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da: evallin

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Un’edizione da tutto esaurito

Oltre 30mila presenze, di cui 5mila da fuori città, duemila studenti nei laboratori e attività delle scuole, 200 volontari e 2mila libri venduti per 3mila diversi titoli. La prima edizione di Trieste Next si chiude oltre le aspettative e vince lo scetticismo della città stessa che per prima si è nutrita della carica, l’entusiasmo e il movimento di persone e idee in questi tre giorni.

Oggi si chiude il sipario sulla manifestazione iniziata venerdì 28 settembre che il prossimo anno, dopo il food, si occuperà dell’acqua, altra risorsa indispensabile.

La migliore attestazione però non la fanno i numeri ma le persone che sono soprattutto giovani. Accorsi, numerosissimi, per osservare, capire, conoscersi. E anche i relatori, gli ospiti, italiani e stranieri, sorpresi a scambiarsi opinioni davanti a un caffè, nei salotti informali di un albergo, in lunghe passeggiate lungo mare.

Trieste ha spazio – anche fisico –  e in abbondanza per accogliere. E ospitalità è anche accoglienza. L’augurio è che quel ‘next’ – scritto in manifesti, volantini e nelle maglie dei volontari – sia un ‘domani’ da costruire tenendo conto dell’oggi. Adesso si parte da un nuovo traguardo.

Un grande evento è avvenuto a Trieste.

(eleonora vallin)

30 settembre 2012

da: evallin

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Filiera ecosostenibile o Km 0? I nuovi aspetti del mercato del food

Si è appena concluso il dibattito che ha visto confrontarsi i sostenitori della filiera ecosostenibile con quelli delle piccoli produzioni locali. A partecipare all’incontro, Roberto Brazzale, presidente del gruppo lattiero caseario Brazzale, Loris Pevere, direttore del Consorzio per la Tutela del Formaggio Montasio, Franco Pasquali, segretario generale della Confederazione nazionale Coldiretti, Andrea Rigoni, amministratore delegato della Rigoni di Asiago spa, Davide Paolini, giornalista e conduttore di Gastronauta, moderati da Marco Alfieri, giornalista e inviato de La Stampa.
Per Brazzale l’urbanizzazione ha ridotto la quantità di territorio agricolo a fronte di una domanda crescente nazionale ed estera. La scelta dell’azienda, nel loro caso, è stata di spostare la produzione in Repubblica Ceca, dove sono state rilevate grandi aziende cooperativistiche accorpate dopo il crollo del sistema socialista. Il prodotto è caratterizzato da una filiera ecosostenibile, un basso livello d’inquinamento del suolo e una innovativa certificazione dell’impronta d’acqua impiegata alla produzione. Per Brazzale l’innovazione è indispensabile anche nel food e serve soprattutto se è immediatamente applicabile.
Rigoni concorda sull’importanza dell’innovazione – la sua azienda ha introdotto molte innovazioni ad esempio nel settore confetture – ma sottolinea che l’industria non è solo quantità e abbassamento dei costi: una scelta insomma più di cultura che di coltura.
Paolini sottolinea l’importanza dei ‘giacimenti’ gastronomici, quei prodotti che sono la punta avanzata della produzione italiana, come il lardo di colonnata, non in termini numerici ma in quanto portabandiera del prodotto italiano, e che con il loro ruolo creano il mercato per i prodotti dell’industria italiana all’estero. Paolini punta il dito sulle aziende che fanno concorrenza sleale, vendendo come Made in Italy un prodotto magari fatto all’estero. Ritiene inoltre che il concetto “Km 0″ vada sì bene come slogan, ma che sia anche impossibile nel mondo globale pensare di vietare di consumare quello che non è vicino a noi. E chiosa: “La tradizione è un’innovazione riuscita”.
Per Pevere l’importanza del Km 0 sta nel poter utilizzare questo termine molto ‘alla moda’ per promuovere la riscoperta del turismo regionale. Secondo lui non c’è contrapposizione tra industria e produzione locale: l’agricoltura deve produrre bene a costi giusti e remunere in maniera giusta l’ultima filiera.
Pasquali sottolinea che in queste prese di posizione si dimentica che in ambito europeo l’Italia è la prima agricoltura per valore aggiunto e la seconda in termini di volumi. Quindi lo spazio di crescita c’è. È necessaria una comunicazione trasparente sul prodotto, come l’etichettatura trasparente, che spesso è stata osteggiata da tanta parte dell’industria alimentare nazionale che temeva di perdere il favore del pubblico.
In questo ambito l’agricoltura italiana ha cercato di riscriversi coniando termini come filiera corta, Km 0, Gruppi d’acquisto solidale, tutti incentrati sulla riduzione degli sprechi. Ma l’industria italiana deve tenersi pronta allo sbarco global pur restando ancorata al local che è la sua forza.
Dopo il primo giro di tavolo, le opinioni sono tante e i punti di vista contrastanti. Il tempo di un secondo giro di tavolo per le precisazioni e nuovi spunti di riflessione sul tavolo. Gli argomenti sono tanti, ed è difficile spesso trovare un punto di comunione. In Italia si resta purtroppo spesso ancorati su posizioni corporativistiche. Ma le occasioni per chi vuole vincere la sfida dell’internazionalizzazione nel futuro è dietro l’angolo.
(Federica Scrigner)

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30 settembre 2012

da: evallin

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Trieste blue economy

Sarà dedicata all’acqua la prossima edizione di Trieste Next. Tema caro anche al sindaco di Milano, Giuliano Pisapia che oggi – tramite una lettera – ha ribadito l’importanza dell’asse Milano-Trieste siglato qualche settimana fa nella City per Expo 2015 e per aprirsi verso l’Est Europa.

«Milano 2015 vi aspetta» ha precisato il sindaco di Milano nella nota. E anche il ministro Corrado Clini, in un videomessaggio è intervenuto sul tema dell’acqua: «la risorsa idrica sta diventando una delle chiavi per lo sviluppo del nostro pianeta: uno sviluppo pacifico».

«L’acqua sta diventando una risorsa da proteggere e valorizzare in modo intelligente per l’agricoltura, l’industria e tutte le attività umane – ha ribadito Clini – valorizzare vuol dire depurarla, usarla e riusarla di nuovo per ridurre al minimo il consumo e la perdita d’acqua. E’ una sfida ecologica, economica e politica».

E Antonio Paoletti presidente della Camera di Commercio ha concluso enunciando i numeri del mare: «l’economia del mare corrisponde al 2,6% del Pil in Italia, conta su 40 miliardi di beni e servizi prodotti, occupa 480mila addetti. Trieste deve recuperare il rapporto con il mare – ha precisato Paoletti – il Friuli Venezia Giulia è al primo posto nella cantieristica e il comparto portuale occupa il 41% del valore aggiunto dell’economia nordestina».

«Il mare per questa città è’una risorsa importante – ha chiuso Paoletti che ha rilanciato al sindaco Roberto Cosolini, seduto in prima fila alla cerimonia di chiusura di Trieste Next, il progetto del Parco del mare. Partito nel 2004: si tratta – ha ribadito Paoletti – di un progetto già nell’agenda del sindaco». «Entro il 5 ottobre scade il termine per progettare città intelligenti, il progetto Parco del mare è già pronto. Basta presentarlo».

(eleonora vallin)

 

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30 settembre 2012

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Vino, distinguersi per non estinguersi

Per vincere la sfida del vino nel sempre più agguerrito mercato globale occorre guardare al proprio territorio. Sembra una contraddizione, invece è ciò che è stato ribadito stamani all’incontro «Le radici del vino globale» nell’ambito di Trieste Next, il 1° Salone dell’innovazione e della ricerca scientifica. Coordinata dalla giornalista del Gruppo L’Espresso Alessandra Carini, la tavola rotonda ha visto la presenza di Giorgio Badin, presidente del Consorzio Doc-FVG, Raffaele Boscaini, dell’azienda Masi, Benjamin Zidarich, dell’omonima azienda vinicola, e Gianluca Bisol, direttore generale Bisol. E’stato proprio quest’ultimo a sottolineare l’importanza di legare culturalmente il vino al territorio, in un’operazione che punta a identificare sempre più il prodotto con la zona da cui proviene. «Come dicono i francesi – ha aggiunto Badin – dobbiamo fare nostro il concetto di ‘terroir’ che oltre al vitigno include l’opera dell’uomo».

Intanto il consumo in Italia è in netto calo. «Non è un problema solo nostro – ha detto Boscaini – ma di tutta Europa. I mercati emergenti sono in America, con gli Stati Uniti che ormai sono diventati il primo produttore al mondo, e il Cile che sta crescendo vertiginosamente». La soluzione sta nel differenziarsi. «Il mio motto è distinguersi per non estinguersi – ha concluso Bisol – e per farlo dobbiamo trasferire al vino le emozioni di cui la nostra terra è ricca. Non dimenticando che anche un prodotto che ha secoli di storia alle spalle come il vino deve continuare ad innovarsi».

(Fiorella Girardo)

30 settembre 2012

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Ministri a confronto

il ministro Francesco Profumo e lo sloveno Ziga Turk

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30 settembre 2012

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C’è Profumo di protesta

Teatro Verdi, il ministro italiano dell’istruzione Francesco Profumo e quello sloveno Ziga Turk sul palco. Due ragazze si alzano in platea e annunciano con tono corrucciato e voce ferma: «La scuola non è in vendita». Piovono volantini. Neanche il tempo di farli atterrare al suolo, interviene la polizia e le invita ad uscire. La conferenza continua. Le ragazze vengono identificate e lasciate andare.

Un gesto senza conseguenze, a causa del modo in cui è stato compiuto e sedato. I ragazzi si scambiano occhiate interrogative. «Qual era il loro scopo?» ci si chiede. Il volantino manca di firma, di una qualunque firma, nessun gruppo studentesco lo rivendica.

«Se il loro fine era quello di protestare, potevano intervenire per fare una domanda o per avanzare una proposta. In questo modo la loro azione era fine a sé stessa»  commenta una ragazza di Milano.

«Hanno esagerato a mandarle via, potevano aprire un dialogo» ribatte l’amica.

«Erano mal organizzati. Se volevano ottenere l’attenzione, dovevano coordinarsi meglio» si lamentano due studenti dell’Università di Padova. Riaffiora alla memoria una sceneggiata di dannunziana memoria, ma non era né l’epoca né il luogo giusto per essere nostalgici.

Incontro Marta, una delle ragazze che ha aiutato ad organizzare la miniprotesta. «Volevamo creare un momento di rottura, per poi giungere ad un confronto. Lo scopo, per adesso, è quello di salvare il buono che rimane nell’ambito dell’istruzione, in particolare per quanto concerne le scuole superiori. Purtroppo non è andata come speravamo, dovevamo essere più perseveranti, ma non ci arrendiamo. Il 12 ottobre ci sarà lo sciopero della scuola e a Trieste si terrà una manifestazione».

L’augurio è di attirare tanti studenti quanti ne ha attirati Trieste Next.

(Alessia Anniballo)

30 settembre 2012

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I nostri blogger (2)

da sinistra Tommaso Gandini (video), Elena Milani (twitter), Michele Vittori (foto)

30 settembre 2012

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Ecco i nostri blogger!

 

Da sinistra a destra: Anna Masiello (foto), Carolina Venturoli (riprese video), Alessia Annibalo (blogger), Federica Scrigner (blogger), Michele Vittori (foto), Tommaso Gandini (montaggio video)
30 settembre 2012

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Imprenditori che costruiscono futuro. In pillole: Valter Dal Pos, Enzo Distefano, Stefano Armani

Starhotels Savoia Excelsior Palace. In una saletta al secondo piano si svolge quello che agli occhi di molti potrebbe sembrare quasi un miracolo: ricercatori e imprenditori si incontrano per condividere le proprie conoscenze e collaborare in un progetto comune.

In pillole, le interviste a:

Valter Dal Pos, project manager presso Comau (Consorzio Macchine Utensili), azienda di trasferimento tecnologico in ambito open innovation.

Prima impressione riguardo Trieste Next?

Ottima. Ho avuto modo di conoscere diversi ricercatori universitari, solitamente è difficile portarli all’industria produttiva.

L’innovazione che l’ha colpita di più.

Quella del passeggino. (n.d.a. cappotta per proteggere il bambino dall’aria inquinata dai tubi di scarico)

Com’è la situazione della ricerca in Italia?

È frammentata, settoriale. Dovrebbe essere obbligata l’interconnessione tra le università sia italiane sia estere.

Cos’è l’innovazione secondo Lei?

È la capacità continua di mettersi in gioco.

 

Enzo Distefano, socio di F.lli Distefano snc, azienda commerciale di redistribuzione alimentaria beneficiaria di investimenti regionali.

 

Prima impressione riguardo Trieste Next.

È molto utile.

Com’è la situazione della ricerca in Italia?

La ricerca è un valore non espresso. Ad Hannover, ad esempio, i ricercatori sono costretti ad interagire con gli imprenditori, questo in Italia non succede.

Cos’è l’innovazione secondo Lei?

È un prodotto, un servizio, un sistema che soddisfa un potenziale bisogno che non viene ancora soddisfatto.

 

Stefano Armani, Atoms Italia, azienda produttrice di nano materiali carboniosi e di fullerene.

 

Prima impressione riguardo Trieste Next.

Molto positiva. Il prossimo anno mi piacerebbe poter partecipare in qualità di relatore ad una delle conferenze.

Com’è la situazione della ricerca in Italia?

In Italia abbiamo l’eccellenza. La Svizzera compra i talenti in Italia.

Qual è la maggiore differenza tra la ricerca all’estero e la ricerca in Italia?

Per esperienza posso affermare che all’estero si fa sistema. In Italia, invece, c’è una sorta di antropologica gelosia del sapere.

Cos’è l’innovazione secondo Lei?

È ciò che faccio io: costruisco futuro.

(Alessia Anniballo)

30 settembre 2012

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Per un ministero della Persona

Sei i punti dell’agenda del ministro Francesco Profumo per l’Italia. Con una grande sfida: unificare i ministeri del Lavoro e dell’Istruzione e creare un unico ministero della persona. Obiettivo: creare una «società più liquida e meno industriale».

1. Valorizzare le capacità e l’impegno delle persone

2. Promuovere la mobilità dei giovani «Abbiamo bisogno che i nostri allievi, se sono bravi, vadano in giro per il mondo. Bisogna mescolare il sangue»

3. Trasparenza «Questo è un paese poco trasparente e questo è un grave segno di debolezza. C’è una difficoltà nel rendere conto, nel rendere pubblici i dati e gli atti e questa debolezza deriva dall’insicurezza interna»

4. Rispetto dei tempi, un «rispetto che non d’impara a scuola. In Italia non sappiamo cos’è il tempo  - dice il ministro – il 50% per cento degli italiani non rispetta i tempi. Basta pensare ai costi sul debito pubblico delle infrastrutture che non sono state finite»

5. Semplificazione. «Vorrei avere un giurista vicino a me che mi dicesse, caso per caso, se è davvero necessaria una norma o, viceversa, se basta un atto di buon senso. In Italia mai nessuno e responsabile di nulla e normiamo tutto»

6. Valutazione «Questo è un paese che a parole ritiene che la valutazione sia importante ma se si tratta di valutare  altri, quando invece gli altri devono valutare chiediamo regole ferree»

Ecco «i valori da trasmettere alla scuola e alla società. Fino ad oggi abbiamo vissuto e ragionato secondo un modello industriale ma ormai, questo, non è più un modello sostenibile nella vita dei nostri figli e anche nella nostra. Perché ci sarà, sempre più, una parte di non-lavoro molto più evidente». La riflessione impone un tema importante su «cosa la scuola deve dare ai giovani, perché i saperi sono più variegati e la scuola non è più l’unico tramite per la sapienza» spiega il ministro.

«Siamo di fronte alla seconda rivoluzione di Guttemberg: la prima fu il libro scritto che consentì il sapere diffuso, ‘da uno a pochi’ a ‘da uno a molti’. Ora dobbiamo far sì che i nostri figli diventino dei direttori d’orchestra capaci di trasferire e organizzare informazioni  e conoscenze derivate da altri. Per far questo serve una classe di docenti meno egocentrica e più capace di dialogare in modalità pluridirezionale con gli studenti».

(eleonora vallin)

 

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30 settembre 2012