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da: Debora Troni

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Esperimenti – Marmella di Fragole Senza Cottura e Senza Zucchero or Raw, No Sugar Strawberry Jam


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Proprio l'altro giorno, vedendo tante belle ricette di dessert a base di frutta che utilizzavano i semi di chia come addensanti, ho pensato che io uso questi semi solo ed esclusivamente nelle insalate, insieme ad altri semi come quelli di zucca, di girasole o di sesamo e qualche volta ne aggiungo un cucchiaio nello yogurt bianco.
Guardando il sito di Goodfood ho visto una ricetta per fare una confettura di fragole senza cottura, utilizzando come addensante i semi di chia e così mi sono messa all'opera e in un pochissimo tempo ho preparato il tutto. Messa in un barattolo, dopo un'oretta questa confettura era densa e profumata e se le vostre fragole sono dolci e mature avrete un prodotto golosissimo per colazioni sane e piene di energia. Il fatto che sia senza zucchero è un bonus eccellente, io ho usato dello sciroppo d'acero ma niente vi vieta di usare della stevia o del miele. La prossima volta proverò a cambiare dolcificante e magari anche con qualche altro frutto estivo, appena la stagione ce ne concederà altri.
Ecco come si fa, velocissimamente.
Per 1 vasetto da circa 250 ml
  • 200 g di fragole mature
  • 1 cucchiaio di succo di limone
  • 1 cucchiaio di sciroppo d'acero, miele o il corrispettivo di stevia, se è di vostro gradimento
  • 1 cucchiaio di semi di chia
Frullate 3/4 delle fragole e tagliate le restanti in piccoli pezzi.
Mettete tutti gli ingredienti in una ciotola, mescolate e poi lasciate a temperatura ambiente per circa 1 ora mescolando di tanto in tanto fino a che il composto sarà denso.
Trasferite in un barattolo di vetro sterilizzato e conservate in frigo per un massimo di 4 giorni o in congelatore per fino a 1 mese.

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For the recipe have a look at Goodfood, great website!

da: Pensacuoca e Fotomangio

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La cucina mantovana del Naviglio 1974

Sono due i motivi per cui di solito non ordiniamo piatti tipici mantovani al ristorante: 1. di solito li mangiamo a casa, nostra o dei genitori di Juri; 2. la cucina mantovana è ricca di latticini, per cui la dobbiamo riadattare ai miei bisogni, tornando al punto 1. Perciò, quando ci è arrivato l’invito per […]

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27 giugno 2016

da: laclarina

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E lo sport?

BallA me, ad essere sinceri, il calcio non piace. Però è difficile ignorare gli Europei in corso, e le partite della Nazionale le guardo persino io. E mentre le guardo, rimugino su faccende che strettamente calcistiche non sono – but still. Non ricordo più dove ho letto che le cronache sportive sono l’ultimo rifugio del linguaggio epico – ma concordo abbastanza.  Provate a pensare alle telecronache di calcio, piene di attacchi, di sciabolate, di spalti in delirio, di cannonate… E di certo lo sport è un sostituto socialmente accettabile della guerra per lo sfogo degl’istinti aggressivi, giusto?

Nondimeno mi pare che in Italia il romanzo sportivo proprio non prenda. Negli Stati Uniti lo Sports Novel è un sottogenere, anche se non il più prolifico del mondo, piuttosto concentrato su baseball e football americano, con occasionali incursioni in altri sport. Confesso di essermi chiesta, quando l’ho scoperto, come si riesca a rendere avvincente una scena di baseball per iscritto, ma non ho mai trovato il coraggio di leggere qualche baseball novel per sincerarmene.

Naturalmente ci sono molti film di argomento sportivo, e anche molti anime (la mia generazione è cresciuta con i cartoni animati sulla pallavolo), ma pochi romanzi. Tutto considerato, è abbastanza sorprendente, data la quantità di conflitto e di dramma che circonda lo sport sotto tutti gli aspetti. Dalle corse delle bighe tra Verdi e Azzurri nell’antica Bisanzio in qua, le rivalità, i destini dei campioni, gli intrighi, il denaro, il peso politico degli sport non sono mai diminuiti: tutta roba che si presta dannatamente ad essere raccontata, con o senza trame secondarie gialle o sentimentali, con o senza bildungsroman incorporato…. che diamine, lo sport si presta ad essere incorporato praticamente in qualsiasi genere.

Prendiamo per esempio il pattinaggio artistico. Rimpiango molto il tempo in cui Plushenko e Yagudin si contendevano lo scettro. Rivalità epica, feroce, di quelle che meriterebbero davvero un romanzo:

Nonostante quello che ho scritto qui sopra a proposito del baseball, mi rifiuto abbastanza di credere che una partita sportiva per iscritto non renda. Pur non essendo un’appassionata di sport, mi rendo conto a livello istintivo che, sulla carta e sotto la penna giusta, una partita può avere la stessa carica drammatica di una battaglia. E che Yagudin e Plushenko, col mondo che li circonda, gli allenamenti durissimi, la pressione delle gare, i problemi di alcool (Yagudin) e di salute (entrambi), sono due personaggi perfetti.hippodrome

Persino il linguaggio, dicevamo, esiste già. E allora? Se un libro pieno di battaglie all’arma bianca, ciascuna protratta per molte pagine e descritta nei minimi dettagli, è considerato commestibile e appetibile per il pubblico (e di fatto è letto in sufficiente abbondanza), perché lo stesso non vale per un libro pieno di partite? Perché, considerato l’enorme appeal popolare dell’argomento nessuno scrive romanzi incentrati sullo sport?

Chi segue lo sport non legge libri? Non è un luogo comune, questo? E, quand’anche fosse vero, non potrebbe magari il tifoso-non-leggente medio leggere un po’ di più se trovasse romanzi di stile accessibile e di buona qualità letteraria su un argomento che già lo appassiona?

Giro la domanda…

 

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da: Pensacuoca e Fotomangio

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Rotolino di trota regina affumicata, caprino e zucchine marinate

La trota regina affumicata è un prodotto tipico di San Daniele del Friuli, patria del ben più noto prosciutto crudo. Abbiamo scelto questo particolare ingrediente per la ricetta di giugno per il portale Territori.COOP, abbinandola a un formaggio caprino fresco e alle zucchine marinate per aggiungere freschezza e croccantezza. Consumare pesce nella nostra dieta è […]

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da: laclarina

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Lacca Carminio e Blu di Prussia

SkeltIn un incantevole saggio intitolato “Penny plain, twopence coloured“, R.L. Stevenson racconta della sua passione infantile per i teatri giocattolo. Erano teatrini di carta colorata e legno, talvolta provvisti di un sistema di illuminazione a candeline.

Il primo editore britannico* di questo genere di giocattoli, quello a cui Stevenson fa riferimento, fu Skelt, e quello che vedete quassù a sinistra è il contenuto di una di quelle buste “per teatrini” che i cartolai vendevano: scene, personaggi e testo per commedie, tragedie, drammi e pantomime, disponibili in due versioni, come da titolo: in bianco e nero al costo di un penny, o già colorate per due pence.

Toy_Theatre.jpg

Questo invece è un teatrino di Pollock

A quanto pare, il piccolo Louis ogni tanto comprava uno di questi plays, e la cosa, che avveniva sempre di sabato, di ritorno da un’escursione al porto per vedere le navi, comportava tutta una liturgia particolare. Intanto la scelta non era per nulla facile: Louis esitava talmente tanto da far spazientire i cartolai, perennemente incerto tra titoli come “Il Pirata”, o “La Foresta di Bondy”, oppure “Il Principe Cieco”.

A decisione avvenuta, si pagava il penny dovuto: la scelta cadeva sempre sulla versione in bianco e nero, perché metà del piacere consisteva nel colorare le figure sui fogli. Si mescolavano lacca carminio e blu di prussia per il viola dei mantelli, si usavano verdi diversi per la foresta…

E poi il gioco era finito.

Stevenson confessa di non avere mai ritagliato una volta le figure, mai messo in scena una singola commedia o dramma. La deliziosa incertezza della scelta, il trionfale ritorno a casa, col premio stretto sotto il braccio e la mente a pregustarne l’apertura e il possesso, la gioia di preparare e stendere i colori erano tutte le soddisfazioni che il piccolo Louis chiedeva ai suoi plays. In realtà, l’intrigo descritto dalle istruzioni lo deludeva sempre, e non vedeva davvero necessità di metterlo in scena.** Piuttosto, s’immaginava nei panni dei protagonisti per qualche giorno, e poi ricominciava a fantasticare dell’acquisto successivo, leggendo i titoli del catalogo di Skelt sul retro della busta.

TreasureIsland3Chissà quanto gli sarebbe piaciuto vedere la sua Isola del Tesoro in versione Toy Theatre, come nel  teatrino (moderno) qui di fianco… Chissà se lo sognava mai, mentre colorava le storie altrui e ci ricamava sopra -senza mai ritargliarle né metterle in scena? I genitori rimproveravano Louis di volubilità, perché si disinteressava troppo presto del giocattolo appena comprato, senza accorgersi come quel modo di procedere prefigurasse già il sognatore e, più ancora e peggio, l’uomo che, per tutta la vita, avrebbe cercato di costruirsi una realtà di suo gusto, scontrandosi sempre con i crudi e poco poetici fatti.

Fin da bambino, Stevenson non era fatto per la realtà: si era già accorto di preferire la vigilia, l’attesa e la preparazione all’atto. Aspettare, ricordare, immaginare, e poi aspettare qualcos’altro, senza mai soffermarsi sull’attimo presente. E come altro avrebbe potuto vivere, quest’uomo che era un narratore e nient’altro?

________________________________________________________________________

* Non ho il coraggio di scrivere “inglese”, per una volta. Credo che noi Continentali ci dimentichiamo un po’ di quanto la Scozia sia un altro posto rispetto all’Inghilterra (e viceversa) fino a quando non rileggiamo qualche autore scozzese…

** Anzi, secondo lui, una rappresentazione sarebbe stata una noia infinita per qualsiasi bambino… Non mi capita spesso di dissentire da Stevenson – ma in questo caso devo proprio.

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da: laclarina

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Lacca Carminio e Blu di Prussia

SkeltIn un incantevole saggio intitolato “Penny plain, twopence coloured“, R.L. Stevenson racconta della sua passione infantile per i teatri giocattolo. Erano teatrini di carta colorata e legno, talvolta provvisti di un sistema di illuminazione a candeline.

Il primo editore britannico* di questo genere di giocattoli, quello a cui Stevenson fa riferimento, fu Skelt, e quello che vedete quassù a sinistra è il contenuto di una di quelle buste “per teatrini” che i cartolai vendevano: scene, personaggi e testo per commedie, tragedie, drammi e pantomime, disponibili in due versioni, come da titolo: in bianco e nero al costo di un penny, o già colorate per due pence.

Toy_Theatre.jpg

Questo invece è un teatrino di Pollock

A quanto pare, il piccolo Louis ogni tanto comprava uno di questi plays, e la cosa, che avveniva sempre di sabato, di ritorno da un’escursione al porto per vedere le navi, comportava tutta una liturgia particolare. Intanto la scelta non era per nulla facile: Louis esitava talmente tanto da far spazientire i cartolai, perennemente incerto tra titoli come “Il Pirata”, o “La Foresta di Bondy”, oppure “Il Principe Cieco”.

A decisione avvenuta, si pagava il penny dovuto: la scelta cadeva sempre sulla versione in bianco e nero, perché metà del piacere consisteva nel colorare le figure sui fogli. Si mescolavano lacca carminio e blu di prussia per il viola dei mantelli, si usavano verdi diversi per la foresta…

E poi il gioco era finito.

Stevenson confessa di non avere mai ritagliato una volta le figure, mai messo in scena una singola commedia o dramma. La deliziosa incertezza della scelta, il trionfale ritorno a casa, col premio stretto sotto il braccio e la mente a pregustarne l’apertura e il possesso, la gioia di preparare e stendere i colori erano tutte le soddisfazioni che il piccolo Louis chiedeva ai suoi plays. In realtà, l’intrigo descritto dalle istruzioni lo deludeva sempre, e non vedeva davvero necessità di metterlo in scena.** Piuttosto, s’immaginava nei panni dei protagonisti per qualche giorno, e poi ricominciava a fantasticare dell’acquisto successivo, leggendo i titoli del catalogo di Skelt sul retro della busta.

TreasureIsland3Chissà quanto gli sarebbe piaciuto vedere la sua Isola del Tesoro in versione Toy Theatre, come nel  teatrino (moderno) qui di fianco… Chissà se lo sognava mai, mentre colorava le storie altrui e ci ricamava sopra -senza mai ritargliarle né metterle in scena? I genitori rimproveravano Louis di volubilità, perché si disinteressava troppo presto del giocattolo appena comprato, senza accorgersi come quel modo di procedere prefigurasse già il sognatore e, più ancora e peggio, l’uomo che, per tutta la vita, avrebbe cercato di costruirsi una realtà di suo gusto, scontrandosi sempre con i crudi e poco poetici fatti.

Fin da bambino, Stevenson non era fatto per la realtà: si era già accorto di preferire la vigilia, l’attesa e la preparazione all’atto. Aspettare, ricordare, immaginare, e poi aspettare qualcos’altro, senza mai soffermarsi sull’attimo presente. E come altro avrebbe potuto vivere, quest’uomo che era un narratore e nient’altro?

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* Non ho il coraggio di scrivere “inglese”, per una volta. Credo che noi Continentali ci dimentichiamo un po’ di quanto la Scozia sia un altro posto rispetto all’Inghilterra (e viceversa) fino a quando non rileggiamo qualche autore scozzese…

** Anzi, secondo lui, una rappresentazione sarebbe stata una noia infinita per qualsiasi bambino… Non mi capita spesso di dissentire da Stevenson – ma in questo caso devo proprio.

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da: Pensacuoca e Fotomangio

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Pizza in teglia con sarde in saor per MTC58

Eccoci al secondo appuntamento con la pizza, questa volta pizza in teglia, di Antonietta per l’MTC58. Di nuovo una pizza non perfetta, ma con delle grandi potenzialità. Perché l’impasto di Antonietta è meraviglioso ma la pizza è permalosa, e metterla in uno stampo da 30 cm o da 28 cm può fare la differenza. La […]

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22 giugno 2016

da: laclarina

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Summertime ’16 ♫

Summertime16È vero, la musica domenicale non la facciamo più da qualche tempo – e oggi, a voler vedere, non è affatto domenica, e nemmeno il solstizio…

Ma nessuno di questi mi sembra un serio motivo per trascurare le buone vecchie tradizioni – e questa è forse la più vecchia traduzione di Senza Errori di Stumpa.

E allora, o Lettori, ecco qui Summertime in una versione che mi piace particolarmente: a chi non piacciono Ella Fitzgerald e Louis Armstrong, presi singolarmente o in coppia?

Ascoltatela questa sera, al calare del crepuscolo. O più tardi, a notte fonda.

E buona estate.

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da: Debora Troni

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Il più Bello di Tutti – Smörgåstårta, il Sandwich Svedese che Sembra una Torta or Smörgåstårta, the Swedish Sandwich "Cake"


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Qui solo la fantasia sarà il vostro limite.
Per il ripieno, per la decorazione e per la presentazione.
Fatevi guidare dal vostro gusto, dall'estro e dalla stagione.
Io ho fatto un giro in giardino e ho raccolto qualche viola cornuta, dei lamponi e dei pomodorini gialli. Dalle piante aromatiche che ho sul balcone ho staccato qualche filo di erba cipollina, delle foglie, del timo-limone e qualche infiorescenza di prezzemolo e in frigo ho preso gli ingredienti per il ripieno, il formaggio fresco e mi sono messa all'opera.
La semplice esecuzione lo rende un piatto veloce da preparare e spettacolare da presentare per una merenda, un compleanno, come sandwich per un tè del pomeriggio particolarmente curato, o per chi come me voleva solo premiarsi per una mattinata un po' pesante con qualcosa di bello e gustoso.
Io ho usato del pane da sandwich ma si può usare qualsiasi tipo di pane in cassetta, volendo si possono combinare anche diverse qualità di pane per avere un bell'effetto cromatico una volta che taglierete il vostro sandwich. 
Per 2 persone
  • 5 fette quadrate di pane per sandwich morbido, senza crosta
  • maionese, q.b.
  • senape dolce, q.b.
  • 100 g di prosciutto cotto
  • 100 g di salmone affumicato
  • 150 g di formaggio spalmabile
  • erbe aromatiche fresche (erba cipollina, prezzemolo, timo limone)
  • Verdure e frutta fresca di stagione (carote, pomodorini, lamponi)
  • fiori commestibili
Mettete una fetta di pane su un tagliere e spalmatela con della maionese, aggiungete metà del salmone, mettete sopra una fetta di pane, fate una leggera pressione con le mani in modo che la fetta sia piatta e procedete come prima: maionese e il restante salmone.
Mettete un'altra fetta di pane, premete per livellare, spalmate con della senape e sistemate sopra metà del prosciutto. Altra fetta di pane, livellate, senape, prosciutto e finite con il pane.
Con una piccola spatola cominciate ad applicare generose quantità di formaggio spalmabile lungo i bordi del sandwich, facendolo aderire bene e cercando di non ripassare troppe volte sulle stesse parti perché rischiate di sbriciolare il pane e finire con un risultato un po' troppo pasticciato. Una volta che le pareti del sandwich saranno ricoperte passate uno strato di formaggio sopra il sandwich, poi livellate il tutto e decorate e piacere con le erbe aromatiche, la verdura, la frutta e i fiori.
Con l'aiuto di una spatola larga sistemate il sandwich in un piatto da portata.
Mettete in frigo per un'ora circa prima di servire in modo che il sandwich si compatti e sia più facile servirlo tagliato a fette.
English Version
Here only your imagination is the limit, for the fillings, decoration and presentation.
Let your taste, inspiration and the season guide you.

I walked in the garden and picked up some horned pansies, raspberries and yellow cherry tomatoes. From the aromatic plants on the balcony I cut a few chives, the leaves and inflorescence of parsley and I had the rest of the ingredients from the fridge.
This is so simple to make and yet so spectacular and can be a great choice if served for a birthday, or as a sandwiches for and elegant afternoon tea, or for those who, like me, just want to reward themselves after a though morning, with something beautiful and tasty.
I used common sandwich bread, but you can use any kind of sandwich bread, if you want you can also combine different kinds of bread to get a beautiful chromatic effect once you cut into you sandwich.
For 2 people
  • 5 square slices of soft sandwich bread, crust removed
  • mayonnaise, to taste
  • sweet mustard, to taste
  • 100 g ham
  • 100 g smoked salmon
  • 150 g cream cheese
  • fresh herbs (chives, parsley, lemon thyme)
  • vegetables and fresh seasonal fruit (carrots, tomatoes, raspberries)
  • edible flowers
Put a slice of bread on a cutting board and spread with a little mayonnaise, add half of the salmon, put on a slice of bread, press lightly with your hands so that the slice is flat and proceed as before: mayonnaise and the remaining of the salmon.
Put another slice of bread on top, press for leveling, spread with a little mustard and arrange half of the ham on it. Other slice of bread, leveled, mustard, ham and finished with the last slice of bread.
With a small spatula begin applying generous amounts of cream cheese around the sandwich sides, making it adhere well and trying not to go over the same spots too many times or you may crumble the bread and ending up with a messy finish. Once the sandwich sides are covered with a nice layer of cheese, cover the top of the sandwich with the remaining cheese, then leveled it and decorated with herbs, vegetables, fruits and flowers.
Carefully slide the sandwich on a serving plate.
Refrigerate for one hour before serving so that the sandwich is compact and easier to be sliced.

da: Pensacuoca e Fotomangio

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Pizza al piatto per #MTC58

Mangiare sempre le stesse cose mi annoia, devo continuamente sperimentare, provare nuove ricette, nuove consistenze, accostare nuovi sapori. Ma la pizza fa eccezione. Potrei vivere di sola pizza e sarei una persona felice. Per questo quando Antonietta ha lanciato la sfida della pizza, con una ricetta più meravigliosa dell’altra e tantissimi utili consigli, non stavo […]

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20 giugno 2016