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IRPET ? Le specializzazioni produttive e formative in Toscana. Strumenti per la programmazione dell?offerta formativa

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Le specializzazioni produttive e formative in Toscana.

Strumenti per la programmazione dell’offerta formativa

Copertina - Cover Il presente documento si pone l?obbiettivo di fornire le informazioni di contesto utili a costruire un?efficace programmazione dell?offerta formativa. A questo fine, ? stata effettuata un?analisi delle specializzazioni economiche territoriali e del matching con le specializzazioni scolastiche rilevate per l?anno scolastico 2014-2015

Autore:?Silvia Duranti, coordinamento di Nicola Sciclone
Gruppo di lavoro: Enrico Conti, Valentina Patacchini, Donatella Marinari

Collana:?Rapporti e ricerche

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Archiviato in:DATI-STATISTICHE, ECONOMIA-SOCIETA' TOSCANA, GIOVANI E LAVORO, MERCATO DEL LAVORO AREA VASTA, MERCATO DEL LAVORO TOSCANA, POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO Tagged: area vasta costiera, formazione, mercato del lavoro, occupazione, offerta di lavoro
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Enciclica ?Laudato si?

LETTERA ENCICLICA
LAUDATO SI?
DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
SULLA CURA DELLA CASA COMUNE

estratto dall’ Intervento del Card. Peter Kodwo Appiah Turkson alla?Conferenza Stampa per la presentazione della Lettera Enciclica ?Laudato si?? del Santo Padre Francesco sulla cura della casa comune, 18.06.2015 (al termine del testo ? possibile linkare il testo definitivo in lingua italiana)

Come ? ormai chiaro a tutti, l?Enciclica prende il nome dall?invocazione di san Francesco d?Assisi:?Laudato si?, mi? Signore? che nel Cantico delle creature ricorda che la terra, la nostra casa comune, ?? anche come una sorella, con la quale condividiamo l?esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sua braccia? (n. 1). Il riferimento a san Francesco indica anche l?atteggiamento su cui si fonda tutta l?Enciclica, quello della contemplazione orante, e ci invita a guardare al ?poverello di Assisi? come a una fonte di ispirazione. Come afferma l?Enciclica, san Francesco ? ?l?esempio per eccellenza della cura per ci? che ? debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticit?. [?] In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l?impegno nella societ? e la pace interiore? (n. 10).

Al centro del percorso della Laudato si?, troviamo questo interrogativo: ?Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che ora stanno crescendo??. Papa Francesco prosegue: ?Questa domanda riguarda non solo l?ambiente in modo isolato, perch? non si pu? porre la questione in maniera parziale?. Questo porta ad interrogarsi sul senso dell?esistenza e sui valori che stanno alla base della vita sociale: ?Per quale fine ci troviamo in questa vita? Per quale scopo lavoriamo e lottiamo? Perch? questa terra ha bisogno di noi??. Se non ci poniamo queste domande di fondo ? dice il Pontefice ? ?non credo che le nostre preoccupazioni ecologiche potranno ottenere effetti importanti? (n. 160).

Queste domande nascono da una constatazione: oggi la terra, nostra sorella, maltrattata e saccheggiata, si lamenta; e i suoi gemiti si uniscono a quelli di tutti i poveri e di tutti gli ?scartati? del mondo. Papa Francesco invita ad ascoltarli, sollecitando tutti e ciascuno ? singoli, famiglie, collettivit? locali, nazioni e comunit? internazionale ? a una ?conversione ecologica?, secondo l?espressione di san Giovanni Paolo II, cio? a ?cambiare rotta?, assumendo la responsabilit? e la bellezza di un impegno per la ?cura della casa comune?. Lo fa riprendendo le parole del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, qui rappresentato da Sua Eminenza il Metropolita Giovanni di Pergamo: ?Che gli esseri umani distruggano la diversit? biologica [?], contribuiscano al cambiamento climatico [?], inquinino le acque, il suolo, l?aria: tutti questi sono peccati? (n. 8).

Allo stesso tempo Papa Francesco riconosce che nel mondo si va diffondendo la sensibilit? per l?ambiente e la preoccupazione per i danni che esso sta subendo. In base a questa constatazione, il Papa mantiene uno sguardo di fiduciosa speranza sulla possibilit? di invertire la rotta: ?L?umanit? ha ancora la capacit? di collaborare per costruire la nostra casa comune? (n. 13); ?l?essere umano ? ancora capace di intervenire positivamente? (n. 58); ?non tutto ? perduto, perch? gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all?estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi? (n. 205).

Proprio nella chiave del cammino di conversione e di speranza in un futuro rinnovato, Papa Francesco mette al centro dell?Enciclica il concetto di ecologia integrale, come paradigma in grado di articolare le relazioni fondamentali della persona con Dio, con se stessa, con gli altri esseri umani, con il creato. Vale la pena di ascoltare le sue stesse parole, al n. 139:

?Quando parliamo di ?ambiente? facciamo riferimento anche a una particolare relazione: quella tra la natura e la societ? che la abita. Questo ci impedisce di considerare la natura come qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati. Le ragioni per le quali un luogo viene inquinato richiedono un?analisi del funzionamento della societ?, della sua economia, del suo comportamento, dei suoi modi di comprendere la realt?. Data l?ampiezza dei cambiamenti, non ? pi? possibile trovare una risposta specifica e indipendente per ogni singola parte del problema. ? fondamentale cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un?altra sociale, bens? una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povert?, per restituire la dignit? agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura?.

? questa la cornice al cui interno vanno collocati i diversi temi trattati dall?Enciclica, che nei diversi capitoli vengono ripresi e continuamente arricchiti partendo da prospettive differenti (cf. n. 16). Ad esempio l?intima relazione tra i poveri e la fragilit? del pianeta; la convinzione che tutto nel mondo ? intimamente connesso: la critica al nuovo paradigma e alle forme di potere che derivano dalla tecnologia; il valore proprio di ogni creatura; il senso umano dell?ecologia; la necessit? di dibattiti sinceri e onesti; la grave responsabilit? della politica internazionale e locale; la cultura dello scarto e la proposta di un nuovo stile di vita; e l?invito a cercare altri modi di intendere l?economia e il progresso ? quest?ultimo ? il tema della Professoressa Carolyn Woo (n. 16)

L?Enciclica si articola in sei capitoli, la cui successione delinea un percorso preciso.

Il punto di partenza (cap. I) ? costituito da un ascolto spirituale dei migliori risultati scientifici oggi disponibili in materia ambientale, per ?lasciarcene toccare in profondit? e dare una base di concretezza al percorso etico e spirituale che segue?. La scienza ? lo strumento privilegiato attraverso cui possiamo ascoltare il grido della terra. Si affrontano cos? questioni estremamente complesse e urgenti, come ci spiegher? il Prof. John Schellnhuber, alcune delle quali ? come i cambiamenti climatici e soprattutto le loro cause ? sono oggetto di un acceso dibattito in campo scientifico. L?obiettivo dell?Enciclica non ? quello di intervenire in questo dibattito, cosa di competenza degli scienziati, e tanto meno di stabilire esattamente in quale misura i cambiamenti climatici siano una conseguenza dell?azione umana. Il Santo Padre lo ricordava gi? il 15 gennaio scorso nel volo dallo Sri Lanka alle Filippine. Nella prospettiva dell?Enciclica ? e della Chiesa ? ? sufficiente che l?attivit? umana sia uno dei fattori che spiegano i cambiamenti climatici perch? ne derivi una responsabilit? morale grave di fare tutto ci? che ? in nostro potere per ridurre il nostro impatto e scongiurarne gli effetti negativi sull?ambiente e sui poveri.

Il passo successivo nel percorso dell?Enciclica (cap. II) ? il ricupero delle ricchezze della tradizione giudeo-cristiana, anzitutto nel testo biblico e poi nell?elaborazione teologica che si fonda su di essa. Questa rivelazione esplicita la ?tremenda responsabilit?? dell?essere umano nei confronti della creazione, l?intimo legame fra tutte le creature e il fatto che ?l?ambiente ? un bene collettivo, patrimonio di tutta l?umanit? e responsabilit? di tutti? (n. 95).

L?analisi si occupa poi (cap. III) delle ?radici della situazione attuale, in modo da coglierne non solo i sintomi ma anche le cause pi? profonde? (n. 15), in un dialogo con la filosofia e le scienze umane. L?obiettivo ? quello di elaborare il profilo di un?ecologia integrale (cap. IV) che, nelle sue diverse dimensioni, comprenda ?il posto specifico che l?essere umano occupa in questo mondo e le sue relazioni con la realt? che lo circonda?, nelle diverse dimensioni della nostra vita, nell?economia e nella politica, nelle diverse culture, in particolare in quelle pi? minacciate, e finanche in ogni momento della nostra vita quotidiana.

Su questa base il cap. V affronta la domanda su che cosa possiamo e dobbiamo fare, e propone una serie di prospettive di rinnovamento della politica internazionale, nazionale e locale, dei processi decisionali in ambito pubblico e imprenditoriale, del rapporto tra politica ed economia e di quello tra religioni e scienze. In questo contesto si inseriscono i contributi di tre testimoni romani invitati: l?insegnante Valeria Martano, che interverr?, il giovane Marco Francioni e l?anziana Giovanna La Vecchia, che saranno disponibili per interviste.

Per Papa Francesco ? indispensabile che la costruzione di cammini concreti non venga affrontata in modo ideologico, superficiale o riduzionista. Per questo ? indispensabile il dialogo, un termine presente nel titolo di ogni sezione di questo capitolo: ?Ci sono discussioni, su questioni relative all?ambiente, nelle quali ? difficile raggiungere un consenso. [?] La Chiesa non pretende di definire le questioni scientifiche, n? di sostituirsi alla politica, ma [io] invito a un dibattito onesto e trasparente, perch? le necessit? particolari o le ideologie non ledano il bene comune? (n. 188).

Infine, sulla base della convinzione che ?ogni cambiamento ha bisogno di motivazioni e di un cammino educativo?, il cap. VI propone ?alcune linee di maturazione umana ispirate al tesoro dell?esperienza spirituale cristiana?. In questa linea l?Enciclica si chiude offrendo il testo di due preghiere: la prima da condividere con i credenti di altre religioni e la seconda con i cristiani, riprendendo l?atteggiamento di contemplazione orante con cui si era aperta.

L?umanit?, nel suo rapporto con l?ambiente, si trova di fronte a sfide cruciali, che richiedono anche l?elaborazione di politiche adeguate, che peraltro figurano nell?agenda internazionale. Certamente la Laudato si? potr? e dovr? avere un impatto su questi processi. Tuttavia anche un rapido esame del suo contenuti, come quello che ho appena delineato, mostra che essa ha una natura magisteriale, pastorale e spirituale, la cui portata, ampiezza e profondit? non possono essere ridotte all?ambito delle sole politiche ambientali.

papafrancescoLaudato Si’_italianointegrale


Archiviato in:MANIFESTI-PROGRAMMI Tagged: ambiente
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IRPET Il trasporto pubblico locale: minori risorse per maggiore efficienza

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Il trasporto pubblico locale: minori risorse per maggiore efficienza

CollaCopertina - Coverna:?Rapporti e ricerche

?Il presente lavoro effettua una ricognizione sull’attuale situazione del trasporto pubblico in Toscana e sui possibili sviluppi futuri. Dopo aver fornito un quadro generale del TPL in Toscana anche nell’ottica di un confronto nazionale con le altre Regioni, si approfondisce il settore del trasporto su gomma, essendo questo il settore in cui interverranno i maggiori cambiamenti, per poi soffermarsi sul percorso di riforma intrapreso dalla Regione Toscana.

Autore:?a cura di Mauro Massaro e Leonardo Piccini, con il coordinamento di Patrizia Lattarulo responsabile dell?Area Economia pubblica e territorio dell?IRPET.

irpet_Rapporto TPL 2015


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ISTAT Bilancio demografico nazionale 2014

istat

Bilancio demografico nazionale

Al 31 dicembre 2014 risiedono in Italia 60.795.612 persone, di cui pi? di 5 milioni (8,2%) di cittadinanza straniera.

Nel corso del 2014 il numero dei residenti nel nostro Paese ? rimasto stabile. Il saldo complessivo apporta un incremento minimo (+12.944 unit?) e addirittura negativo per la popolazione femminile (-4.082). La variazione reale, dovuta cio? alla dinamica naturale e migratoria, registra, al di l? delle regolarizzazioni amministrative, un aumento di appena 2.075 unit?.

Il movimento naturale della popolazione (nati meno morti) ha fatto registrare un saldo negativo di quasi 100 mila unit?, che segna un picco mai raggiunto nel nostro Paese dal biennio 1917-1918 (primo conflitto mondiale).

Continua la diminuzione delle nascite. Sono stati registrati quasi 12 mila nati in meno rispetto all’anno precedente. Anche i nati stranieri continuano a diminuire (-2.638 rispetto al 2013), pur rappresentando il 14,9% del totale dei nati.

La mortalit? resta stabile, con una lieve diminuzione dei decessi in valore assoluto (-2.380).

Il movimento migratorio con l’estero ha fatto registrare, nel 2014, un saldo positivo pari a circa 141 mila unit?, in diminuzione rispetto agli anni precedenti.

Le iscrizioni dall’estero, pari a 277.631, sono costituite per il 90% da stranieri e risultano in calo rispetto agli anni precedenti. Le cancellazioni per l’estero sono in aumento, sia per gli italiani sia per gli stranieri.

Il movimento migratorio, sia interno sia dall’estero, ? indirizzato prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro.

In aumento le acquisizioni di cittadinanza: sono circa 130 mila i nuovi cittadini italiani (+29%).

Sono circa 200 le diverse nazionalit? presenti nel nostro Paese. Per oltre il 50% (oltre 2,6 milioni di individui) si tratta di cittadini di un Paese europeo. La cittadinanza maggiormente rappresentata ? quella rumena (22,6%) seguita da quella albanese (9,8%).

Continua l’invecchiamento della popolazione italiana: l’et? media ? 44,4 anni.

istat Bilancio demografico nazionale – 15_giu_2015 – Testo integrale


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CCIAA LIVORNO Rapporto sull?economia nella provincia di Livorno 2014

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CCIAA LIVORNO Rapporto sull?economia nella provincia di Livorno 2014

E? online il Rapporto sull?economia nella provincia di Livorno presentato in Camera di Commercio ad un folto pubblico di rappresentanti delle istituzioni, associazioni di categoria ed imprenditori.

Realizzato dal Centro Studi e Ricerche CCIAA in occasione della 13^ Giornata dell?Economia, il Rapporto offre un quadro esauriente dell?andamento dei vari settori economici, che utilizza ed elabora tutti i dati pi? aggiornati, fornendo un quadro completo del 2014 ed alcune previsioni 2015.

Lo Studio ? corredato dalle diapositive presentate per illustrare le due parti in cui si ? articolata la Giornata dell?Economia: Le imprese registrate presso le CCIAA nell?anno 2014 e nel primo trimestre 2015 in Italia, con cui il Presidente Sergio Costalli ha tracciato il quadro della situazione economica italiana alla luce dei dati pi? recenti forniti da Unioncamere e InfoCamere; e le diapositive che raccontano per tabelle e grafici le parti di cui si compone il Rapporto sull?Economia livornese, a cura dei ricercatori del Centro Studi e Ricerche. Tutti i dati forniti sull?economia locale abbracciano il territorio dell?intera provincia.

cciaalivornorappeconomia2014_presentazionecsrdef

cciaalivornorappeconomia2014_leimpreseitalianepresentazionepresidente

l’edizione integrale del rapporto in

http://www.li.camcom.gov.it/admin/news/N000943_rapportosulleconomiainprovinciadilivornonel2014.pdf


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IRPT Toscana piu competenti, pi? produttivi: l?istruzione fattore cruciale per lo sviluppo regionale

irpetpiu competenti, pi? produttivi:

l?istruzione fattore cruciale per lo sviluppo regionale

Copertina - Cover

L?IRPET ? impegnato da tempo sul tema della formazione dei saperi e delle competenze utili alla formazione dei cittadini e allo sviluppo economico regionale. L?attivit? svolta in questi anni, propedeutica e complementare al percorso di riforma del settore dell?istruzione e della formazione che Regione Toscana sta attuando, si ? concentrata su due temi: l?efficacia ed efficienza del sistema e la funzionalit? dei saperi e delle competenze prodotte rispetto alla domanda espressa dal territorio. La riflessione su questi due punti d? origine ai due lavori presentati in questa occasione.
Il primo affronta un nodo problematico fondamentale dell? efficacia del sistema, rappresentato dall?elevato grado di abbandono scolastico precoce che caratterizza la scuola toscana. Il secondo lavoro di ricerca approfondisce il tema del rapporto tra scuola e mondo del lavoro, che rappresenta oggi sotto il nome di Alternanza scuola-lavoro, il tema cruciale del progetto di riforma della ?buona scuola?.

irpet_Durantidispersionescolastica

irpet_Conti formazionelavoro


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ISTAT La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia 2015

istat

La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia

La violenza contro le donne ? fenomeno ampio e diffuso. 6 milioni 788 mila donne hanno sub?to nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha sub?to violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme pi? gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno sub?to stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri.

Le donne straniere hanno sub?to violenza fisica o sessuale in misura simile alle italiane nel corso della vita (31,3% e 31,5%). La violenza fisica ? pi? frequente fra le straniere (25,7% contro 19,6%), mentre quella sessuale pi? tra le italiane (21,5% contro 16,2%). Le straniere sono molto pi? soggette a stupri e tentati stupri (7,7% contro 5,1%). Le donne moldave (37,3%), rumene (33,9%) e ucraine (33,2%) subiscono pi? violenze.

I partner attuali o ex commettono le violenze pi? gravi. Il 62,7% degli stupri ? commesso da un partner attuale o precedente. Gli autori di molestie sessuali sono invece degli sconosciuti nella maggior parte dei casi (76,8%).

Il 10,6% delle donne ha sub?to violenze sessuali prima dei 16 anni. Considerando il totale delle violenze sub?te da donne con figli, aumenta la percentuale dei figli che hanno assistito ad episodi di violenza sulla propria madre (dal 60,3% del dato del 2006 al 65,2% rilevato nel 2014)

Le donne separate o divorziate hanno sub?to violenze fisiche o sessuali in misura maggiore rispetto alle altre (51,4% contro 31,5%). Critica anche la situazione delle donne con problemi di salute o disabilit?: ha sub?to violenze fisiche o sessuali il 36% di chi ? in cattive condizioni di salute e il 36,6% di chi ha limitazioni gravi. Il rischio di subire stupri o tentati stupri ? doppio (10% contro il 4,7% delle donne senza problemi).

Emergono importanti segnali di miglioramento rispetto all’indagine precedente: negli ultimi 5 anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3% all’11,3%, rispetto ai 5 anni precedenti il 2006. Ci? ? frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo, ma soprattutto di una migliore capacit? delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza.

? in calo sia la violenza fisica sia la sessuale, dai partner e ex partner (dal 5,1% al 4% la fisica, dal 2,8% al 2% la sessuale) come dai non partner (dal 9% al 7,7%). Il calo ? particolarmente accentuato per le studentesse, che passano dal 17,1% all’11,9% nel caso di ex partner, dal 5,3% al 2,4% da partner attuale e dal 26,5% al 22% da non partner.

In forte calo anche la violenza psicologica dal partner attuale (dal 42,3% al 26,4%), soprattutto se non affiancata da violenza fisica e sessuale.

Alla maggiore capacit? delle donne di uscire dalle relazioni violente o di prevenirle si affianca anche una maggiore consapevolezza. Pi? spesso considerano la violenza sub?ta un reato (dal 14,3% al 29,6% per la violenza da partner) e la denunciano di pi? alle forze dell’ordine (dal 6,7% all’11,8%). Pi? spesso ne parlano con qualcuno (dal 67,8% al 75,9%) e cercano aiuto presso i servizi specializzati, centri antiviolenza, sportelli (dal 2,4% al 4,9%). La stessa situazione si riscontra per le violenze da parte dei non partner.

Rispetto al 2006, le vittime sono pi? soddisfatte del lavoro delle forze dell’ordine. Per le violenze da partner o ex, le donne molto soddisfatte passano dal 9,9% al 28,5%.

Si segnalano per? anche elementi negativi. Non si intacca lo zoccolo duro della violenza, gli stupri e i tentati stupri (1,2% sia per il 2006 sia per il 2014). Le violenze sono pi? gravi: aumentano quelle che hanno causato ferite (dal 26,3% al 40,2% da partner) e il numero di donne che hanno temuto per la propria vita (dal 18,8% del 2006 al 34,5% del 2014). Anche le violenze da parte dei non partner sono pi? gravi.

3 milioni 466 mila donne hanno sub?to stalking nel corso della vita, il 16,1% delle donne. Di queste, 1 milione 524 mila l’ha sub?to dall’ex partner, 2 milioni 229 mila da persone diverse dall’ex partner.

istat Violenza contro le donne – 05_giu_2015 – Testo integrale


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ISTAT FORZA LAVORO 1^ TRIMESTRE 2015

istatNel primo trimestre 2015 continua a crescere il numero di occupati su base annua (+133 mila unit?, 0,6%). L’aumento riguarda entrambe le componenti di genere e tutte le ripartizioni territoriali, soprattutto il Nord (+0,6%, 71 mila unit?) e il Mezzogiorno (+0,8%, 47 mila unit?). Al calo degli occupati nelle classi di et? 15-34 anni e 35-49 anni (-1,7% e -1,4%, rispettivamente), continua a contrapporsi la crescita degli ultra 50enni (+5,3%).

L’incremento dell’occupazione interessa sia gli italiani (+50 mila unit?) sia gli stranieri (+83 mila unit?). In confronto al primo trimestre 2014, tuttavia, il tasso di occupazione 15-64 anni degli stranieri diminuisce di 0,4 punti percentuali a fronte di una crescita di 0,5 punti tra gli italiani.

Nell’industria in senso stretto, dopo la crescita dei tre trimestri precedenti, l’occupazione si riduce su base annua dello 0,9% (-42 mila unit?). Nelle costruzioni, per il diciannovesimo trimestre ma con minore intensit?, prosegue la flessione degli occupati (-1,2%, -17 mila unit?). In controtendenza rispetto al Centro-nord, nel Mezzogiorno crescono sia gli occupati nell’industria in senso stretto (+2,3%, 18 mila unit?) sia nelle costruzioni (+3,8%, 15 mila unit?). Nel terziario gli occupati crescono dell’1,0% (147 mila unit? in pi? su base annua), soprattutto tra i dipendenti e nel Centro-nord.

Nel primo trimestre 2015 il numero di lavoratori a tempo pieno torna a crescere in misura significativa, con un incremento di 104 mila unit? (+0,6%). Ininterrotta dal 2010, prosegue a ritmo meno sostenuto la crescita degli occupati a tempo parziale (+0,7%, 28 mila unit? nel raffronto tendenziale) ma riguarda quasi del tutto il part time involontario, la cui incidenza arriva al 64,1% dei lavoratori a tempo parziale (era il 62,7% un anno prima).

Per il quarto trimestre consecutivo continua l’aumento dei dipendenti a termine (+3,5%, 72 mila unit? su base annua). La crescita interessa soprattutto gli uomini, ? pi? forte nel Nord, ed ? concentrata nell’industria in senso stretto e nel terziario.

Nel primo trimestre 2015, dopo quattordici trimestri di crescita, diminuisce il numero di persone in cerca di occupazione (-4,2%, 145 mila unit? in meno in un anno). La riduzione interessa sia gli uomini sia le donne, riguarda le regioni del Nord e del Mezzogiorno, gli ex-occupati e le persone in cerca di prima occupazione. Il 57,1% dei disoccupati cerca lavoro da un anno o pi? (era 58,7% nel primo trimestre 2014).

Nel primo trimestre 2015 il tasso di disoccupazione, cresciuto ininterrottamente dal terzo trimestre del 2011, scende al 13,0% (-0,6 punti percentuali in confronto a un anno prima); la riduzione riguarda sia gli uomini sia le donne, interessa il Nord (-0,4 punti) e soprattutto il Mezzogiorno (-1,2 punti), ma i divari territoriali restano elevati (con valori dell’indicatore del 9,0% e 20,5% rispettivamente). Nelle regioni del Centro, invece, il tasso sale al 12,1% (+0,1 punti).

Nel primo trimestre 2015 prosegue la diminuzione del numero degli inattivi di 15-64 anni (-0,4%, -51 mila unit?) dovuta soltanto ai 55-64enni, a fronte di un aumento nelle altre classi di et?. Il tasso di inattivit? rimane stabile al 36,1%.

ISTAT Occupati-e-disoccupati_3_giugno_2015


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XXIV Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes dal titolo ?Migranti, attori di sviluppo?.

v3_s2ew_consultazione.redir_allegati_docPresentato il 4 giugno a Milano, alle ore 11:00 presso il Conference Center di EXPO 2015 il XXIV Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes dal titolo “Migranti, attori di sviluppo”.
Come spiegano nell’introduzione mons. Gian Carlo Perego (Direttore generale della Fondazione Migrantes) e mons. Francesco Soddu (Direttore di Caritas Italiana) ?il Rapporto ? dedicato all?Expo 2015, un avvenimento che, per quanto discusso, ha da sempre tracciato un forte solco nella storia come occasione di celebrazione dei traguardi scientifici raggiunti dall?uomo e di condivisione delle conoscenze tra i popoli tenendo ben presente la valorizzazione della dignit? umana?.
?Questo Rapporto Immigrazione ? grazie all?ausilio di studiosi ed esperti delle tematiche migratorie di diverse discipline e accademie italiane ? descrive la situazione della mobilit? internazionale e nazionale, per poi soffermarsi, nella specifica sezione dedicata all?Expo Milano 2015, su due argomenti: il cibo come causa delle migrazioni e il cibo come occasione di sviluppo, nella consapevolezza che a volte basta solo cambiare prospettiva per essere sensibilizzati diversamente alle problematiche sociali?, spiegano ancora i due Direttori.
La presentazione avviene nell’ambito del convegno “I migranti e il cibo. Dallo sfruttamento lavorativo all’imprenditoria etnica”. Nel testo vengono analizzati i dati ufficiali assieme a quelli raccolti dai servizi Caritas, le variabili sociali ed economiche, gli impatti dell’immigrazione in un contesto che vede nel migrante un attore di sviluppo per settori che sarebbero in cirsi senza l’apporto di manodopera straniera. Dallo scenario globale si passa ad approfondimenti rispetto alle singole regioni italiane.

RAPPORTO 2014


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RAPPORTO ISTAT ITALIA 2015

istat

Rapporto annuale 2015 ? La situazione del Paese

Attraverso l’utilizzo di dati e analisi, la 23esima edizione del Rapporto annuale dell’Istat sviluppa una riflessione documentata sul presente dell’Italia, descrive le trasformazioni intervenute nel recente passato e individua le prospettive e le potenzialit? di crescita del Paese.

Raccogliendo la sfida di una realt? economica e sociale in rapido cambiamento, il Rapporto 2015 concentra inoltre l’attenzione sui diversi soggetti che si muovono nel sistema produttivo, nella societ? e nei territori. L’obiettivo ? di cogliere le loro interazioni da punti di vista relativamente inesplorati, a partire dai luoghi in cui vivono e operano, al fine di individuare i punti critici, gli elementi dinamici e i fabbisogni di intervento da offrire alle decisioni dei policy maker.

Rapporto Istat 2015pillole

Rapportoistat2015Sintesi

Rapporto Istat 2015Cap.1_economia

RapportoIstat2015 Cap.2_sviluppoterritoriale

RapportoIstat2015 Cap.3_attivit?produttive

Rapporto Istat2015 Cap.4_mercatodellavoro

RapportoIstat2015 Cap.5_societ?condizionidivita



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