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da: Debora Troni

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I Gusti di Primavera - Hamburger di Tacchino alle Erbe Aromatiche or Turkey Burger with Herbs


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In estate il mio balcone diventa un'estensione della cucina, la parte più verde e profumata della mia cucina, il mio orto delle erbe aromatiche.
All’inizio della primavera semino il basilico, compro o semino il coriandolo e l’aneto, metto fuori i vasi dei peperoncini e dell’aneto, poto il timo e concimo il prezzemolo. Il balcone prende vita, tra fiori e piante aromatiche diventa un tripudio di profumo e colori.
Per celebrare la stagione delle erbe aromatiche fresche e il loro fantastico gusto ho preparato questi burger di tacchino, carne leggera e poco saporita. Ho unito le erbe un poco di pane per conferire tenerezza e tanti semi misti per un tocco di croccantezza. Un po’ di senape forte per esaltare il sapore delle erbe e la paprika per una nota affumicata e la cena è presto fatta.
Accompagnati da una bella insalata mista questi burger faranno la felicità di grandi e piccini, un ricciolo di maionese o un poco di ketchup daranno al piatto un accento trasgressivo che ne decreterà il successo fra quelli che guardano con sospetto i piatti cosiddetti leggeri.
Se avete tempo fate marinare il composto di carne e erbe aromatiche per almeno un paio d’ore prima di cuocerlo per permettere ai sapori di amalgamarsi, ma se andate di fretta poco male, i vostri burger saranno saporiti e ottimi ugualmente.
  • 400 g di fesa di tacchino
  • 1 fetta di pane integrale o multi cereali
  • 1 cucchiaino di senape di Dijon Forte Louit Freres
  • 2 cucchiai di semi misti
  • un mazzetto di erbe aromatiche miste (rosmarino, dragongello, aneto, timo, prezzemolo, basilica)
  • 1 cucchiaino di paprika dolce
  • sale
  • pepe
  • 1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva
Lavate e asciugate le erbe aromatiche, tritatele e mettetele in una ciotola.
Mettete la fetta di pane nella ciotola e bagnatela completamente con dell’acqua. Lasciate riposare per qualche minuto.
Nel frattempo tritate il tacchino con un coltello affilato.
Aggiungete una presa di sale e del pepe macinato fresco nella ciotola poi con le mani sbriciolate il pane e amalgamatelo alle erbe, aggiungete la carne, la senape, la paprika e mescolate. Coprite la ciotola e mettete in frigo per un paio di ore, se avete tempo.
Quando siete pronti per cucinare, scaldate una griglia o una padella antiaderente, ungetela appena con l’olio, dividete il composto di carne in due parti e dategli una forma rotonda e schiacciata. Cuocete i burger a fuoco medio alto girandoli solo una volta. La carne sarà pronta quando sarà dorata e suoi succhi saranno chiari.

English Version


During the summer my balcony becomes an extension of the kitchen, the green and scented side of my kitchen, my herb garden.
In early spring I sow basil, buy or sow coriander and dill, put out my potted chillies and tarragon, prune and fertilize my many pots of thyme and parsley. The balcony comes to life, between flowers and herbs it’s a riot of scents and colours.
To celebrate the season of fresh herbs and their lovely taste I made these light and delicate turkey meat burger. I combined herbs with a little bread for juiciness and lots of mixed seeds to give crunchiness. I added some hot mustard to enhance the flavour of the herbs and some paprika for a smoky note. A nice and fast dinner.
This burgers will delight children and adults alike if served with a mixed salad and a little mayonnaise or ketchup that will give this dish a transgressive accent that will please those who are suspicious of the so-called light meals.
If you have time marinate the meat and herbs mixture for at least a couple of hours before cooking it, this will allow the flavours to blend, but if you're in a hurry never mind, your burger will be equally tasty and good.
  • 400 g of turkey meat
  • 1 slice of whole wheat or multi-grain bread
  • 1 teaspoon Louit Freres hot Dijon mustard
  • 2 tablespoons of mixed seeds
  • a small bunch of fresh mixed herbs (rosemary, tarragon, dill, thyme, parsley, basilica)
  • 1 teaspoon sweet paprika
  • salt
  • black pepper
  • 1 tablespoon extra virgin olive oil
Wash and dry the herbs, chop them and place in a bowl.
Put a slice of bread in the bowl and soak with a little water. Let stand for a few minutes.
Meanwhile mince the turkey with a sharp knife.
Add a pinch of salt and freshly ground pepper in the bowl, then crumble the bread with your hands and mix with the herbs, add the meat, mustard, paprika and stir. Cover the bowl and refrigerate for a few hours, if you have time.
When ready to cook, heat a griddle or a non-stick pan, grease it with the oil, divide the meat mixture into two and shape it into round and flat patties. Cook the burgers over medium high heat turning once. The meat will be ready when golden and the juices run clear.

da: laclarina

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È un Sipario Quello che Vedo Davanti a Me?

there-clipart-clip-art-almostE il romanzo, o Clarina?

Ultimamente ho trascurato i piccoli bollettini, ma non mi sono fermata. Anzi, forse avrete notato – e se non lo avete notato ve lo dico adesso – che ho passato le previste novantamila parole.

Il che non è una grossa sorpresa. Le prime stesure sono prime stesure, e i romanzi in particolare hanno questa maniera di germogliare in maniera incontrollata. È tutto un germogliare di scene impreviste, personaggi che si prendono delle libertà, medici della peste in libera uscita… Ma davvero: è normale.  O abbastanza normale perché non mi agiti. Il momento di potare  verrà con la revisione.

E allora probabilmente sì che mi agiterò – ma quello è un altro discorso. Ne parleremo più avanti, quando avrò finito la prima stesura. Per ora – siccome mi si dice che sia saggio agitarsi per una cosa alla volta – mi agito per questo:

Questa settimana intendo, voglio, devo m’impongo di finire la dannata prima stesura.

Perché sì, per un sacco di ragioni, perché è la scadenza che mi ero data originariamente, perché all’orizzonte potrebbe – potrebbeLeaping_Frog_by_lady_flissesserci all’orizzonte una scadenza meno artificiale, seppure più teorica, perché voglio finirla. E quindi chiamiamolo un ultimo balzo, volete?

Il che comporterà una settimana un nonnulla intensa.  Mi mancano ancora un sacco di scene – e su alcune ho le idee più chiare che su altre – e non sono sicura che non germogli nient’altro di collaterale nel frattempo, per cui non so di preciso quante altre parole mi possa aspettare prima del sipario. E no, niente sipario, in realtà – all’epoca non usava – ma a questo proposito c’è anche la questioncella del finale… Il finale c’è, ma è ancora un nonnulla irrisolto.

E nel frattempo, non è come se il lavoro fosse magicamente svanito…

E quindi?

E quindi il piano per la settimana è questo: scrittura matta e disperatissima e lavorolavorolavoro, poco sonno, niente distrazioni.

Vi terrò aggiornati.

 

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da: laclarina

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Gus, il Gatto del Teatro

CatsPerché qui oggi siamo d’umor teatrale.

Che novità, eh?

Ma tant’è – e allora perché non Asparagus “Gus” the Theatre Cat da… be’, originariamente da Old Possum’s Book of Practical Cats, di T.S. Eliot, poi musicato da Andrew Lloyd Webber.

Qui a cantarlo sono Susan Tanner e nientemeno che Sir John Mills:

E non so che farci, adoro il vecchio gatto che si crogiola nelle sue glorie passate (Frorefrorfiddle, il Mostro della Brughiera…) e si lagna delle produzioni moderne (che sì, sì, non hanno niente che non va – ma vogliamo mettere?) e dei giovani gatti di teatro (che si credono in gamba perché sanno saltare dentro un cerchio)…

E poi ho un debole per i gatti soriani, e poi è da ieri mattina che ho in mente questa canzone e seguito a canticchiarla, e quindi ecco qui.

E buona domenica.

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da: laclarina

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E… Sipario

Untitled 4E così ieri pomeriggio abbiamo chiuso il nostro sipario immaginario (ooh… quasi una rima interna: da qualche parte, Noël Coward mi guarda e sorride) su Romeo e Giulietta.

Eravamo in tanti – comprese alcune facce nuove, nonostante piovesse a cani e gatti. E, come avevate già sentito dagli spiriti, è stato di notevole soddisfazione. Il che, mi rendo conto, detto così suona rimarchevolmente come se su SEdS ci dessimo alle sedute spiritiche  ma in realtà sapete che cosa intendo.

E adesso non ho intenzione di andare per le lunghe, perché qualcosa avete già letto, e per altri particolari ho dei progetti – ma una considerazione a caldo la vorrei proprio fare.

E la considerazione è questa: funziona.

No, davvero.

Funziona il fatto di riunirsi per leggere. Funziona disporsi in cerchio. Funziona mescolare esperti e neofiti. Funziona redistribuire le parti ogni volta. Fondamentalmente funziona il teatro, I think. Funziona la sorpresa di quanto sia diverso leggere sulla carta e leggere ad alta voce, in interazione con altri lettori.Valentine Melik

Funziona al punto che siamo già tutti decisi a riprendere in autunno – e credo di poter promettere ulteriori sorprese. Perché un conto è leggere un testo conosciuto, ma scoprire qualcosa di nuovo? Sarà interessante vedere se sarà diverso – e, se sì, come.

Già adesso siamo curiosi. Alla fine della lettura abbiamo invitato i partecipanti a scrivere le loro impressioni e comunicarcele via sito – insieme ad eventuali desiderata per le prossime letture… staremo a vedere, sotto entrambi gli aspetti.

Intanto Romeo e Giulietta – nell’ottima traduzione di Salvatore Quasimodo – è giunto a compimento, portato in vita da una piccola truppa di attori, neofiti, entusiasti, ragazzini, librai e spettatori che ci si sono divertiti, qualche volta sorpresi e – mi si dice – emozionati. Non sembra una brutta maniera LogosuBiancodi passare un’ora la settimana, vero?  Per cui magari, se siete in quel di Mantova, potreste considerare di unirvi a noi in autunno.

Vi farò sapere.

 

 

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da: laclarina

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MangiarLeggendo: i Sandwich al Cetriolo di Algy Moncrieff

Expo, giusto?

Cose mangerecce in ogni dove… E allora, mi chiedo, perché noi no?

Dopo tutto nei romanzi e a teatro si mangia spesso e volentieri, giusto?

E allora che ve ne parrebbe se, a partire da oggi, ce ne andassimo settimanalmente in esplorazioni letterario-culinarie? Non faccio promesse sulla durata della faccenda: intanto cominciamo, poi si vedrà.

10123_2E cominciamo da Oscar Wilde, e dall’Importanza di Chiamarsi Ernesto, in cui si prende il tè due volte nel giro di tre atti, si sgranocchiano lingue di gatto, si beve limonata e ci si scambiano innumerevoli inviti a cena – con e senza musica. Principe di questa abbondanza culinaria è Algy Moncrieff, l’uomo che non sopporta chi non è serio in fatto di pasti. E infatti il primo tè lo si prende proprio a casa sua, accompagnato da pane e burro (nelle case migliori, I’ll have you know, la torta proprio non usa più) e sandwich al cetriolo fatti preparare espressamente per la terribile Zia Augusta. In realtà poi i sandwich Lady Bracknell non li vedrà nemmeno, avendoli Algy divorati prima dell’arrivo degli ospiti… E allora l’impassibile cameriere Lane interverrà lamentando la straordinaria mancanza di cetrioli al mercato.

Ora, se avete soggiornato per qualsiasi quantità di tempo nelle Isole Britanniche, odds are che i sandwich in questione li abbiate assaggiati. Altrimenti non inorridite, per favore: fatti come si deve sono assolutamente deliziosi, leggeri e molto freschi. Di ricette ne esistono molte, ma vediamo di andare sul semplice e sul tradizionale, volete?

Per dodici piccoli sandwich*:

- Sei fette di pane bianco da tramezzini (quello soffice e non gommoso, per capirci)
- Mezzo cetriolo sbucciato (o intero – dipende dalla dimensione)- Sale
- Pepe bianco
- Burro (non salato) a temperatura ambiente

Tagliate i cetrioli a fettine, metteteli in un colino, salateli e lasciateli dove sono per una decina di minuti. Intanto imburrate CucumberSandwichleggermente le vostre fette di pane. Recuperate i cetrioli, scolateli per bene, asciugateli delicatamente con la carta da cucina e poi disponeteli su metà del pane, sovrapponendo un poco le fettine. Cospargete di pepe bianco – senza esagerare, e coprite con il resto del pane imburrato. Infine tagliate ciascun sandwich in quattro – a triangolini, quadratini o rettangoli – facendo attenzione a non lasciar sfuggire le fettine di cetriolo.

Servite subito con il tè. Se dovete aspettare, coprite i sandwich con un tovagliolo leggermente umido.

Semplice, no? Esistono variazioni che richiedono il pane scuro invece di quello bianco, oppure fanno marinare le fette di cetriolo nell’aceto per un po’, oppure sostituiscono il formaggio spalmabile al burro, o ancora condiscono il cetriolo con una spruzzata di limone e foglie di menta… Gli Americani mettono (gasp!) la maionese invece del burro – ma non è colpa loro: è che sono nati sul lato sbagliato della Tinozza.

Sperimentate, sperimentate – ma fate attenzione al pepe. A suo tempo, per un debutto dell’Importanza, preparammo (preparai) davvero un piatto di questi arnesi per la prima scena. Essendo Lady Bracknell, non arrivai ad assaggiarne nemmeno l’ombra, ma il nostro Algernon, che doveva mangiarne a quattro palmenti, per poco non si strozzò con il pepe. D’altra parte, Jack/Ernest gli aveva appena chiuso una mano nel pianoforte, per cui… Debutto interessante – ma mi si disse che, pepe a parte, i  sandwich erano buoni.

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* Sto assumendo che abbiate qualche ospite per il tè.

 

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da: u velto

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Bologna, un atto politico dei sinti

La manifestazione di Bologna è stata un grande successo creato dai due più importanti leader sinti in Italia, Davide Casadio dell'associazione Sinti Italiani e Radames Gabrielli dell'associazione Nevo Drom. Una manifestazione voluta per affermare in Italia che i sinti esistono e che sono pronti a scendere in piazza con la società civile per dire basta al razzismo e alla xenofobia contro i sinti e i rom.

Inevitabilmente ci sono stati degli attacchi strumentali da parte delle forze politiche xenofobe, quali la Lega Nord, Fratelli d'Italia e Forza Nuova. Era prevedibile che chi alimenta il razzismo in Italia sia rimasto in un angolo della Bologna solidale, starnazzando e insultando centinaia e centinaia di persone che chiedevano rispetto.

Quello che però alcuni non hanno ancora capito è che la ledership sinta ha compiuto un atto politico e come qualsiasi atto politico ha avuto ed avrà forti opposizioni perchè punta a creare uno spazio che inevitabilmente sarà tolto ad altre persone che dovranno per questo limitare il proprio agire.


Un atto politico che si è potuto concretizzato perchè la leadership sinta è probabilmente l'unica ad essere rappresentativa in Italia, come si è dimostrato a Milano nel febbraio 2009, a Roma nel novembre 2011 e a Bologna il 16 maggio. Rappresentativa perchè ha una base solida che è pronta a muoversi da tutta l'Italia e perchè è riuscita a creare una rete di associazioni locali che è forse unica in Europa.

Un atto politico che non vuole dividere i sinti dai rom, come alcuni pensano e scrivono. Ma un atto politico per riequilibrare la leadership in Italia della minoranza sinta e rom, oggi troppo sbilanciata a favore dei leader rom che in queste settimane, seppur visibili sui media, non sono stati ritenuti capaci dai sinti di affrontare la campagna xenofoba e razzista in atto.

Di fronte all'incapacità di mettere un argine a quello che sta succedendo in Italia, la leadership sinta si è mobilitata per dare un segnale forte e far sentire la propria voce in Italia per dire no al razzismo che colpisce la minoranza sinta e rom.

Gli interventi sul palco a Bologna hanno rimarcato tutti il no al razzismo che colpisce la minoranza sinta e rom. I leader sinti in questo, a differenza di alcuni leader rom, sono molto attenti a non escludere. Chiedono con forza che quando si parla in pubblico bisogna sempre citare sia i sinti che i rom. Ma rivendicano anche che i sinti vogliono sentire pubblicamente la voce dei loro leader.

E' necessario che tutti se ne facciano una ragione i sinti esistono. C'è in Italia, come in Germania, un'unica minoranza, formata da due comunità i sinti e i rom, eguali e di pari dignità. E ogni volta che un leader rom farà un intervento pubblico senza rimarcare questa realtà, creerà inevitabilmente un solco che domani potrà diventare incolmabile. di Carlo Berini
19 maggio 2015

da: acquaementa

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Si fa presto a dire sana alimentazione! Alcuni punti fermi

Non so voi, ma noi negli ultimi anni ci siamo sentiti parecchio confusi su cosa faccia “bene” e cosa possa danneggiare la nostra salute a tavola. Ci siamo ritrovati a leggere

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da: Debora Troni

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Colori Primaverili - Torta Salata di Pollo e Verdure or Chicken and Vegetable Pie


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Ho comprato un libro qualche tempo fa e tutte le pietanze sono cotte dentro gli stampi per muffin. Vista la mia predilezione per le cose piccolo non mi sono fatta sfuggire l'occasione di nuove ispirazioni e così ho cominciato a sfogliare e a pensare con quale ricetta iniziare la sperimentazione dei nuovi piatti.
Beh, non ci crederete ma partendo proprio da un'idea di questo libro che proponeva delle mini pies di pollo ho fatto una torta salata grande. Era l'occasione per fare delle piccolo porzioni ma la fretta mi ha fatto srotolare la pasta sfoglia, l'ho sbattuta in una teglia da forno grande, ho versato sopra il ripieno, in cottura e via.
Eh si perché per fare le cose piccole ci vuole più tempo e fra gli allenamenti di Andrea, la piscina per tutti e due e i vari impegni, a volte mi ritrovo con poco tempo per organizzare la cena. Questa torta salata però è stata una scelta felice perché l'ho preparata il pomeriggio, l'ho cotta la sera e poi l'abbiamo mangiata per un paio di giorni accompagnata da una bella insalata fresca.
Ho unito un po' di tecniche e sapori e il risultato è stato veramente ottimo. Una torta salata che può essere trasportata con facilità e mangiata a temperature ambiente, ottima per un picnic, un pranzo all'aperto o come alternativa ai soliti piatti di pollo.
Ingredienti per una torta:
  • 1 rotolo di pasta sfoglia fresca
  • 250 g circa di petto di pollo
  • 2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
  • 1 cipolla, tritata
  • 2 carote, tritate grossolanamente
  • 2 coste di sedano, tritato grossolanamente
  • 1 tazza di piselli congelati
  • 1 mazzetto di erbe aromatiche fresche a piacere, anche miste tritate (prezzemolo, coriandolo, aneto, dragoncello, timo)
  • 1 tuorlo
  • 1 cucchiaio colmo di farina
  • 25 g di burro
  • 200 ml di latte
  • sale
  • pepe
  • semi di sesamo
  • semi di nigella
 
Mettete il pollo in acqua fredda in una pentola, coprite portate a bollore e fate cuocere sobbollendo per circa 15 minuti. Scolate il pollo e riservate il liquido. Quando il pollo è tiepido tritatelo grossolanamente.
In una padella ampia scaldate l'olio e soffriggete la cipolla, la carota e il sedano per qualche minuto poi aggiungete il burro, e quando questo sarà fuso aggiungete la farina, mescolate per un paio di minuti con un cucchiaio di legno e aggiungete piano piano il latte, sempre mescolando e sopra fuoco medio. Quando tutto il latte sarà stato incorporato aggiungete circa 200 ml di acqua di cottura del pollo. Dovrete ottenere una besciamella densa. Aggiungete ora I piselli, le erbe aromatiche, il pollo tritato, sale e pepe. Togliete dal fuoco.
Accendete il forno a 200°C.
Stendete la pasta sfoglia su una teglia da forno, con una forchetta bucherellate la base poi versateci sopra il composto di pollo e verdure, ripiegate all'interno il bordo di pasta eccedente, cospargete il ripieno con i semi di nigella e il bordo con i semi di sesamo poi spennellatelo con il tuorlo sbattuto e cuocete in forno per circa 30 minuti o fino a che la superficie della torta è dorata. Sfornate e fate intiepidire prima di servire tagliata a fette.
 
English Version
 
Some time ago I bought a little cookery book, all the dishes in it are cooked in muffin tins. As I’m partial to small things I couldn’t miss the opportunity for new inspiration and so I began to look through it and to think about which was the first recipe I wanted to try.
Well, I started from an idea taken from ​​this book, mini chicken pies, and I ended up making a full size pie. It was the chance to make single serving dishes, but I was in a hurry so I rolled out the puff pastry, I tossed it in a large baking dish, I poured over the filling and cooked it as it was.
It takes time to make small dishes and as with Andrea’s training, swimming-pool sessions for both of us, and the many commitments of everyday life, I sometimes find myself with little time to think about and prepare dinner. This pie however was a happy choice because I make it the afternoon, cooked it the evening, and then we ate it for the next few days accompanied by mixed salads.
I put together different techniques and flavours, and the result was really good. This pie can be carried easily and eaten at room temperature, excellent for a picnic, an outdoor lunch or as an alternative to the usual chicken dishes.
 
Ingredients for a pie:
  • 1 roll of fresh puff pastry
  • 250 g of chicken breast
  • 2 tablespoons extra virgin olive oil
  • 1 onion, chopped
  • 2 carrots, coarsely chopped
  • 2 stalks celery, coarsely chopped
  • 1 cup frozen peas
  • 1 bunch of chopped fresh herbs to taste, also a mix of them (parsley, coriander, dill, tarragon, thyme)
  • 1 egg yolk
  • 1 heaped tablespoon of flour
  • 25 g butter
  • 200 ml milk
  • salt
  • pepper
  • sesame seeds
  • nigella seeds 

Put the chicken in a saucepan cover with cold water, put a lid on the pan and bring to a boil. Simmer for about 15 minutes then drain the chicken and reserved the cooking liquid. When the chicken is warm chop it coarsely.
In a large pan heat the oil and fry the onion, carrot and celery for a few minutes, then add the butter, and when it is melted, add the flour, stir for a couple of minutes with a wooden spoon and slowly add the milk, stirring constantly over medium heat.
When all the milk has been incorporated, add about 200 ml of cooking liquid. Cook stirring until you get a thick white sauce. Now add the peas, herbs, the chicken, salt and pepper.
Remove from heat.
Preheat the oven to 200 ° C.
Roll out the pastry on a pie dish, prick the base with a fork, and pour over the chicken and vegetable mixture, fold the excess dough on the inside, sprinkle the nigella seeds on the filling and the sesame seeds on the dough, then brush it with the beaten egg yolk, and bake for about 30 minutes or until the surface of the pie is golden. Remove from the oven and allow to cool a little before serving, cut into slices.
 

da: laclarina

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E Luce Fu

MarivauxÈ stato più o meno un secolo fa – o forse non proprio, ma di sicuro in un altro secolo.

Ero una ragazzina di belle speranze con una passione per il teatro, solo che non capivo granché. Credevo di voler recitare… Anyway, una sera un’insegnante ci porta tutti a vedere un Marivaux. Il Gioco dell’Amore e del Caso, diretto da Massimo Castri.

Bellissimo.

Tutto: regia, interpretazioni, scene, costumi… e luci.

Dopo più di vent’anni, quel che ricordo con precisione è come le luci della prima scena, ricreino meravigliosamente una mattinata estiva su una terrazza di pietra. E il resto a seguire. Niente colori, niente effetti particolari. Un uso di toni di bianco e – presumo – giallo per mostrare l’avanzare del giorno. E luci di taglio… Ah, le luci di taglio.

Vorrei ricordare chi fosse l’autore del disegno luci. So che i tecnici erano gente del CTB, ma l’autore? All’epoca nemmeno avevo ben chiaro che ci fosse qualcuno a disegnare le luci. Come ho detto prima, non capivo granché. Ma davvero, vorrei tanto averci badato, perché quello è stato il mio imprinting in fatto di luci. Lighting-Grid-

Ho impiegato del tempo ad accorgermene. Lustri, really. C’è voluto che smaltissi l’infatuazione per la recitazione. Che scrivessi un romanzo il cui protagonista fa gavetta da tecnico delle luci. Che smettessi di occuparmi di teatro. Che riprendessi da autrice. Che iniziassi una specie di gavetta mista assortita – un po’ assistente di regia, un po’ stage-manager*, un po’ tappabuchi… Non mi ricordo bene come sia arrivata alle luci, ma a un certo punto mi sono ritrovata ad avere funzioni semi-ufficiali connesse con le luci in generale, il disegno luci e la doma della gente alla consolle.

lightsE fin da subito ho tentato di ricreare quel che ricordavo a forza di bianco e di giallo e di arancione – e fin da subito ho scoperto che la curva di autoapprendimento in materia è ripida, ripida, ripida. Si va per tentativi ed errori. Molti tentativi e molti errori. Lavorare con una compagnia che non ha un teatro proprio e si sposta spesso aggiunge tutta una serie di affascinanti problemi. Di fatto, nella maggior parte dei casi vi ritrovate a lavorare con un gente di un service che non ha un briciolo di familiarità con il testo e tanta esperienza di teatro quanta se ne può mettere in equilibrio sulla lama di un coltello. Avreste bisogno di essere guidati – e invece dovete cercare la strada a tentoni e trascinarvi dietro un tecnico o due. lights3

Aggiungete il fatto che per la prova tecnica non c’è mai – ma mai tempo. O meglio, magari il tempo ci sarebbe, ma viene sempre fagocitato da attori e registi in cerca della perfezione ultima. E voi potete strillare, supplicare, piangere, minacciare quanto volete: ci si riduce sempre a fare i puntamenti al galoppo nell’ultimo quarto d’ora disponibile, con gli organizzatori che vi fiatano sul collo perché è troppo tardi, bisogna iniziare, iniziare, iniziare, e avete avuto tutto un pomeriggio per questa roba…

Questa roba.

Poi leggete cose come Backstage di Judith Cook, e spargete lacrime di consolazione nello scoprire che i problemi sono esattamente gli stessi alla Royal Shakespeare Company – solo su scala sesquipedalmente più vasta… Ma in realtà, mentre cercate di improvvisare una variazione e spiegare quel che va fatto durante i frettolosissimi puntamenti, i guai della RSC sono l’ultimo dei vostri pensieri.

lights4Aggiungete poi l’infelicità di ritrovarvi con un impianto luci in cui non si può fare assolutamente nulla perché il suo funzionamento si riassume in acceso/spento. Oppure un impianto luci che consiste di coppie di faretti fissi nelle delicate sfumature puffo, anas, sangue di bue, sciroppo-di-menta e itterizia e ah-ma-i-cursori-mica-funzionano. Oppure un impianto che consente di variare tra diciotto colori fissi pensati per i concerti rock e un gazillione di sfumature intermedie, ma non c’è tempo per cercare e fissare quelle giuste, e in fondo il-giallo-è-giallo…

Avete presente tentare di riprodurre un acquerello con un pacchetto di evidenziatori?

Ecco.

E voi magari avete letto in proposito, e avete affrontato il corso online di lighting-design del MIT, e pianto un pochino di fronte a diagrammi pensati per il Metropolitan. E nondimento sognate di poter lavorare per una volta – una volta – con due americane di tagli e piazzati… lightboard

E poi un po’ per volta cominciate a capire con quale service preferite lavorare, e i tecnici si abituano a voi e alle vostre eccentriche richieste, e acquisite quel tanto di prepotenza che serve per ritagliare mezza prova tecnica ogni tanto, e fate ancora un sacco di errori e di tentativi, e ogni volta imparate qualcosa di nuovo, e rischiate alternativamente l’omicidio e il linciaggio, e studiate, e ogni tanto capita che vi piazzino a una consolle da soli, e qualche volta va bene e qualche volta no – ma non importa.

O meglio, importa eccome, ma non vi ferma affatto, e voi… voi continuate imperterriti a sperimentare con i tagli (ah, i tagli!), a chiedere del bianco caldo, del giallo giusto e dell’arancione, e adorate quando si recita all’aperto e si può avere un pochino di fuoco in scena, e strologate su Pinterest, e vi cercate un nonnulla di apprendistato…

lights2Perché in fondo la vostra è una quête – alla ricerca della luce del sole.

 

 

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* Nulla di amministrativo. Lo stage manager (o direttore di palcoscenico) se ne sta dietro le quinte, risolve problemi e tiene insieme le cose con il nastro isolante e le spille da balia.

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da: laclarina

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Estate… ♫

SalutSalonSì, lo so, è ancora presto.

Ma mi hanno segnalato questa cosa di un quartetto tedesco chiamato Salut Salon (che si vanta di combinare musica classica e tutto il combinabile…) ed è davvero spassoso, e non è colpa mia se cominciano con Vivaldi per finire con Weil…

Ecco, queste signore mi sono simpatiche – e hanno anche una collezione di nomi da romanzo: Angelika Bachmann (violino), Iris Siegfried (violino), Anne-Monika von Twardowski (piano) and Sonja Lena Schmid (violoncello).

E buona domenica.

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