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Dennis Berti, il fotografo delle emozioni

Dennis Berti

Incontrare Dennis Berti, ti lascia addosso una scia di gioia e di energia, la stessa che traspare dalle sue fotografie. Non c?? da stupirsi se cos? tante coppie, da tutto il mondo raggiungano lui e e alla sua compagna di vita, di viaggi e di lavoro, Chio, in Messico?o lo invitino a mettersi in viaggio, per affidarli , il giorno pi? importante della loro vita. O almeno i ricordi che lo renderanno indimenticabile.

Dennis, livornese purosangue, scopre la fotografia a diciannove anni, per sbaglio. ?Mi resi conto che avevo poche foto della mia famiglia cos? comprai una vecchia macchina fotografica, una Pentax 738, e decisi di iniziare a scattare fotografie di quello che c?era intorno a me ? spiega Dennis ? non ne capivo molto, ma quando sviluppai il primo rullino ebbi uno shock, capii la potenza della fotografia.? Dopo arrivarono le sperimentazioni e un corso di fotografia gratuito, quello del dopo lavoro ferroviario, fino a che arriv? una chiamata. ?A bordo dei traghetti Moby Lines cercavo un fotografo ? mi racconta Dennis ? mi buttai senza pensarci e cos? iniziai, da l? poi arriv? il lavoro sulle navi da crociera Costa, e i villaggi turistici.? Quando la vita itinerante inizia a stancarlo, Dennis riceve un?altra proposta da un ex capo ?Mi disse ?Vieni in Mexico, ho aperto un negozietto di fotografie dentro un hotel. Ritratti alle famiglie ogni tanto qualche matrimonio. Tre mesi. Poi vedi?. I mesi alla fine divennero sei e poi otto e alla fine tornai a Livorno solo per prendere le valige pi? grosse e ripartire per il Messico!? (altro…)

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Federico Tovoli: un fotografo all’avventura. Da Livorno a Lima, e tutto intorno. Sempre con la macchina fotografica al collo.

Federico Tovoli.

Dai corsi di fotografia dell’ARCI all’avventura da fotografo documentarista in America Latina.

Federico Tovoli, livornese, classe 1963, a Livorno ha iniziato a lavorare come fotografo negli anni 80′. Da qui ? partito con la macchina fotografica al collo alla volta del sud America tre anni fa dopo che nel 2004 ?i suoi lavori sono diventatati “sociali” e ?per questo decide di trasferirsi a Lima, in Per?, dove tutt’ora risiede e da dove ci racconta la sua storia di fotografo.

-Quando, come e perch? hai iniziato a fotografare?

La fotografia era l?hobby del mio defunto pap?, negli anni sessanta non era cosa comune vivere con un padre con sempre la macchina fotografica al collo, io poi son sempre stato curioso e quindi per me ? la fotografia ? cominciata con l?infanzia, dapprima vedendo le foto di babbo e i libri fotografici che si comprava, poi aiutandolo in camera oscura (a otto anni !!!) e dall?et? di tredici scattando in proprio con una Kodak Retina che lui mi pass?.

?-Perch? hai deciso di vivere in America Latina??

Nella primavera del 2011 ho scelto di trasferire la base della mia vita in un paese in forte sviluppo e non ancora affetto ( forse non lo sar? mai) dalle paranoie europee, Ho scelto?Lima, la capitale del Per?, e pi? precisamente a Barranco il quartiere storico lungo il pacifico perch??qui un fotoreporter lavora meglio, ?come ho potuto capire negli anni in cui l’ho frequentata. Come lavoro in zona principalmente insegno fotografia in varie scuole, poi ci sono le ONG ed i clienti locali che stanno cominciando a farsi sentire.??

? Federico Tovoli

-La foto che hai scattato a cui sei pi? legato?

Quella dei bambini laotiani al tramonto, principalmente perch? ? una delle poche immagini in cui ho interagito energicamente coi soggetti (stavamo giocando ad un botta e risposta da un terrapieno all?altro ai due bordi di una strada, dietro di loro c?? il Mekong, il mio scopo era anche quello di nascondere il sole dietro i loro corpi) poi perch? la composizione e la sostanziale caldissima monocromia ha conferito a quest?immagine un impalpabile qualcosa in pi?.

-Di che tipo di fotografia ti occupi?

Sono fotoreporter, ?le tematiche che prediligo sono sociali, scientifiche, turistiche, ambientali. Faccio quel tipo di fotografia ?geografica? che son storie di luoghi abitati da persone. Non corro dietro alla notizia perch? non rende, non son mai andato in guerra perch? per farlo ci vuol la testa dei vent?anni ed io solo col fotoreportage ho cominciato a 27 ed erano solo itinerari turistci all?epoca. Robert Capa copr? la guerra civile spagnola dai 23 ai 26 anni d?et?, sbarc? a Omaha Beach a 31.

 

? Federico Tovoli

?-Primo lavoro fatto? Ultimo lavoro fatto?

Il primo non ricordo se era un saggio teatrale del Grattacielo dove c?era un mio amico o uno di culturismo nella palestra dove andava mio fratello; stiamo parlando del giugno ’84!

Sono appena rientrato dalla Selva Central (facente parte dell?enorme? zona amazzonica del Per?) dove ho portato a termine un reportage sulle antiche colonie austro-tedesche. In quella zona detta Oxapampa, si pu? scoprire un bel melting pot culturale andino, nativo ed europeo ha creato negli anni una bella civilizzazione.

?-Il lavoro che hai realizzato di cui sei pi? orgoglioso?

La cover Ottobre 2001 della Rivista Altair, la rivista di viaggi pi? importante di Spagna, quando nel 2008 entrai nell?omonima libreria di Madrid e vidi che quella copertina era diventata un poster sulla porta d?ingresso pensai che era venuto proprio un bel lavoro. In questi giorni sulla tele nazionale peruviana sta girando uno spot istituzionale dove ci sono anche otto mie foto, una puntina d?orgoglio c???

-Qual ? il fotografo, pittore, scrittore, regista, altro che pi? ha influito sul tuo lavoro? I fotografi che ti piacciono di pi?? Quelli ai quali ti ispiri?

I fotografi che mi piacciono di pi? e che hanno influenzato il mio lavoro sono Henri Cartier Bresson, Ansel Adams, Steve Mc Curry, David Alan Harvey, Carlos Lujan ed anche ?I Terraproject?.

Mi son formato? con scrittori come Kerouac, Hesse, Norman Mailer e Tiziano Terzani, la pittura ? una cosa che mi piace perch? vede pi? in la del visibile, se un fotografo scopre Hopper non pu? non restarne affascinato. I registi??..John Ford e Wim Wenders.

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Luca Dal Canto: tra cinema e fotografia, sognando la rinascita culturale “livornese”

Luca Dal Canto a lavoro al Goldoni

Luca Dal Canto ? un fotografo e regista livornese. La sua esperienza passa per il cinema con collaborazioni importanti con registi come?Daniele Luchetti, Sergio Rubini, Paolo Genovese e Luca Miniero e per la fotografia con progetti dedicati a Livorno.

Luca ? anche autore di documentari, spot, ?con il backstage del film “10 regole per fare innamorare”, di Cristiano Bortonecon si ? aggiudicato l’anno scorso il premio Backstage Film Festival e anche di cortometraggi. L’ultimo dei quali??”Il cappotto di lana”, ?ispirato ad una poesia del grande poeta livornese: Giorgio Caproni, ??ora in giro?per vari festival??in Italia e all’estero. Dopo aver vissuto a Roma ? tornato alla sua base Livorno, “la citt? che amo di pi? al mondo, ogni angolo qui ? perfetto per uno scatto, una citt? a misura di fotografo e di artista, e soprattutto nonostante quello che ormai pensa tristemente il livornese medio – spiega Luca – piena di risorse dal punto di vista culturale”.

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-Quando, come e perch? hai iniziato a fotografare?

A 9 anni circa. I miei genitori mi comprarono la mia prima macchina fotografica a Firenze, vicino al Ponte Vecchio. Mi ricordo ancora quel pomeriggio emozionante a provare vari scatti.?Poi, con il passare del tempo, mi sono innamorato del cinema e ho intrapreso gli studi in questo settore, che poi non ? altro che un’evoluzione della fotografia.?L’?ho riscoperta definitivamente una decina di anni fa, quando per lavoro ho iniziato a frequentare i set cinematografici e a conoscere meglio il gusto per l’ inquadratura e per la luce.

?-La foto che hai scattato a cui sei pi? legato?

E’ una foto della Terrazza Mascagni deserta, surreale, in una giornata nuvolosa, in cui le linee geometriche delle mattonelle e delle balaustre sembrano incrociarsi senza fine. L’ho scattata sei anni fa ed ? stata la prima foto che mi hanno acquistato per un’?importante pubblicazione, dicendomi che ricordava le atmosfere di Gregory Crewdson.?

?Luca Dal Canto

-Primo lavoro fatto? Ultimo lavoro fatto?

Primo vero lavoro fatto in fotografia un servizio per una famosa galleria d’arte toscana; ultimo lavoro un progetto fotografico dal titolo “I luoghi di Modigliani. Tra Livorno e Parigi“, un viaggio nei luoghi (circa 40), cos? come sono oggi, che hanno scandito la vita del grande artista, composto da fotografie e simpatici aneddoti. Un lavoro a cui da livornese sono molto legato.?Ripercorrere i luoghi in cui Dedo ha vissuto e lavorato ? stata veramente un’esperienza incredibile. A breve, spero, ci saranno importanti novit? su dove sar? esposto il progetto perch? recentemente il?progetto che ? stato “snobbato” da un’importante istituzione che lavora nell’ambito turistico locale poich?, paradossalmente, “alle prese con troppi turisti da gestire quest’anno”

Il mio ultimo lavoro fatto nel cinema, a cui tengo moltissimo, ? il cortometraggio “Il cappotto di lana”, http://www.streamoff.tv/streamshort/il-cappotto-di-lana,?una fiaba liberamente tratta dalla poesia Ultima preghiera di un altro grande livornese: Giorgio Caproni. Il film sta girando l’Italia, selezionato in decine di festival internazionali, e vincendo diversi premi

?-Quali sono gli artisti, i fotografi e gli scrittori che influiscono di pi? sul tuo lavoro?

Amo molto Henri Cartier Bresson, ma anche Gregory Crewdson, come artisti?Caravaggio, Amedeo Modigliani e poi gli Impressionisti in generale.?Per la scrittura Charles Dickens e per il cinema,?Dino Risi, Mario Monicelli, maestri della vera Commedia all’Italiana dai quali c’? ancora molto da imparare

?-Se c?’?, qual ? la foto, l?’immagine, il quadro che ha cambiato il tuo sguardo di fotografo?

Ti devo dire la verit?. Non c’? un’immagine precisa, ma piuttosto l’aver lavorato sul film “Colpo d’occhio” di Sergio Rubini, uno dei registi pi? pignoli, anche dal punto di vista dell’inquadratura, e appassionati del proprio lavoro che abbia mai conosciuto

?-Livorno, una citt? piena di pittori, musicisti e anche fotografi. Come si vive questa citt? da?fotografi?

Livorno -? e non lo dico perch? sono di parte – ? una delle citt? pi? fotogeniche e cinematografiche che abbia mai visto. Sar? per le atmosfere, per la luce, per i colori, per l’atipicit? architettonica e urbanistica, fatto sta che ogni scorcio ? perfetto per fare uno scatto. Quindi direi che ? una citt? a misura di fotografo e di artista…Nonostante quello che ormai pensa tristemente il livornese medio, qui si potrebbero fare tante, ma tante cose dal punto di vista culturale.

?– Qual ? il tuo rapporto con la tua citt??

Di amore e odio. O meglio di amore e delusione. Io adoro Livorno e soffro nel vedere che i livornesi non hanno pi? alcuna fiducia nelle proprie potenzialit?. Fino a neanche un secolo fa, la nostra citt? era uno dei centri culturali e turistici pi? importanti del Mediterraneo, ma di questo sembra non ricordare pi? niente nessuno. Lo spartiacque ? stata la Seconda Guerra Mondiale; psicologicamente si ? imposta l?idea che Livorno non conti niente e, soprattutto, che a Livorno non si possa fare niente. Questo disfattismo, spesso ironico, talvolta fin troppo pesante, fa s? che tutto quello che anche di buono viene fatto automaticamente perda valore. Io dico sempre che anche se venissero gli U2 a suonare a Livorno, il livornese doc direbbe: “d?, allora non contano veramente pi? niente nemmeno loro”. Questo atteggiamento ? autolesionista e ha creato intere generazioni convinte che Livorno sia l’equivalente di “ignoranza”, “boiad?” e “disoccupazione”. Bisogna trovare al pi? presto il modo di ribaltare la situazione.

?Luca Dal Canto

-Il ricordo pi? bello che hai legato alla tua esperienza di fotografo/a a Livorno??e in generale?

Respirare le atmosfere bohemienne di Parigi e lavorare mettendo a stretto contatto questa grande capitale europea e artistica con la nostra Livorno.

?-E i progetti che vorresti realizzare?

Attualmente mi piacerebbe realizzare un progetto sui luoghi del cinema a Livorno. Un viaggio fotografico attraverso le principali location dei film girati o ambientati nella nostra citt? che sono pi? di 100

 

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A scuola di fotografia, con Chiara Nicolosi

Foto di Giulia Collecchi

Chiara, cosa spinge nella tua esperienza le persone che si avvicinano ai corsi di fotografia a voler imparare a scattare delle buone fotografie??

La curiosit?, la voglia di conoscere i meccanismi della loro realt?, la voglia di emergere e di raccontare i propri interessi, emozioni.

Cosa vuol dire secondo te insegnare a fotografare al di l? della tecnica?

Ai miei alunni dico sempre questo: ? Fotografare significa esser capaci di fotografare ogni situazione, in qualsiasi momento e condizione di luce, quindi ? importante conoscere la tecnica; ma al tempo stesso la fotografia ? una forma d?arte e come per tutte le arti, l?essere creativo, avere gusto e un buon occhio ? fondamentale, perch?? ? proprio dalla scelta dell?inquadratura, del taglio, dello stile utilizzato, oltre a cio? che si vuol raccontare, che una fotografia colpisce lo spettatore e viene definita bella o interessante.?

Nei miei corsi parlo di tecnica fotografica, ma anche di linguaggio formale e compositivo, affrontiamo correnti, fotografi e stili che ci fanno capire che il linguaggio tecnico e artistico vanno di pari passo, l?uno non pu? esistere senza l?altro.

– Da fotografa qual’? la soddisfazione pi? grande che ti ha dato questa attivit? di insegnamento?

Questi quattro anni di insegnamento sono stati per me molto importanti perch? mi hanno permesso di approfondire maggiormente nozioni che in generale diamo per scontato, ma che in realt? sono fondamentali per capire la fotografia; mi ha permesso di crescere e migliorarmi e soprattutto ?? stata un?esperienza positiva e soddisfacente perch? i ragazzi sono sempre stati interessati a quello che gli proponevo e dopo sette mesi di lezioni teoriche e pratiche c??? stato lo stesso entusiasmo di fotografare, farmi vedere i propri scatti e chiedermi se il prossimo anno avrei continuato a tenere i corsi, e ci? mi rende felice. Molto.

La foto di Carolina Engle

 

Alcuni degli allievi del corso di Chiara Nicolosi ?e i loro scatti pi? belli.

 

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Chiara Nicolosi: la grazia. Dall’autoritratto alla street photography passando per le sue lezioni di fotografia

Chiara Nicolosi

Chiara Nicolosi, classe 1984, ? una fotografa livornese. La sua passione per la fotografia inizia gi? ai tempi del liceo, e da l? non si ? pi? fermata. Dopo una laurea in Arti Visive inizia a collaborare con vari festival e concorsi che portano le sue fotografie fino a Tokyo.

Dal 2010 tiene in citt? corsi di fotografia per bambini e per adulti. ?”Insegnare a fotografare vuol dire insegnare ad esprimere le proprie emozioni attraverso una tecnica, ed essere curiosi e creativi.”

-Quando, come e perch? hai iniziato a fotografare?

Non ricordo con precisione, ma di sicuro negli anni del liceo.

Fotografavo di tutto, e raccoglievo fotografie che? trovavo sui giornali o su internet, che mi colpivano per qualcosa: colori, forme, ritratti, moda.

-Di che tipo di fotografia ti occupi?

Mi piace poter fotografare qualsiasi cosa, dalle persone agli oggetti ai paesaggi, ricercando continuamente nuove tecniche e nuove forme.

Nel mio percorso creativo ci sono l’autoritratto, perch? mi permette una maggior sperimentazione, dove, partendo dalla conoscenza del mezzo e del linguaggio fotografico, sfrutto le sue possibilit?, superando i canoni tradizionali e giocando con le lunghe esposizioni ed effetti sfocati, e ?la street-photography, cogliere momenti, gesti, situazioni, nella vita di tutti i giorni, con composizioni semplice ed essenziale.

-La foto che hai scattato a cui sei pi? legata?

Sono pi? fotografie, che appartengono al progetto “Evanescence of Form” a cui sto lavorando da un paio d’anni.

Uno scatto della serie “Evanescence of Forms”

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Livorno in battello

  Foto Silvia Gelli ?@livornoinbattello Il giro il battello di Itinera.

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Scatta e tagga la Notte Blu!

Questo weekend torna "La notte Blu", una festa per l'estate che inizia! Eventi e festa da Livorno a Piombino per tutta la costa degli etruschi. SCATTA LA TUA FOTO DELLA NOTTE BLU E TAGGA #notteblu13 #igerslivorno #igerstoscana Le pi? belle verranno pubblicate in una sezione speciale su Zoom!  
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Standing ovation al Modigliani forum per ricordare Margherita Hack e ringraziare il fantastico Gino Strada, "Diritti & Privilegi" Emergency 2013 Livorno!#igersitalia #igerstoscana #igerslivorno

?@ilbottegaio Standing ovation al Modigliani forum per ricordare Margherita Hack e ringraziare il fantastico Gino Strada, "Diritti & Privilegi" Emergency 2013 Livorno!
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Aspettando…

Livorno: aspettando l'estate
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LivornoStory: Il Teatro Carlo Goldoni

?@igerslivorno ERAVATE TRISTI PERCH? NON LEGGEVATE PI? IL #LivornoStory?! Eccovi accontentati!
Oggi si parla de... Il Teatro Carlo Goldoni, il pi? importante teatro di Livorno, l'unico grande spazio teatrale cittadino sopravvissuto ai bombardamenti della seconda guerra mondiale e alle speculazioni del dopoguerra.
Nel teatro sono conservati alcuni cimeli appartenuti maestro livornese Pietro Mascagni e che costituiscono di fatto il cosiddetto Museo Mascagnano.