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Geraldo Parrella: “Piano regolatore del Porto e della citt

Vedo con molto piacere il contributo di idee di tanti cittadini alla iniziativa del nostro quotidiano sul come programmare i prossimi anni della nostra citt?. Cimentarsi su quale futuro, pensare e programmare ? sempre stato un impegno difficile ; ? sempre molto pi? facile pensare al presente e soprattutto al presente che non soddisfa. Se prima dell’inizio della crisi, nel 2008, era difficile, oggi, nella evoluzione della crisi ? veramente quasi impossibile, perch? nessuno pu? sapere il quando, il come e dove finir? questa fase critica del mondo. L’amministazione comunale ha gi? programmato molto e molto di questo programmato, per il recente passato e per il presente, inevitabilmente, a causa della crisi economica in atto, far? parte delle realizzazioni future. Penso alle realizzazioni del nuovo quartiere S.Martino, al completamento della Porta a Mare, al quartiere di “Fiorentina”, al nuovo termovalorizzator e, al rigassificatore, al riuso della citt?; ci saranno i soldi per queste opere? Difficile dare risposte su quando ci saranno.

Il piano regolatore del Porto, in parallelo al piano urbanistico della citt?, sono i punti fermi per programmare il futuro, ma per quanto possa fare un comune, non pu? certo sostituirsi alla imprenditoria perch? ? l? che si formano il capitale e l’idea e da questi l’occupazione vera, quella che produce ricchezza. Livorno citt? di mare, pu? programmare il suo futuro tenendo conto del suo passato; ? nata come porto dei traffici marittimi e perci? di traffici e di commercio, ma anche voluta come “citt? giardino”e cio? della “villeggiatura al mare” e citt? dove le diverse razze, religioni e culture si sono sempre incontrate sempre nel rispetto delle leggi del tempo. Tutte le citt? del mondo occidentale sono obbligate a ripensarsi ed a riprogrammarsi. La disoccupazione ? attorno al 10% nei paesi europei, con punte del 25% in Spagna. La Germania e l’Italia, hanno ambedue superato la soglia dei duemila miliardi di debito pubblico. Probabilmente il futuro ? difficile a queste condizioni e certamente ogni citt? non pu?, da sola, risolvere il problema del mondo. Da questo nasce l’esigenza di programmare in sinergia con i contesti pi? vasti e, Livorno, ha la possibilit? di programmarsi assieme alla Toscana come citt? di servizio alla Toscana dell’arte e del turismo.

Questo post è stato scritto da: La redazione

Un commento

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  1. sergio nieri
    27 luglio 2012 a 18:49 #

    Di programmazione si puo’ anche morire,cortese Parrella.Quando un contenitore viene scritto sulle mappe,ma poi in cinque anni almeno non viene alimentato di contenuti,la funzione del contenitore finisce li’,anzi puo’ diventare un problema.Drammatico quando poi il contenitore (anche a causa della crisi )finisce su un binario morto terminando di fatto il suo contributo alla valorizzazione dell’area in cui insisteva.Per non parlare delle strategie,necessariamente anticicliche,che per essere aggiornate devono essere giocoforza modificate con nuovi strumenti urbanistici in variante alla previsione originaria.Il riferimento ? ovviamente a Porta a mare e Nuovo Centro,che da tempo immemorabile condizionano ogni opzione territoriale.Lo stesso vale per gli impianti,qualunque sia la finalit? della loro installazione,che se non vengono messi in esercizio con investimenti tempestivi e protetti rischiano di diventare obsoleti e non servire alla causa.Anzi, di generare inquinamento e debiti trasferiti a carico dell’utenza,come ? accaduto per l’inceneritore del Picchianti nel quadro della fallimentare vicenda di Aamps a discariche ferme o sequestrate con tanto di provvedimento giudiziario.Lo stesso potrebbe accadere col rigassificatore,di cui era stata annunciata la messa in esercizio nel 2011,ma che stenta a vedere la luce a causa dell’indebitamento del socio privato che a suo tempo ricapitalizzo’ Asa (sull’orlo del fallimento) con la prospettiva di realizzare le royalties del gassificatore medesimo.Insomma,gli scenari cambiano,ma noi siamo sempre al 2004,o forse addirittura al 1999.La strada per il 2032 mi pare lastricata da parecchie incognite.Ma la classe politica,con variazioni piu’ o meno significative, ? rimasta sostanzialmente quella.Questo,in definitiva,il problema.