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CAPUTO: CHI ERA COSTUI ? PARAFRASI DEL TEMPO CHE FU.

Con l'analisi di un testo si può conoscere il destinatario del messaggio, ma anche e soprattutto la natura e gli intenti di chi lo emette. Nel leggere quello che ha scritto su un quotidiano (allego replica digitale) chi si firma Sergio Caputo, ho compreso che a quella 'presa di giro' non si poteva abbinare l'aggettivo "bonaria".

Nel rapido excursus dell'ultima tragicomica epopea livornese, quella dell'acqua e del tubo, addirittura fonte di prossima contesa con i cugini pisani, al pari di una secchia rapita (memoria di un poemetto seicentesco), l'estensore del pezzo ha visto bene di lanciarsi in un riferimento esplicito alla mia persona attraverso l'impiego della tecnica del volo pindarico, usando la parola "dimissioni". Dalle dimissioni di chi aveva avuto responsabilità nel black out idrico, l'autore ha pensato bene di volare a quelle che avevo dato come vice presidente del gruppo consiliare PDL in Comune, allegando una lettera motivata. 

Fin qui è legittimo dimostrare la propria bravura e repertorio retorico e da parte mia potrei dimostrare riconoscenza per una citazione inaspettata e magari agognata dai tanti che animano la scena politica livornese. "L'importante è che se ne parli" ricordava Oscar Wilde.  Ma la frase impiegata subito dopo il nome e cognome del sottoscritto fa entrare in scena un'altra informazione e al contempo un giudizio sferzante e offensivo: "che ha dato al mondo conto della sua esistenza".  Quindi il consigliere Russo sarebbe uno che non conta nulla (ma per fare politica bisogna già contare qualcosa? o è il clichet gerarchico a cui è abituato il Nostro scrittore? se sei nominato o hai potere vali, altrimenti ... rappresenti soltanto il popolo...), che non ha alcun rilievo e che ha solo impegnato inutilmente le pagine dei giornali, come se non vi fosse riuscito mai negli ultimi 5 anni, da quando ha deciso di fare attività politica.

Ma non è finita. Capiamo il suo schieramento paternalistico e apparentemente "diverso" dalle sorti del PDL, poiché nella scrittura adotta un tono di apparente distacco dal centro destra e dalle sue eventuali diatribe interne. Sembrerebbe di un altro partito, ma qui ci si può sbagliare clamorosamente. Infatti l'ultimo periodo adduce il fatto che ci prendano in giro anche all'estero e che in America tifino Grillo.

Quindi Sergio Caputo o è un vecchio esponente organico alla sinistra storica livornese, che non perde occasione di criticare la destra (troppo facile), o è un fan stagionato del centrodestra, che rimpiange l'epoca della bella politica del passato (fuochino)  o un agnostico e bravo scrittore, un po' desueto, con esperienza notevole nella politica (come da lui testimoniato), che talora scrive su commissione di altri, raccogliendone in un certo modo la stizza e la rabbia per chi ha espresso parole con libertà (e non in libertà!!!).

Questo lo paragonerei, visto che si parla di fantascrittura e fantacomportamenti, ad un atteggiamento da regime dittatoriale o da contesto omertoso, laddove se non si riesce altrimenti, si cerca di delegittimare il nemico (e non avversario, perché l'intento e soprattutto il tono era palesemente cattivo e non ironico) sostenendone l'inesistenza.

Ho avuto e abbiamo avuto (tutti coloro che condividono con me progetti e idee in politica) nel passato molti attacchi di questo genere proprio da gente, che veniva dal passato, quello più pericoloso e retrivo che rischia ancora una volta (e senza appello) di lasciare Livorno (dopo avercela portata) nell'inferno della depressione cronica da periodo pre OBIETTIVO 2 (come era gran parte della nostra provincia alla fine degli anni 90 per la CEE). 

Grazie Sergio Caputo per avermi fatto rispolverare un po' di retorica classica.

Ogni tanto ci vuole per chi coltiva la cultura degli indizi...

 

Roberto Russo

 

Consigliere del PDL al Comune di Livorno

(lo sconosciuto 'reso noto' da Caputo)  

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CAPUTO: CHI ERA COSTUI ? PARAFRASI DEL TEMPO CHE FU.

Con l'analisi di un testo si può conoscere il destinatario del messaggio, ma anche e soprattutto la natura e gli intenti di chi lo emette. Nel leggere quello che ha scritto su un quotidiano (allego replica digitale) chi si firma Sergio Caputo, ho compreso che a quella 'presa di giro' non si poteva abbinare l'aggettivo "bonaria".

Nel rapido excursus dell'ultima tragicomica epopea livornese, quella dell'acqua e del tubo, addirittura fonte di prossima contesa con i cugini pisani, al pari di una secchia rapita (memoria di un poemetto seicentesco), l'estensore del pezzo ha visto bene di lanciarsi in un riferimento esplicito alla mia persona attraverso l'impiego della tecnica del volo pindarico, usando la parola "dimissioni". Dalle dimissioni di chi aveva avuto responsabilità nel black out idrico, l'autore ha pensato bene di volare a quelle che avevo dato come vice presidente del gruppo consiliare PDL in Comune, allegando una lettera motivata. 

Fin qui è legittimo dimostrare la propria bravura e repertorio retorico e da parte mia potrei dimostrare riconoscenza per una citazione inaspettata e magari agognata dai tanti che animano la scena politica livornese. "L'importante è che se ne parli" ricordava Oscar Wilde.  Ma la frase impiegata subito dopo il nome e cognome del sottoscritto fa entrare in scena un'altra informazione e al contempo un giudizio sferzante e offensivo: "che ha dato al mondo conto della sua esistenza".  Quindi il consigliere Russo sarebbe uno che non conta nulla (ma per fare politica bisogna già contare qualcosa? o è il clichet gerarchico a cui è abituato il Nostro scrittore? se sei nominato o hai potere vali, altrimenti ... rappresenti soltanto il popolo...), che non ha alcun rilievo e che ha solo impegnato inutilmente le pagine dei giornali, come se non vi fosse riuscito mai negli ultimi 5 anni, da quando ha deciso di fare attività politica.

Ma non è finita. Capiamo il suo schieramento paternalistico e apparentemente "diverso" dalle sorti del PDL, poiché nella scrittura adotta un tono di apparente distacco dal centro destra e dalle sue eventuali diatribe interne. Sembrerebbe di un altro partito, ma qui ci si può sbagliare clamorosamente. Infatti l'ultimo periodo adduce il fatto che ci prendano in giro anche all'estero e che in America tifino Grillo.

Quindi Sergio Caputo o è un vecchio esponente organico alla sinistra storica livornese, che non perde occasione di criticare la destra (troppo facile), o è un fan stagionato del centrodestra, che rimpiange l'epoca della bella politica del passato (fuochino)  o un agnostico e bravo scrittore, un po' desueto, con esperienza notevole nella politica (come da lui testimoniato), che talora scrive su commissione di altri, raccogliendone in un certo modo la stizza e la rabbia per chi ha espresso parole con libertà (e non in libertà!!!).

Questo lo paragonerei, visto che si parla di fantascrittura e fantacomportamenti, ad un atteggiamento da regime dittatoriale o da contesto omertoso, laddove se non si riesce altrimenti, si cerca di delegittimare il nemico (e non avversario, perché l'intento e soprattutto il tono era palesemente cattivo e non ironico) sostenendone l'inesistenza.

Ho avuto e abbiamo avuto (tutti coloro che condividono con me progetti e idee in politica) nel passato molti attacchi di questo genere proprio da gente, che veniva dal passato, quello più pericoloso e retrivo che rischia ancora una volta (e senza appello) di lasciare Livorno (dopo avercela portata) nell'inferno della depressione cronica da periodo pre OBIETTIVO 2 (come era gran parte della nostra provincia alla fine degli anni 90 per la CEE). 

Grazie Sergio Caputo per avermi fatto rispolverare un po' di retorica classica.

Ogni tanto ci vuole per chi coltiva la cultura degli indizi...

 

Roberto Russo

 

Consigliere del PDL al Comune di Livorno

(lo sconosciuto 'reso noto' da Caputo)  

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CAPUTO: CHI ERA COSTUI ? PARAFRASI DEL TEMPO CHE FU.

Con l'analisi di un testo si può conoscere il destinatario del messaggio, ma anche e soprattutto la natura e gli intenti di chi lo emette. Nel leggere quello che ha scritto su un quotidiano (allego replica digitale) chi si firma Sergio Caputo, ho compreso che a quella 'presa di giro' non si poteva abbinare l'aggettivo "bonaria".

Nel rapido excursus dell'ultima tragicomica epopea livornese, quella dell'acqua e del tubo, addirittura fonte di prossima contesa con i cugini pisani, al pari di una secchia rapita (memoria di un poemetto seicentesco), l'estensore del pezzo ha visto bene di lanciarsi in un riferimento esplicito alla mia persona attraverso l'impiego della tecnica del volo pindarico, usando la parola "dimissioni". Dalle dimissioni di chi aveva avuto responsabilità nel black out idrico, l'autore ha pensato bene di volare a quelle che avevo dato come vice presidente del gruppo consiliare PDL in Comune, allegando una lettera motivata. 

Fin qui è legittimo dimostrare la propria bravura e repertorio retorico e da parte mia potrei dimostrare riconoscenza per una citazione inaspettata e magari agognata dai tanti che animano la scena politica livornese. "L'importante è che se ne parli" ricordava Oscar Wilde.  Ma la frase impiegata subito dopo il nome e cognome del sottoscritto fa entrare in scena un'altra informazione e al contempo un giudizio sferzante e offensivo: "che ha dato al mondo conto della sua esistenza".  Quindi il consigliere Russo sarebbe uno che non conta nulla (ma per fare politica bisogna già contare qualcosa? o è il clichet gerarchico a cui è abituato il Nostro scrittore? se sei nominato o hai potere vali, altrimenti ... rappresenti soltanto il popolo...), che non ha alcun rilievo e che ha solo impegnato inutilmente le pagine dei giornali, come se non vi fosse riuscito mai negli ultimi 5 anni, da quando ha deciso di fare attività politica.

Ma non è finita. Capiamo il suo schieramento paternalistico e apparentemente "diverso" dalle sorti del PDL, poiché nella scrittura adotta un tono di apparente distacco dal centro destra e dalle sue eventuali diatribe interne. Sembrerebbe di un altro partito, ma qui ci si può sbagliare clamorosamente. Infatti l'ultimo periodo adduce il fatto che ci prendano in giro anche all'estero e che in America tifino Grillo.

Quindi Sergio Caputo o è un vecchio esponente organico alla sinistra storica livornese, che non perde occasione di criticare la destra (troppo facile), o è un fan stagionato del centrodestra, che rimpiange l'epoca della bella politica del passato (fuochino)  o un agnostico e bravo scrittore, un po' desueto, con esperienza notevole nella politica (come da lui testimoniato), che talora scrive su commissione di altri, raccogliendone in un certo modo la stizza e la rabbia per chi ha espresso parole con libertà (e non in libertà!!!).

Questo lo paragonerei, visto che si parla di fantascrittura e fantacomportamenti, ad un atteggiamento da regime dittatoriale o da contesto omertoso, laddove se non si riesce altrimenti, si cerca di delegittimare il nemico (e non avversario, perché l'intento e soprattutto il tono era palesemente cattivo e non ironico) sostenendone l'inesistenza.

Ho avuto e abbiamo avuto (tutti coloro che condividono con me progetti e idee in politica) nel passato molti attacchi di questo genere proprio da gente, che veniva dal passato, quello più pericoloso e retrivo che rischia ancora una volta (e senza appello) di lasciare Livorno (dopo avercela portata) nell'inferno della depressione cronica da periodo pre OBIETTIVO 2 (come era gran parte della nostra provincia alla fine degli anni 90 per la CEE). 

Grazie Sergio Caputo per avermi fatto rispolverare un po' di retorica classica.

Ogni tanto ci vuole per chi coltiva la cultura degli indizi...

 

Roberto Russo

 

Consigliere del PDL al Comune di Livorno

(lo sconosciuto 'reso noto' da Caputo)  

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DISCORSO PER LA FESTA DELLA TOSCANA – GRUPPI PDL LIVORNO

 

 

 

 

 

 

Egregi Presidenti,

 

colleghi consiglieri,

 

autorità convenute,

 

cittadine e cittadini tutti,

 

dott. Mauro Zucchelli,

 

 

 

la festa è il momento migliore per stare insieme, condividere.

Ci si ritrova per trascorrere il tempo, per ricordare, talora per fare progetti.

La festa è un vissuto collettivo: non solo si fa qualcosa insieme, ma innanzitutto si

sente insieme.

Proprio perché non è un rito con formule rigide e formalizzate, la festa è

partecipazione, ed improvvisazione. L'uomo non sente la festa come un limite, ma

come la liberazione delle forze e dei pensieri migliori, come pure delle istanze

incontrollabili.

Nella storia l'azione dei poteri costituiti si è spesso confrontata e scontrata con le

ricorrenze festive, viste pure come un pericolo o un tentativo di corruzione dei

costumi, come spreco di risorse o addirittura come insidioso mezzo destabilizzante.

Il grande studioso di religioni antiche Karoly Kerenyii ha affermato assai

efficacemente che “Tra il serio e il giocoso, tra l'essere severamente vincolato e arbitrariamente libero oscilla l'atmosfera festiva”.

I pensatori settecenteschi, invece, riconoscevano nelle feste un fondamentale momento unitario del sentimento collettivo, come sintetizzò splendidamente Rousseau nella Lettera a D'Alembert,

Con la libertà, ovunque c'è affluenza di pubblico, regna pure il benessere. Piantate un palo adorno di fiori in mezzo a una piazza, riunitevi intorno il popolo, e avrete una festa. Ancora meglio: offrite gli spettatori come spettacolo, fateli attori essi stessi, fate che ciascuno si veda e si ami negli altri, affinché tutti siano più uniti”.

L'occasione della festa rende quindi un beneficio al rinnovo della coerenza sociale, di quel patto grazie al quale i singoli e i gruppi si possono incontrare, confrontare, scambiare le migliori prospettive per la comunità.

Se ci guardiamo intorno, i sistemi più innovativi di “fare festa” hanno spesso una connotazione, che unisce il divertimento alla denuncia sociale o alla spasmodica ricerca d'identità: è il caso, ad esempio, dei flash mob che ogni tanto invadono pacificamente qualche angolo delle nostre città.

La festa a cui oggi partecipiamo non è soltanto ricorrenza di una data – altrimenti sarebbe stato meglio chiamarla celebrazione - ma è un momento extra ordinario: si tratta in primo luogo di riaffermare principi e diritti essenziali della persona e della dignità umana a distanza di 226 anni da quel 30 novembre del 1786; poi di seguirne la novità per poterla applicare alla politica, per meglio dire al nostro modo di misurarci e confrontarci facendo gli interessi della comunità.

Quella decisione presa dal Granduca Pietro Leopoldo di abolire, tra l'altro, la tortura, la pena di morte, nonché il reato di lesa maestà mediante l'introduzione del nuovo codice penale denota un atteggiamento innovativo ed attento alle mutazioni della storia, della comunità governata e soprattutto ai diritti dell'individuo.

Nel comportamento del Granduca si coglie capacità di ascolto, di intelligenza, di precorrimento dei tempi: in pratica un innovatore che percepì le prime avvisaglie del cambiamento così come del disagio popolare e le seppe tramutare in alcuni provvedimenti concreti con l'essenziale supporto delle migliori eminenze grigie del tempo.

 

In una parola fu ILLUMINATO, cioè – ripeto – attento, accurato, zelante, curioso, innovatore, quasi visionario. Uno che della nostra contemporaneità avrebbe condiviso senz'altro la famosa frase di Steve Jobs “stay hungry, stay foolish”, “siate curiosi, siate visionari”.

Oggi, come e forse più di allora, l'azione politica è condizionata dall'incombenza e dalla ricorrenza dei cambiamenti socio-economici e dal senso di responsabilità che si richiede ai governanti/amministratori, che non sempre soddisfano le attese sempre più complesse dei cittadini.

A ciò si aggiunga il senso di incertezza e di sbandamento che l'attuale crisi di sistema ingenera nelle coscienze di tutti con effetti preoccupanti sulla popolazione più giovane, che non si sente sufficientemente tutelata.

Dopo la pubblicazione dei dati statistici, che tratteggiano le condizioni socioeconomiche della città di Livorno, un attento giornalista ha titolato il proprio articolo nel modo seguente:

Ecco le cifre di una città che non crede in sé stessa”.

I milioni di ore di cassa integrazione, l'altissima percentuale di giovani che non studiano né lavorano, la difficoltà delle imprese di avere affidamenti bancari, la povertà conclamata di significative fasce della popolazione, la bassissima percentuale di scolarizzazione ad alto profilo, la quasi inesistenza del concetto di trasferimento tecnologico ed altri parametri ancora confermano un quadro desolante e meno reattivo di molte altre realtà italiane, che comunque si sono ritrovate meglio attrezzate di fronte alla crisi.

 

Colpa di chi o di cosa ?

 

In altre occasioni potremo fare ipotesi e puntare il dito contro, opposizione contro maggioranza e viceversa; peraltro nei luoghi deputati al governo della città e della Provincia di Livorno questo continuerà ad essere compito in primis dell'opposizione di centrodestra, che mi pregio di rappresentare in questo appuntamento così importante.

Potremo rinfacciare l'uno all'altro, comunque in maniera corretta e documentata, errori di valutazione, di realizzazione e di visione, ma non smetteremo di essere visionari e curiosi.

E' necessario rifondare le basi della buona politica e rispondere così a chi vuole fare dell'anti politica una facile professione.

Il compito della buona politica sarà quello di creare prospettive di sviluppo in maniera continua ed infaticabile, di ingenerare speranza e prospettiva, perché per fare la politica seria bisogna mettere molto impegno e fatica.

Noi che desideriamo la buona politica saremo impegnati a mettere a frutto non tanto i nostri sogni, ma quelli che riusciremo a condividere e a costruire con la comunità e le comunità, da cui proveniamo, noi stessi, frutti di tante storie che si sono incontrate o si incontrano a Livorno.

La nostra città ha sempre parlato al plurale, fin dalla nascita, come centro dalle tante culture e religioni; ha fatto fortuna sulla pluralità dei contatti marittimi, delle triangolazioni produttive e commerciali (ricordo ad esempio il boom del commercio dell'alabastro, che proprio dal '700 vide l'attivazione di scambi tra il porto di Livorno, il nord Europa ed il Mediterraneo Orientale); la nostra città ha continuato ad essere crogiuolo accogliente non solo di culture straniere, ma nell'ambito dell'Italia stessa di migliaia di dipendenti pubblici e non, nativi di altre regioni.

Questa predisposizione al contatto e agli scambi la rende quindi sede ideale per giocare un ruolo strategico vuoi da sola vuoi come capoluogo sancito dalla legge della provincia di prossima costituzione.

A Livorno le storie si incrociano da tempo e siamo certi che nel tempo saranno in grado, se correttamente coadiuvate, di crescere di valore e di restituire partecipazione, benessere e stimolante clima sociale, favorendo altre prospettive ed altri esiti da festeggiare come in questo solenne frangente.

 

Vi ringrazio.

 

1 dicembre 2012
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DISCORSO PER LA FESTA DELLA TOSCANA – GRUPPI PDL LIVORNO

 

 

 

 

 

 

Egregi Presidenti,

 

colleghi consiglieri,

 

autorità convenute,

 

cittadine e cittadini tutti,

 

dott. Mauro Zucchelli,

 

 

 

la festa è il momento migliore per stare insieme, condividere.

Ci si ritrova per trascorrere il tempo, per ricordare, talora per fare progetti.

La festa è un vissuto collettivo: non solo si fa qualcosa insieme, ma innanzitutto si

sente insieme.

Proprio perché non è un rito con formule rigide e formalizzate, la festa è

partecipazione, ed improvvisazione. L'uomo non sente la festa come un limite, ma

come la liberazione delle forze e dei pensieri migliori, come pure delle istanze

incontrollabili.

Nella storia l'azione dei poteri costituiti si è spesso confrontata e scontrata con le

ricorrenze festive, viste pure come un pericolo o un tentativo di corruzione dei

costumi, come spreco di risorse o addirittura come insidioso mezzo destabilizzante.

Il grande studioso di religioni antiche Karoly Kerenyii ha affermato assai

efficacemente che “Tra il serio e il giocoso, tra l'essere severamente vincolato e arbitrariamente libero oscilla l'atmosfera festiva”.

I pensatori settecenteschi, invece, riconoscevano nelle feste un fondamentale momento unitario del sentimento collettivo, come sintetizzò splendidamente Rousseau nella Lettera a D'Alembert,

Con la libertà, ovunque c'è affluenza di pubblico, regna pure il benessere. Piantate un palo adorno di fiori in mezzo a una piazza, riunitevi intorno il popolo, e avrete una festa. Ancora meglio: offrite gli spettatori come spettacolo, fateli attori essi stessi, fate che ciascuno si veda e si ami negli altri, affinché tutti siano più uniti”.

L'occasione della festa rende quindi un beneficio al rinnovo della coerenza sociale, di quel patto grazie al quale i singoli e i gruppi si possono incontrare, confrontare, scambiare le migliori prospettive per la comunità.

Se ci guardiamo intorno, i sistemi più innovativi di “fare festa” hanno spesso una connotazione, che unisce il divertimento alla denuncia sociale o alla spasmodica ricerca d'identità: è il caso, ad esempio, dei flash mob che ogni tanto invadono pacificamente qualche angolo delle nostre città.

La festa a cui oggi partecipiamo non è soltanto ricorrenza di una data – altrimenti sarebbe stato meglio chiamarla celebrazione - ma è un momento extra ordinario: si tratta in primo luogo di riaffermare principi e diritti essenziali della persona e della dignità umana a distanza di 226 anni da quel 30 novembre del 1786; poi di seguirne la novità per poterla applicare alla politica, per meglio dire al nostro modo di misurarci e confrontarci facendo gli interessi della comunità.

Quella decisione presa dal Granduca Pietro Leopoldo di abolire, tra l'altro, la tortura, la pena di morte, nonché il reato di lesa maestà mediante l'introduzione del nuovo codice penale denota un atteggiamento innovativo ed attento alle mutazioni della storia, della comunità governata e soprattutto ai diritti dell'individuo.

Nel comportamento del Granduca si coglie capacità di ascolto, di intelligenza, di precorrimento dei tempi: in pratica un innovatore che percepì le prime avvisaglie del cambiamento così come del disagio popolare e le seppe tramutare in alcuni provvedimenti concreti con l'essenziale supporto delle migliori eminenze grigie del tempo.

 

In una parola fu ILLUMINATO, cioè – ripeto – attento, accurato, zelante, curioso, innovatore, quasi visionario. Uno che della nostra contemporaneità avrebbe condiviso senz'altro la famosa frase di Steve Jobs “stay hungry, stay foolish”, “siate curiosi, siate visionari”.

Oggi, come e forse più di allora, l'azione politica è condizionata dall'incombenza e dalla ricorrenza dei cambiamenti socio-economici e dal senso di responsabilità che si richiede ai governanti/amministratori, che non sempre soddisfano le attese sempre più complesse dei cittadini.

A ciò si aggiunga il senso di incertezza e di sbandamento che l'attuale crisi di sistema ingenera nelle coscienze di tutti con effetti preoccupanti sulla popolazione più giovane, che non si sente sufficientemente tutelata.

Dopo la pubblicazione dei dati statistici, che tratteggiano le condizioni socioeconomiche della città di Livorno, un attento giornalista ha titolato il proprio articolo nel modo seguente:

Ecco le cifre di una città che non crede in sé stessa”.

I milioni di ore di cassa integrazione, l'altissima percentuale di giovani che non studiano né lavorano, la difficoltà delle imprese di avere affidamenti bancari, la povertà conclamata di significative fasce della popolazione, la bassissima percentuale di scolarizzazione ad alto profilo, la quasi inesistenza del concetto di trasferimento tecnologico ed altri parametri ancora confermano un quadro desolante e meno reattivo di molte altre realtà italiane, che comunque si sono ritrovate meglio attrezzate di fronte alla crisi.

 

Colpa di chi o di cosa ?

 

In altre occasioni potremo fare ipotesi e puntare il dito contro, opposizione contro maggioranza e viceversa; peraltro nei luoghi deputati al governo della città e della Provincia di Livorno questo continuerà ad essere compito in primis dell'opposizione di centrodestra, che mi pregio di rappresentare in questo appuntamento così importante.

Potremo rinfacciare l'uno all'altro, comunque in maniera corretta e documentata, errori di valutazione, di realizzazione e di visione, ma non smetteremo di essere visionari e curiosi.

E' necessario rifondare le basi della buona politica e rispondere così a chi vuole fare dell'anti politica una facile professione.

Il compito della buona politica sarà quello di creare prospettive di sviluppo in maniera continua ed infaticabile, di ingenerare speranza e prospettiva, perché per fare la politica seria bisogna mettere molto impegno e fatica.

Noi che desideriamo la buona politica saremo impegnati a mettere a frutto non tanto i nostri sogni, ma quelli che riusciremo a condividere e a costruire con la comunità e le comunità, da cui proveniamo, noi stessi, frutti di tante storie che si sono incontrate o si incontrano a Livorno.

La nostra città ha sempre parlato al plurale, fin dalla nascita, come centro dalle tante culture e religioni; ha fatto fortuna sulla pluralità dei contatti marittimi, delle triangolazioni produttive e commerciali (ricordo ad esempio il boom del commercio dell'alabastro, che proprio dal '700 vide l'attivazione di scambi tra il porto di Livorno, il nord Europa ed il Mediterraneo Orientale); la nostra città ha continuato ad essere crogiuolo accogliente non solo di culture straniere, ma nell'ambito dell'Italia stessa di migliaia di dipendenti pubblici e non, nativi di altre regioni.

Questa predisposizione al contatto e agli scambi la rende quindi sede ideale per giocare un ruolo strategico vuoi da sola vuoi come capoluogo sancito dalla legge della provincia di prossima costituzione.

A Livorno le storie si incrociano da tempo e siamo certi che nel tempo saranno in grado, se correttamente coadiuvate, di crescere di valore e di restituire partecipazione, benessere e stimolante clima sociale, favorendo altre prospettive ed altri esiti da festeggiare come in questo solenne frangente.

 

Vi ringrazio.

 

1 dicembre 2012
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DISCORSO PER LA FESTA DELLA TOSCANA – GRUPPI PDL LIVORNO

 

 

 

 

 

 

Egregi Presidenti,

 

colleghi consiglieri,

 

autorità convenute,

 

cittadine e cittadini tutti,

 

dott. Mauro Zucchelli,

 

 

 

la festa è il momento migliore per stare insieme, condividere.

Ci si ritrova per trascorrere il tempo, per ricordare, talora per fare progetti.

La festa è un vissuto collettivo: non solo si fa qualcosa insieme, ma innanzitutto si

sente insieme.

Proprio perché non è un rito con formule rigide e formalizzate, la festa è

partecipazione, ed improvvisazione. L'uomo non sente la festa come un limite, ma

come la liberazione delle forze e dei pensieri migliori, come pure delle istanze

incontrollabili.

Nella storia l'azione dei poteri costituiti si è spesso confrontata e scontrata con le

ricorrenze festive, viste pure come un pericolo o un tentativo di corruzione dei

costumi, come spreco di risorse o addirittura come insidioso mezzo destabilizzante.

Il grande studioso di religioni antiche Karoly Kerenyii ha affermato assai

efficacemente che “Tra il serio e il giocoso, tra l'essere severamente vincolato e arbitrariamente libero oscilla l'atmosfera festiva”.

I pensatori settecenteschi, invece, riconoscevano nelle feste un fondamentale momento unitario del sentimento collettivo, come sintetizzò splendidamente Rousseau nella Lettera a D'Alembert,

Con la libertà, ovunque c'è affluenza di pubblico, regna pure il benessere. Piantate un palo adorno di fiori in mezzo a una piazza, riunitevi intorno il popolo, e avrete una festa. Ancora meglio: offrite gli spettatori come spettacolo, fateli attori essi stessi, fate che ciascuno si veda e si ami negli altri, affinché tutti siano più uniti”.

L'occasione della festa rende quindi un beneficio al rinnovo della coerenza sociale, di quel patto grazie al quale i singoli e i gruppi si possono incontrare, confrontare, scambiare le migliori prospettive per la comunità.

Se ci guardiamo intorno, i sistemi più innovativi di “fare festa” hanno spesso una connotazione, che unisce il divertimento alla denuncia sociale o alla spasmodica ricerca d'identità: è il caso, ad esempio, dei flash mob che ogni tanto invadono pacificamente qualche angolo delle nostre città.

La festa a cui oggi partecipiamo non è soltanto ricorrenza di una data – altrimenti sarebbe stato meglio chiamarla celebrazione - ma è un momento extra ordinario: si tratta in primo luogo di riaffermare principi e diritti essenziali della persona e della dignità umana a distanza di 226 anni da quel 30 novembre del 1786; poi di seguirne la novità per poterla applicare alla politica, per meglio dire al nostro modo di misurarci e confrontarci facendo gli interessi della comunità.

Quella decisione presa dal Granduca Pietro Leopoldo di abolire, tra l'altro, la tortura, la pena di morte, nonché il reato di lesa maestà mediante l'introduzione del nuovo codice penale denota un atteggiamento innovativo ed attento alle mutazioni della storia, della comunità governata e soprattutto ai diritti dell'individuo.

Nel comportamento del Granduca si coglie capacità di ascolto, di intelligenza, di precorrimento dei tempi: in pratica un innovatore che percepì le prime avvisaglie del cambiamento così come del disagio popolare e le seppe tramutare in alcuni provvedimenti concreti con l'essenziale supporto delle migliori eminenze grigie del tempo.

 

In una parola fu ILLUMINATO, cioè – ripeto – attento, accurato, zelante, curioso, innovatore, quasi visionario. Uno che della nostra contemporaneità avrebbe condiviso senz'altro la famosa frase di Steve Jobs “stay hungry, stay foolish”, “siate curiosi, siate visionari”.

Oggi, come e forse più di allora, l'azione politica è condizionata dall'incombenza e dalla ricorrenza dei cambiamenti socio-economici e dal senso di responsabilità che si richiede ai governanti/amministratori, che non sempre soddisfano le attese sempre più complesse dei cittadini.

A ciò si aggiunga il senso di incertezza e di sbandamento che l'attuale crisi di sistema ingenera nelle coscienze di tutti con effetti preoccupanti sulla popolazione più giovane, che non si sente sufficientemente tutelata.

Dopo la pubblicazione dei dati statistici, che tratteggiano le condizioni socioeconomiche della città di Livorno, un attento giornalista ha titolato il proprio articolo nel modo seguente:

Ecco le cifre di una città che non crede in sé stessa”.

I milioni di ore di cassa integrazione, l'altissima percentuale di giovani che non studiano né lavorano, la difficoltà delle imprese di avere affidamenti bancari, la povertà conclamata di significative fasce della popolazione, la bassissima percentuale di scolarizzazione ad alto profilo, la quasi inesistenza del concetto di trasferimento tecnologico ed altri parametri ancora confermano un quadro desolante e meno reattivo di molte altre realtà italiane, che comunque si sono ritrovate meglio attrezzate di fronte alla crisi.

 

Colpa di chi o di cosa ?

 

In altre occasioni potremo fare ipotesi e puntare il dito contro, opposizione contro maggioranza e viceversa; peraltro nei luoghi deputati al governo della città e della Provincia di Livorno questo continuerà ad essere compito in primis dell'opposizione di centrodestra, che mi pregio di rappresentare in questo appuntamento così importante.

Potremo rinfacciare l'uno all'altro, comunque in maniera corretta e documentata, errori di valutazione, di realizzazione e di visione, ma non smetteremo di essere visionari e curiosi.

E' necessario rifondare le basi della buona politica e rispondere così a chi vuole fare dell'anti politica una facile professione.

Il compito della buona politica sarà quello di creare prospettive di sviluppo in maniera continua ed infaticabile, di ingenerare speranza e prospettiva, perché per fare la politica seria bisogna mettere molto impegno e fatica.

Noi che desideriamo la buona politica saremo impegnati a mettere a frutto non tanto i nostri sogni, ma quelli che riusciremo a condividere e a costruire con la comunità e le comunità, da cui proveniamo, noi stessi, frutti di tante storie che si sono incontrate o si incontrano a Livorno.

La nostra città ha sempre parlato al plurale, fin dalla nascita, come centro dalle tante culture e religioni; ha fatto fortuna sulla pluralità dei contatti marittimi, delle triangolazioni produttive e commerciali (ricordo ad esempio il boom del commercio dell'alabastro, che proprio dal '700 vide l'attivazione di scambi tra il porto di Livorno, il nord Europa ed il Mediterraneo Orientale); la nostra città ha continuato ad essere crogiuolo accogliente non solo di culture straniere, ma nell'ambito dell'Italia stessa di migliaia di dipendenti pubblici e non, nativi di altre regioni.

Questa predisposizione al contatto e agli scambi la rende quindi sede ideale per giocare un ruolo strategico vuoi da sola vuoi come capoluogo sancito dalla legge della provincia di prossima costituzione.

A Livorno le storie si incrociano da tempo e siamo certi che nel tempo saranno in grado, se correttamente coadiuvate, di crescere di valore e di restituire partecipazione, benessere e stimolante clima sociale, favorendo altre prospettive ed altri esiti da festeggiare come in questo solenne frangente.

 

Vi ringrazio.

 

1 dicembre 2012
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Spending review: l’ideona del Sindaco

Dal cilindro, che assomiglia sempre piú a una risicata bombetta, il Sindaco tira fuori l'ennesima ideona per affrontare questa spietata crisi e i tagli alla spesa pubblica conseguenti. Adesso la spending review sará realizzata con un concorso interno tra i dipendenti comunali, che si contenderanno cosí premi di merito! Molto piú semplicemente e democraticamente lo scorso maggio il governo Monti, attraverso un form da compilare sul sito della Presidenza del Consiglio, aveva chiesto a tutti gli italiani (dico tutti) di contribuire all'eliminazione di sprechi e cattivi impieghi delle risorse pubbliche. Non avevo mancato di inviare il mio modesto contributo, sperando quanto meno di dare il senso di una comune partecipazione. A Livorno invece il Sindaco ha pensato bene di indire un concorso interno: e i cittadini? E tutti coloro che a livello pubblico e privato si trovano a confrontarsi con inefficienze o sprechi o lentezze della macchina pubblica? Si vuole davvero il coinvolgimento di tutti, escludendo l'opposizione anche dalla commissione che dovrà fare delle scelte concrete? Eppure in questi anni di legislatura non sono mancate da parte nostra le proposte, come ad esempio l'istituzione della Pec (posta elettronica certificata), la digitalizzazione completa dei documenti (abolendo l'uso pressoché completo della carta), l'archiviazione digitale dei verbali o dei resoconti delle sedute. Non si aspetti pertanto il Sindaco di trovare ascolto o comprensione delle sue scelte, se non riuscirà realmente a condividerle.

 


Roberto Russo
Consigliere comunale del PdL
Membro del direttivo provinciale del PdL

4 settembre 2012
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Spending review: l’ideona del Sindaco

Dal cilindro, che assomiglia sempre piú a una risicata bombetta, il Sindaco tira fuori l'ennesima ideona per affrontare questa spietata crisi e i tagli alla spesa pubblica conseguenti. Adesso la spending review sará realizzata con un concorso interno tra i dipendenti comunali, che si contenderanno cosí premi di merito! Molto piú semplicemente e democraticamente lo scorso maggio il governo Monti, attraverso un form da compilare sul sito della Presidenza del Consiglio, aveva chiesto a tutti gli italiani (dico tutti) di contribuire all'eliminazione di sprechi e cattivi impieghi delle risorse pubbliche. Non avevo mancato di inviare il mio modesto contributo, sperando quanto meno di dare il senso di una comune partecipazione. A Livorno invece il Sindaco ha pensato bene di indire un concorso interno: e i cittadini? E tutti coloro che a livello pubblico e privato si trovano a confrontarsi con inefficienze o sprechi o lentezze della macchina pubblica? Si vuole davvero il coinvolgimento di tutti, escludendo l'opposizione anche dalla commissione che dovrà fare delle scelte concrete? Eppure in questi anni di legislatura non sono mancate da parte nostra le proposte, come ad esempio l'istituzione della Pec (posta elettronica certificata), la digitalizzazione completa dei documenti (abolendo l'uso pressoché completo della carta), l'archiviazione digitale dei verbali o dei resoconti delle sedute. Non si aspetti pertanto il Sindaco di trovare ascolto o comprensione delle sue scelte, se non riuscirà realmente a condividerle.

 


Roberto Russo
Consigliere comunale del PdL
Membro del direttivo provinciale del PdL

4 settembre 2012
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Spending review: l’ideona del Sindaco

Dal cilindro, che assomiglia sempre piú a una risicata bombetta, il Sindaco tira fuori l'ennesima ideona per affrontare questa spietata crisi e i tagli alla spesa pubblica conseguenti. Adesso la spending review sará realizzata con un concorso interno tra i dipendenti comunali, che si contenderanno cosí premi di merito! Molto piú semplicemente e democraticamente lo scorso maggio il governo Monti, attraverso un form da compilare sul sito della Presidenza del Consiglio, aveva chiesto a tutti gli italiani (dico tutti) di contribuire all'eliminazione di sprechi e cattivi impieghi delle risorse pubbliche. Non avevo mancato di inviare il mio modesto contributo, sperando quanto meno di dare il senso di una comune partecipazione. A Livorno invece il Sindaco ha pensato bene di indire un concorso interno: e i cittadini? E tutti coloro che a livello pubblico e privato si trovano a confrontarsi con inefficienze o sprechi o lentezze della macchina pubblica? Si vuole davvero il coinvolgimento di tutti, escludendo l'opposizione anche dalla commissione che dovrà fare delle scelte concrete? Eppure in questi anni di legislatura non sono mancate da parte nostra le proposte, come ad esempio l'istituzione della Pec (posta elettronica certificata), la digitalizzazione completa dei documenti (abolendo l'uso pressoché completo della carta), l'archiviazione digitale dei verbali o dei resoconti delle sedute. Non si aspetti pertanto il Sindaco di trovare ascolto o comprensione delle sue scelte, se non riuscirà realmente a condividerle.

 


Roberto Russo
Consigliere comunale del PdL
Membro del direttivo provinciale del PdL

4 settembre 2012
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Democrazia e non demagogia

Abbiamo bisogno di uomini e donne che si sacrifichino per il bene comune e non di dissennati demagoghi o di facili violenti. La repulsione per qualsiasi atto violento - come quello ultimo contro Equitalia - deve accompagnarsi al  rispetto delle regole da parte di tutti. I mezzi di informazione giocano un ruolo determinante. Non possono e non devono ispirare l'emulazione per quello che di peggio accade in queste ultime settimane, anche se dettato dalla crisi economica o frutto di scellerate volontà criminali. Bisogna però che, soprattutto nell'ambito politico locale la stampa stessa recuperi il senso deontologico della narrazione e dell'analisi dei fatti e non il gusto del gossip e delle ciance urlate in Consiglio Comunale o al bar. 

Mi spiace denunciare questo stato di fatto, ma mio malgrado assisto negli ultimi mesi a questa tendenza deleteria, che non sono il solo a rilevare e a stigmatizzare. 

Ho nostalgia del giornalismo di inchiesta e del reporter con il vizio dell'indagine. 

Certo è che pure i politici dovrebbero rivedere le loro modalità di intervento e soprattutto i criteri di elaborazione dei contenuti, condivisibili o meno che siano. 

I cittadini italiani e livornesi hanno bisogno di collaborazione fattiva e non di vuoti sproloqui.

Consideriamo ogni contributo ed opinione come solidarmente utili e vedremo che molto probabilmente riusciremo a riprendere il "filo dello sviluppo" ed il benessere generalizzato. E' ora di smettere ogni vuota propaganda e di gettarsi a testa bassa nell'impegno costante e coerente, a costo di distaccarsi da linee demagogiche convenienti e ligie ai gusti del signorotto di turno del proprio partito o area ideologica. 

 

Roberto Russo

Consigliere del PDL al Comune di Livorno