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Dennis Berti, il fotografo delle emozioni

Dennis Berti

Incontrare Dennis Berti, ti lascia addosso una scia di gioia e di energia, la stessa che traspare dalle sue fotografie. Non c?? da stupirsi se cos? tante coppie, da tutto il mondo raggiungano lui e e alla sua compagna di vita, di viaggi e di lavoro, Chio, in Messico?o lo invitino a mettersi in viaggio, per affidarli , il giorno pi? importante della loro vita. O almeno i ricordi che lo renderanno indimenticabile.

Dennis, livornese purosangue, scopre la fotografia a diciannove anni, per sbaglio. ?Mi resi conto che avevo poche foto della mia famiglia cos? comprai una vecchia macchina fotografica, una Pentax 738, e decisi di iniziare a scattare fotografie di quello che c?era intorno a me ? spiega Dennis ? non ne capivo molto, ma quando sviluppai il primo rullino ebbi uno shock, capii la potenza della fotografia.? Dopo arrivarono le sperimentazioni e un corso di fotografia gratuito, quello del dopo lavoro ferroviario, fino a che arriv? una chiamata. ?A bordo dei traghetti Moby Lines cercavo un fotografo ? mi racconta Dennis ? mi buttai senza pensarci e cos? iniziai, da l? poi arriv? il lavoro sulle navi da crociera Costa, e i villaggi turistici.? Quando la vita itinerante inizia a stancarlo, Dennis riceve un?altra proposta da un ex capo ?Mi disse ?Vieni in Mexico, ho aperto un negozietto di fotografie dentro un hotel. Ritratti alle famiglie ogni tanto qualche matrimonio. Tre mesi. Poi vedi?. I mesi alla fine divennero sei e poi otto e alla fine tornai a Livorno solo per prendere le valige pi? grosse e ripartire per il Messico!? (altro…)

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Federico Tovoli: un fotografo all’avventura. Da Livorno a Lima, e tutto intorno. Sempre con la macchina fotografica al collo.

Federico Tovoli.

Dai corsi di fotografia dell’ARCI all’avventura da fotografo documentarista in America Latina.

Federico Tovoli, livornese, classe 1963, a Livorno ha iniziato a lavorare come fotografo negli anni 80′. Da qui ? partito con la macchina fotografica al collo alla volta del sud America tre anni fa dopo che nel 2004 ?i suoi lavori sono diventatati “sociali” e ?per questo decide di trasferirsi a Lima, in Per?, dove tutt’ora risiede e da dove ci racconta la sua storia di fotografo.

-Quando, come e perch? hai iniziato a fotografare?

La fotografia era l?hobby del mio defunto pap?, negli anni sessanta non era cosa comune vivere con un padre con sempre la macchina fotografica al collo, io poi son sempre stato curioso e quindi per me ? la fotografia ? cominciata con l?infanzia, dapprima vedendo le foto di babbo e i libri fotografici che si comprava, poi aiutandolo in camera oscura (a otto anni !!!) e dall?et? di tredici scattando in proprio con una Kodak Retina che lui mi pass?.

?-Perch? hai deciso di vivere in America Latina??

Nella primavera del 2011 ho scelto di trasferire la base della mia vita in un paese in forte sviluppo e non ancora affetto ( forse non lo sar? mai) dalle paranoie europee, Ho scelto?Lima, la capitale del Per?, e pi? precisamente a Barranco il quartiere storico lungo il pacifico perch??qui un fotoreporter lavora meglio, ?come ho potuto capire negli anni in cui l’ho frequentata. Come lavoro in zona principalmente insegno fotografia in varie scuole, poi ci sono le ONG ed i clienti locali che stanno cominciando a farsi sentire.??

? Federico Tovoli

-La foto che hai scattato a cui sei pi? legato?

Quella dei bambini laotiani al tramonto, principalmente perch? ? una delle poche immagini in cui ho interagito energicamente coi soggetti (stavamo giocando ad un botta e risposta da un terrapieno all?altro ai due bordi di una strada, dietro di loro c?? il Mekong, il mio scopo era anche quello di nascondere il sole dietro i loro corpi) poi perch? la composizione e la sostanziale caldissima monocromia ha conferito a quest?immagine un impalpabile qualcosa in pi?.

-Di che tipo di fotografia ti occupi?

Sono fotoreporter, ?le tematiche che prediligo sono sociali, scientifiche, turistiche, ambientali. Faccio quel tipo di fotografia ?geografica? che son storie di luoghi abitati da persone. Non corro dietro alla notizia perch? non rende, non son mai andato in guerra perch? per farlo ci vuol la testa dei vent?anni ed io solo col fotoreportage ho cominciato a 27 ed erano solo itinerari turistci all?epoca. Robert Capa copr? la guerra civile spagnola dai 23 ai 26 anni d?et?, sbarc? a Omaha Beach a 31.

 

? Federico Tovoli

?-Primo lavoro fatto? Ultimo lavoro fatto?

Il primo non ricordo se era un saggio teatrale del Grattacielo dove c?era un mio amico o uno di culturismo nella palestra dove andava mio fratello; stiamo parlando del giugno ’84!

Sono appena rientrato dalla Selva Central (facente parte dell?enorme? zona amazzonica del Per?) dove ho portato a termine un reportage sulle antiche colonie austro-tedesche. In quella zona detta Oxapampa, si pu? scoprire un bel melting pot culturale andino, nativo ed europeo ha creato negli anni una bella civilizzazione.

?-Il lavoro che hai realizzato di cui sei pi? orgoglioso?

La cover Ottobre 2001 della Rivista Altair, la rivista di viaggi pi? importante di Spagna, quando nel 2008 entrai nell?omonima libreria di Madrid e vidi che quella copertina era diventata un poster sulla porta d?ingresso pensai che era venuto proprio un bel lavoro. In questi giorni sulla tele nazionale peruviana sta girando uno spot istituzionale dove ci sono anche otto mie foto, una puntina d?orgoglio c???

-Qual ? il fotografo, pittore, scrittore, regista, altro che pi? ha influito sul tuo lavoro? I fotografi che ti piacciono di pi?? Quelli ai quali ti ispiri?

I fotografi che mi piacciono di pi? e che hanno influenzato il mio lavoro sono Henri Cartier Bresson, Ansel Adams, Steve Mc Curry, David Alan Harvey, Carlos Lujan ed anche ?I Terraproject?.

Mi son formato? con scrittori come Kerouac, Hesse, Norman Mailer e Tiziano Terzani, la pittura ? una cosa che mi piace perch? vede pi? in la del visibile, se un fotografo scopre Hopper non pu? non restarne affascinato. I registi??..John Ford e Wim Wenders.

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Andrea Dani: “LIVORNOT” una vetrina sempre aggiornata sui nostri tramonti migliori e non solo

Andrea Dani aka LivOrNot

Il suo blog Livornot.tumblr.com ha compiuto da pochi giorni due anni, eppure conta pi? di 400 “followers” ? nato perch??”Volevo trasmettere agli altri quello che provo quando faccio una?fotografia”,?l’ispirazione gliel’ha data il fotografo nostrano Paolo Ciriello.

?Andrea Dani, ?livornese, classe 1969, geometra appassionato di fotografia, mi spiega “Se fossi nato cento anni fa sarei stato un pittore”. ?Sul suo blog intanto si definisce “spettatore di vita”, fotografo no, per rispetto a chi questa scelta l’ha fatta come professione

Appassionato di fotografia, fotoritocco e fotomontaggi (popolarissimo il suo fotomontaggio di Igor Protti sulla locandina di Braveheart nel 2002) oggi?con i suoi scatti, ad oggi quasi un migliaio, racconta ai 400 “followers” del suo blog una Livorno quotidiana fatta di dettagli, tramonti, scorci inediti e naturalmente il mare. Gli scatti sono sempre puliti, spesso con rimandi alla fotografia d’architettura, e raccontano l’amore per la fotografia e per la citt? dell’autore che ci regala ogni giorno la possibilit? di avere a portata di mano le bellezze nascoste o no che il posto dove viviamo ci offre.

-Ciao Andrea, quando, come e perch? hai iniziato a fotografare?

E? una passione nata quando ero poco pi? che bambino, ovvero fin da quando mia sorella che frequentava l?istituto per designer a Firenze (si parla dei primi anni 80) compr? la prima reflex, una vecchia Praktica a focale fissa, con la quale, quando me lo permetteva, ho iniziato a fare i primi scatti e a imparare i primi rudimenti della fotografia. Essendo appassionato di tecnologia con l?avvento del digitale la passione ? cresciuta ancor di pi?, il diffondersi di internet mi ha permesso di documentarmi e apprendere nozioni e con alcuni viaggi (Stati Uniti, Messico, Inghilterra, Grecia ecc.) fatti in questi ultimi anni tale passione ? esplosa? guardando il mondo da un obbiettivo mi sono reso conto ?che?la vita, nel bene e nel male, ? piena di momenti indimenticabili e posti stupendi, che siano il Gran Canyon o Piazza Cavallotti, basta saper guardare .

-Dove vivi attualmente?

Livorno, nato nel quartiere ?ovosodo”cresciuto per le strade del quartiere Fabbricotti e dal 2010 ovvero da quando sono sposato vivo all?Ardenza

-La foto che hai scattato a cui sei pi? legato?

Beh ce ne sono molte a dire il vero a cui sono maggiormente legato? mi viene in mente ?colonne e infradito? scattata durante un Palio Marinaro con il particolare di persone in piedi sulla spalletta della Terrazza Mascagni (ai pi? dir? poco, a mio avviso invece in questa foto si riassume lo spirito libertino e guascone dei livornesi) ? stata una delle prime foto pubblicate sul mio blog che ha riscontrato molti consensi ed ? quella che mi ha dato il la per iniziare questa esperienza, ma la foto a cui sono pi? legato anche se banale, ? ovviamente la foto che ho fatto in sala parto a mia moglie con in grembo mio figlio appena nato nel giugno del 2012, il loro primo sguardo, ma questa me la tengo per me.

-Di che tipo di fotografia ti occupi?

Principalmente paesaggi, scorci, scene di vita quotidiana, nonch? foto sportive nella fattispecie sono appassionato di foto di surf, sport che dalle nostre parti ? molto popolare

?ANDREA DANI

 

– La soddisfazione pi? importante legata a questa tua passione?

Il primo concorso fotografico a cui partecipai una decina di anni fa al Circolo della pesca di Antignano, tema ?io e il mare”, arrivai secondo con una foto del Castel Boccale durante una mareggiata. Per me fu come vincere il premio Pulitzer. Ho ancora la targa nel mio studio che custodisco gelosamente.

-I fotografi che ti piacciono di pi?? Quelli ai quali ti ispiri?

Su tutti ammiro estasiato gli scatti di Steve McCurry. Ho diversi suoi libri che mi piace sfogliare quando ho tempo? mi incantano i ritratti, le atmosfere e le situazioni riprodotte nelle sue fotografie. Il ?ritratto della ragazza afgana? ? come per la musica ?Like a rolling stone? di Bob Dylan sono capolavori?inarrivabili.

Al tempo stesso per? mi piace sbirciare nei vari blog di fotografi famosi a partire da quello di Terry Richardson o quello di Chico De Luigi fino al nostrano Paolo Ciriello,?e quello di Paolo ?? quello che prediligo di pi?.

– LIVorNOT ? il tuo blog fotografico. Come ? nata l?idea e cosa ti ha spinto a crearlo?

Essendo un appassionato di fotografia da diversi anni avevo un archivio di scatti che ho sempre desiderato pubblicare, rendere disponibile a tutti. Volevo trasmettere agli altri quello che provo quando faccio una fotografia? un paio di anni fa navigando su internet e grazie al Tirreno mi sono imbattuto appunto sul blog di Paolo Ciriello (tonymartorelli.tumblr.com) che a quei tempi stava seguendo le riprese del film ?I pi? grandi di tutti? (e che poi ho avuto il piacere di conoscere).?Ho cominciato a seguirlo giornalmente, appassionato e divertito finch? anch?io ho deciso di creare un blog tutto mio dove ogni giorno pubblico una foto fatta da me.

Ad oggi ho pubblicato pi? di 800 scatti, sono arrivato ad avere 440 ?followers? che mi seguono costantemente sulla piattaforma di Tumblr, pi? altre 30 che mediamente visitano da ogni parte del mondo il mio blog al giorno da esterni, arrivando cos? a quasi 500 persone al giorno che vedono le mie foto molto spesso complimentandosi con me, il che ? indubbiamente gratificante (alcune mie foto sono arrivate ad avere pi? di 1.700 ?Like?)

Il fatto poi di avere l?obiettivo di pubblicare una foto al giorno ? una motivazione eccezionale che ti da lo stimolo per osservare con molta pi? attenzione quel che hai dintorno in ogni momento e in ogni situazione, pronto eventualmente a cogliere l?attimo giusto.

Per il nome volevo qualcosa che ricordasse la nostra citt? ma dato che le fotografie non riguardano esclusivamente Livorno ho optato per condensare un ipotetico ?Livorno e non solo? in un unica parola da me inventata ovvero ??livornot? (interpretabile anche come uno storpiato ?Live or not?? ovvero ?Vivere o non vivere?? ognuno la veda come pi? gli piace).

?

? ANDREA DANI

-E le storie che ti piace di pi? raccontare?

Pi? che storie, la situazione in cui?mi piace di pi? scattare ? ovviamente all?ora del tramonto,?l?ora d?oro quando tutto si colora e si infiamma, specialmente in primavera e estate con mia moglie e mio figlio (compagni inseparabili delle mie uscite fotografiche) cerchiamo sempre di non rincasare mai prima che il sole sia tramontato, ? uno spettacolo che per molti pu? sembrare sempre uguale, per me assolutamente no, ed ? quella l?ora che pi? prediligo per scattare anche perch? abbiamo la fortuna di vivere in un posto dove i tramonti sono unici.

Tempo fa eravamo alla terrazza Mascagni e per caso ho assistito ad un dialogo tra due turisti, suppongo di Milano o gi? di l?, in cui il marito diceva alla moglie con chiaro accento del nord ?u? cara? hai visto che spettacolo??i tramonti che vediamo a Livorno non li abbiamo visti nemmeno a Bora Bora?? ah che soddisfazione!? gli avrei stretto la mano!

-Quali sono i luoghi di Livorno che si trovano di pi? nelle tue fotografie?

Chi ti risponde ? uno che non pu? stare pi? di qualche giorno senza vedere il mare, senza fare un tuffo anche di inverno? ? proprio un bisogno fisico? ovviamente quindi il mare, il nostro mare, ? uno soggetto dominante nei miei scatti?. Che sia calmo, che sia in tempesta? E? fonte di ispirazione, rifugio e cibo per la mente.

-Qual ? il tuo rapporto con la tua citt??

Mi sento come il bambino che, anche se con mille difetti, vede sua madre una bellissima mamma? la pi? bella di tutte.

Ecco io mi sento cos?, come quel bambino.?Mi rendo conto dei mille difetti che ha questa citt?, ma non riesco a non amarla.

?-?E i progetti che vorresti realizzare?

Essendo un semplice appassionato non ho progetti pianificati ma un paio di desideri che vorrei poter realizzare si? uno tra questi sarebbe quello di realizzare un servizio (con fotocamera e idonea attrezzatura subacquea) ai ragazzi che fanno surf nei vari spot della nostra costa riprendendoli da molto vicino? e poi il sogno nel cassetto sarebbe quello di riuscire ad esporre i miei scatti al pubblico magari in qualche manifestazione o evento ma non ho ne le conoscenze ne i mezzi? in pi? penso di essere ancora ?acerbo? per poter ambire a tanto? vediamo in futuro.?Se non sbaglio Cartier-Bresson diceva che i primi 10.000 scatti sono i pi? brutti. Beh?ne ho ancora qualcuno da fare.

 

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Dalla fotografia al documentario: “Il mio lavoro? Dare una voce a chi non ne ha una”

Michele Lezza

Michele Lezza, ? un documentarista livornese. Dopo una formazione come cameraman a Roma presso il Centro Sperimentale Televisivo, si ? fatto le ossa sul campo lavorando per 6 anni come cameraman, montatore, regista in varie televisioni toscane. ?Ha realizzato?numerosi documentari e cortometraggi di carattere sociale, politico, culturale e antropologico, lavorando anche per varie istituzioni e ONG e partecipando con successo a diversi festival.

Diventa documentarista, dopo aver frequentato la scuola di cinema ZeLIG a Bolzano,?per dare voce a chi non ce l’ha, parte?dall?Europa e passando da Cuba, Messico, Guatemala, India, Sudan, Etiopia, Egitto, Tanzania arriva fino in Mozambico, Sud Africa e Kenya.

-Quando, come e perch? hai iniziato a riprendere?

La passione di riprendere l?ho sempre avuta sin da ragazzino. Ovunque andavo mi portavo la mia sony hi8: concerto dei Rage Aganist machine, gavettonate ai pancaldi, manifestazioni ecc? e proprio durante una manifestazione al G8 di Genova nel 2001 ho capito che quella telecamera sarebbe diventata lo strumento del mio lavoro. Rimasi scioccato di quanto accadde l? e capii l?importanza di raccontare storie vere.

?-Dove vivi attualmente?

In Pettine House! La mia casa-officina sul pontino.

?-Il video che hai girato a cui sei pi? legato?

Tanti. Ma l?esperienza che mi porto sempre dietro ? stato in Kenya nel 2008, ero l? per un documentario. Una sera conobbi per caso un discografaro olandese che stava facendo un progetto con dei ragazzini hip-pop salvati dalla strada. Dopo qualche giorno gli stavo girando il videoclip all?interno della discarica di Nairobi la pi? grande del mondo. Uno scenario allucinante dove si ? riusciti a trovare della bellezza unica.

?-Di che tipo di documentari ti occupi?

Di film documentari. Uso la parola film perch? spesso il documentario ? inteso come reportage di viaggi o si pensa a Quark sugli animali. Invece ? tutt?altra cosa.

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Dal cinema al blog, passando per le officine fotografiche. Quattro chiacchere con il vincitore del premio Cliciak, Paolo Ciriello

Sul set de “La Prima Cosa Bella” di Paolo Virz?. Foto Paolo Ciriello

Paolo Ciriello, scatta per amore praticamente da sempre, figlio e nipote di fotografi, decide di farne una professione e non una missione solo dal 2008. Fotografo di scena su set come quello de?La prima cosa bella?di Paolo Virz?,?Scialladi?Francesco Bruni??e I Padroni di Casa di Edoardo Gabriellini. ?Oltre alla fotografia di scena per il quale ha recentemente vinto il premio Cliciak della rivista Ciak per il lavoro svolto sul set di I Padroni di Casa, si dedica anche a lavori commerciali e al suo blog,?tonymartorelli.tumblr.com/, che in tre anni di attivit? ha raggiunto oltre diecimila followers ed ? stato segnalato tra i blog pi? interessanti di Tumblr.

-Quando, come e perch? hai iniziato a fotografare? ?Non me lo ricordo, in casa ho una foto di babbo e mamma scattata in Sardegna nel ?77

-La foto che hai scattato a cui sei pi? legato?

Una serie di foto di scena in bianco e nero de ?La prima cosa bella? con cui ho vinto il Cliciack nel 2011

-Di che tipo di fotografia ti occupi?

Foto di scena, commerciale, convention, matrimoni e tutto quello che mi d? da campare?

-Con cosa scatti?

Le ho provate un po? tutte, soprattuto analogiche, poi le ho mollate, il punto tondo dell?analogico ? stupendo ma soffre della mancanza di immediatezza che serve al mio blog ed inquina a livelli stratosferici, soprattutto il mare. Adesso Canon 5d Mk III per lavoro, Canon G12 per tutto il resto.

-Primo lavoro fatto? Ultimo lavoro fatto?

Una serie di macro per la NH Hotels nel 2008, un film su Armida Miserere lo scorso settembre, come fotografo di scena si intende.

-Il lavoro che hai realizzato di cui sei pi? orgoglioso?

Ancora deve arrivare

Sul set de “I Padroni di casa” Foto Paolo Ciriello

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Ines Della Valle: uno sguardo femminile nella fotografia del conflitto e della speranza

“L?alba delle votazioni per la secessione del Sud Sudan. ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? Foto Ines Della Valle

-Quando, come e perch? hai iniziato a fotografare?

Classica storia, la vecchia macchina fotografica di mio padre e un corso al circolino arci. Poi la lezione di un professore all’Universit? nel Corso di Media e Giornalismo, Pino Bertelli, mi ha fatto iniziare a sognare di diventare fotogiornalista

?-Dove vivi attualmente? Al Cairo

?-La foto che hai scattato a cui sei pi? legata??

Domanda molto difficile, ancora non ho fatto LA foto. Ti allego una di quelle che mi piace di pi?, mi piacerebbe tanto vederla stampata grande. ? stata scattata all?alba delle votazioni per la secessione del Sud Sudan, mi ero appena alzata per andare a coprire la giornata. Mi sembra una fotografia che con la sua luce racchiude tutta la speranza di quelle persone, mi sembra rappresenti proprio una ?nascita?. ? anche stato il mio primo viaggio e il primo evento storicamente importante che ho avuto il piacere di testimoniare.

Ines fotografa al Cairo

?-Primo lavoro fatto? Ultimo lavoro fatto? Primo: la conferenza delle Grandi Logge Unite d?Europa (una immensa riunione di Massoni da tutto il mondo) per un privato. Ultimo: i tatuaggi e l?islam, per Rolling Stones.

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Il WPP 2013 accende il dibattito tra fotogiornalismo, post produzione e informazione

Lo scatto del fotograf svedese Paul Hansen che si ? aggiudicato il premio Word Press Photo 2013

 

La foto che si ? aggiudicata il ?premio pi? importante per la fotografia giornalistica tra critiche.

Sotto accusa soprattutto l’uso di Photoshop, e con la giuria lo giustifica, l’autore che decide di non commentare, e i colleghi perlopi? lo criticano il dibattito ? pi? che mai acceso.

Anche se come spiega Michele Margiassi su Repubblica “Per la giuria del World Press Photo Award, l’Oscar olandese del fotogiornalismo, il caso non esiste. Qualunque ritocco lo svedese Paul Hansen, che venerd? ha ricevuto il primo premio per il 2012, abbia praticato sulla sua immagine vincitrice, rientra nelle pratiche accettabili della professione, hanno stabilito i guru di Amsterdam. Ne sono meno convinti centinaia di fotografi, o semplici appassionati, che da venerd? intasano i forum di Internet con proteste contro la “teatralizzazione del dolore”, e la “foto trasformata in un Caravaggio”. Eppure si tratta di un’immagine che non avrebbe bisogno di ulteriori?drammatizzazioni. Lo scatto realizzato lo scorso novembre, mostra il funerale concitato e affranto di Suhaib e Muhammad, fratellini palestinesi di due e quattro anni uccisi il 20 novembre nel bombardamento israeliano della loro casa a Gaza City. Un’immagine di dolore estremo, un urlo contro una guerra ingiusta e spietata.

Nessuno dubbio su quello che la foto racconta. Il dubbio ? su come lo fa. Per una volta, non sono in questione l’aggiunta o la cancellazione di dettagli significativi, le bugie conclamate.

La polemica si fa pi? sottile.

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Simone Manetti, l’importanza del racconto, per ricordare. Dal cinema al reportage

Uno scatto tratto dal lavoro di Simone Manetti “Labronic Cheerleader Team”, Riccione 2012

 

 

Simone Manetti, ?nasce a Livorno nel 1978. Nel 2008 si diploma in Montaggio al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, e subito dopo, inizia la sua collaborazione con Paolo Virz?, che ancora va avanti, firmando il montaggio de ?L?uomo che aveva picchiato la testa? e del ?La prima cosa bella? il film selezionato come candidato italiano all?Oscar e per il quale ottiene le candidature per ?Miglior montaggio? al David di Donatello 2010, al Ciak d?oro 2010 e ai Nastri d?argento.?Parallelamente da qualche anno porta avanti progetti fotografici e reportage ottenendo pubblicazioni su riviste come ?Rolling Stone?, ?Look Lateral?, ?Vanity Fair?, ?A? e quotidiani come ?Repubblica? e ?L?Unit??.

 

-Quando, come e perch? hai iniziato a fotografare?

Quando ho iniziato a fotografare ? difficile dirlo, dipende che cosa si intende. Da sempre e?da pochissimo alla stesso tempo, ? la risposta che mi verrebbe pi? facile e immediata. Non?mi ritengo ancora un fotografo in senso stretto, ? troppo poco tempo che ho iniziato a farlo?con consapevolezza e con un minimo di ricerca ed ? da tantissimo che invece mi capita di?farlo per esigenza. Fotografo, per difetto. Non riesco, se non tramite le foto, a ricordare. Non?ho molta memoria, purtroppo, se non di sensazioni e, attraverso la fotografia, cerco di sopperire a questa mia?mancanza. Solo successivamente ? nato il piacere di?voler?condividere l? ?aiuto? dato alla mia?memoria, con gli altri. E solo in un secondo momento, ho capito che quei miei ricordi mancati?potevano diventare racconto e testimonianza, da l? la scelta di occuparmi principalmente di reportage.

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Fotogiornalisti livornesi. Dal Cairo: “Due anni fa ero in piazza Tahrir e gridavo ?Hurriya!?, libert?.”

Ines Della Valle al Cairo, foto da Patrick Tombola

 

A due anni dalla rivoluzione egiziana il racconto direttamente dal Cairo della fotogiornalista livornese Ines Della Valle.

“Sono passati due anni da quando le strade del Cairo si sono riempite, inaspettatamente, cambiando la storia dell?Egitto. Due anni da quando le persone che fino a quel momento vivevano in silenzio sotto l?ombra della dittatura, si sono riversate in strada chiedendo, urlando, la fine del regime di Mubarak.

Quando il 25 gennaio 2011 ? iniziata la rivoluzione in Egitto, stavo lavorando in Sud Sudan. Mentre il referendum di secessione a Juba si svolgeva in un?atmosfera festosa, io e gli altri giornalisti nei momenti di pausa ci radunavamo per guardare le notizie, attaccati alla tv: il Cairo era in fiamme e tutti noi sognavamo di essere a piazza Tahrir.

Pochi mesi dopo sono riuscita a trasferirmi in Egitto, perch? volevo vivere in un paese dove la forza di un popolo unito in una piazza aveva contribuito a far cadere un dittatore, e documentare il processo di ?democratizzazione? di un paese glorioso, che stava vivendo un momento di speranza e la possibilit? di riscrivere la propria storia.

Scontri tra popolazione e forze di polizia nei pressi di piazza Tahir durante la rivoluzione

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Una chiamata per raccontare con i nostri scatti la campagna elettorale

                           

Shoot 4 Change?l'organizzazione senza scopo di lucro composta da fotografi professionisti e dilettanti, anche designer, artisti e sognatori che condividono parte del loro tempo per la ripresa di reportage umanitari per le ONG e altre organizzazioni sociali.

Qualche giorno ha lanciato la sua prima call fotografica con il tag #s4italia2013, chiamando al racconto collettivo, social, dell?Italia verso il voto.     All?appello hanno risposto anche gli amici della comunit? degli Instagramers italiani che l?hanno rilanciata con il tag #igers4italia2013 ?e insieme stiamo supportando il pi? ampio racconto social Italia2013. "Cominciano ad arrivare le prime foto (tramite Seejay - trovate il modulo per l?invio in homepage da queste parti) e le prime immagini anche tramite Instagram - ha spiegato Antonio Amendola, responsabile Shoot4Change - non sta a me commentarle ma posso capire che l?imbarazzo iniziale (riscontrato da molti e testimoniato anche da email molto simpatiche) ? stato dovuto alla campagna piuttosto noiosa e poco visibile se non in tv." Negli ultimi giorni c?? stata un?accelerazione del racconto e queste sono alcune immagini.     Alcune sono molto divertenti, altre sconsolanti nella loro impietosa rappresentazione della realt?. Vere, insomma. Domani la seconda call, come ogni venerd? fino al weekend pre-elettorale. "Fatevi sotto. C?? ancora tanta campagna da raccontare. E se non lo facciamo noi, con la nostra/vostra crowdphotography, da chi ce la faremo raccontare - ha concluso Antonio Amendola."
Per maggiori informazioni?http://www.shoot4change.net/