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Spinelli shock: in curva miniappartamenti e garage

Sembra deciso ir Presidente. Dopo la proposta arquanto spiazzante di chiude’ la curva Norde, a ’n certo punto, n’è venuto l’idea d’asfartalla e di facci de’ miniappartamenti. Bellini, a schiera, con un pezzettino di giardino (fruttando ir fuoricampo e la pista d’atletia), Spinelli ha presentato questi meravigliosi monolocali (quattromila) da una persona sola, d’un metro e mezzo per un metro e mezzo – pratìamente gabine da mare costruite sur posto seggiola, ma piene d’optional: ar posto della televisione, la finestra, per vedé ir campo senza bisogno di Skay o di Mediasettepremiumme, e docce ’n comune co’ gioatori. Prezzo: ottocentomila euri l’uno. Così pensa di ricavà 3 miliardi e 200milioni d’euri. A quer punto – ha giurato sulla maglia di Protti – ci ’ompra magari un difensore dalle giovanili der Palazzi o della Sanbientinese. Altre grandi idee valutate dalla società per fa girà l’economia ner microcosmo dell’Armando Picchi: un parcheggio coperto ’n tribuna (per i pottaioni), uno scoperto in gradinata (per i miserelli), e poi le panchine da vendé a Villa Serena per fa sta comodi l’anziani. Ma soprattutto, la trovata chiave è di mette i pannelli fotovoltaici in tutto ir campo. Si gioerà a zigzag fra le strutture. E mi raccomando a’ gioatori: tirate piano perché i pannelli son deliati, niente bordate né puntarolate, perché se poi li rompete, vi dovete frugà.

di CLAUDIO MARMUGI

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Diffidate dell’amico der pesce povero

Vi sono molti momenti terrorizzanti nella vita di ciascuno. Cataclismi, maremoti, inviti a visionare milioni di diapositive con tutte lo stesso stupa in Nepal. Ma se ce n’è uno che mi leva proprio il sonno è quando un amico propone di andare tutti a cena in un posto che ha scovato lui in campagna dove producono tutto per conto proprio ed hanno il mito della filiera corta. ’Filiera-corta’ è una parola molto brutta (abbinata a ’chilometro-zero’) e io consiglio in genere di diffidarne, significa che non trovi una banana o una fetta d’ananas nemmeno pagando tanti soldi, così come sconsiglio nei limiti del possibile di seguire la chimera del ’pesce-povero’ (tradotto: ti do pesciaccio di scarto che ti ci sputa sopra anche il gatto e te lo fo pagà come un’orata, ma se ordini un’orata sei borghese e se mangi un pesce-povero dimostri attenzione all’ambiente e alla salute e fai il pieno di Omega3, che a me la fantascienza fra l’altro un mi garba nemmeno, ma ’un posso mia passà da fascista e mangià l’orata). L’amico è anche fan dei semi di girasole e in furore profetico condurrà l’intera comitiva in un casolare diroccato in campagna dove una vecchia con pochissimi denti ma moltissimi baffi impasta delle farine di dubbia provenienza e ci suda dentro, servendovele poi nella ciotola del gatto. Il giorno dopo, rigozzando, rimpiangerete di ’un ave’ rescisso i legami con l’amico ecologista ai tempi del liceo, maledicendo la vostra eccessiva socievolezza.

di PAOLA PASQUI

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Se l’impegno der futinghe si mettesse al lavoro

Domenia mattina decido d’andà a fa ’na pedalata sur lungomare. Mezza Livorno è alle prese colla ginnastia domeniale che trasforma la città in una palestra all’aperto. Se la stessa appliazione per ir futinghe e affini fosse spesa per il lavoro si sarebbe più produttivi de’ giapponesi! Imbocco la pista ciclabile e dopo varche pedalata le prime inzidie: all’artezza der Gabbiano mi viene incontro una matrona labronia sfiancata dalla fatia, colla cellulite ’he tocca terra e in preda alla crassia crisi da fame. Manca poo mi sperona. Proseguo e m’imbatto in un branco di vocianti marciatori che corrano con la bava alla bocca e trovano ’r tempo e ’r fiato per fa’ ’appottini a tutta la città. Mentre li scanzo ne rionosco sette o otto: ’un hanno mai lavorato da quando sono nati! L’unia fatia’he fanno è quella! Ar moletto d’Ardenza schivo tre bimbini cor tricicro che zigzagano sulla pista con atteggiamenti già da guappi. Ni vorrei dì quarcosa ma vedo le loro mamme che con sigaretta ’n bocca, telefanino all’orecchi, tradiscano sguardi tipici da femminista ’ncazzata. Dunque meglio lascià perde’. All’Accademia un drappello di sbuffanti concittadini, che con lo streccing pare vogliano buttà giù ’r muro di cinta della stessa. Urtimo ’ncontro a Barriera Margherita: palestratissimo soggetto con body fotònio comprendente gonfio nella zona pelvica e bandana rigorosamente amaranto trainato da pittbu’con la lingua di fori e occhi luciferini. Decido di ritornà a casa e medito una ’onzidarazione: e ci sto gobbo la domenia mattina solo soletto a zappà l’orto!

di CONSALVO NOBERINI

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Quanti vigili ci vòle per fermà ‘na bici?

Quanti vigili ci vogliano per fermà ’na bicigretta? Tre: uno distrae ir ciclista, un artro ni fa la murta e ir terzo ni sgonfia le ròte. Oh, sembra ’na barzelletta, ma venerdì ’n via de Lardarel l’ho visto perdavvero o guasi. Fanno le murte alle bici davanti ar tribunale. E’ giusto, non ci si pòle passà. Però, è vero anche che lì c’era stata la pista ciclabile (durò ir tempo d’una pedalata, perché come guasi tutte le ’ose fatte a Livorno era una ’azzata – ciaveva una popò di curva a gomito stretta e cieca in fondo a via De Lardarel dove c’è ir barrino e ir tabaccaio che tutti i giorni ci facevano ’n frontale grave) e che ci sarebbe ancora se davanti ar tribunale levassero quell’imparcature sèolari che ormai fanno parte delle struttura (c’appendano i ’ondannati, vedrai). Però, se si murtano le bici bisogna murtà le macchine che vanno a dugento mentre sei sulle strisce e che,’nvece di scusassi che t’hanno guasi stiacciato, ti mandano anche ’nculo perché eri ’n mezzo di strada! Le macchine che vanno a dugento non le fermano mai. E se ni fanno la murta, quelli con la macchina che va dugento non la pagano o la ’ontestano e vincano ir ricorso. Le bici no. L’hai voluta la bicigretta…

di CLAUDIO MARMUGI

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Cercano di tuffassi nell’acqua pulita: arrestati

L’ordinanza parla chiaro: bagni ner sudicio o nulla. Bandiera blu spaccata ner collo dei trasgressori

Che affronto! Come si son permessi? Cosa n’è preso? C’è due hanno visto uno specchio d’acqua pulita in mare, dé, ci si son buttati di volata! Eh no, cari! Non funziona mia così! Non l’avete letta l’ordinanza? “Il bagnante di vì (turista o residente che sia) deve fa ir bagno ner sudicio o ner botro. Guai a usà l’acqua pulita, quella è per quelli co’ vaini che vanno ne’ posti d’elitté. L’avventore comune si deve ’nzozzà bene bene. Sennò per cosa si sparge catrame, benzene, bario, arsenìo, nichel, molibdeno e sterco di ciuo (sudato) a’ quattro venti? Cioè, ir nichel costa! Mica si può spende’ vaini per nulla! Già che a quarcuno ni c’è cascato, tanto vale sfruttallo. Fa venì la pelle liscia, sai! Che stiamo qui a sciupà l’escherichia coli? A cincischiare mentre quarche volenteroso l’ha donata aggratisse alla cittadinanza vicino a’ Pancardi! Se c’è che quarcuno se la pigli, no?! Facile fa ir bagno nell’acqua pulita, così son boni tutti!”. E ora, ’nfatti, questi du’ scellerati che si son buttati, l’hanno messi in galera. Presi ar rezzaglio, sollevati cor paranco e portati in cella frigorifera. “La fine de’ ghiozzi di bua! E’ questo quello che si meritano!”, ha tuonato l’Assessore all’Unto & Intrugli, “io la bandiera blu ne la spaccherei ner collo!” ha continuato placido “fino a lascialli ir segno della vergata der manico!”. Vedrai ora questi due, prima di ributtassi ci ripensano. Se mai usciranno di prigione, è ovvio.

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Se l’omo che mangiava ne’ bussoli fa lo chef

Oggi mi garbava dà dei consigli sull’amore o sul galateo. Ora, sul galateo, a Livorno ’un c’è bisogno, perché come popolazione siamo parecchio ma parecchio raffinati di nostro e ’un c’insegna nulla nessuno, però sull’amore mi sento la responsabilità morale di mettere in guardia le lettrici dal lasciarsi coinvolgere in situazioni scabrose con uomini deviati e perversi. Non mi sto riferendo a pratiche sadomaso: son sicura che, qualora un povero stolto s’azzardasse a danni una cintolata, una donna media labronica sarebbe in grado di difendersi prendendolo a puntate (credo che nessuna città annoveri un numero così altro di frequentatrici di corsi di kick boxing e krav maga). Il rischio veramente tremendo è d’incappare in un pazzo maniaco che a un certo punto della su vita, dopo avé mangiato ne’ bussoli per quarant’anni, si fissa d’esse’ un gourmet e un sommelier, rendendo la vostra vita un inferno. Violenza domestica: non saprei come altro definire la prova a cui venite sottoposte dopo una giornata di lavoro quando un pazzo dagli occhi molto sbarrati, in furore mistico, vòle che mangiate un arrosto di struzzo alla lavanda provenzale accompagnato da un vino d’annata con spunti di mogano e di bacche rosse (vedrai velenose). Questi uomini non guariscono, amiche, si rischia di entrare in una spirale perversa, quindi io consiglio di interrompere la relazione alle prime avvisaglie. Fateni trovà una tavola apparecchiata con la tovaglia rossa a quadri, e sopra le lasagne di rosticceria e il Tavernello: scapperà per non tornare mai più, e mi ringrazierete.

di PAOLA PASQUI

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