e blondies che pubblichiamo oggi. Quando nel cercare […]

The post Brownies caramello e noci e blondies ai frutti rossi appeared first on Acqua e Menta.

3 maggio 2018

da: laclarina

post icon

Piccola Archeologia Domestica

StudyMessDunque, ecco – sì.

Allora, il fatto è che, con quello che definisco da sola un notevole coraggio, ho iniziato da lunedì qualcosa che rimandavo da anni: un serio riordino del mio studio.

“E che coraggio ci vorrà mai, benedetta donna?” vi chiederete voi.

Che devo dire? Il mio studio è una stanza 5×5 con due pareti e mezzo di libreria fino al soffitto, stracolma di libri, carte di ogni genere, CD, elefanti, teatrini, lanterne e whatnot. Poi credo che ci siano alcuni altri mobili, ma sono sepolti sotto cumuli stratificati di libri, carte di ogni genere e whatnot – come pure parte del pavimento.

studypilePittoresca confusione, se volete – e c’è gente come T. (anni dodici e mezzo) a cui l’antro piace così com’è… E in realtà non dispiace del tutto nemmeno a me, e va detto che, otto volte su dieci, so dove trovare quel che cerco. Le altre due volte, tuttavia, sono ricerche di mesi. E comunque non posso negare che sia giunto (e passato) il momento in cui “pittoresca confusione” diventa un eufemismo per “caos inqualificabile”.  Un tantin tanto persino per me.

Per non parlare dei sospiri, degli occhi al cielo, delle labbra mordicchiate e degli sguardi tra l’inorridito e il rassegnato di famiglia e gente preposta a levar la polvere.

E così, siccome è primavera, siccome ho di recente acquisito un enorme armadio vuoto (in un’altra stanza – but still) e siccome bisogna cogliere i momenti d’innocua follia quando capitano, lunedì ho dato inizio alle danze. Study

Già i primi scavi lasciano supporre la presenza di una scrivania del XX secolo – go figure! – e quindi non posso negare che ci siano soddisfazioni. E le cose che saltano fuori! Dalla scaletta per il discorso introduttivo alla discussione della tesi a un telecomando del Pleistocene, dai biglietti del mio primo Phantom of the Opera a degli appunti di mio padre… e aspettate che arriviamo ai settori occupati dalle cose dei miei nonni, prozii e bisnonni!

Ma sapete qual è il guaio peggiore? Che c’è davvero poco che sono disposta a gettare via. Sono scampoli della mia vitae di generazioni della mia famiglia, non voglio che finiscano nella carta straccia. Non promette benissimissimo, vero? Comincia a non sembrare del tutto improbabile che finisca con scatole piene di carte, dove prima c’erano carte sparse… some progress!

Ah well, forse, se non altro, sarà un nonnulla meno imbarazzante far entrare le persone nel mio studio – e nel frattempo avrò rivisto e ritrovato chissà che cosa.  Per ora è tutto molto apocalittico. Persino Tess, la Meraviglia Rigata, è molto perplessa. Si aggira per quel che resta del tappeto, tra cassetti svuotati e svuotandi, pile di libri, carte e whatnot, e ha l’aria di domandarsi se il mondo come lo conosciamo stia per finire…

Ma non temere, o Gatta: ci aspettano giorni, settimane e mesi* di duro lavoro, polvere e caos al quadrato – ma c’è luce in fondo al tunnel. La luce di uno studio moderatamente ordinato.

O Lettori, auguratemi gioia. Vi terrò informati.

____________________________

* Yes, well. Ho tutta l’intenzione di fare con calma.