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L’uomo delfino dell’Elba

Ci piace pensare che i delfini al largo dell’Isola d’Elba continuino a giocare con lui, a sfiorarlo, carezzarlo, a sorridergli con quel muso increspato che solo gli argentei tursiopi hanno, come se Jacques non avesse deciso di farla finita dieci anni fa, dopo essere passato dagli abissi blu del liquido amniotico di tutti gli uomini del mondo, a quelli tetri e senza fine della depressione. Una corda passata attorno alla trave della sala della villa a strapiombo sulla Costa dei Gabbiani che domina Capoliveri ed ha Montecristo nel mirino: lo trovarono l?, il 23 dicembre del 2001. Accando a s? una lettera: ?Affidate le mie ceneri al mare, il mare qui di fronte…?. Volere rispettato, dagli amici. E cos? Jacques Mayol si leg? per sempre all’Elba, l’isola che conquist? il suo cuore sin dal primo momento in cui la scopr? nel 1972; l’isola che gli permise di continuare a giocare con i delfini dai quali aveva imparato i segreti del mare; l’isola che esalt? le sue straordinarie attitudini all’apnea, portandolo a conquistare il record mondiale a -105, battendo il grande rivale Enzo Maiorca, un altro straodinario ?uomo pesce? che non gli era certo da meno e con il quale duell? per quasi 25 anni, dal 1964 al 1988, passando da un record all’altro.
Personaggio incredibile Jacques Mayol, nato a Shanghai da una famiglia francese agiata che poi si era trasferita in Giappone e quindi fuggita negli Stati Uniti. Ma il piccolo Jacques, attratto dal mare, finito chiss? perch? a Marsiglia riusc? a imbarcarsi sulla nave Calypso, del mitico capitano Jacques Cousteau. Da l? eccolo di nuovo in Florida dove lavora in un acquario e dove perfeziona il feeling con i mammiferi che amava sin da quando era bambino. Se ne innamor?, capi? per primo che erano amici dell’uomo. Uno di loro, Clown, divenne l’amico inseparabile e da lui Jacques Mayol impar? la respirazione per migliorare l’apnea. All’Elba altri due delfini entrarono in sintonia con il re degli abissi: li chiamava Vimini e Streep. Ad ogni immersione se li ritrovava al fianco, perch? rinonoscevano in lui l’Uomo Delfino, quello che pi? d’ogni altro era in sintonia con il loro mondo. ?Quando i delfini ci passavano sotto la barca lui si tuffava per andare loro incontro. ? stato tra i primi a parlare dei delfini come amici dell’uomo?, raccont? l’esperto subacqueo elbano Alfredo Guglielmi. Semmai Mayol non era in sintonia con il mondo degli uomini: fuori dall’acqua Jacques era un po’ a disagio. Irritabile, solitario, fors’anche un po’ burbero e con poche amicizie: la perdita della moglie lo segn?, lo fece chiudere sempre pi? in se stesso. Eppure ? stato un uomo intelligente, di fascino con quei baffetti alla Clake Gable e il fisico sempre tonico anche quando aveva 74 anni e ormai aveva deciso di tornare a far parte del grande blu, come qualcuno aveva preconizzato scrivendo che l’amore del mare e la sua vitalit? lo avrebbero accompagnato all’ultimo tuffo, il pi? profondo. Ed ecco le ceneri sparse in uno scenario unico, nelle acque che pi? ha sentito vicine a s? nonostante avesse girato il mondo in lungo e largo, facendo mille mestieri, dal pianista all’attore, dal taglialegna al cercatore di tesori sino allo scrittore e l’esploratore.
Ma quando mise piede all’Elba, nel 1972, poco pi? che quarantenne, scocc? la scintilla: realizz? il primo record a -83 e si stabili? a Capoliveri. Fu il fascino dell’isola a dargli la forza di diventare il primo uomo a scendere a 105 metri di profondit?, nel 1983 quando aveva a 56 anni.
Ma a noi, a dieci anni dalla sua morte, ci ? piaciuto evidenziare pi? l’aspetto romantico di Jacques di quello agonistico-sportivo che pure ? immenso. Perch? del resto la vita del re degli abissi ha sempre ruotato attorno ai mammiferi marini amici degli esseri umani. Il suo innamoramento fu precoce e intenso: aveva sei anni quando Mayol impar? a nuotare nelle acque davanti alla spiaggia di Karatsu, nel Giappone sudoccidentale (dove si era trasferito con i genitori), che incontr? il suo primo delfino. Poi anni dopo gli altri ?incontri ravvicinati? dai quali apprese i segreti dell’apnea che poi lo avrebbero portato, insieme alla filosofia Yoga, a diventare pluriprimatista in assettto variabile (si scende con una zavorra, si risale pinneggiando).
Poi i libri, i film, i documentari: una vita intensa quella di Mayol. ?La pi? bella musica del mondo ? quella del vento, delle maree, degli uccelli, del soffio del mare?, raccontava agli amici questo personaggio che era un autentico pesce fuor d’acqua. Quei quattro o cinque amici elbani che gli erano stati vicini nelle immersioni e quindi conoscevano l’essenza di Jacques non si sorpresero quando seppero che si era tolto la vita. Perch? a qualcuno di loro l’aveva anche confessato di voler togliere il disturbo. Scese in paese, un ?ciao ci vediamo?, ma non potevano sapere che quella sarebbe stata l’ultima volta. Anche se Jacques ? rimasto tra loro: tra le onde e gli scogli, le insenature e le calette. ? l? che gioca con i delfini, tra l’Elba e Montecristo. Lo sar? per sempre.

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21 dicembre 2011

Questo post è stato scritto da: La redazione

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