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Chiara Nicolosi: la grazia. Dall’autoritratto alla street photography passando per le sue lezioni di fotografia

Chiara Nicolosi

Chiara Nicolosi, classe 1984, ? una fotografa livornese. La sua passione per la fotografia inizia gi? ai tempi del liceo, e da l? non si ? pi? fermata. Dopo una laurea in Arti Visive inizia a collaborare con vari festival e concorsi che portano le sue fotografie fino a Tokyo.

Dal 2010 tiene in citt? corsi di fotografia per bambini e per adulti. ?”Insegnare a fotografare vuol dire insegnare ad esprimere le proprie emozioni attraverso una tecnica, ed essere curiosi e creativi.”

-Quando, come e perch? hai iniziato a fotografare?

Non ricordo con precisione, ma di sicuro negli anni del liceo.

Fotografavo di tutto, e raccoglievo fotografie che? trovavo sui giornali o su internet, che mi colpivano per qualcosa: colori, forme, ritratti, moda.

-Di che tipo di fotografia ti occupi?

Mi piace poter fotografare qualsiasi cosa, dalle persone agli oggetti ai paesaggi, ricercando continuamente nuove tecniche e nuove forme.

Nel mio percorso creativo ci sono l’autoritratto, perch? mi permette una maggior sperimentazione, dove, partendo dalla conoscenza del mezzo e del linguaggio fotografico, sfrutto le sue possibilit?, superando i canoni tradizionali e giocando con le lunghe esposizioni ed effetti sfocati, e ?la street-photography, cogliere momenti, gesti, situazioni, nella vita di tutti i giorni, con composizioni semplice ed essenziale.

-La foto che hai scattato a cui sei pi? legata?

Sono pi? fotografie, che appartengono al progetto “Evanescence of Form” a cui sto lavorando da un paio d’anni.

Uno scatto della serie “Evanescence of Forms”

-Qual ? il fotografo, pittore, scrittore, regista, altro che pi? ha influito sul tuo lavoro?

Non tanto fonti di ispirazione, quanto fotografi-maestri che mi hanno fatto riflettere, scoprire e capire la fotografia attraverso la contemplazione di una qualsiasi loro immagine: Henri Cartier-Bresson, Ferdinando Scianna, Duane Michals, Saul Leiter, Vivian Maier, Helen Levitt, Francesca Woodman, Piergiorgio Branzi.

-Se c??, qual ? la foto, l?immagine, il quadro che ha cambiato il tuo sguardo di fotografa?

La fotografia di Henri Cartier-Bresson “Servizio funebre shintoista dell’attore di kabuki Danjuro”. Giappone, Tokyo 1965.

-Come si vive a Livorno da?fotografi?

Oggi la fotografia ? estremamente diffusa, immediata e per questo forse inflazionata.

Come si dice spesso a Livorno “sono tutti fotografi”. E’ vero, sono d’accordo. Ma al tempo stesso credo che ognuno debba guardare al proprio lavoro, chi ha davvero qualcosa da dire ed ha una certa sensibilit? ed inclinazione all’arte far? la differenza.

Per quanto mi riguarda sono circondata da fotografi e non mi dispiace affatto: la mia sorella, il mio fidanzato, la mia cugina, alcuni amici e ci sono alcuni fotografi livornesi che mi piacciono e stimo molto.

La cosa positiva ? che ci possono essere scambi di idee, nuove conoscenze, collaborazioni.

Livorno mi piace, qui c’? la mia famiglia, le mie cose, il mare, per? ? poco stimolante culturalmente, io ci provo, per? vorrei sempre qualcosa di pi?.

-Il ricordo pi? bello che hai legato alla tua esperienza di fotografo/a a Livorno??

La foto-installazione “OscuraMente” che ho progettato e realizzato nel febbraio 2011 con Giulia Barsottini, Alessio Bonatti, Francesca Nicolosi e Gian Luca Palazzolo e con gli architetti Marco Lulli, Lucia Posarelli e Marta Righeschi presso il loro studio d’architettura 70m2 a Livorno. Un?esperienza formativa molto interessante, con un?ottima collaborazione, che rifarei adesso!

Da quattro anni tieni corsi di fotografia, cosa vuol dire secondo te insegnare a fotografare al di l? della tecnica?

Ai miei alunni dico sempre questo: ? Fotografare significa esser capaci di fotografare ogni situazione, in qualsiasi momento e condizione di luce, quindi ? importante conoscere la tecnica; ma al tempo stesso la fotografia ? una forma d?arte e come per tutte le arti, l?essere creativo, avere gusto e un buon occhio ? fondamentale, perch?? ? proprio dalla scelta dell?inquadratura, del taglio, dello stile utilizzato, oltre a cio? che si vuol raccontare, che una fotografia colpisce lo spettatore e viene definita bella o interessante.?

Nei miei corsi parlo di tecnica fotografica, ma anche di linguaggio formale e compositivo, affrontiamo correnti, fotografi e stili che ci fanno capire che il linguaggio tecnico e artistico vanno di pari passo, l?uno non pu? esistere senza l?altro.

 

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Questo post è stato scritto da: a.biagi

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