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Bobo Rondelli

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di Dario Serpan

?Dietro Bobo mi nascondo, ma mi porto dentro Berto, zio di mio padre, fratello di mio nonno, del quale porto il nome che io, secondogenito, ho avuto per tradizione. Emiliano, contadino, scapolo mezzo scemo del villaggio, uomo mite e buono, sgonfiatore di damigiane, sempre in mezzo a risse e puttane??. A me ciam Bert ? il pezzo autobiografico che introduce Compagni di Sangue (2006), il primo libro di pensieri e poesie di Bobo Rondelli, cantautore nato a Livorno il 18 marzo 1963, e tuttora in preda alla ricerca di note e parole che lo rendono artigiano di s? stesso.

Da padre muratore e madre casalinga, Roberto Rondelli nasce e cresce sul Pontino, quartiere popolare di quella Livorno in cui tuttora vive, e che per lui ? croce e delizia. Le origini emiliane vengono dal padre, nipote di quel Berto Rondelli di cui Bobo porta il nome e pure la rabbia contro i potenti, perch? zio Berto fu ucciso dai nazisti in ritirata, durante la strage di Marzabotto, nell?ottobre del 1944.

Nell?oratorio di una chiesa, Bobo prende in mano la chitarra da ragazzino, e comincia un percorso nato in seno alla voglia di esistere e farsi sentire. Maniaco dei Beatles, Bobo inizia suonando cover e firmandosi Giorgio Arrisoni, rivisitando in chiave umoristica il nome di George Harrison, uno dei quattro componenti dei Beatles. Arrangiando pezzi in inglese, Bobo mette su il trio Les Bijoux, e con il suo primo gruppo incide l?album My Home. Dal 1992, quindi, passa ai testi in italiano e diventa profeta di una citt? che ha un?indole sarcastica e dissacrante.

?La livornesit? ? dice Bobo ? pi? che nel senso, sta nel suono delle espressioni?, di cui allora Rondelli diventa portavoce, senza cadere nel vernacolo, ma piuttosto rimando e canzonando storie di umili e fragili del suo tempo. Il nuovo gruppo che forma si chiama Ottavo Padiglione, e la scelta non ? casuale, perch? riprende quello che a Livorno un tempo era il reparto di psichiatria dell?Ospedale. L?attivit? live ? gi? un fermento e dal 1992 comincia a circolare in citt? un nastro registrato da un concerto, che poi diverr? una chicca gelosamente custodita dai fan: si chiama ?Live in Pisa Merda?, perch? tratto da un?esibizione nella citt? della Torre, con cui Bobo (da buon livornese) ha un naturale rapporto ironico e campanilistico.

Il primo disco esce invece nel 1993,? si chiama Ottavo Padiglione e viene prodotto dalla Emi. Vende 30mila copie, portando la band in alto con il singolo Ho picchiato la testa. Rock d?autore e una linea tracciata per lanciare una carriera promettente, sulla scia del secondo album, che per la Universal esce nel 1995 e si chiama Fuori posto. Altre 12 tracce in cui Bobo spara gemme di vitalogia e professa l?antiamericanismo,? parafrasando il verbo yankee con il brano Gimme Money.

Del 1999 ? il terzo album, quello che segna un sostanziale cambiamento di stile: dalla collaborazione con il musicista reggae Dennis Bovel nasce Onde Reggae, un progetto sperimentale fatto anche di cover rivisitate (come New England? e The Guns of Brixton), ma la forza di questo lavoro esce dalla vena autentica e consolidata dell?artista, attraverso le liriche di Oh Mamma Oh Papa (un urlo contro la pena di morte) e Hawaii da Shangai, frammento di vita in un quartiere di Livorno, e dedicata ad Ale ?Mello? Minuti, uno dei fondatori degli Ottavo Padiglione, scomparso prematuramente nel 1996.

Il salto nel terzo millennio coincide con l?avvio della carriera solista di Bobo Rondelli, che nel 2001 pubblica Il Figlio del nulla, gran disco per gli aficionados, anche se il successo non ? pari alle opere precedenti di un artista che per? dimostra di poter stare in piedi da solo. Cantautore rock con una spiccata vena poetica, Rondelli confessa l?amore controverso per la sua citt?, ?perch? a Livorno tanti sognano di levarsi di ?ulo ? dice durante un concerto ?, ma il problema ? che alla fine non se ne va mai nessuno, compreso il sottoscritto?. E allora via con le smanie arrangiate in Corri treno, oppure i moti di contemplazione espressi in Un?altra vita o la dolce Ultima danza, abbraccio incantevole alla senilit?.

Gli albori degli anni zero segnano passaggi importanti per la carriera dell?artista, perch? nel 2002 cade l?uscita di Disperati Intellettuali Ubriaconi,? ottimo lavoro arrangiato dal pianista jazz Stefano Bollani. Una bagno di recensioni e consensi accompagna l?uscita del disco, che vale la chiamata al Premio Tenco, nonch? la vittoria al Premio Ciampi alla voce ?Miglior arrangiamento?.

Bobo Rondelli e Piero Ciampi: ? un rapporto stretto e fomentato dalla critica, che nell?uno vede l?erede dell?altro, e non ? un paragone scomodo, perch? come Ciampi anche Rondelli ? livornese, contestatore e incapace di piegarsi alle logiche dei circuiti commerciali. Cos? procede il suo percorso, e dopo l?uscita di Ultima Follia ? Best a Bestia nel 2003, come ultimo lavoro con gli Ottavo Padiglione, Rondelli si scopre attore e presta il suo talento sia al teatro che al cinema. Non essendo incline alla disciplina, Bobo cura molto l?aspetto dello spettacolo dal vivo, parodiando s? stesso per cercare un continuo contatto con il pubblico, che non sar? mai quello dei palazzetti gremiti, bens? quello delle osterie, delle feste paesane o dei piccoli teatri, dove Bobo vince la sua timidezza per trasformarsi in animale da palcoscenico, allorch? sente attorno a s? quella che lui chiama ?la gente giusta?.

Dalla musica ai monologhi il salto non ? innaturale, e porta Bobo a recitare un?opera di Roberto Benigni e Giuseppe Bertolucci: Cioni Mario di Gaspare fu Giulia. Sul set cinematografico, invece, Rondelli conta gi? un?apparizione nel 1991 in Ett Paradis utan biljard (Un paradiso senza biliardo), produzione italo-svedese diretta da Carlo Barsotti, accanto all’amico Paolo Migone. Nel 2000, invece, ? attore protagonista in Sud Side Story (regia di Roberta Torre), di cui scrive in parte anche la colonna sonora. E? un film musical, che riceve consensi al Festival di Venezia, e premi a Berlino. Nel 2004, compare in Andata e ritorno, ma tutto ci? non basta all?artista livornese per acquisire quella fama nazionale che per molti sarebbe meritata.

Dopo un periodo di silenzio di note, nel 2009 arriva la svolta nella carriera: esce il nuovo album solista, Per amor del cielo, e per l?occasione l?amico e regista Paolo Virz? realizza un docu-film sulla vita di Rondelli, dal titolo L?uomo che aveva picchiato la testa. Presentati a Livorno in un Teatro Goldoni esaurito, disco e film spezzano le catene al provincialismo di un artista che finalmente esce dalla dimensione locale. Per Amor del cielo ? un summa di poesia che vale un posto in finale al Premio Tenco 2009, un anno che passa in vetrina anche per la parte che Virz? assegna a Rondelli nel film La prima cosa bella, borioso omaggio a una Livorno di cui anche il regista ? originario. L?attivit? live si incrementa anche fuori dai confini regionali, mentre Serena Dandini ospita Rondelli per due serate consecutive nel programma Parla con me. Al successo del disco, tuttavia, non si accompagna la costruzione di un?immagine, perch? questo non fa parte di un artista poliedrico, ma sfuggente, a tratti ingestibile, che si rifugia dalle folle e adesso preferisce vivere da modesto, prima in un paesino sulle colline livornesi, poi di nuovo in citt?, nel momento in cui esce il suo quarto disco solista. Si chiama L?ora dell?ormai e vede la luce il 25 ottobre del 2011.

Discografia:

1993 ? ?Ottavo Padiglione?, EMI
1995 ? ?Fuori Posto?, Universal
1999 ? ?Ondereggae?, Arroyo Records
2001 ? ?Figlio del Nulla?
2002 ? ?Disperati Intellettuali Ubriaconi?, Arroyo Records
2003 ? ?Ultima ? Best a Bestia?, Arroyo Records
2009 ? ?Per amor del cielo?, Live Global
2011 ? ?L?ora dell?ormai?, Live Global

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30 novembre 2011

Questo post è stato scritto da: La redazione

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