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Simone Manetti, l’importanza del racconto, per ricordare. Dal cinema al reportage

Uno scatto tratto dal lavoro di Simone Manetti “Labronic Cheerleader Team”, Riccione 2012

 

 

Simone Manetti, ?nasce a Livorno nel 1978. Nel 2008 si diploma in Montaggio al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, e subito dopo, inizia la sua collaborazione con Paolo Virz?, che ancora va avanti, firmando il montaggio de ?L?uomo che aveva picchiato la testa? e del ?La prima cosa bella? il film selezionato come candidato italiano all?Oscar e per il quale ottiene le candidature per ?Miglior montaggio? al David di Donatello 2010, al Ciak d?oro 2010 e ai Nastri d?argento.?Parallelamente da qualche anno porta avanti progetti fotografici e reportage ottenendo pubblicazioni su riviste come ?Rolling Stone?, ?Look Lateral?, ?Vanity Fair?, ?A? e quotidiani come ?Repubblica? e ?L?Unit??.

 

-Quando, come e perch? hai iniziato a fotografare?

Quando ho iniziato a fotografare ? difficile dirlo, dipende che cosa si intende. Da sempre e?da pochissimo alla stesso tempo, ? la risposta che mi verrebbe pi? facile e immediata. Non?mi ritengo ancora un fotografo in senso stretto, ? troppo poco tempo che ho iniziato a farlo?con consapevolezza e con un minimo di ricerca ed ? da tantissimo che invece mi capita di?farlo per esigenza. Fotografo, per difetto. Non riesco, se non tramite le foto, a ricordare. Non?ho molta memoria, purtroppo, se non di sensazioni e, attraverso la fotografia, cerco di sopperire a questa mia?mancanza. Solo successivamente ? nato il piacere di?voler?condividere l? ?aiuto? dato alla mia?memoria, con gli altri. E solo in un secondo momento, ho capito che quei miei ricordi mancati?potevano diventare racconto e testimonianza, da l? la scelta di occuparmi principalmente di reportage.

?-Il lavoro di cui sei pi? orgoglioso fin’ora?

Sempre il mio ultimo progetto che in questo caso?si chiama??What a Waste? e cerca di raccontare la vita di Shabal e Mesut, due ragazzi Curdi che lavorano?come ?reciclatori? nella caotica Instanbul. Racconto le loro vite e cerco di aprire uno sguardo?sul loro lavoro. Le foto sono integrate da testi che, in questo caso, sono stai curati da Daniela Citi,?grazie alla quale ho conosciuto?questa realt?. Sicuramente il lavoro di cui sono pi? orgoglioso al momento.

Qual ? il fotografo, pittore, scrittore, regista, altro che pi? ha influito sul tuo lavoro?

Cambio spesso idea, tendenza e gusto a seconda?anche?del periodo emotivo?che mi trovo a vivere. Attualmente uno dei fotografi che mi piace pi??osservare?e studiare e che non delude mai le?mie aspettative ? Yuri Kozyrev. Amo e stimo tantissimo James Nachtwey, ma non potrebbe?essere altrimenti per una persona che ama?come me?il reportage. Film che hanno influenzato la mia?formazione fotografica invece sono sicuramente?War Photographer?di Christian Frei e?La Vida?Loca?di Christian Poveda.

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-Quali sono le cose, le persone, le situazioni che nonostante il tuo occhio non riesci a?catturare?

E? difficile dirlo, non so bene cosa non riesca?ancora?a catturare; so, per?, cosa non ho ancora provato?a catturare e che sar? sicuramente difficile, semmai?un?giorno?volessi provare a farlo. Vorrei arrivare a documentare?storie in paesi afflitti da guerre. Non miro alle foto da news, seppur a volte incredibili e ?meravigliose??e nemmeno?alla foto che ritrae il centro degli scontri; mi piacerebbe moltissimo raccontare,?invece, piccole?storie che si evolvono all?interno di scenari bellici o dove il conflitto ? appena passato.

?-Livorno, una citt? piena di pittori, musicisti e anche fotografi. Come si vive questa citt? da?fotografi?

Da Livorno me ne sono andato per inseguire il sogno?del cinema che poi sono riuscito a realizzare nella Capitale, ma credo che sarei andato via anche?per la fotografia, se questa fosse arrivata prima della passione per i film. ?Amo la mia citt? e sono fiero e felice di?provenire?da?questo luogo cos? particolare, ma ? una citt? dove ? difficile fare questo tipo di lavoro per cui chi rimane qui e riesce a realizzare il proprio lavoro come vuole ? da stimare e apprezzare ancora?di pi?; io non ci sarei riuscito. Tornare, per?, ? sempre bellissimo perch??Livorno mi piace, mi rilassa e mi fa essere nostalgico ogni volta che torno. Ho?la mia famiglia e alcuni dei miei amici pi? cari. Credo che non mi staccher? mai in maniera?definitiva e ne sono molto contento.

?-E i progetti che vorresti realizzare?

Fotograficamente sono alla continua ricerca di storie da raccontare. Al momento non ho?progetti in attesa di realizzazione. Appena trover? una nuova storia che mi affasciner?, partir??per cercare di raccontarla, cos? da poterla anche ricordare.

Ancora dal lavoro “Labronic Cheerleader Team”, Riccione 2012

 

 

 

 

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Questo post è stato scritto da: a.biagi

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