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da: acquaementa

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Conosciamo i Presidi Slow Food: il tirot di Felonica (Mn)

Tirot. Fino a qualche giorno fa non avevamo idea di cosa fosse, e sicuramente non siamo gli unici, nemmeno tra i mantovani, da oggi però per noi significa passione, sacrificio

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da: paola

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CORSO ALLE TAMERICI: PASTA MADRE VIVA E PANE DI RENATO BOSCO

Lo amo quest’uomo….e lo dico al mondo perché è un amore che non ha nulla da nascondere:
 è simpatia,  è ammirazione per tanta professionalità, è stima per un vulcano instancabile che passa la vita tra ricerca e sperimentazione e io adoro questo  modo di dare a chi tanto vuole e sempre di più, il non fermarsi, il non sedersi mai pur mantenendo una dose di umiltà a volte eccessiva. 


E se dico grazie a Renato, non è solo per avermi dato la possibilità di gustare le sue preparazioni alla Pizzeria Saporè di San Martino buon Albergo (se non siete ancora andati vi consiglio la sua “aria di pane": fatemi poi sapere le vostre emozioni ;-)) ma soprattutto per la passione che mi trasmette.
 

un impasto meraviglioso

per un pane divino










un maestro instancabile



E oggi non potevo mancare….non è l’ennesimo corso di pane e pasta madre, vi assicuro che  ogni volta porto a casa un valore aggiunto che incrementa la mia conoscenza ed esperienza….e poi torno con una carica enorme…quella che ogni tanto viene a mancare a causa dei tanti impegni che mi inducono a trascurare il blog e la cucina.

Oggi mi sono avvicinata al lievito in crema, quello a coltura liquida, ….ora in casa c’è anche lui, accanto all’amico di vecchia data, quello solido al quale non potrei mai rinunciare perché è parte ormai della mia vita…E quindi da questo momento in casa i bimbi sono 4…i miei 2 figli in carne ed ossa e gli altri 2 che soggiornano in frigorifero.

Ed è stato un giorno di sperimentazione, abbiamo confrontato un’ impasto preparato utilizzando l’impastatrice con uno realizzato interamente a mano…abbiamo preparato un pane con madre rinfrescata 3 ore prima e uno con il licoli del giorno precedente…..abbiamo osservato come si tratta l’ impasto quando è carico di bolle di aria…abbiamo visto come fare la pezzatura….e poi la cottura in un normalissimo forno di casa senza aver la possibilità di utilizzarne uno professionale…. Abbiamo  cotto pizze, pane….…siamo entrati in un mondo meraviglioso, tanto affascinante e che ogni volta è una scoperta….



E poi si torna a casa con una vaschetta di pasta madre viva, ora sono pronta, col supporto di Renato, per iniziare una nuova avventura da condividere con voi....

da: Simona Cremonini

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Tra orsi, lupi e farabutti, il mistero rivive a Molina, in Lessinia



Primo Giornale, edizione Valpolicella, 16 ottobre 2014

da: Debora Troni

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I Suggerimenti del Lunedì – W i Peperoncini!

 
A me piacciono molto i peperoncini freschi, adoro il loro sapore pungente e frizzantino. Danno calore ai piatti e rendono rotondi i sapori.
Andrea invece non ama i sapori troppo piccanti, così condisco i nostri piatti in maniera sobria e se proprio ho voglia di un sapore più deciso aggiungo del peperoncino in polvere al direttamente nel mio piatto. In questo modo i peperoncini finivano per appassire in frigo e diventare tristi e inutilizzabili. Fino a quando qualcuno, non ricordo chi ma lo ringrazio sentitamente, mi ha detto che i peperoncini si potevano conservare in congelatore. Ecco che da qualche anno ho la mia scorta di peperoncini rossi e verdi in un sacchetto in congelatore e quando ne voglio utilizzare uno non faccio altro che prenderlo dal mio sacchetto e in pochi minuti è scongelato e pronto per essere utilizzato. Ultimamente ho visto Jamie Oliver che grattugiava un peperoncino congelato direttamente su una mozzarella.
Non ho ancora provato ma mi sembra un'idea favolosa poter spolverare peperoncino fresco sui piatti!

da: cocomeraio1

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Shakeloviana: Era Marlowe

WGZIt Was Marlowe - A Story Of The Secret Of Three Centuries, di Wilbur Gleason Zeigler, non è quel che si dice un bel romanzo – ma merita un post perché lo si può considerare il capostipite del marlovianesimo…

Per capirci, i Marloviani sono coloro che sostengono che Will-Shakespeare-Il-Figlio-Del-Guantaio non può, non può, ma proprio non può avere scritto le opere che gli si attribuiscono – e che sono invece farina del sacco di Christopher Marlowe.

Ma, obbietta la persona ragionevole, Marlowe è morto nel 1593: come ha scritto tutto quel che viene fra il giugno del ’93 e il 1616? Ecco, i Marloviani non credono affatto a tutta la faccenda di Deptford – e nel corso dei decenni hanno formulato una serie di teorie in tutta la gamma dall’improbabile al fantapolitico per spiegare la sopravvivenza del loro beniamino…

Ma WGZ merita un occhio di riguardo, perché è stato il primo ad avanzare l’ipotesi nel 1895, decenni prima che Leslie Hotson dissotterrasse dagli archivi dell’English Public Records Office i documenti dell’inchiesta sulla morte di Kit, o che si scoprisse la storia del rapidissimo regio perdono a benefico dell’omicida Frizer…

Ora, chiariamo un punto. Ho già detto che, da un punto di vista accademico, sono agnostica in questa controversia: non soffro di nessun furore iconoclastico ai danni del povero Will, e vi cito la domanda che Robert Brustein, in una sorta di monologo-poscritto al suo play The English Channel, mette in bocca allo spettro dell’attore elisabettiano Richard Burbage: Com’è che voi moderni vi sentite in dovere di credere che chiunque in Inghilterra abbia scritto le opere di Shakespeare – tranne Shakespeare?

Resta il fatto che, dal punto di vista narrativo, identità nascoste, cospirazioni, intrighi e autori fantasma tirano molto più di un uomo un tantino dull che prospera scrivendo meraviglie. E resta anche il fatto che l’inchiesta sulla morte di Marlowe come appare dai documenti ufficiali, è piena di buchi grandi come lo Yorkshire – persino secondo gli affascinanti standard elisabettiani…

Ma nessuno di questi due è il punto: come dicevo prima, nel 1895 Leslie Hotson non era nemmeno nato, e poi WGZ faceva sul serio – sul serissimo, e aveva dato alle sue cogitazioni la forma di un romanzo perché non si sentiva accademicamente qualificato per fare altrimenti.

All’epoca, dovete sapere, già si disquisiva ampiamente sulla scarsa attitudine di Will-Shakespeare-Il-Figlio-Del-Guantaio al ruolo di Bardo, e il nobile, coltissimo Francis Bacon era il possibile Vero Autore prediletto dagli scettici – capitanati dalla fascinosa e non equilibratissima omonima (ma non discendente, credo) Delia Bacon.

WGZ lesse, meditò e scoprì di non essere d’accordo. Come avrebbe potuto un uomo come Bacon non rivendicare il merito di queste opere immortali? In realtà questo non è il più solido degli argomenti, perché all’epoca scrivere teatro era cosa dal poco serio al vagamente disgraceful, e perché alla morte di Bacon, nel 1626, l’immortalità del canone shakespeariano, era ancora tutta da stabilire. Per quanto il First Folio fosse stato pubblicato nel 1623 (decisamente un bel colpo nel fluido ed effimero mondo teatrale del tempo) è verosimile che Bacon preferisse farsi ricordare per ben altro – ma sia come sia: WGZ non era convinto, e si mise a cercare un altro Vero Autore.

E, sulla base della sua personale passione e di un innegabile numero di parallelismi, somiglianze, echi e, diciamo così, prestiti, decise che solo un uomo poteva avere scritto le opere di Shakespeare: colui che, senza ombra di dubbio, aveva già scritto in precedenza le opere di Marlowe – ovvero Marlowe stesso. E se tradizione voleva che Marlowe fosse morto nel 1593, WGZ non aveva dubbi: la tradizione sbagliava di grosso. O almeno, poteva sbagliarsi di grosso.

In fondo, che cosa si sapeva della morte in questione? Sì, c’erano numerose fonti indipendenti a confermarla – dalla gente pia che si rallegrava per l’estinzione dell’esecrabile giovanotto, ai fellow poets che lamentavano la scomparsa del giovane genio – ma così contraddittorie! Chi parlava di una rissa da taverna, chi di un duello (il sempre pittoresco, sempre inaffidabile Aubrey voleva Kit ucciso da Ben Jonson nel 1598*), chi della peste…

Anche in quella remota e arcadica era, il 1895, era già chiaro come il sole che non c’è gioia più grande per un romanziere storico di un bel fascio di fonti lacunose&nebulose. Chi avrebbe potuto o voluto bacchettare un romanziere per avere scelto qualche dettaglio dal mucchio e combinato il tutto in una storia?

E così WGZ cucì insieme i (parzialmente inaccurati) nomi di Francis Frizer e Richard Bame**, la (parzialmente accurata) ambientazione in una taverna, una storia d’amore del tutto fittizia (e nemmeno troppo rilevante per la trama, ma bisogna pur far contente le lettrici), le infondate idee secondo cui Marlowe avrebbe recitato nelle sue stesse opere e sarebbe stato ucciso con la sua stessa spada, le sue teorie letterarie – e da tutto ciò cavò It Was MarloweItWasM

Non è una meraviglia, ad essere sinceri. A parte il fatto che Kit uccide un suo sosia invece di esserne assassinato e poi vive nascosto per cinque anni in un palazzo in rovina scrivendo come un matto, WGZ è quel genere di autore che sente la necessità di informarci almeno tre volte per pagina che gli occhi brillanti e la vasta fronte del suo eroe mostrano l’impronta del genio, e che la sua eroina è dotata di bellezza quasi trascendentale. E poi il linguaggio oscilla tra il turgido delle descrizioni e il legnosissimo pseudo-elisabettiano dei dialoghi. E poi non c’è un finale, le coincidenze e le improbabilità abbondano, la peste colpisce e uccide nel giro di un quarto d’ora, gli uomini portano parrucche incipriate, i personaggi si raccontano l’un l’altro l’uso dei tempi per capitoli interi*** e sul tutto aleggia una certa dose di Sindrome della Bambinaia Francese – quella condizione per cui i personaggi di un romanzo storico pensano come gente contemporanea all’autore, che oggidì è un peccato capitale, ma ai tempi di WGZ era solo un esantema non diagnosticato.

Yes, well… Tutt’altro che un capolavoro – e tuttavia ce ne occupiamo perché WGZ, con le sue scarse informazioni, con il suo complessivo fraintendimento della mentalità elisabettiana, e su premesse condizionate dalla bardolatria, coniò una teoria destinata a fare scuola. Praticamente il mito fondante del Marlovianesimo: un’interpretazione narrativa basata su informazioni incomplete, massicce dosi d’immaginazione e un atto di fede. 

Se mai vi pungesse vaghezza di dare un’occhiatina, lo trovate qui.

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* È del tutto vero che Ben Jonson uccise un uomo in duello, ma si trattava di un attore chiamato Gabriel Spencer. D’altronde è del tutto vero che Kit aveva una certa tendenza a ritrovarsi coinvolto in risse e duelli di strada – hence probabilmente la conclusione di Aubrey. E in effetti, volete mettere? Due drammaturghi che si scannano per strada… magari sulla giusta scansione di un pentametro giambico o sulla paternità di una tragedia? Uh… sarà meglio che la pianti qui, prima che questa storia cominci a piacermi troppo.

** Il personaggio di Bame – in realtà Richard Baines, tizio equivoco, accusatore (probabilmente prezzolato) di Marlowe – compare con lo stesso nome, seppure con diversa caratterizzazione, anche in Marlowe, dramma in versi di Josephine Preston Peabody, datato 1901. Si può sempre fare affidamente sull’assoluta inaffidabilità dello spelling elisabettiano, ma JPP condivide con WGZ anche l’idea che Marlowe calcasse le scene. Mi domando se avesse letto il romanzo…

*** Ma proprio capitoli interi in almeno un caso – un lungo dialogo tra Shakespeare, Peele, un avvocato fittizio e poi anche Marlowe, che è un trionfo del metodo Come Tu Ben Sai, Phillips

 

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da: acquaementa

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Gli indispensabili in cucina. Frullare e il frullatore

Descrizione testo a cura dello chef Gianfranco Allari Frullare:inserimento di un alimento solido nell’apposito attrezzo (frullatore) per ridurlo in poltiglia attraverso l’azione di lame rotanti ad alta velocità. Gli alimenti

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da: cocomeraio1

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Ruy Blas ♫

gut2638Dunque, questo qui è il preludio all’opera di Filippo Marchetti – che credo poca gente viva abbia visto in teatro. Io sì. Fu la mia prima trasferta operistica (a Jesi), tanti anni fa, insieme al mio mentore. Fu un’avventura. Magari una volta o l’altra ne parliamo. Era la prima volta che quest’opera andava in scena da un secolo o giù di lì (nel senso letterale di cent’anni – non quello iperbolico di un sacco di tempo), e dubito che dopo sia stata ripresa spesso.

È tratta dal dramma omonimo di Victor Hugo, che è gonfio e purpureo quanto è possibile esserlo, ma è una di quelle cose che vanno lette una volta nella vita per capire come funzionava l’Ottocento.  O magari visto a teatro…

Il che, se volete, non è facilissimo, visto che il Ruy Blas non si mette in scena proprio tutte le settimane – men che meno in Italia. In Francia, però… Ed è vero che la Francia è in Francia, ma c’è sempre la Reticella. Ve l’ho mai detto che adoro la Reticella? Tra l’altro l’adoro perché, a voler fare esercizio di Francese, ci sono modi peggiori per passare una domenica pomeriggio* che guardarsi il Ruy Blas del Théàtre National Populaire, datato 2011, con la regia di Christian Schiaretti, le scene di Rudy Sabounghi e le luci di Julia Grand. A parte tutto il resto, un’occhiata la merita perché è bellissimo a vedersi.

E buona domenica!

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* E intendo “un pomeriggio” sul serio: al link trovate il primo di due video – e il tutto dura tre ore e noccioline…

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da: Debora Troni

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Conserviamo – Marmellata Piccante di Pomodori or Spicy Tomato Jam

Scroll Down for English Version 
 
Se riuscite ancora a trovare dei pomodori belli maturi il mio suggerimento è di trasformarli in questa favolosa marmellata piccante che si accompagnerà perfettamente a una bella selezione di formaggi per un pasto veloce o un aperitivo saporito.  Ho trovato la ricetta sul numero di ottobre di Goodfood e ho deciso di provarla.
Ho aggiustato la ricetta perché a mio avviso c'erano troppi peperoncini e troppo aglio e il risultato è gustosissimo. Ecco la mia versione di questa saporitissima marmellata estrosa.
Per un paio di vasetti:
  • 500 g di pomodori maturi tagliati a pezzettoni
  • 2 spicchi d'aglio
  • 2 peperoncini rossi freschi o congelati
  • 1 pezzo di zenzero di 5 cm
  • 250 g di zucchero di canna chiaro
  • 50 g di zucchero di canna scuro
  • 150 ml di aceto di vino bianco
  • 1 cucchiaino di semi di senape
 
Mettete l'aglio, i peperoncini e lo zenzero in un mixer e frullate. Aggiungete i pomodori e tritate fino a che diventano una salsa un po' grossolana. Versate tutto in una pentola dal fondo spesso, aggiungete lo zucchero, l'aceto e i semi di senape. Portate a ebollizione e fate cuocere per circa 45 minuti o fino a che il composto diventerà denso e sciropposo. Versate in vasetti sterilizzati e conservate in frigo per un massimo di 1 mese.  
 
English Version 
 
 
If you can still find beautiful ripe tomatoes my suggestion is to turn them into this fabulous spicy jam. It will be a perfect pairing to a cheese platter for a quick meal or a tasty appetizer. I found the recipe in the October issue of Goodfood magazine and I decided to try it.
I played a little with the recipe because I thought there was too much chilli and garlic, so I scaled them down and the result iwas delicious. Here's my version of this tasty and fantastic jam.
 
For a couple of small jars: 
  • 500 g ripe tomatoes cut into chunks
  • 2 garlic cloves
  • 2 red chillies, fresh or frozen
  • a 5 cm piece of ginger
  • 250 g light brown sugar
  • 50 g dark brown sugar
  • 150 ml white wine vinegar
  • 1 teaspoon mustard seeds
 
Put the garlic, chillies and ginger in a blender and mix. Add the tomatoes and blend until they become a rough sauce. Pour in a heavy bottomed pan, add the sugar, vinegar and mustard seeds. Bring to a boil and cook for about 45 minutes or until the mixture becomes thick and syrupy. Pour into sterilized jars and stored in the refrigerator for up to a 1 month.

da: Anna F

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withof duchesse lace sampler – work in progress 5

motivo tratto dal 2° "Manual for sluis and withof duchesse laces" di Anneke Reijs.
Disegno di Sister Judith De Kreijger.






da: acquaementa

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10 prodotti per il Salone (del Gusto). Le scelte di Lei

Quest’anno, grazie a Gente del Fud, a Slow Food e all’Associazione Italiana Food Blogger, andremo al Salone del Gusto di Torino (!!!). Da qualche anno ormai proviamo a incastrare il

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18 ottobre 2014