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Memorie per il futuro: in regalo col Tirreno 20 fascicoli sulle orme della nostra storia

di Mauro Zucchelli

Da domenica prossima i lettori del Tirreno troveranno in edicola, in regalo insieme al giornale, una serie di fascicoli che gettano uno sguardo sul nostro passato. La serie di volumi (domenica con il primo avrete anche il raccoglitore, poi appuntamento tutti i marted?, mercoled?, gioved? e venerd?) si intitola “Memorie per il futuro”. E gi? questo d? l’idea di quel che sar?: il tentativo di cercare all’indietro la forza di guardare avanti, il bisogno di leggere nel passato le tracce sulle quali magari ci muoveremo domani. Come nella rincorsa per il salto in lungo. Perch? se la quotidianit? della citt? la raccontiamo giorno per giorno sulle pagine del giornale, c’? anche la necessit? di fissare gli occhi un po’ pi? lontano. Al di l? della babele frammentaria, confusa e spesso sconclusionata di un oggi che, nell’era dello spread, in questi tempi sbadati e sbandati, pu? sembrare – non solo a Livorno ma soprattutto a Livorno – indecifrabile e convulso. Magari sbrindellato e bigio, al punto da lasciarci disorientati, sfiniti, sfibrati. Cio?: sconfitti.

Eppure non siamo figli di un dio minore: basta mettere in moto la macchina del tempo per accorgerci che non ? affatto sciatta, anonima e banale la storia che collettivamente abbiamo alle spalle. Il primo imperativo ? proprio questo: tirare fuori dal cassetto il nostro passato per rispolverarne l’orgoglio e l’energia, l’identit? e l’appartenenza. Ci sar? pure un motivo se nessun altro presidente della Repubblica ha insistito sulle proprie radici quanto il livornese Ciampi, pure cos? poco “livornese” nei modi molto britannici. Ci sar? pure una ragione se, attraverso la capacit? comunicativa e il talento artistico di Virz?, Bruni, Rondelli, Ruffini e tanti altri, la simpatia dell’ironia labronica, spontanea e spavalda, ? il prodotto che ora, con le fabbriche in crisi e le ciminiere dimezzate, Livorno vende di pi?… Sgombriamo per? il campo da un equivoco: non scriveremo la storia di Livorno n? cercheremo di analizzarne ponderosamente le dinamiche profonde fra dotte citazioni e note a pi? di pagina. Semmai ne racconteremo le storie. Al plurale: perch? nel nostro dna la dimensione plurale ? un bagaglio esistenziale con cui abbiamo imparato a fare i conti da secoli.

Ma proprio perch? non ? una sistematizzazione della storia cittadina non sar? neanche un catalogo che pretenda di esaurire tutto il passato in un furioso intento archivistico: il “Dizionario enciclopedico degli italiani” l’ha fatto la Treccani in qualche centinaio di migliaia di pagine e non c’? bisogno di replicarlo in sedicesimo su scala cittadina. Non tutto ma di tutto… Se si tratta di storie, non c’? una storia “alta” dei grandi fatti politici e una “bassa” fatta dalle piccole curiosit? quotidiane. Ci sono semplicemente dei “fili” che cuciono insieme cinquant’anni, magari un secolo, talvolta due: semplicemente un assaggio di quel che siamo stati (e, dunque, di quel che possiamo tornare a essere, al di l? dei guai del presente). Perci?: diversamente da ogni buona regola, non apriremo il nostro racconto con il solito bailamme di date bens? con un occhio curioso sul mondo dello spettacolo. Per? senza pretendere di esaurirlo: lasceremo fuori dal campo di osservazione, ad esempio, la musica (cos? come avverr? poi per commercio e urbanistica, artigianato e politica istituzionale).

Ovvio, nessuno si sogna di negare che le sette note abbiano dato straordinari talenti alla citt? e al mondo – da Mascagni a Nada, da Piero Ciampi ai Virginiana Miller, da Bobo Rondelli a Galliano Masini – ma stavolta centreremo l’attenzione principalmente sul cinema.Non solo Virz?, ma da “Ben Hur” in poi, fra le “Notti bianche” e “Mare matto”, “Il sorpasso” e “Tutti a casa”, i film che hanno fatto di Livorno un set molto amato e, al tempo stesso, la sparizione dei cinema dal paesaggio urbano della citt? (Odeon, Metropolitan, Gran Guardia e via dicendo). Invece di incamminarci come gli storici sul sentiero concettuale e astratto dall’analisi di dinamiche e “ingranaggi” che mettono in moto le vicende, abbiamo preferito tener l’attenzione fissa sui luoghi della citt?. Spazi fisici vivi, veri, conosciuti da tutti: e al tempo stesso sedimento di storie. E’ l’antidoto migliore per rimettere in gioco la nostra memoria e provare a farne qualcosa di meno ammuffito.

Insomma, non cercheremo di rubare il mestiere agli storici. Il cronista non pu? che raccontare storie, cercando magari di collocarle su uno sfondo che consenta di capirle meglio: in questa occasione invece che guardare all’oggi, abbiamo provato a girare gli occhi su ieri e, per quanto si pu? azzardare, su domani. Anzi, su dopodomani, visto che dei 20 fascicoli che vi accompagneranno dal marted? al venerd? gli ultimi quattro nascono dall’idea di immaginare qualche traiettoria a medio-lunga gittata. Se la comunit? scientifica attende per il 2032 lo sbarco dell’uomo su Marte e, visto che una azienda aerospaziale livornese sta lavorando a progetti che guardano a quella scadenza, come sar? Livorno da qui a vent’anni? Il palcoscenico prima delle fabbriche, dicevamo. Ma anche l’ “invenzione” ottocentesca del lungomare, e poi le religioni (al plurale), un itinerario nel segno dell’acqua, lo sport da cent’anni sul podio e il porto che era in zona medaglia e ora non c’? pi?, un tuffo nella Livorno del Risorgimento e anche in quella che ha le radici rosse.

Tutto questo troverete nei 20 fascicoli che Il Tirreno manda in edicola da domenica. Con una infinit? di sorprese lungo il cammino: fatte di facce e di luoghi. Storie, molto pi? che aneddoti simpaticoni o bozzetti coloratissimi: Nient’altro che storie, possibilmente raccontate con leggerezza, senza prosopopea n? voglia di rinchiudere i lettori fra i banchi di scuola a sentire la lezione. Un “filo” di riflessione ? possibile farlo saltar fuori, e un “filo” qua e uno l? chiss? che non sia possibile guardare a questa citt? avendo l’orgoglio di un passato che pochi hanno. L’orgoglio che ? anche la benzina per rimettere in moto e, finalmente, ripartire.

?RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo post è stato scritto da: La redazione

3 commenti

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  1. LA LIANA Livornese in..Avignon
    15 luglio 2012 a 16:09 #

    La mia fierta ? d’essere LA Livornese anche..in terra strani?ra! ? questo che ognuno deve avere al cuore e nel sangue..fino alla fine, dal piu grande al piu piccolo. Con tutte queste cose belle che uniti avete deciso di fare, e ce la farete, ci vodrebbe che tutti ci si mettino..o almeno un massimo e si vedrebbe sicuro un resultato ottimo..in 2035. Tantissimi auguri a voi fratelli Livornesi,e che Livorno..resti ..Livorno
    LA LIANA D’AVIGNON

  2. fabrizio filippi
    29 luglio 2012 a 08:58 #

    Mi dispiace dissuaderla ,caro Sig. Zucchelli,ma a Livorno non “ripartiremo” mai, se a condurre la cosa pubblica,rimangono quelli che Livorno l’hanno ridotta in questo stato.E Lei che ? un fine osservatore non puo’ che darmene ragione.A Lor signori va bene cosi’,perche’ ? da questo “cosi'” che purtroppo traggono consenso politico.Chi glielo fa fare di avere una citta’ intraprendente,moderna,aperta al mondo ,al turismo, alle novita’.Che glielo fa fare di snaturare il tessuto sociale ed economico,che potrebbe fargli perdere il consenso politico.Ci sara’ ovviamente un motivo,che se qualcuno ha voluto fare carriera,ha dovuto ahinoi fare le valigie?Purtroppo a Livorno vale la “vulgata” anche dei nostri giovani:” De’ meglio disoccupati agli scogli piatti,che ingegnere a Milano.” Con questi concetti purtroppo saremo sempre la Livorno che siamo.

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