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da: Carlo Berini

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Bolzano, le iniziative per Il Giorno della Memoria

L’associazione Nevo Drom per Il Giorno della Memoria 2017 ha organizzato, insieme alla Provincia e al Comune di Bolzano, alcuni eventi per aiutare i cittadini e le cittadine a comprendere sempre meglio le persecuzioni su base razziale subite dalle persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta in Italia e in Germania, durante il fascismo e il nazismo.

Il primo appuntamento è il 27 gennaio, dalle ore 10.15, in via Resia n. 80 a Bolzano davanti alla targa commemorativa (in foto) che ricorda i sinti vittime dell'Olocausto. La commemorazione sarà guidata da Radames Gabrielli, Presidente della Nevo Drom e interverranno i rappresentanti del Comun e della Provincia di Bolzano. In chiusura verrà suonata con un violino una canzone commemorativa.

Il secondo appuntamento è per sabato 28 gennaio per la conferenza Scenari di Antiziganismo in Italia tra Passato e Presente. La conferenza si terrà dalle ore 9.00, presso la Sala di rappresentanza del Comune di Bolzano in Viale Gumer, 7. La conferenza sarà tenuta dal prof. Leonardo Piasere e dalla dott.ssa Eva Rizzin che affronteranno sia il tema della persecuzione subita dalle persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta durnate il fascismo e il nazismo che le discriminazioni su base razziale ancora oggi subite dai sinti.

In ultimo il 2 febbraio, Radames Gabrielli, insieme con alcune ragazze sinte e alcuni ragazzi sinti - Deyon Spada, Raoul Spada, Ginevra Spada, Caterina Pasquale, Nella Miriana Pasquale, Braian Pasquale e Isha Sharma- participeranno al Treno della Memoria organizzato dalla provincia di Mantova. Insieme ad altri 600 ragazzi e ragazze di Bolzano andranno in visita al campo di Auschwitz – Birkenau.
20 gennaio 2017

da: laclarina

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Divina Scrittura

La scrittura essendo stata la pietra miliare che è stata nella storia dell’umanità, non è sorprendente che molte mitologie le assegnino un’origine divina o mitica. Spesso una stessa divinità è associata alla conoscenza e alla scrittura – il mezzo per preservare e tramandare la conoscenza stessa. Altre divinità presiedono alla scrittura e all’arte, ma ci sono anche accostamenti più bizzarri e sovrapposizioni.

Nabu.pngIn Mesopotamia troviamo una certa abbondanza, il che non è sorprendente: a Nidaba, dea sumera della scrittura e dell’insegnamento, scriba e cronista degli dei, protettrice e divina istruttrice degli scribi, che spesso concludevano i loro documenti lodandola, si accosta prima e poi sostituisce il babilonese Nabu, dio della saggezza, oltre che della scrittura, incaricato, tra l’altro, di scrivere il fato di ogni uomo su una tavoletta d’argilla. In una funzione paragonabile a quella delle Moire/Parche/Norne, Nabu decreta la durata della vita di ciascuno, con la differenza che mentre nel mondo greco-romano e in quello germanico il destino individuale è filato, in ambito mesopotamico esso è scritto. Ma ancora non basta. Altro dio, altra sfumatura: i Nabatei, popolo di mercanti, assegnano al loro dio Al-Kutbay la protezione della scrittura, della conoscenza, ma anche del commercio e della profezia.Seshat.jpg

Divinità simili abbondano anche in Egitto, a cominciare da Thot, altro saggio scriba superno, inventore dei geroglifici e, non a caso, interprete della volontà di Ra presso gli uomini, iniziatore di tutte le scienze e delle arti oratorie, protettore della scrittura e della lettura, misuratore cosmico. Anche Thoth, come Nabu, originava da una divinità femminile equivalente e più antica: la protettrice della conoscenza Seshat, che aveva gli stessi attributi e le stesse funzioni, più una: quella di segnare (anche se non propriamente scrivere) la durata della vita del faraone. Ci vollero intere dinastie perché Thoth soppiantasse Seshat, che in seguito venne indicata come sua figlia o consorte.

Queste divinità (o quanto meno le loro versioni maschili) vengono associate in età ellenistica a Hermes/Mercurio o Apollo. Poco importa che Atena/Minerva sia la dea della saggezza e della conoscenza: la creazione della scrittura è attribuita ad altri abitanti dell’Olimpo legati alla poesia, al commercio, ai messaggi, alle menzogne… però, significativamente, a donare la scrittura agli uomini non è nessun dio, bensì il titano filantropo Prometeo, che per emancipare gli uomini li provvede del fuoco e dell’alfabeto. Poi, in ambito greco-romano abbiamo anche divinità specificamente deputate ad occuparsi di letteratura: Calliope per la poesia epica, Euterpe ed Erato per la poesia lirica ed amorosa, Melpomene per la tragedia, Talia per la commedia, ma tra tutte, soltanto Calliope ha tra i suoi attributi uno strumento di scrittura: una tavoletta.

Ganesha.jpgNel pantheon indù, la bellissima Saraswati è la dea della conoscenza, della prosa, della poesia e della musica – divinità letteraria se non proprio della scrittura. Suo fratello Ganesha dalla testa d’elefante è il protettore delle lettere, colui che gli scrittori invocano prima di scrivere. Considerando che è anche il dio degli inizi e degli ostacoli, non saprei immaginare divinità più appropriata.

Poi si potrebbero considerare il celtico Oghma, nerboruto ed eloquente creatore di alfabeti, i nordici Odino, dio della conoscenza universale e della poesia, e Bragi, dio dell’eloquenza e della poesia, narratore, bardo, cantastorie, e l’Irlandese Brigid, signora delle fiamme e della poesia… Prometeo.jpg

È affascinante vedere come poesia, conoscenza ed eloquenza siano legate alla tradizione orale nelle religioni nordiche e alla scrittura in quelle mesopotamiche e mediterranee. E ancora più affascinante forse è vedere come solo i Greci, questi magnifici antropocentristi, abbiano fatto della scrittura non un dono degli dei ma una conquista dell’umanità e un passo della sua emancipazione.

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da: laclarina

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Divina Scrittura

La scrittura essendo stata la pietra miliare che è stata nella storia dell’umanità, non è sorprendente che molte mitologie le assegnino un’origine divina o mitica. Spesso una stessa divinità è associata alla conoscenza e alla scrittura – il mezzo per preservare e tramandare la conoscenza stessa. Altre divinità presiedono alla scrittura e all’arte, ma ci sono anche accostamenti più bizzarri e sovrapposizioni.

Nabu.pngIn Mesopotamia troviamo una certa abbondanza, il che non è sorprendente: a Nidaba, dea sumera della scrittura e dell’insegnamento, scriba e cronista degli dei, protettrice e divina istruttrice degli scribi, che spesso concludevano i loro documenti lodandola, si accosta prima e poi sostituisce il babilonese Nabu, dio della saggezza, oltre che della scrittura, incaricato, tra l’altro, di scrivere il fato di ogni uomo su una tavoletta d’argilla. In una funzione paragonabile a quella delle Moire/Parche/Norne, Nabu decreta la durata della vita di ciascuno, con la differenza che mentre nel mondo greco-romano e in quello germanico il destino individuale è filato, in ambito mesopotamico esso è scritto. Ma ancora non basta. Altro dio, altra sfumatura: i Nabatei, popolo di mercanti, assegnano al loro dio Al-Kutbay la protezione della scrittura, della conoscenza, ma anche del commercio e della profezia.Seshat.jpg

Divinità simili abbondano anche in Egitto, a cominciare da Thot, altro saggio scriba superno, inventore dei geroglifici e, non a caso, interprete della volontà di Ra presso gli uomini, iniziatore di tutte le scienze e delle arti oratorie, protettore della scrittura e della lettura, misuratore cosmico. Anche Thoth, come Nabu, originava da una divinità femminile equivalente e più antica: la protettrice della conoscenza Seshat, che aveva gli stessi attributi e le stesse funzioni, più una: quella di segnare (anche se non propriamente scrivere) la durata della vita del faraone. Ci vollero intere dinastie perché Thoth soppiantasse Seshat, che in seguito venne indicata come sua figlia o consorte.

Queste divinità (o quanto meno le loro versioni maschili) vengono associate in età ellenistica a Hermes/Mercurio o Apollo. Poco importa che Atena/Minerva sia la dea della saggezza e della conoscenza: la creazione della scrittura è attribuita ad altri abitanti dell’Olimpo legati alla poesia, al commercio, ai messaggi, alle menzogne… però, significativamente, a donare la scrittura agli uomini non è nessun dio, bensì il titano filantropo Prometeo, che per emancipare gli uomini li provvede del fuoco e dell’alfabeto. Poi, in ambito greco-romano abbiamo anche divinità specificamente deputate ad occuparsi di letteratura: Calliope per la poesia epica, Euterpe ed Erato per la poesia lirica ed amorosa, Melpomene per la tragedia, Talia per la commedia, ma tra tutte, soltanto Calliope ha tra i suoi attributi uno strumento di scrittura: una tavoletta.

Ganesha.jpgNel pantheon indù, la bellissima Saraswati è la dea della conoscenza, della prosa, della poesia e della musica – divinità letteraria se non proprio della scrittura. Suo fratello Ganesha dalla testa d’elefante è il protettore delle lettere, colui che gli scrittori invocano prima di scrivere. Considerando che è anche il dio degli inizi e degli ostacoli, non saprei immaginare divinità più appropriata.

Poi si potrebbero considerare il celtico Oghma, nerboruto ed eloquente creatore di alfabeti, i nordici Odino, dio della conoscenza universale e della poesia, e Bragi, dio dell’eloquenza e della poesia, narratore, bardo, cantastorie, e l’Irlandese Brigid, signora delle fiamme e della poesia… Prometeo.jpg

È affascinante vedere come poesia, conoscenza ed eloquenza siano legate alla tradizione orale nelle religioni nordiche e alla scrittura in quelle mesopotamiche e mediterranee. E ancora più affascinante forse è vedere come solo i Greci, questi magnifici antropocentristi, abbiano fatto della scrittura non un dono degli dei ma una conquista dell’umanità e un passo della sua emancipazione.

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da: Carlo Berini

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Il Giorno della Memoria, la testimonianza di Adelaide De Glaudi

A pochi giorni da Il Giorno della Memoria 2017 pubblichiamo un estratto della testimonianza di Adelaide “Titina” De Glaudi (in foto), sinta mantovana, internata con la famiglia a Novi Ligure in provincia di Alessandria. Adelaide è nata a Ponte Nizza (PV) nel 1934 ed è morta a Mantova nel 2011. Adelaide è stata insignita dal Sindaco di Mantova dell'Edicola di Virgilio il 27 gennaio 2005.

Sono nata nel 1934 a Ponte Nizza in provincia di Pavia. I miei primi ricordi risalgono a quando abitavamo ad Alessandria. Ricordo che eravamo con mia mamma vedova, con mia sorella, avevamo affittato una piccola stanza. Poi io e mia sorella siamo state messe in un asilo perché mia mamma andava a manghél[attività di piccolo commercio porta a porta, in lingua sinta]. Dopo, alla sera, ci veniva a prendere e ci portava a casa.

Durante la guerra, ci hanno mandato in un campo di concentramento a Novi Ligure. Gli uomini andavano a lavorare, noi, donne e bambini, eravamo lì e ci portavano sempre qualcosa da mangiare. C'era uno stanzone lungo e vi erano tanti letti. Gli uomini andavano a lavorare e poi venivano a casa alla sera. Non mi ricordo esattamente che lavoro facevano... avevo nove anni.

Nel campo non c'era certo abbondanza di cibo. Non mi pare che ci trattassero male. Piuttosto ci trattavamo male tra di noi perché eravamo tutto il giorno insieme chiusi in quel camerone. Non mi ricordo quanti eravamo in quella stanza. I fascisti ci passavano un po' di legna perché lì dentro c'era qualche stufa... Non ricordo molto ma non era certo una vita bella.

La sua testimonianza integrale è presente nel volume“Porrajmos, la persecuzione razziale dei rom-sinti durante il periodo nazi-fascista” di Virginia Donati, pubblicato a Mantova nel 2003 dall'Istituto di Cultura Sinta. Nei prossimi giorni pubblicheremo la testimonianza di Dolores Carboni. 

Ti invitiamo a visitare il museo virtuale Porrajmos.
19 gennaio 2017

da: Carlo Berini

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Mantova, Ighlif Triberti in concerto

 

Ighlif Triberti presenta a Mantova il suo nuovo disco “Il Gitano”. Appuntamento il prossimo 4 febbraio alla discoteca CALIPSO a Bondanello di Moglia. Leggi la nostra intervista a Ighlif e ascolta il nuovo singolo Osche Tu.

19 gennaio 2017

da: laclarina

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Le Gioie del Freewriting (Parte IV)

Parte quarta, per l’appunto – e, per come pare adesso, ultima. Un’ultima domanda di D. a proposito dei prompts di cui parlavamo lunedì :

E, volendoli usare, dove si trovano questi prompts?

promptsOh, ovunque. Soprattutto in Inglese, devo dire – ma la più superficiale delle ricerche su Google alla voce “writing prompts” produrrà un gazillione di risultati. Dopodiché non tutti sono altrettanto buoni e non tutti saranno adatti a voi. Alcuni saranno troppo dettagliati o specifici, alcuni troppo generici… Può volerci qualche tentativo per trovare quello che fa al caso vostro. Per dire, per errori e tentativi ho scoperto che mi annoio rapidamente di quelli costituiti da una sola parola – che trovo inconsistenti – e che, per quanto possano essere belli, di quelli visivi non so troppo bene che fare… Sì, perché esistono anche collezioni di prompts visivi – e se è così che funzionate, potete trovarne all’infinito su Google o su Pinterest. Ma personalmente, quando vedo un’immagine, sono per lo più indotta a raccontare la storia di cui può fare parte – e non è quel che cerco dalle sessioni di Freewriting. Dopodiché, se invece questo genere di cose è la vostra tazza di tè, go ahead: insisto nel dire che la pratica funziona tanto meglio quanto più la si adatta alle proprie esigenze. Io mi trovo molto bene con A Writer’s Book of Days, di Judy Reeves – che offre un sacco di idee, istruzioni e chiarimenti sul FW, ma soprattutto prompts giornalieri che riescono ad essere vari in natura ed argomento, stimolanti e abbastanza duttili da poter essere adattati a quel che si vuole. E un altro metodo che mi piace è quello di aprire il dizionario a caso e pescarne due parole – per esempio la prima della prima pagina e l’ultima della seconda… Fate voi. Due, non una: sono l’accostamento e le connessioni a produrre possibilità, idee ed eventuali bizzarrie…

E per finire – e ricapitolare – tre domande in una da parte di A.:

Funziona davvero? Funziona sempre? Funziona per tutti?Unicure

Per funzionare davvero, funziona eccome. Per una quantità di cose diverse, dalla prima stesura di una scena agli esperimenti su una voce, un colore o una modalità narrativa, dal riscaldamento prima di una sessione di scrittura, al superamento del blocco dello scrittore – quella cosa che tutti i manuali ci assicurano essere puramente mitologica, epperò capita. E con un’infintà di altri usi in mezzo, comprese – ne sono certa – un sacco di possibilità che non mi è mai capitato o venuto in mente di provare. At the very least, serve da esercizio quotidiano: Nulla dies sine linea, sapete. E il fatto che Plinio il Vecchio parlasse di pittura, non significa che il principio non si applichi anche alla scrittura. Che funzioni sempre, non è detto: non è come prendere un analgesico o infilare la monetina nel distributore automatico. Una cosa però è certa: quanto più lo si fa, tanto meglio funziona. Questione di allenamento, se volete. Quanto al funzionare per tutti… Che devo dire? Probabilmente no. Credo che nulla funzioni sempre per tutti in assoluto – e di certo non necessariamente nello stesso grado. Quello che posso dire è che, quando funziona, i benefici e i risultati sono tali che vale la pena di provarci. Di provarci con qualche impegno, e non una volta sola. Di sperimentare, adattare e cambiare e perseverare. Male di certo non vi farà.

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da: u velto

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Mantova, la prima Adunanza in sinto lombardo nella Sala del Regno

Domenica 27 novembre scorso si è tenuto a Mantova un evento importante per le persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta. Nella Sala del Regno dei Testimoni di Geova si è svolta un'adunanza in sinto lombardo. La prima adunanza in Italia in lingua sinta è stata organizzata dal ministro itinerante dei Testimoni di Geova Ivo Di Blasio con il supporto di Simone D'Agostino. L'adunanza è stata condotta dallo stesso Simone D'Agostino e da Jovica Jacupovic, appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom. Ha inoltre svolto una parte del discorso, sempre in lingua sinta, Simone Vella pur non essendo un'appartenente alla minoranza linguistica.

Già due anni fa avevo incontrato Simone D'Agostino che era venuto all'Istituto di Cultura Sinta per avere notizie e testi sulla sua lingua, il sinto lombardo. Simone ha svolto il suo servizio per cinque anni a Roma, presso la Filiale Italiana dei Testimoni di Geova, dove è stato incoraggiato, essendo un'appartenente alla minoranza linguistica sinta, a iniziare un lavoro di traduzione nella sua lingua. I Testimoni di Geova ritengono importante che le persone sentano la predicazione attraverso la propria lingua del cuore, tant'è che i contenuti presenti nel sito jw.org sono tradotti in più di 800 lingue.

L'adunanza ha visto la partecipazione di diverse persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom, ma anche alcune persone non sinte. Il presidente dell'adunanza, Simone D'Agostino, in apertura ha dato il benvenuto a tutte le persone intervenute, si è intonato un cantico e si è pronunciata la preghiera iniziale. Ha poi spiegato il perché di una adunanza in sinto lombardo: "i Testimoni di Geova stanno predicando la Buona Notizia del Regno di Dio come unica soluzione dei problemi dell’umanità in più di 800 lingue in tutta la terra in armonia con le parole di Gesù Cristo riportate nel vangelo di Matteo 24:14". “Pertanto", ha sottotitolato D’Agostino, “il nostro Dio Yavéh non poteva dimenticarsi di noi” -Kamava ta pinà ke u Testimoni du Yavéh ili in krol u velto i laci notizia ila predicata in 800 lingue. I mengur Déval na bistardaspe mendar, i kamiàs koa diva koa evento kai-. Poi ha spiegato, in lingua sinta, i motivi dell'adunanza e ha introdotto il discorso biblico che ha avuto come tema: Oské u kamlo Deval kamela u vies koa? -Perché mai un Dio d'amore permette le sofferenze?-.


Jovitza Jacupovic ha preso la parola e ha trattato il primo aspetto dell'adunanza: U Baro Deval na dikela viest koa dur velto du benk -Dio odia il male presente nel mondo di satana-. Jovitza ha spiegato che chi soffre in conseguenza di incidenti, reati, atti terroristici e calamità si chiede spesso il “Perché?” -Mangher mai tu mendar: “Oské u Baro Deval ke kamelmi na karela ci mendar?”-. Ha dimostrato che nella Bibbia anche i fedeli servitori di Dio si fecero questa domanda [Abacuc 1:3] -Nina kola ke pasenas u Baro Deval kardìn penghe kai domanda-. Purtroppo alcuni arrivano alla conclusione che Dio non si interessa degli uomini -But pasena ke u Baro Deval na dela ci mendar-. 

Jovitza (in foto con Simone D'Agostino) ha poi letto alcune scritture dalla Bibbia che mostrano che Dio odia sofferenze e ingiustizie [Giudici 2:18; Proverbi 6:16-19] -Bibbia sukuela ke u Baro Deval na dikela ian i laida e u viest koa-; inoltre ha dimostrato come Jahvè, Dio, ‘si addolorò’ per la cattiveria esistente ai giorni di Noè, spiegando che il suo odio verso il male non è cambiato [Genesi 6:5,6] -U Baro Deval Yavéh ‘cias mal’ oské viest koa in dives du Noè, leskro odio verso koa ki viest na paradaspe-. Ha concluso questo primo aspetto affermando che possiamo essere certi che Dio non è mai la causa del male come dimostrano le scritture di Giobbe 34:10 e Giacomo 1:13 -Ni mai mengur Baro Deval ke giuela koa viest-.

Jovitza poi ha introdotto il secondo aspetto dell'adunanza: Oské u Baro Deval ke kamlo dikela ke sufriraia men -perché Dio ha tollerato il male-. E ancora ha chiesto: oské u Baro Deval ke kamlo dikela ke sufriraia men mendar in du velto du Benk? -perché allora un Dio amorevole, giusto e onnipotente permette il male presente nel mondo di Satana?-. Jovitza ha fatto notare che un’idea errata molto comune è che Dio controlli direttamente ogni situazione -Ia koa ke ni miga ciaci pinena ke u peval ke krol u koa ke sucedarena menghe vena du Baro Deval-.

Jovitza ha dimostrato con le Scritture che Gesù dichiarò che “il governante del mondo”, il responsabile del male, è Satana il Diavolo e non Yavéh il vero Dio [Giovanni 14:30; 1 Giovanni 5:19] -Gesù pindàs ke koa ke komandarena u velto u Benk i Satana-. Jovitza ha concluso sottolineando come in Giovanni 8:44 Gesù parla di Satana come “il padre della menzogna”, che ha indotto angeli e uomini malvagi a unirsi a lui nel ribellarsi a Dio -Satana “i u dat di u koa hohani” u kandàs ke u angeli e i u rom gen par leste par ta karen koa vies-.

Jovitza Jacupovic ha passato la parola al secondo oratore, Simone Vella che ha esordito dicendo che negli scorsi 6.000 anni Yavéh ha permesso il male per risolvere una volta per tutte le questioni sollevate da Satana. A conferma di questo ha letto dalla Bibbia Genesi 3:1-6 -In dur 6000 bers pale u Baro Deval Yavéh mukiass ta kardìn u koa vies per ta resolvarel u koa ke pindàs u Benk-. Satana ha messo in dubbio il diritto di Yavéh di governare -U Benk pindass ke u Baro Deval ni miga lacio tu governarel-.

Vella (in foto) ha quindi chiesto: "L’indipendenza da Dio ha portato vera libertà e felicità duratura? No di certo!” -Cias bi u Baro Deval, gidas ciaci mistape? Na!-. "In realtà", ha detto, "il dominio umano ha prodotto guerre, oppressione, sofferenze e morte come si legge in Ecclesiaste (Qoelet) capitolo 8 versetto 9" -U kralengro du rom gidas guerra, vies koa, soferenze, laida e muldare-. L’oratore ha confortato i presenti sottolineando che Yavéh conosce bene le nostre sofferenze e promette di recarci sollievo, leggendo Esodo 3:7 e Corinti 1:3,4. -U Baro Deval yavéh pasela misto mengar soferenze e pinelmi ke delmi solievo-. Assicurò al profeta Abacuc che aveva stabilito un “tempo fissato” per eliminare ingiustizie e oppressione [Abacuc 2:3-5] -Pindàs pur abacuc ke pal ta ven u tsiro per talel vek u dukape e u divie-.

Simone Vella leggendo 1 Giovanni 3:8 ha messo in risalto che Gesù ha già cominciato a “distruggere le opere del Diavolo” -Gesù ilo pale ta pagarel u koa ke kardàs u benk- e che è di grande conforto sapere che presto le sofferenze finiranno -Ciaia misto ta ginàs ke trapisa mengar suferenze finaren- come scritto nei Salmi 37:9-11 e 72:12-14. La pazienza del nostro amorevole Dio significa salvezza per “i mansueti” [2 Pietro 3:9] -I pazienza da mengur kamlo deval kamela ta pinel ke salvareia kola kamle-.

Simone Vella ha infine introdotto il terzo e ultimo aspetto: mengur desiderio i tavel ia “ciaci gipe”, yek gipe bi sofferenze -aspirate alla “vera vita”, una vita senza sofferenze-. Ha fatto riflettere sulle scritture della Rivelazione (Apocalisse) 21:4 e 22:1,2 e dicendo che se abbiamo implorato Dio con sincerità chiedendogli “perché", è ora di ascoltarlo facendo nostro il suo messaggio di conforto e speranza -Se manghén u baro deval e bucén lestar oské, ta sunénlo rakarpe ke delmi zor i speranza ta gias in gian-. Ha sottolineato che ogni danno che subiamo in questo sistema di cose sarà cancellato, leggendo Isaia 65:17 -Krol u koa vies ke vena u koa velto kai u Baro Deval leli vek-. Fino a quel momento, ha ricordato, che dobbiamo riporre la nostra speranza in Yavéh e imitare la pazienza dei fedeli, sia del passato che dei nostri giorni -Kana pilaia mengar speranza in dur Deval Yavéh e karaia ar kardin i fedeli puri du Deval di a volta e di a kana-.

Ha concluso quindi il suo intervento dicendo di continuare a sostenere la sovranità di Yavéh, e facendolo, presto riceveremo “la vera vita”, una vita libera da ogni malvagità come si legge in 1 Timoteo 6:19 -giaia in gian, tari kares pren u kralengro du Baro Deval, u Baro Deval delmi ia “ciaci gipe”, ia gipe bie koa divie-. Simone Vella ha quindi passato la parola al presidente dell’adunanza, Simone D’Agostino.

D’Agostino ha ripreso i punti principali del discorso spiegando che il nostro Dio, Yavéh odia sofferenze e ingiustizie e sottolineando che possiamo essere certi che Dio non è mai la causa del male. Ha spiegato inoltre che ogni danno che subiamo in questo sistema di cose, il nostro Dio, Yavéh, lo eliminerà! -O Baro Déval na dikela ian i laida e u vies koa, ni mai mengur Baro Déval ke giuela koa viest; e krol u koa vies ke vena u koa velto kai, u Baro Déval Yavéh, leli vek!-

Infine Simone D'Agostino ha chiuso l'adunanza con un cantico e una preghiera finale, in un clima di gioia e apprezzamento per i presenti che per la prima volta assistevano ad una riunione dei Testimoni di Geova.


L'Adunanza è stata possibile grazie all'impegno di Simone D'Agostino che nei mesi passati ha interpellato non solo noi dell'Istituto di Cultura Sinta, ma anche altri studiosi come il prof. Giulio Soravia e religiosi appartenenti ad altre fedi che si erano impegnati nella traduzione di preghiere e Salmi. Simone nel suo lavoro di ricerca è stato aiutato da Manolita Foglieni e dalla figlia Esmeralda Pozzi che frequentano da anni la Sala del Regno e che sono in continuo contatto con noi su diversi progetti. Un'importante contributo lo ha dato un ministro itinerante dei Testimoni di Geova Ivo Di Blasio (il primo da sinistra insieme alle sinte e ai sinti presenti) che ha l'incarico di aiutare le comunità di Mantova e dintorni incoraggiandoli nel perseverare nella fede.

di Carlo Berini con la collaborazione di Simone D'Agostino
16 gennaio 2017

da: laclarina

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Le Gioie del Freewriting (Parte III)

E niente, questa faccenda è partita per essere un post – e invece sta diventando una serie intera… Oggi continuiamo con le domande di D., ma prevedo almeno un altro post successivo.

Allora: eravamo rimasti al dilemma scrivere a mano/scrivere al computer, giusto? Ebbene…

Ma bisogna farlo proprio tutti i giorni?

everydayEh, sì. Per una serie di ragioni – cominciando dal fatto che scrivere tutti i giorni almeno un pochino è un’ottima cosa per esercitare la muscolatura mentale che serve per scrivere… Il che sembra lapalissiano – e lo è, ma non per questo è meno vero. Considerate un’attività fisica: più spesso la praticate, meglio vi riesce, giusto? Ebbene, lo stesso vale per la scrittura in generale, e per questo esercizio in particolare. Per il primo giorno, e poi anche il secondo, il terzo, e probabilmente il quarto, avrete l’impressione che non succeda granché. Va bene, non importa. Perseverate. Ci vuole un po’ di tempo per sbloccarsi, per imparare a non filtrare troppo – o almeno non tutto il tempo. I benefici sono proporzionali alla pratica. Davvero. Dopodiché, se si salta un giorno non è il caso di sentircisi in colpa, e meno che meno una ragione per smettere. Avete saltato un giorno? Pazienza: domani si ricomincia.

Che vuol dire senza mai fermarsi?

Vuol dire senza mai fermarsi. Ci saranno volte in cui non saprete che cosa scrivere, proprio non ne avrete idea, HorseBetterdetesterete il prompt o proprio non saprete che cosa farvene. Ebbene, cominciate a scrivere che non sapete che cosa scrivere, che detestate il prompt, che non sapete che cosa farvene, che il mattino ha l’oro in bocca… Well, magari quello no – è pericoloso. Ma scrivete perchè detestate il prompt, o perché non avete voglia di fare l’esercizio oggi, o che grilli deve avere per la testa la Clarina per consigliare una pratica così dissennata… l’importante è che scriviate scriviate scriviate, cavalcando lo slancio. Prima o poi qualcosa si sbloccherà. E se non lo fa oggi, lo farà domani – ma non vi fermate.

E servono proprio i prompts?

PrompterDi nuovo: magari no, però aiutano. Perché c’è un certo fattore sorpresa nello scoprire il prompt del giorno un secondo prima di cominciare a scribacchiare – e questo può spingere in direzioni inaspettate, costringere ad esplorare prospettive che altrimenti non si prenderebbero in considerazione, far germogliare idee inattese… Dopodiché si può interpretare il prompt con un minimo di latitudine. Ricordo la volta in cui usavo questa pratica per la prima stesura del romanzo di ambientazione elisabettiana – e mi ritrovai un prompt che mi piazzava in una stanza di motel. Er… Così tradussi “motel” in “locanda”, e avanti così. E poi considerate che è di molto aiuto avere da subito una direzione precisa in cui muoversi. Niente crisi da “e oggi su che cosa scrivo?” Suggerirei di provarci, almeno.

E per oggi ci fermiamo qui. A mercoledì, con l’ultima (I think) puntata.

 

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da: laclarina

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Le Gioie del Freewriting (Parte II)

Oh sì – parlavamo di Freewriting, giusto? E avevo promesso cose pratiche… E giusto perché non me ne dimenticassi, ci ha pensato D. a scrivermi una lista di domande molto sensate. Per cui adesso vediamo di rispondere – e grazie, D.

Perché proprio 10 minuti?

TIMEDWRIn realtà non è scritto da nessuna parte che debbano essere dieci. Dico dieci (oppure tre pagine di taccuino/quaderno) perché è una quantità di tempo ragionevole. In cinque minuti non si va granché da nessuna parte, e quindici o venti magari intimidiscono, o sembrano troppi da dedicare quotidianamente a un esercizio – e di conseguenza lo rendono più facile da rimandare a domani, a domenica mattina, al mese prossimo… Dopodiché, se per caso alla fine del decimo minuto o della terza pagina, siete in piena corsa, non c’è motivo per fermarsi. Niente impedisce di continuare fino ad esaurimento dell’idea in corso.

 

E il timer?

La prima volta che ho fatto fare questo esercizio a una classe di scrittura, mi sono portata da casa un timer da cucina,

Kitchen timer

uno di quelli a forma di gallina, che suonava con la grazia delicata di un allarme antincendio. Allo scadere del decimo minuto, quando eravamo tutti concentrati e presissimi… Rrrrrrrring! Non v’immaginate i sobbalzi – e persino uno strillo. Quindi capisco che possa non essere il genere di delizia quotidiana che si desidera nella propria vita. Per fortuna esistono timer più gentili, e ormai non c’è più telefono che non offra tutta una serie di allarmi… Detto ciò, confesso che personalmente il timer non lo uso. Ho constatato che tre pagine di quaderno sono una buona quantità, e il mio riferimento è quello, con i caveat che dicevamo. E dico tre pagine, ma si capisce che molto dipende da quaderno, dimensioni e rapidità della scrittura e cose così. Fate qualche tentativo.

Perché proprio a mano?

writtAnche questo non è precisamente inciso nella pietra, però che devo dire? Io trovo che sia d’aiuto. C’è qualcosa nel gesto di scrivere a mano, nella meccanica della faccenda, che funziona bene con la necessità di non pensare troppo, non editare e non censurarsi. Ho provato nell’uno e nell’altro modo, ma trovo che, per questo tipo di esercizio, carta e penna sblocchino meglio. E guardate, non sono di quelli che guardano dall’alto in basso la scrittura su tastiera, che non riescono a pensare con una tastiera… Anzi, se volete, ammetto senza difficoltà che senza questa meravigliosa invenzione, i software di scrittura, non avrei combinato nulla, writing-wise. Detto questo, vi consiglio di procurarvi una penna o due che scrivano fluidamente e un taccuino sulla cui carta le penne in questione scorrano bene, e di provare a farlo a mano. E non una volta sola. Provate per una settimana o due, quotidianamente – e poi fate le vostre considerazioni.

E adesso mi fermo qui (anche perché SEdS sta attraversando una crisi di vapori e mi sta facendo disperare), ma non abbiamo finito. Altre domande di D. e altre risposte in proposito la settimana prossima. Se nel frattempo avete curiosità a vostra volta, ci sono i commenti o, in alternativa, il form di contatto qui sotto a destra.

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da: u velto

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Mantova, Omocausto e Porrajmos: storia e testimonianze

Alla vigilia de Il Giorno della Memoria vi invitiamo all'evento sul Porrajmos e sull'Omocausto, domenica 15 gennaio dalle ore 11.00, presso l’Atelier Des Arts, in vicolo della Mainolda n°19. L'evento è organizzato dall'ArciGay La Salamandra, in collaborazione con l'Istituto di Cultura Sinta.

Durante l'evento Barbara Nardi, Presidentessa dell'Associazione Sucar Drom leggerà le testimonianze di Dolores Carboni e Adelaide De Glaudi, mentre Carlo Berini terrà un breve intervento sul Porrajmos in Italia. Rachele Bertelli, consigliera del direttivo di Arcigay la Salamandra, interverrà sull'Omocausto la persecuzione delle persone appartenenti alla Comunità LGBTI. Un'attrice leggerà una testimonianza e in ultimo interverrà Diego Zampolli, Presidente de La Salamandra.

Vi aspettiamo numerose e numerosi a questo importante evento sulla memoria!
13 gennaio 2017