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da: laclarina

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E Come Va A Finire? (Spoilers Ahead)

spoiler-4e440ba-intro-thumb-640xauto-24554.pngOra, cominciamo col dire che con aNobii ho avuto, a suo tempo, una breve relazione – e poi ho smesso, perché ho deciso che il tempo passato su aNobii era tempo sottratto alla lettura.  Però ho fatto in tempo, nel mio periodo di zelo, a scrivere qualche recensione – tra cui una del Gattopardo. E una signora commentò la mia recensione protestando severamente contro lo spoiler non segnalato.

E sapete perché?* Perché la recensione accennava alla principessina Concetta “sconfitta e altera”. O almeno immagino che quella fosse la ragione, perché non c’era altro che potesse qualificarsi come spoiler. E confesso che la cosa mi aveva divertita molto: come se si leggesse Il Gattopardo per sapere come va a finire Concetta…

Ma evidentemente sì: c’è chi lo legge per sapere come va a finire, e io sono una snob e non dovrei sogghignare su quella che in fondo è un’esigenza tutto sommato legittima e certamente diffusa. In fondo basta gettare l’occhio più distratto a qualsiasi sito di recensioni per vedere che la pratica di indicare preventivamente gli spoilers è universale. Persino quella scanzonata miniera narratologica che è TVtropes**, pur irriverente come pochi nei confronti delle aspettative del lettore/spettatore, ha un sistema anti-spoiler, che consente di calare tendine bianche su tutto ciò che possa qualificarsi come tale. Potrei dire per inciso che lo trovo irritante oltre ogni dire, il sistema anti-spoiler, perché si attiva per default ogni volta che manco per un po’ dal sito, e non mi ricordo mai dove devo andare per toglierla di mezzo. E potrei anche dire che non capisco fino in fondo il gusto o lo scopo di leggere decostruzione narrativa sbianchettata come una lettera dal fronte, ma tant’è: una volta di più, si vede che l’esigenza è diffusa – o i Tropers non ci si sarebbero disperati, direi.

Per quanto mi riguarda, non rimprovererò mai nessuno per avermi spoiled una storia. Oddìo, forse sì, in caso di gialli, perché sapere chi è l’assassino toglie un certo qual gusto alla lettura di un libro costruito attorno alla domanda “Chi Sarà Mai l’Assassino?” Eppure confesso di avere riletto un buon numero di gialli di Agatha Christie per il gusto delle sue descrizioni della vita inglese, e per studiare il modo in cui Aunt Agatha costruisce i suoi meccanismi. Ma forse non faccio testo, perché sono una rilettrice compulsiva, perché smontare i meccanismi delle storie è una delle gioie della mia vita, e perché otto volte su dieci scrivo a partire dal finale. Detto questo, ammetto che ci sono storie in cui la sorpresa finale è stata concepita dall’autore come sorpresa finale, e quindi potrebbe non essere una cattiva cosa leggerle almeno una volta secondo le intenzioni di chi le ha scritte…

Poi c’è la mia amica F. che sistematicamente legge per prima cosa le ultime cinque o sei pagine, così poi è “libera di apprezzare il libro senza l’ossessione di scoprire come va a finire.” E anche questa è una teoria. Vastamente condivisa, tra l’altro, e forse anche scientificamente fondata: in questo post, Jonah Lehrer – che legge con lo stesso metodo di F. – racconta di essersi sentito un lettore squadrellato finché non si è imbattuto in uno studio della University of California in materia. Due ricercatori hanno fatto leggere alle loro cavie una dozzina di racconti di vario genere – compresi quattro piccoli gialli – svelando in anticipo il finale a una parte dei lettori e registrando il gradimento di ciascuna storia. E, sorpresa sorpresa, undici storie su dodici (compresi i gialli – l’eccezione è Cechov) sono piaciute di più a chi sapeva in anticipo come sarebbe andata a finire.

Che se ne deduce? Che F. non ha poi tutti i torti. Che il finale a sorpresa è sopravvalutato. Lehrer individua due meccanismi diversi: da un lato la predilezione della mente umana per la rassicurante prevedibilità rispetto alle sorprese, dall’altro il fatto che conoscere il finale rende ancora più interessante la scoperta di come al finale si arrivi.
In effetti molta letteratura di genere poggia saldamente su schemi prevedibili: l’assassino verrà smascherato, l’eroina convolerà a giuste nozze con l’uomo del suo cuore, l’Eletto salverà il mondo dal potentissimo malvagio di turno, il cowboy con il cappello bianco cavalcherà vittorioso verso il tramonto… Un sovvertimento troppo audace è il genere di mossa che può rovinare una carriera – o un matrimonio, a giudicare dalle vicende del Capitan Fracassa e della strettamente evitata crisi coniugale in casa Gautier.***

D’altro canto, invece, un minacciato sovvertimento funziona alla meraviglia: una tecnica narrativa viepiù diffusa è quella di cominciare con un flashforward del Nostro Eroe più o meno letteralmente appeso per i polpastrelli a ciò che resta di un ponte in fiamme, e poi lasciarlo lì per tornare a due settimane prima, quando il Nostro Eroe stava bevendo il tè con la moglie e i tre figli nel giardino della sua magione di campagna nello Shropshire. Ma badate bene, è un sovvertimento solo apparente, perché la domanda di fondo a questo punto diventa non tanto Il Nostro Eroe Se La Caverà? bensì Come È Arrivato Il Nostro Eroe Dallo Shropshire Al Ponte In Fiamme? E il fascino della storia continua a poggiare sull’implicita certezza che il Nostro Eroe se la caverà eccome, seppure all’undicesimissima ora.

Ma alla fin fine****, resta il fatto che l’ossessione per gli spoilers c’è, e resta la deliziosa ansia di non sapere quello che succederà, e resta il gusto dell’umanità per le sorprese e gli indovinelli, e resta anche la soddisfazione che gli scrittori provano nel congegnare sviluppi imprevisti e imprevedibili, per cui la varietà è probabilmente la chiave della faccenda: dal lato del lettore, ciascuno può avere con i finali il rapporto che preferisce, mentre dal lato dello scrittore, è proprio la diffusione del finale canonico a dar sale al finale imprevisto.

E voi, o Lettori? L’ultima pagina prima di tutto o la lenta scoperta? E avete mai staccato la testa a morsi a qualcuno che vi aveva anticipato un finale?

__________________________________________________________
* Oh, e naturalmente fermatevi qui, se non volete ritrovarvi con Il Gattopardo spoiled.

** E per chi ha sempre creduto di non poter godere di TVtropes per barriere linguistiche, scopro stamattina che ne esiste una versione italiana.

*** Hm… storia interessante anche questa. Ne parleremo in un altro post, eh?

**** So very apt, isn’t it?

da: laclarina

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E Come Va A Finire? (Spoilers Ahead)

spoiler-4e440ba-intro-thumb-640xauto-24554.pngOra, cominciamo col dire che con aNobii ho avuto, a suo tempo, una breve relazione – e poi ho smesso, perché ho deciso che il tempo passato su aNobii era tempo sottratto alla lettura.  Però ho fatto in tempo, nel mio periodo di zelo, a scrivere qualche recensione – tra cui una del Gattopardo. E una signora commentò la mia recensione protestando severamente contro lo spoiler non segnalato.

E sapete perché?* Perché la recensione accennava alla principessina Concetta “sconfitta e altera”. O almeno immagino che quella fosse la ragione, perché non c’era altro che potesse qualificarsi come spoiler. E confesso che la cosa mi aveva divertita molto: come se si leggesse Il Gattopardo per sapere come va a finire Concetta…

Ma evidentemente sì: c’è chi lo legge per sapere come va a finire, e io sono una snob e non dovrei sogghignare su quella che in fondo è un’esigenza tutto sommato legittima e certamente diffusa. In fondo basta gettare l’occhio più distratto a qualsiasi sito di recensioni per vedere che la pratica di indicare preventivamente gli spoilers è universale. Persino quella scanzonata miniera narratologica che è TVtropes**, pur irriverente come pochi nei confronti delle aspettative del lettore/spettatore, ha un sistema anti-spoiler, che consente di calare tendine bianche su tutto ciò che possa qualificarsi come tale. Potrei dire per inciso che lo trovo irritante oltre ogni dire, il sistema anti-spoiler, perché si attiva per default ogni volta che manco per un po’ dal sito, e non mi ricordo mai dove devo andare per toglierla di mezzo. E potrei anche dire che non capisco fino in fondo il gusto o lo scopo di leggere decostruzione narrativa sbianchettata come una lettera dal fronte, ma tant’è: una volta di più, si vede che l’esigenza è diffusa – o i Tropers non ci si sarebbero disperati, direi.

Per quanto mi riguarda, non rimprovererò mai nessuno per avermi spoiled una storia. Oddìo, forse sì, in caso di gialli, perché sapere chi è l’assassino toglie un certo qual gusto alla lettura di un libro costruito attorno alla domanda “Chi Sarà Mai l’Assassino?” Eppure confesso di avere riletto un buon numero di gialli di Agatha Christie per il gusto delle sue descrizioni della vita inglese, e per studiare il modo in cui Aunt Agatha costruisce i suoi meccanismi. Ma forse non faccio testo, perché sono una rilettrice compulsiva, perché smontare i meccanismi delle storie è una delle gioie della mia vita, e perché otto volte su dieci scrivo a partire dal finale. Detto questo, ammetto che ci sono storie in cui la sorpresa finale è stata concepita dall’autore come sorpresa finale, e quindi potrebbe non essere una cattiva cosa leggerle almeno una volta secondo le intenzioni di chi le ha scritte…

Poi c’è la mia amica F. che sistematicamente legge per prima cosa le ultime cinque o sei pagine, così poi è “libera di apprezzare il libro senza l’ossessione di scoprire come va a finire.” E anche questa è una teoria. Vastamente condivisa, tra l’altro, e forse anche scientificamente fondata: in questo post, Jonah Lehrer – che legge con lo stesso metodo di F. – racconta di essersi sentito un lettore squadrellato finché non si è imbattuto in uno studio della University of California in materia. Due ricercatori hanno fatto leggere alle loro cavie una dozzina di racconti di vario genere – compresi quattro piccoli gialli – svelando in anticipo il finale a una parte dei lettori e registrando il gradimento di ciascuna storia. E, sorpresa sorpresa, undici storie su dodici (compresi i gialli – l’eccezione è Cechov) sono piaciute di più a chi sapeva in anticipo come sarebbe andata a finire.

Che se ne deduce? Che F. non ha poi tutti i torti. Che il finale a sorpresa è sopravvalutato. Lehrer individua due meccanismi diversi: da un lato la predilezione della mente umana per la rassicurante prevedibilità rispetto alle sorprese, dall’altro il fatto che conoscere il finale rende ancora più interessante la scoperta di come al finale si arrivi.
In effetti molta letteratura di genere poggia saldamente su schemi prevedibili: l’assassino verrà smascherato, l’eroina convolerà a giuste nozze con l’uomo del suo cuore, l’Eletto salverà il mondo dal potentissimo malvagio di turno, il cowboy con il cappello bianco cavalcherà vittorioso verso il tramonto… Un sovvertimento troppo audace è il genere di mossa che può rovinare una carriera – o un matrimonio, a giudicare dalle vicende del Capitan Fracassa e della strettamente evitata crisi coniugale in casa Gautier.***

D’altro canto, invece, un minacciato sovvertimento funziona alla meraviglia: una tecnica narrativa viepiù diffusa è quella di cominciare con un flashforward del Nostro Eroe più o meno letteralmente appeso per i polpastrelli a ciò che resta di un ponte in fiamme, e poi lasciarlo lì per tornare a due settimane prima, quando il Nostro Eroe stava bevendo il tè con la moglie e i tre figli nel giardino della sua magione di campagna nello Shropshire. Ma badate bene, è un sovvertimento solo apparente, perché la domanda di fondo a questo punto diventa non tanto Il Nostro Eroe Se La Caverà? bensì Come È Arrivato Il Nostro Eroe Dallo Shropshire Al Ponte In Fiamme? E il fascino della storia continua a poggiare sull’implicita certezza che il Nostro Eroe se la caverà eccome, seppure all’undicesimissima ora.

Ma alla fin fine****, resta il fatto che l’ossessione per gli spoilers c’è, e resta la deliziosa ansia di non sapere quello che succederà, e resta il gusto dell’umanità per le sorprese e gli indovinelli, e resta anche la soddisfazione che gli scrittori provano nel congegnare sviluppi imprevisti e imprevedibili, per cui la varietà è probabilmente la chiave della faccenda: dal lato del lettore, ciascuno può avere con i finali il rapporto che preferisce, mentre dal lato dello scrittore, è proprio la diffusione del finale canonico a dar sale al finale imprevisto.

E voi, o Lettori? L’ultima pagina prima di tutto o la lenta scoperta? E avete mai staccato la testa a morsi a qualcuno che vi aveva anticipato un finale?

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* Oh, e naturalmente fermatevi qui, se non volete ritrovarvi con Il Gattopardo spoiled.

** E per chi ha sempre creduto di non poter godere di TVtropes per barriere linguistiche, scopro stamattina che ne esiste una versione italiana.

*** Hm… storia interessante anche questa. Ne parleremo in un altro post, eh?

**** So very apt, isn’t it?

da: Forchettina Irriverente

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Gnocchi neri con sugo di tonno e provola affumicata

 Gnocchi neri con sugo di tonno e provola affumicata
Facciamoli neri .. state tranquilli, non me la sono presa con questi gnocchi.
E posso asserire con assoluta sincerità che non sono stati maltrattati, almeno in fase di lavorazione ...
Sono stati coccolati, "pettinati" e conditi con una delle salse più classiche che esistono, giusto per farli sentire a loro agio !! 
Il loro sacrificio poi è stato d'obbligo ... semplici gnocchi al nero di seppia, sugo al tonno e un po' di provola affumicata. Una gratinatura al forno, e il piatto è pronto !!

Ingredienti per 2 persone
Per gli gnocchi : 600 gr. patate rosse - 110 gr. farina 0 - un pizzico di sale – 2 bustine di nero di seppia (8 gr.)
Per il condimento : 110 gr. tonno al naturale scolato – 350 gr. pomodori datterini in salsa – 130 gr. provola affumicata - 1 cipollotto rosso di Tropea (abbastanza grande) - aglio – peperoncino in fiocchi – sale e pepe – olio e.v.o. - prezzemolo tritato  - origano un pizzico - zucchero – 1 acciuga sottolio – 1 tazzina scarsa di vino bianco secco

Gnocchi neri con sugo di tonno e provola affumicata

PREPARAZIONE
Per il sugo : brasare il cipollotto affettato finemente con un filo di olio e.v.o., uno spicchio di aglio in camicia e un pizzico di peperoncino in fiocchi. Sciogliervi l'acciuga. Unire il tonno ben scolato e far insaporire.
Sfumare con il vino bianco secco e farlo evaporare. Unire i pomodori, salare leggermente, aggiungere un pizzico di zucchero e far restringere.
Al termine eliminare l'aglio, regolare di sale e pepe e unire poco prezzemolo e origano tritati.
Cuocere le patate partendo da acqua fredda con sale grosso.
Quando le patate sono cotte, scolarle e spellarle. Passarle allo schiacciapatate e versarle in una zuppiera.
Amalgamarle ancora bollenti con il nero di seppia, la farina setacciata e un pizzico di sale, sino ad avere un composto omogeneo, morbido, uniforme, non più troppo appiccicoso e perfettamente modellabile (se necessario aggiungere altra farina, ma fare attenzione a non metterne troppa).
Prendere un pezzo di composto e arrotolarlo sotto le mani sull'asse infarinata, ottenendo u salsicciotto.
Tagliarlo a tocchetti con un coltello e poi passare gli gnocchi sull'apposita assetta rigagnocchi : quindi disporli su un vassoio ben spolverato di farina. Procedere sino ad esaurimento del composto.
Lessare gli gnocchi in abbondante acqua salata.
Scolarli e tuffarli in una zuppiera piena di acqua fredda salata, così da fermare la cottura. Scolarli e disporli in una zuppiera.
Condirli con il sugo di tonno e unire la provola tagliata a dadi.
Versarli in una teglia oliata  e cospargerli con il parmigiano. Cuocere in forno caldo a 200°C per una ventina di minuti.

Gnocchi neri con sugo di tonno e provola affumicata

da: Forchettina Irriverente

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Torta con cremoso alla banana, namelaka al cioccolato fondente e croccante di mandorle

Questa volta ho voluto puntare in alto, o meglio, ... fare qualcosa di un po' più difficile. 
Sono partita dall'idea di fare un dolce soffice che abbinasse il gusto esotico della banana a quello intenso del cioccolato.
.. devo confessare una cosa : non mi definirei una maga della sac a poche e le torte decorate non sono proprio il mio forte.
Ogni tanto la uso,  sembra anche meno difficile del previsto ... ma non mi ci sento molto a mio agio.
I miei ciuffi hanno sempre delle forme un po' strane .. vorrà dire che mi devo allenare di più !!!
Inoltre, con certi tipi di dolce, ho qualche problema di estetica, a mia discolpa devo dire che spesso non ho tutto quello che mi serve, quindi mi devo inventare qualcosa...
Ma questa volta sono abbastanza soddisfatta e orgogliosa, in base ai miei precedenti. E solo io so di cosa sto parlando, per fortuna !!!!
I sapori si sposano bene e le consistenze sono ben calibrate.
Per tutte le basi, come di consueto per queste preparazioni, ho seguito le ricette di Maurizio Santin. E' una certezza, e con la pasticceria non si scherza. Se non si è precisi, il disastro è dietro l'angolo, quindi cerco di essere molto osservante, almeno in questi casi.
Ho solo aggiunto delle spezie che si sposano bene con il sapore della banana.
Questa tortina comunque è abbastanza semplice : alla base c'è un biscotto molto morbido,  al cacao e cannella.
Poi ho preparato un cremoso alla banana aromatizzato solo con un po' di zenzero. 
E ho rifinito il dolce con una spumosissima namelaka al cioccolato fondente, che amo in versione montata, per renderla più aerata. 
Io ho preparato due tortine, una porzione piuttosto generosa; con queste dosi, se ne possono fare anche quattro più piccole. 

Ingredienti 
Per la base :(biscotto al cucchiaio al cioccolato)  2 uova (120 gr.) - 25 gr. tuorlo - 60 gr zucchero semolato – 17 gr. cacao amaro in polvere – 15 gr. fecola di patate – 15 gr. farina 00 – 25 gr. burro – cannella in polvere
Per il cremoso alla frutta (che io ho fatto alla banana) : 40 gr. zucchero – 130 gr. banana – 1 uovo – 2 gr. gelatina in fogli – 40 gr. burro – un pizzico di zenzero in polvere - poco succo di limone per non far scurire la banana
Per il namelaka al cioccolato fondente  : 125 gr. cioccolato fondente al 70% - 100 gr. latte – 5 gr. glucosio – 1,5 gr, colla di pesce – 200 gr. panna fresca per dolci - un pizzico di cannella in polvere
Per il croccante di mandorle : 25 gr. mandorle – 25 gr. zucchero semolato
Per bagnare la base : poco liquore alla vaniglia
Continua a leggere...»

da: laclarina

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Sfortunate Implicazioni

E certe volte non posso fare a meno di chiedermelo: come hanno potuto? A chi sarà parsa una buona idea? Ma non è venuto loro in mente? UINapoleon

Come quando si parla – e capita spesso – dei (primi) Cento Giorni di un governo, un’amministrazione, un presidente… Cento Giorni. E so che suona bene – decisamente meglio di “tre mesi”, ma in realtà, se il suono è così noto ed orecchiabile, c’è un motivo: mai sentito parlare di un signore chiamato Napoleone Bonaparte? Ecco, Napoleone i suoi Cento Giorni li iniziò scappando dall’Elba, li impiegò risconvolgendo l’Europa tutta dopo il momentaneo sollievo, e li finì… well, con Waterloo e St. Helena. Quindi, ditemi la verità: quando si parla dei Cento Giorni del Governo X, a voi sembra davvero di buon auspicio?

UIDirectoireE, by the same token, a chi sarà parsa una buona idea battezzare Direttorio il gruppo decisionale del Movimento Cinque Stelle? No, davvero: il Direttorio, quell’organo post-rivoluzionario che nella Francia del tardo Settecento mise sì fine al Terrore – ma impastoiato dalle sue stesse cautele e privo di denti, si rivelò instabile e inefficace e viepiù paranoico, e finì col botto: colpo di stato, Consolato, Napoleone… Davvero non ci hanno pensato nel battezzarsi?  UIBelvedere

Qualche dubbio in più ce l’ho sulla scelta di portare al Senato il Torso del Belvedere in celebrazione dell’anniversario dei Trattati di Roma. Ditemi un po’: se doveste celebrare i sessant’anni di un’organizzazione sovranazionale la cui efficacia e lungimiranza sono messe in dubbio su base pressoché quotidiana, voi scegliereste come simbolo una statua antica senza testa, senza gambe e senza braccia, che forse rappresenta Ajace Telamonio in contemplazione del suicidio? Io no… a meno che non lo intendessi come un commento alquanto tagliente.

UIArmadaE in realtà personalmente ho sussultato anche sull’Armada che l’America ha spedito qualche settimana fa nella direzione generale della Corea del Nord. Ma poi in Spagnolo “Armada” significa proprio solo “flotta navale”, e per quanto io associ automaticamente la parola alla disastrosa spedizione con cui nel 1588 Filippo II di Spagna credeva di dare una lezione all’Inghilterra – e che invece finì affondata, bruciata e spiaggiata – è chiaro che nel mondo anglosassone non funziona allo stesso modo: o non si fa la stessa associazione o, se la si fa, si considera il felice lato inglese della faccenda.

E quindi quest’ultimo è, in tutta probabilità, solo un sobbalzo personale e fuori di prospettiva – ma gli altri? Seguito a domandarmelo: come, come, come hanno potuto? A chi sarà parsa una buona idea? Non avranno pensato ai precedenti storici e alle implicazioni? Ci avranno pensato per poi decidere che nessuno se ne sarebbe mai accorto? …

da: Forchettina Irriverente

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Pizza con robiola, erborinato, funghi, cotto e salsiccia

Pizza con robiola, erborinato, prosciutto cotto, funghi e salsiccia
La pizza pigra .. no ..  non è la pizza ad essere pigra oggi. Di pigro qui c'è solo la cuoca di casa.
Ogni tanto è bello far lavorare anche gli altri : il produttore di formaggio ad esempio. L'uomo del prosciutto cotto, la donna dei sottoli. 
Non li ho invitati a casa .. maleducata... ho solo usato i loro prodotti. 
Io assemblo, ed esce una vera squisitezza. 
Ogni tanto è bello mettersi semplicemente nelle mani degli altri !!!

Ingredienti per una teglia
Per l'impasto : seguire questa ricetta
Ingredienti per la farcitura : 250 gr. luganega - 1 treccia di fiordilatte da 250 gr. - parmigiano reggiano grattugiato - 1 lattina di pomodorini in succo –  150 gr. funghi sottolio – 100 gr. robiola – 100 gr. erborinato – 150 gr. prosciutto cotto – origano - sale e pepe – olio e.v.o.
Continua a leggere...»

da: u velto

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Le foto di Fabrizio Casavola mai pubblicate

Tre anni fa ci lasciava Fabrizio Casavola scrittore e curatore di Mahalla. Fabrizio ha costruito il primo blog, Priori, in Italia pubblicando notizie che coinvolgevano persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom. Era il 2004 e l'anno successivo Fabrizio aiutò noi a costruire Sucar Drom e nel 2006 insieme aiutammo Nazareno Guarnieri a costruire RomSinti@Politica. Negli anni successivi nacquero tanti altri blog e la voce di sinti e rom iniziò a farsi sentire in rete.


Oggi vogliamo ricordare Fabrizio Casavola con questa foto. Quando la mandò a noi via mail ci disse “Ho fatto migliaia di foto, ma questa mi è riuscita proprio bene”. La foto è stata scattata il 23 aprile 2011 ad una delle prime manifestazioni organizzate da Davide Casadio e Radames Gabrielli per la Federazione Rom e Sinti Insieme

Non si parlava ancora della rivolta dei sinti e rom ad Auschwitz Birkenau del 16 maggio 1944 e la manifestazione era stata organizzata per celebrare la Liberazione. «La nostra è una liberazione mancata perché rom e sinti sono sempre stati schiavi» con le parole di Renato Henich, dei Sinti italiani di Brescia, si era aperta la manifestazione che partiva da Piazza Loggia, sede del Comune di Brescia, allora guidato dal centro destra con il Vice Sindaco Fabio Rolfi (Lega Nord) che aveva messo in atto politiche razziste

Fabrizio documentò tutta la manifestazione con diverse foto, questa è stata scattata poco dopo la partenza del corteo di circa 500 persone che invasero il centro di Brescia. Nella foto si vede Renato Henich (Brescia) con in mano il microfono, Fabio Robert (Piacenza), Davide Casadio (Vicenza), Remi Argentini (Mantova), Sereno Gabrielli (Bolzano) e tanti altri. 

Quelle foto scattate da Fabrizio non sono mai state pubblicate, per questo facciamo un invito all'associazione “Fabrizio Casavola” di cercare quelle foto e pubblicarle su Mahalla. di Carlo Berini e Yuri Del Bar
25 maggio 2017

da: Forchettina Irriverente

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Ciambelline al burro e vaniglia

Ciambelline al burro e vaniglia
E' arrivata l'emergenza biscotti in casa, e visto che sono finiti gli zaeti (e devo dire che fortunatamente sono durati più del previsto, perché ogni tanto mi sento più un forno che una donna), ho pensato di preparare questi deliziosi biscotti alla vaniglia e limone. 
Sono friabilissimi, grazie (si fa per dire) alla generosa dose di burro e allo zucchero a velo. 
Si preparano in un nonNulla, perché non necessitano di riposo, basta solo ricordarsi di tirare fuori il burro prima, ma in questi giorni non è un problema. !!! 
Sono semplici, e belli nella loro irregolarità, puro home-made style ...anche se ... più che delle ciambelline... le mie assomigliano a delle CIAMBELLONE ... OOPS ....

Ingredienti : 250 gr. farina 00 - 160 gr. zucchero a velo - 150 gr. burro morbido - 1 uovo -  2 cucchiai di liquore alla vaniglia -1 cucchiaio di limoncello (facoltativo) -  1/2 cucchiaino di vaniglia in polvere - 1/2 cucchiaino di lievito vanigliato per dolci - buccia di limone - un pizzico di sale
Ciambelline al burro e vaniglia
PREPARAZIONE
Setacciare la farina con il lievito.
Montare il burro morbido con le fruste elettriche. Aggiungervi lo zucchero a velo setacciato, continuando a montare. Unire anche la vaniglia e il sale; poi  l'uovo intero,  il liquore alla vaniglia e il limoncello,, usando sempre le fruste elettriche.
Aggiungere quindi la buccia di limone grattugiata.
Per ultimo incorporare la farina, mescolando con un cucchiaio di legno, sino ad avere un composto omogeneo.
Mettere il composto in una sac a poche con bocchetta a stella e fare delle ciambelline su una teglia ricoperta con carta forno (verranno due teglie di biscotti).
Cuocere in forno caldo a 180°C per circa 15 minuti, sino a colorazione.
Sfornare e disporre i biscotti a raffreddare su una gratella.
Una volta freddi, riporli in una scatola chiusa.
Ciambelline al burro e vaniglia

da: Forchettina Irriverente

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Ciambelline al burro e vaniglia

Ciambelline al burro e vaniglia
E' arrivata l'emergenza biscotti in casa, e visto che sono finiti gli zaeti (e devo dire che fortunatamente sono durati più del previsto, perché ogni tanto mi sento più un forno che una donna), ho pensato di preparare questi deliziosi biscotti alla vaniglia e limone. 
Sono friabilissimi, grazie (si fa per dire) alla generosa dose di burro e allo zucchero a velo. 
Si preparano in un nonNulla, perché non necessitano di riposo, basta solo ricordarsi di tirare fuori il burro prima, ma in questi giorni non è un problema. !!! 
Sono semplici, e belli nella loro irregolarità, puro home-made style ...anche se ... più che delle ciambelline... le mie assomigliano a delle CIAMBELLONE ... OOPS ....

Ingredienti : 250 gr. farina 00 - 160 gr. zucchero a velo - 150 gr. burro morbido - 1 uovo -  2 cucchiai di liquore alla vaniglia -1 cucchaio di limoncello -  1/2 cucchiaino di vaniglia in polvere - 1/2 cucchiaino di lievito vanigliato per dolci - buccia di limone - un pizzico di sale
Ciambelline al burro e vaniglia
PREPARAZIONE
Setacciare la farina con il lievito.
Montare il burro morbido con le fruste elettriche. Aggiungervi lo zucchero a velo setacciato, continuando a montare. Unire anche la vaniglia e il sale; poi  l'uovo intero,  il liquore alla vaniglia e il limoncello,, usando sempre le fruste elettriche.
Aggiungere quindi la buccia di limone grattugiata.
Per ultimo incorporare la farina, mescolando con un cucchiaio di legno, sino ad avere un composto omogeneo.
Mettere il composto in una sac a poche con bocchetta a stella e fare delle ciambelline su una teglia ricoperta con carta forno (verranno due teglie di biscotti).
Cuocere in forno caldo a 180°C per circa 15 minuti, sino a colorazione.
Sfornare e disporre i biscotti a raffreddare su una gratella.
Una volta freddi, riporli in una scatola chiusa.
Ciambelline al burro e vaniglia

da: laclarina

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Un Taccuino, Più Taccuini

Parlavasi nei commenti a questo post, con Lucius Etruscus, di taccuini – le gioie e le scomodità, il grado di Taccuinoprobabilità di ritrovare e utilizzare davvero un’annotazione, la comparativa comodità del computer… E io spiegavo che, se una parvenza di metodo c’è nel mio disordine in proposito, esso consta di una singola idea: non un solo taccuino, ma un certo numero di essi.

Perché il fatto è che mi ci è voluta mezza vita per arrivare alla conclusione che devo sempre avere con me un taccuino. Mezza vita, un sacco di frustrazione e l’occasionale lacrimetta versata su idee perdute, scampoli di dialogo o descrizione, riferimenti bibliografici e tutte quelle cose che non arrivavano mai a diventare annotazioni perché non avevo sottomano il mezzo per annotarle.

Con gli anni sono diventata marginalmente più saggia, e mi sono provvista di un taccuino. Un taccuino, con la sua matita al seguito – e l’idea generale era di portarlo sempre con me e annotare felice e contenta per sempre. Sennonché, mi si potrebbe descrivere, senza troppi sforzi d’immaginazione, come un tantino distratta – e Un Taccuino aveva la pessima abitudine di essere spesso al piano di sotto quando io ero a letto, oppure sul mio comodino quando ero fuori casa…

Notebook Paper MugE siccome però era evidente che un’idea non annotata è un’idea persa, ho cominciato ad annotare tutto e sempre – dove capita, come capita – con la vaga intenzione di trasferire poi le annotazioni sull’Un Taccuino. Cosa che evidentemente non ho mai imparato a fare, a giudicare dalla quantità di biglietti ferroviari o del teatro, vecchie buste, volantini, quadratini di cartone e whatnot che  continuano a saltar fuori da tutte le parti, magari coperti di annotazioni per cose che ho pubblicato, rappresentato o venduto da anni… Una volta ho trovato due battute di dialogo scritte su uno di quei tovagliolini da bar con quella che ha tutta l’aria di essere una matita per occhi blu – e io non uso la matita blu…taccuini

Finché non mi è albeggiata in mente la soluzione – una soluzione di una semplicità luminosamente lapalissiana: non ho bisogno di Un Taccuino, ma di più taccuini.

Così adesso ho Più Taccuini:

– Un Moleskine classico, con la copertina rigida e le pagine non rigate. Questo è quello ufficiale, quello su cui, in teoria, dovrei trascrivere le annotazioni randagie – o almeno quelle rilevanti.. Qualche volta se ne viene in giro con me, qualche volta no – ma questo non è terribilmente importante, perché poi ci sono…

– Un taccuino più piccolo che risiede stabilmente sul mio comodino. Perché non importa quanto sia sicura di ricordarmelo domattina, l’esperienza mi ha insegnato che è sicurezza mal riposta. Però adesso ho imparato, ed è diventato del tutto normale accendere la luce nel cuore della notte per prendere appunti.

taccuini2– Un taccuino ancora più piccolo per la borsetta. In realtà di questi ce ne sono diversi, sparsi tra le mie numerose borsette. È vero che ho fatto progressi da questo punto di vista, e in genere quando cambio borsetta il taccuino è la prima cosa che sposto – ma non si sa mai…

– Un taccuino davvero piccolo per borsettine da sera, tasche e marsupi. Perché è facile dirsi oh che diamine, che può mai venirmi in mente di così vitale mentre cammino/ceno/ballo/scio/sono a teatro… e se avete mai scritto alcunché, sapete fin troppo bene come vanno a finire queste cose.

Ecco. Che altro? Oh sì: quando viaggio mi porto sempre dietro due taccuini, e naturalmente ciascuno ha sempre al seguito due penne o matite – perché non c’è nulla di peggio che avere idea e carta, e niente per annotare. O di avere una penna sola che rende l’anima all’improvviso. Avete mai provato a graffire qualcosa con una biro defunta, a mo’ di stilo, come uno scriba antico? Io sì, e posso dirvi che, otlre a non essere facile, tende ad accendere bizzarri sospetti negli occhi di eventuali osservatori. TakingNotes

E questo è tutto, direi. Significa che non mi perdo più nessuna idea? Alas, no – però è d’aiuto.

Tutto ciò che vale la pena di essere ricordato, vale anche la pena di essere annotato, dice McNair Wilson – e a mio timdo avviso, è proprio vero. E questo significa taccuini, taccuini e ancora taccuini.