1 0 Archive | settembre, 2013
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Inseta sul podio di Première Vision con uno straordinario raso di seta

C’è anche un’azienda pratese, la Inseta, tra i vincitori dei Première Vision Awards. Il titolare Uberto Ciatti, con il tecnico Cristian Tassi, hanno presentato alla giuria una stoffa formata da due rasi di seta accoppiati. Un tessuto che esiste sia nella versione tradizionale (quella che ha vinto nella categoria Innovation prize) sia in quella lavata. Già sulla rivista di Premiere Vision, l’azienda pratese era stata citata nella rubrica “Colpo di fulmine” in cui i giurati parlavano di un tessuto che li aveva colpiti.

Christian Sensi con Uberto Ciatti. La stoffa verde è quella che ha ottenuto il premio di PV

Oltre all’Inseta i premiati sono: il prestigioso Grand Jury Prize è andato alla giapponese Komatsu Seren , l’Handle Prize è stato assegnato alla piemontese Lanificio Luigi Colombo e  l’Imagination Prize è stato attribuito all’austriaca Hoh.

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Première Vision, Sandro Ciardi: “Fiera a cinque stelle”

L’imprenditore pratese, presidente del Consorzio PratoTrade, esprime tutta la sua soddisfazione per l’esito della fiera tessile francese a  cui hanno partecipato i clienti di tutto il mondo: tantissimi americani e orientali che hanno dimostrato di scegliere Prato per vedere le collezioni per l’autunno-inverno 2014-2015

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20 settembre 2013
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Gioia tra gli stand ma Cangioli avverte: “Aspettiamo a cantar vittoria”

Il secondo giorno di Premier Vision ha rispettato le attese degli imprenditori che nel giorno del taglio del nastro avevano capito che si sarebbe trattato di una fiera da ricordare. “Un’ affluenza come non si vedeva da anni. Qui c’ è tutto il mondo”, è stato il commento di Francesco Bellucci a fine fiera. Parere pressoché unanime tra gli imprenditori pratesi che si sono distinti solo nel valore da attribuire alle fiere e quindi quanto fare affidamento sui risultati ottenuti a Parigi. “E’ indubbio -è il parere di Raffaele Riela del lanificio Lamberto – che la fiera è stata migliore di ciò che ci aspettassimo. Noi veniamo dagli ultimi cinque anni dove solamente gli accessori avevano avuto una crescita. Questa volte invece anche per i tessuti c’è stato consenso”.
E a fronte di un entusiasmo pressoché generale tocca a Vincenzo Cangioli raffreddare un po’ gli animi. “La fiera sta andando benissimo – ha commentato – ma non possiamo farci affidamento. Questo è un servizio che facciamo ai clienti ma non è determinante per programmare il futuro. Noi abbiamo un problema legato al nostro paese che ci zavorra nonostante la creatività e il saper fare che ci è unanimemente riconosciuto. Se non si trovano soluzioni tagliando i tanti costi inutili non si arresteranno i danni devastanti alle industrie”.

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La borsa trendy è pratese

Le borse che non possono mancare nell’armadio dei pratesi?Beh, non possono che essere quelle dello stilista comasco Paolo Ferrari che ha realizzato per “959” – in vendita anche su Yoox – le borse di cardato rigenerato Co2 neutral. Una linea divertente e pratica con i manici realizzati con le cinture di sicurezza della Volvo.

18 settembre 2013
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La pelliccia di visone si tinge di blu elettrico

La pelliccia non è un capo out. Lo dimostra l’area di Modamont adiacente a Première Vision dove si trovano gli espositori di accessori per abbigliamento.  Ovviamente è da dimenticare la classica pelliccia di visone. Anche qui le collezioni sono interamente rivisitate e stampate di colori fiammanti, dal verde al blu elettrico in scia con la moda che si vede tra i tessuti. Ma anche tinture tecnologiche con i visoni che cangiano all’argento, al rame e all’oro. “Nel prossimo inverno – spiega Stefano Ragionieri di Service company united – si vedranno prevalentemente pellicce a pelo corto, non intere ma inserite come accessori”.  “Tutte pelli    -aggiunge Luca Rinfreschi – rigorosamente trattate, stampate e colorate”.

18 settembre 2013
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L’Italia è come la Concordia, va rialzata

 

 

 

 

 

 

“L’Italia è come la Concordia. Ha bisogno di essere rialzata”. A fare questo paragone è Roberto Sarti, patron del lanificio Sarti parlando della questione italiana. “La fiera sta andando bene – dice – perché la gran parte delle aziende lavora sull’export. Fa male però vedere che mentre in altri paesi si comincia a rialzare la testa da noi è tutto fermo. Gli altri vedono già la luce in fondo al tunnel. Noi invece sembra che si torni indietro. Il mercato italiano è completamente fermo”.
Una dichiarazione che fa il paio con quanto sostiene Mario Maselli. “L’Italia non ci vuol bene. E noi imprenditori siamo costretti a lavorare con un fardello. Speriamo a bene: noi stiamo andando ostinatamente avanti ma così è dura”.

18 settembre 2013
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L’isola del tesoro si chiama Oriente

L’Isola del tesoro se mai esiste è a Oriente. E’ qui che gli imprenditori pratesi stanno facendo i maggiori sforzi per penetrare nei mercati con i loro tessuti. Alessandro Benelli, vice presidente dell’Unione industriale addetto all’internazionalizzazione è senza dubbio uno dei maggiori conoscitori di questi paesi: da gennaio è andato in Oriente 25 volte, di cui 7 in Cina. La prima volta che andò in Corea fu 25 anni fa e, ogni anno, cerca di andarci almeno 2-3 volte.
“E’ senza dubbio un anno in cui i coreani stanno tornato sui mercati dopo vari problemi”, commenta Benelli sostenendo come di fatto questo paese dove “gli stilisti sono molto creativi e quasi tutti hanno studiato alla scuola italiana Marangoni” sia molto simile al Giappone nei gusti, nelle scelte e anche nell’andamento.
“Sono un po’ il meridione del Sol Levante”, commenta sottolineando come il vero nocciolo duro sia il mercato cinese. “Un mercato su cui è necessario lavorare molto perché sta crescendo a livelli esorbitanti ed ha per noi molte potenzialità”.
A Shenzen e a Pechino si sono formate due aree dove ci sono molti confezionisti che stanno facendo passi da gigante anche in termini di qualità. “E a queste aziende (Pechino più per l’uomo, Shenzen più per la donna) che è necessario rivolgersi”, conclude Benelli ricordando che mentre Pechino è la città per eccellenza della Cina, Shenzen è una regione nata con il trasferimento di massa delle aziende da Hong Kong dopo che questa è tornata cinese a tutti gli effetti.

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Tessuti sostenibili: se ne parla a Pv. Anche Con Gucci e Max Mara

Beauty, fashionable and sustainable: ecco il nuovo mantra dei marchi della moda, che oggi si sono confrontati della corso della tavola rotonda “Responsable Creation” organizzata da Première Vision con la collaborazione di CLASS. ” La sostenibilità è un valore aggiunto” ha esordito il direttore della fiera Philippe Paquet, dando spazio al dibattito tra i marchi presenti, da Gucci a Max Mara. È stato unanime il richiamo all’importanza del tessuto, un valore da riscoprire soprattutto nella fase di progettazione del capo. Un tessuto che però è un materiale poco conosciuto dai giovani creativi, che quindi non riescono ad innovare perché non padroneggiano la materia prima.
La sostenibilità può essere anche una una sfida,  una leva per l’innovazione e per la creatività: a volte cercando alternative si trovano nuove soluzioni, che possono dare risultati interessanti. Ma la scelta sostenibile deve essere fatta dal marchio che propone al mercato o dal consumatore che inizia a chiedere maggiore attenzione su questo fronte? Su questo punto la tavola rotonda si è animata, perché se abbracciare una scelta sostenibile è un segnale di virtuosità, allo stesso tempo è una scelta che porta a una lievitazione di costi, che in tempi di crisi non può essere nociva. Ma un grande marchio può anche cercare di educare il consumatore, facendo apprezzare le sue scelte, come dimostra l’esperienza di Gucci che sulla garanzia di processi di produzione tracciati e sicuri sta costruendo la sua nuova immagine. Quindi sostenibile va bene, ma a due condizioni:  che ci sia un adeguato investimento in comunicazione per far arrivare al consumatore il senso dell’operazione; e poi che ci sia un’adeguata scelta di materiali per poter costruire un outfit completo. E su questo punto la palla passa ai produttori di tessuto, che possono diventare i veri protagonisti di questa svolta del mercato.

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Addio vintage, gli abiti tornano lineari e puliti. Con tanto nero.

Stoffe, stoffe e ancora stoffe. Gli acquisti autunnali sono alle porte e una fiera come Première Vision – che mostra i tessuti che arriveranno nei negozi nella stagione invernale2014-2015 può essere utile per fare acquisti azzeccati. E addirittura comprare capi che la moda l’anticipano.
Per cominciare quindi è bene sapere che la stagione dell’effetto vintage finirà con questo autunno inverno (2013-2014) per lasciare spazio ad abiti molto lineari, puliti, realizzati con micro fantasie.Guai a vedere fili o stoffe stropicciate, per evitare l’effetto vecchio,gli stilisti prediligono addirittura i tagli laser.
I quadri che si vedranno in tutte le salse tra qualche settimana invece lasceranno il passo a neri strutturati, a viola carichi, ai porpora e ai rosa e beige tenui, polverosi. Pochi i colori che rimarranno nell’armadio con ancora qualche residuo di verde ma solo nella tonalità acida. Torneranno inoltre di gran moda le spalle strutturate, specialmente negli abiti da uomo. È per le donne la seta. Tanta costosissima seta.

17 settembre 2013
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Première Vision parte con il turbo

Nello stand della Furpile, l’azienda del presidente dell’Unione industriale pratese Andrea Cavicchi , alle 9,30, a Fiera appena aperta, c’era già un cliente. “Assolutamente una novità. È la prima volta che Première Vision parte subito con tanti visitatori”.
Rimane l’ottimismo a poche ore dall’apertura della fiera francese tra gli imprenditori pratesi che stanno lavorando di gran lena nei loro stand. “Abbiamo molti appuntamenti fissati per questi tre giorni. È grazie ai prodotti fantasia, i clienti maggiori passano tutti da Prato chiedendo personalizzate”. Ognuno con le fantasie cerca di distinguerei dall’altro. È questo é un servizio che Prato sa offrire benissimo. Come la mano. Eh, sí, dopo gli anni bui dell’amore dei grandi stilisti per i tessuti prodotti dall’Oriente, si sta tornando verso il Made in e quindi si torna, negli stand,a toccare le stoffe. “Facciamo questo lavoro con passione – spiega Emiliano Tempestini di Inwool-Fabrica – e riusciamo a fare delle cose belle, con dei finissaggi sempre al limite del realizzabile. C’è un lavoro talmente attento che non è copiabile. Il mio obiettivo è far chiedere gli occhi ai clienti e far trasmettere qualcosa ai tessuti anche solo toccandoli”.

17 settembre 2013