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da: roversi

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Premio Bancarella 2015: un quarto posto che vale come una vittoria

Sono passati dieci giorni dalla notte di Pontremoli in cui è stato assegnato il Premio Bancarella 2015. E per me è stato bellissimo. Partecipare da protagonista (e da vincitore del premio Selezione Bancarella) a una finale così importante davanti a un pubblico di quasi cinquecento persone, be' è stata davvero una grande emozione. Non ho vinto […]

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da: laclarina

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Senza Errori di Stumpa 2015-07-29 06:08:16

Orphans_of_the_Storm-241716294-largeSono a caccia.

Non un libro, questa volta – o almeno non in senso stretto, perché stiamo parlando di una sceneggiatura. Quella di Orphans of the Storm, film muto diretto da D.W. Griffith nel 1921, con entrambe le sorelle Gish. È una storiellona di affetto fraterno, ingiustizia, amore, fanatismo e crudeltà sullo sfondo della Rivoluzione Francese… Melodramma allo stato puro – se non fosse per una certa qual tendenza del regista alla predicazione. Ad ogni modo, il film è visivamente molto bello, e la vicendona è attraente, alla sua gonfia e purpurea maniera.

Ciò detto, dal mio punto di vista il fascino maggiore di questa storia sta nelle fonti.

Griffith, pescò prima di tutto un dramma francese celeberrimo – Les Deux Orphélines di Adolphe d’Ennery ed Eugène Cormon, e la sua Orphansaltrettanto celebre traduzione inglese, The Two Orphans. La storia è quella di due sorelle adottive, arrivate a parigi per cercare una cura alla cecità di una delle due. Dopodiché, nella migliore tradizione di queste cose, le due fanciulle restano separate – una preda di un marchese lussurioso&malvagio, l’altra sfruttata da una megera che la spedisce a mendicare… Ma vogliamo che due angeliche e bellissime fanciulle non trovino un cavaliere senza macchia e senza paura? Ci pensano da un lato un bell’aristocratico di sani principi e dall’altro un povero arrotino zoppo di buon cuore – e naturalmente alla fin fine si aggiusta tutto, con tanto di agnizione per cui le due sorelle proprio sorelle non sono, ma finiranno cugine acquisite. Din don dan.

Come vi dicevo, questa cosa piaceva enormemente. Innumeri spettatori, di qua e di là dall’Oceano, si erano commossi sulle lacrimevoli avventure di Henriette e Louise, e quando Griffith arrivò a interessarsene, il dramma era già stato trasformato in un romanzo, un’opera e non in uno, ma in sei film muti uno dietro l’altro.

No, davvero: sei film. Millenovecentosei e Sette, due volte nel Millenovecentodieci, e poi Millenovecentoundici e Millenovecentoquindici. Ve l’ho detto che la storia piaceva?*

OrphansofthestormEbbene, Griffith arrivava tardi, in apparenza… Ma, essendo Griffith, fece qualcosa a cui nessuno aveva pensato prima. Una volta acquisiti (faticosamente) i diritti del dramma, lo trascinò di qualche anno in avanti – dal 1784 al 1789 e dintorni – certo pensando che , arrivando a Parigi alla vigilia della Rivoluzione, Henriette e Louise potessero avere molte più occasioni per mettersi nei guai.

E in effetti, in questa versione Henriette si trova ad avere a che fare niente meno che con Danton (rivoluzionario buono) e Robespierre (rivoluzionario cattivo), e finisce processata in compagnia del suo aristocratico innamorato e finirebbero entrambi sulla ghigliottina, se non fosse per un salvataggio dell’ultimo minuto molto à la Griffith… Ma non tutto viene dalle Due Orfanelle. Ci sono di mezzo almeno altri quattro drammi, un romanzo (Le Due Città di Dickens*) e, secondo me, un libretto d’opera – perché il Danton di Griffith, con il suo tentativo di salvataggio e la perorazione in tribunale, somiglia al Carlo Gérard dell’Andrea Chenier. Orphans_of_the_Storm_(1921)_-_L_Gish_&_Schildkraut

Insomma, ammettetelo: è una favolosa insalata di fonti – e vi dirò che è piuttosto divertente anche solo riconoscere la provenienza dei singoli incidenti o personaggi… Al momento sto cercando di raccogliere tutto quel che posso. Le Due Città non hanno bisogno di rilattura, e in fatto di drammi sono a buon punto, grazie al Project Gutenberg e a Internet Archive.

Quel che mi manca è il passaggio intermedio, l’anello di congiunzione tra la parola scritta e lo schermo: la sceneggiatura – ed è di questo che sono a caccia. Ancora non ho le idee ben chiare su quanto sarà difficile. Qualche ricerca preliminare non ha condotto a nulla. Farò ancora qualche tentativo, e poi inizierò a seccare i contatti Oltreoceano… Stiamo a vedere, ma ho qualche fiducia. E intanto, anyway, ho una caccia al tesoro in corso – ed è già bello di per sé.

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* E non pensate che fosse finita lì. Post Griffith, tra America, Francia, Spagna, Italia e Egitto, tra film e telefilm, le orfanelle titolari torneranno sullo schermo nel 1933, 1942, 1944, 1947, 1949, 1950, 1954, 1961, 1965, 1976 e 1971. Poi basta. Uno o due di questi in Italia vanno sotto il nome de Le Due Orfanelle – e non lo so per certo, ma credo che siano della varietà senza Rivoluzione. C’è anche una parodia – credo – con Totò.

 

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da: acquaementa

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Cioccolato d’estate: non solo gelato

Rileggendo i precedenti due articoli sulla nostra esperienza in Domori, sembrava che fossimo stati messi ai lavori forzati: riempiti di nozioni tecniche durante la visita dell’azienda, tormentati da discorsi su genetica, coltivazione

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da: acquaementa

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Cioccolato d’estate: non solo gelato

Rileggendo i precedenti due articoli sulla nostra esperienza in Domori, sembrava che fossimo stati messi ai lavori forzati: riempiti di nozioni tecniche durante la visita dell’azienda, tormentati da discorsi su genetica, coltivazione

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da: Maria Luisa Boninelli

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7th International Conference on Education and New Learning Technologies Barcelona - 6th - 8th of July 2015: alcuni scatti

Insieme alla collega di Roma per festeggiare la nostra presentazione  e
Un momento di confronto nei poster
Plenaria



L'angolo dei poster

Un momento della Plenaria

La collega del South Africa presenta la sua relazione

27 luglio 2015

da: laclarina

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Il Corvo e la Scrivania

3092487_5807113_lzChe cos’hanno in comune un corvo e una scrivania?

È l’indovinello che il Cappellaio Matto propone ad Alice durante il suo bizzarro tè in giardino. E Alice non è ancora ben pratica del Paese delle Meraviglie, e comunque ha ancora l’età in cui ci si aspetta che ogni indovinello abbia una risposta – e dunque cerca la soluzione con qualche impegno. Quando non riesce a trovarla la chiede al Cappellaio, e il Cappellaio ammette di non averne la più pallida idea. “Chiedevo per sapere,” dice scrollando le spalle. Alice ribatte severamente che non si dovrebbe far perdere tempo alla gente con indovinelli senza risposta.

Tutto qui? Ebbene no, perché l’umanità leggente è come Alice, e preferisce che gli indovinelli abbiano una risposta. Lewis Carroll cominciò presto a trovarsi sommerso di richieste in proposito. Lettere a centinaia che chiedevano che cosa diamine hanno in comune un corvo e una scrivania. Qualcuno proponeva soluzioni, altri, come il Cappellaio, chiedevano per sapere.

Carroll non se l’era aspettato. Il Paese delle Meraviglie funziona secondo una sua incantevole non-logica, in cui un indovinello che non è un indovinello affatto ha perfettamente senso – anzi, non-senso – ma l’Umanità Leggente è fatta per cercare risposte, conclusioni e punti d’appoggio. L’Umanità Leggente voleva sapere: perché, perché, oh perché un corvo è come una scrivania?

Lewis CarrollE allora, nella prefazione all’edizione 1896 di Alice, Carroll ammise, come il Cappellaio, che in realtà non c’era risposta. Non c’era mai stata. Non si era mai supposto che dovesse esserci. Non era un indovinello per davvero… E tuttavia, se proprio l’Umanità Leggente voleva una caramella, poteva avere questa: un corvo è come una scrivania perché entrambi, si sa, producono qualche nota – in genre molto piatta.

Yes, well.

Oppure, in alternativa, perchè nessuno dei due si mette mai al contrario.

E in realtà, nella versione originale, la seconda risposta doveva essere impreziosita da un giochetto di parole tra Never, mai, e Nevar – ovvero Raven (corvo) scritto al contrario… Che il gioco sia andato perduto per troppo zelo di un correttore di bozze è un dettaglio deliziosamente assurdo e del tutto in keeping con l’atmosfera generale. Nondimeno, potremmo azzardarci a dire che dal creatore di Alice ci saremmo aspettati qualcosa di meglio…

Non solo noi, si direbbe, perché l’Umanità Leggente seguitò a cimentarsi – e tutt’ora si cimenta – a cercare altre risposte. A me piace molto quella del romanziere Aldous Huxley, secondo cui un corvo è come una scrivania perché c’è una b in entrambi e due n in nessuno dei due.* Ammettiamolo: è più nonsense. E a pari merito con Huxley trovo che si classifichi l’enigmista Sam Lloyd: Che cos’hanno in comune un corvo e una scrivania? Be’, Poe ha scritto su entrambi.

C’è poi chi sostiene che sia tutta una piccola satira ai danni di matematici e pensatori che procedono esclusivamente per paradossi – ma suona più che altro come un modo di menare il corvo attorno alla scrivania, nevvero? Per cui, nello spirito del Cappellaio Matto, giochiamo, o Lettori. Non ne ho la più pallida idea e chiedo per sapere: che cos’hanno in comune una scrivania e un corvo?

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* In originale: “Because there’s a ‘b’ in both, and an ‘n’ in neither.”  Chiaramente nella traduzione non poteva funzionare allo stesso modo.

 

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da: laclarina

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La Musica Occidentale in Sette Minuti

MusicaDa ieri, perdindirindina, MyBlog non mi lasciava entrare in SEdS… Era un po’ che non succedeva, immagino che qualche bizza ogni tanto ci voglia.

Ad ogni modo, eccomi qui. Ultimamente parliamo spesso di musica, vero? Be’, ci sono argomenti peggiori. E quando mi è capitato per le mani questo video dell’artista spagnolo Pablo Morales de los Rios, ho pensato che non potevo non mettervene a parte… È quel che dice il titolo: una galoppatina attraverso svariati millenni di musica in evoluzione. Illustrata. Spassosamente.

Pensandoci, inclino a credere che qualcuno debba avere fatto qualcosa di simile a proposito di teatro e di letteratura… Cercherò. E intanto buona domenica,

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da: laclarina

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La Musica Occidentale in Sette Minuti

MusicaDa ieri, perdindirindina, MyBlog non mi lasciava entrare in SEdS… Era un po’ che non succedeva, immagino che qualche bizza ogni tanto ci voglia.

Ad ogni modo, eccomi qui. Ultimamente parliamo spesso di musica, vero? Be’, ci sono argomenti peggiori. E quando mi è capitato per le mani questo video dell’artista spagnolo Pablo Morales de los Rios, ho pensato che non potevo non mettervene a parte… È quel che dice il titolo: una galoppatina attraverso svariati millenni di musica in evoluzione. Illustrata. Spassosamente.

Pensandoci, inclino a credere che qualcuno debba avere fatto qualcosa di simile a proposito di teatro e di letteratura… Cercherò. E intanto buona domenica,

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da: Sergio Marcheselli

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Notturno

Se i sensori delle macchine fotografiche potessero registrare anche i suoni reconditi, le sensazioni e le atmosfere, in questo caso il “Notturno in Do minore” di F. Chopin non ci starebbe affatto male.

 

da: Sergio Marcheselli

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Notturno

Se i sensori delle macchine fotografiche potessero registrare anche i suoni reconditi, le sensazioni e le atmosfere, in questo caso il “Notturno in Do minore” di F. Chopin non ci starebbe affatto male.