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L’AUTORE

UN BUON INIZIO ANNO

I DUE SCRICCIOLI DEL MONTE LIVATA




di Federico Pagliai
?

Primo gennaio: ero a met??salita, diretto verso la cima del Balzo Nero, quando mi rimbalz??in testa la notizia dei due bimbi e della loro mamma dispersi sul Monte Livata, vicino a Subiaco. Un pensiero cos?, affiorato dal niente, come di sovente capita a chi cammina in montagna. Sembra che quei pensieri ti aspettino: vicino a un albero, dietro un sasso, sulla punta di un filo di paleo.
In montagna io, in montagna loro, in montagna tanti altri. Tutti a fare i conti con la mutevolezza del tempo e la pendenza, unit?? di misura impietosa e democratica, purtroppo come la malattia o la morte. Il pensiero per quei bimbi, due scriccioli di quattro e cinque anni, mi si era incollato addosso.Temevo il peggio. Speravo che la clemenza della montagna mettesse a tacere la spietatezza della pendenza. Che, per una volta, montagna volesse dire riparo, attesa, culla, sosta, tranquillit?, sopravvivenza, vita, e non dirupo, scivolata, paura, ansia, morte, corpi di bimbi dilaniati dagli urti contro le rocce.

Ho cercato nell?orizzonte la sagoma del Rondinaio, piramide di neve e ghiaccio. Era lass?, attorniato di nuvole. Quel crinale non riesce quasi mai a stare da solo: o ha nubi, oppure rondini. Lui sa perch?? lo dovevo cercare. Io ricordo, anno 2004, e quindi sapevo perch?? cercarlo.

Mi son detto: ??Chiss??se tra crinali si parlano, se il Rondinaio pu??suggerire qualcosa a quel Monte Livata.?? Quello vicino a Subiaco dove, da qualche parte, stavano i due bimbi con quella loro madre che? le cronache del giorno dopo ci hanno poi informato essere distante dai figli. Bimbi, di nome Manuel e Nicole che, in quei momenti difficili, di genitori ne avevano diversi: babbo, mamma?ma anche gli stessi? soccorritori. Quando sparisce un bimbo in montagna si ??tutti genitori. Anche chi di bimbi non ne ha. Talvolta, anche la stessa montagna pu??esserlo.

Ho proseguito il mio giro con un nuovo e insensato sentimento di fiducia e speranza. Insensato perch??quando la pendenza si allea con il gelo ??dura poi raccontarla.

Tornato a casa ho subito acceso la televisione. Pensavo al peggio ma confidavo nel meglio. E ho saputo! Erano vivi, interi, sani?Addirittura, beata incoscienza infantile, fieri di raccontare quanto era accaduto. Forse l?et??li ha addirittura favoriti, come quando si impara da piccolissimi a sciare: si ha meno paura, pi??fiducia e innato senso di naturalit?. La montagna e la paura: senza una non esiste l?altra, senza paura non ci sarebbe vita. Per??deve esserci nella giusta misura. La paura ti ??amica solo quando se ne sente le avvisaglie, quando ?l??intelligenza istintuale????sempre attiva. Come quella degli animali e, forse, anche dei bimbi. Se la paura diventa eccessiva, invece, si insinua nel sangue, nella pelle. A quel punto, sei gi??morto. I bimbi, rimasti soli, hanno attinto a quella intelligenza istintuale. Si sono consegnati alla montagna, hanno avuto fiducia nella montagna ed essa rispetto per loro. Si sono accucciolati come piccoli di volpe in un anfratto nella roccia, una culla di pietra grattata alla pendenza. E l??hanno atteso i soccorsi.? E??andata bene?

E adesso, al di l??dei giudizi sulle scelte fatte dal genitore, cerchiamo di trarre il positivo da questa storia, sorridiamo a un destino non avverso. Non esiste una montagna cattiva e una montagna buona: esistono destini diversi, indipendentemente da dove ci troviamo e quanti anni abbiamo.

Per?, il destino lo si pu?, anche, non dico gestire, ma influenzare nei suoi esiti, quello si. E allora ripenso a quanto siano importanti gli incontri che il Cai Montagna Pistoiese e la Stazione Appennino Toscano del CNSAS organizza, di comune accordo con la Preside e gli insegnanti, da molti anni nelle scuole elementari e medie di tutto il comprensorio della Montagna Pistoiese.

Tempo speso bene! Si chiama ??Montagna Sicura?: ore di addestramento alla montagna con una parte teorico- ludica in classe e successive uscite in montagna, laddove la curiosit??infantile trova libero ma guidato sfogo. Incontri tra scolaresche e istruttori Cai assieme a tecnici soccorritori del Cnsas che vertono sulla conoscenza ed educazione alla montagna, ai suoi rischi oggettivi, soggettivi, alle norme comportamentali da seguire per evitare incidenti oppure smarrimenti, a come allertare la macchina dei soccorsi qualora, per fato o errore umano, accada l?incidente e a cosa fare e non fare nei minuti successivi all?evento.

E tornando a quei bimbi, mia personalissima opinione, sarebbe un bel gesto simbolico che qualche adulto li facesse immediatamente soci Cai. Perch??nessuno ha fatto amicizia pi??di loro con la montagna. E viceversa.

E??stato davvero un buon primo dell?anno.