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Dalla fotografia al documentario: “Il mio lavoro? Dare una voce a chi non ne ha una”

Michele Lezza

Michele Lezza, ? un documentarista livornese. Dopo una formazione come cameraman a Roma presso il Centro Sperimentale Televisivo, si ? fatto le ossa sul campo lavorando per 6 anni come cameraman, montatore, regista in varie televisioni toscane. ?Ha realizzato?numerosi documentari e cortometraggi di carattere sociale, politico, culturale e antropologico, lavorando anche per varie istituzioni e ONG e partecipando con successo a diversi festival.

Diventa documentarista, dopo aver frequentato la scuola di cinema ZeLIG a Bolzano,?per dare voce a chi non ce l’ha, parte?dall?Europa e passando da Cuba, Messico, Guatemala, India, Sudan, Etiopia, Egitto, Tanzania arriva fino in Mozambico, Sud Africa e Kenya.

-Quando, come e perch? hai iniziato a riprendere?

La passione di riprendere l?ho sempre avuta sin da ragazzino. Ovunque andavo mi portavo la mia sony hi8: concerto dei Rage Aganist machine, gavettonate ai pancaldi, manifestazioni ecc? e proprio durante una manifestazione al G8 di Genova nel 2001 ho capito che quella telecamera sarebbe diventata lo strumento del mio lavoro. Rimasi scioccato di quanto accadde l? e capii l?importanza di raccontare storie vere.

?-Dove vivi attualmente?

In Pettine House! La mia casa-officina sul pontino.

?-Il video che hai girato a cui sei pi? legato?

Tanti. Ma l?esperienza che mi porto sempre dietro ? stato in Kenya nel 2008, ero l? per un documentario. Una sera conobbi per caso un discografaro olandese che stava facendo un progetto con dei ragazzini hip-pop salvati dalla strada. Dopo qualche giorno gli stavo girando il videoclip all?interno della discarica di Nairobi la pi? grande del mondo. Uno scenario allucinante dove si ? riusciti a trovare della bellezza unica.

?-Di che tipo di documentari ti occupi?

Di film documentari. Uso la parola film perch? spesso il documentario ? inteso come reportage di viaggi o si pensa a Quark sugli animali. Invece ? tutt?altra cosa.

-Primo lavoro fatto? Ultimo lavoro fatto?

?Via Livornese, 788? un documentario sulla base americana di Camp Darby nel 2002.

Ultimo? ho girato il backstage di un film italo-irlandese ?Controra? uscir? presto al cinema.

-Il lavoro che hai realizzato di cui sei pi? orgoglioso?

Quello che non ? mai uscito. ?Le 16 corde?, la storia umana ?e sportiva di un pugile livornese molto ribelle.

?-Qual ? il fotografo, pittore, scrittore, regista, altro che pi? ha influito sul tuo lavoro?

Mi influenza un po? tutto ci? che vivo e che vedo nei miei viaggi. Ma nella mia formazione sono stato sicuramente affascinato da: Pasolini, Herzog, Alain Resnais, Cecila Mangini,? Claire Simon, Vittorio De Seta, Paolo Benvenuti, Alina Marazzi, Kusturica.

?-Se c??, qual ? la foto, l?immagine, il quadro che ha cambiato il tuo sguardo di fotografo?

Non so se proprio cambiato, sicuramente i documentari di Pasolini sono eccezionali, riesce a parlare veramente vicino alla gente. O lo sguardo di Herzog dove riesce a fare della poesia in qualunque ambiente.

?-Quali sono le cose, le persone, le situazioni che nonostante il tuo occhio non riesci a catturare?

A volte vivo delle situazioni che vorrei riprendere con la mia telecamera, ma se la tiro fuori e non c?? il tempo sufficiente per creare un filo diretto con le persone che vorrei riprendere, spesso risulta artificioso e si perde la bellezza del momento.

?-Quali storie ti piace di pi? raccontare?

Storie reali vere spontanee, politiche , sociali. Quelle storie di personaggi che avrebbero tanto da dire ma che non rientrano nei canoni comuni televisivi e quindi non hanno voce.

?-Livorno, una citt? piena di pittori, musicisti e anche fotografi. Come si vive questa citt? da videomaker?

Ma lo ? sempre stata,? una volta erano tutti macchiaioli. Ora si ognuno si sente fotografo, videomakers, dj, la tecnologia ha abbassato i prezzi e quindi ognuno pu? comprare un mezzo per esprimere la propria arte ed ? un bene che non sia uno strumento elitario. Poi bisogna distinguere la professionalit? e l?amatorialit?. Spesso l?amatore si sente di poter fare e ?ruba? il lavoro ad un professionista a discapito della qualit? e della bellezza. Io penso che se uno riesce a pagarsi le bollette con solo il suo strumento artistico senza dover fare altri lavori allora sei sulla strada giusta.

?-Quali sono i luoghi di Livorno che si trovano di pi? nelle tue riprese?

Ambienti popolari.

-Qual ? il tuo rapporto con la tua citt??

Odio e amore?come gran parte dei livornesi. Quando sei fuori per lavoro cerchi sempre Livorno o qualcosa che ti rimandi alla citt?. Quando sei a Livorno vedi la dimensione della provincia della non cultura, e hai bisogno di andar via?.un poco?poi ritoni. Per? posso dire che ho viaggiato mezzo mondo e l?unica citt? dove vorrei vivere veramente ? Livorno?un motivo ci sar?!!

-Il ricordo pi? bello che hai legato alla tua esperienza di videomaker a Livorno?

?e in generale?

Il film “Le 16 corde”. Grazie a quel progetto ho conosciuto un mondo fatto di bellissime persone molto distante da me, ma in cui mi sono riconosciuto. E che mi ha preso. E poi da quell?esperienza ? nata la 99doc. Una casa di produzione che ha legato altri 4 filmmakers livornesi in torno a quel progetto e ora siamo un entit? forte che ? un continuo cantiere aperto di creazione di film.

-In quali progetti sei impegnato in questo momento, dove vedremo i tuoi prossimi lavori?

A presto dovrebbe uscire su Rai5 il Documentario che ho fatto l?anno scorso sulla TRANSAFRICA. Abbiamo seguito dall?Egitto al Sud Africa due ragazze che attraversavano tutta l?Africa a bordo di una macchina sgangherata rosa?ed ? successo un po? di tutto!!

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Questo post è stato scritto da: a.biagi

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