1 0 Archive | gennaio, 2016
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L’appello di Cavicchi: “Basta metterci all’asta”

Andrea Cavicchi

Il mondo della moda, quello dove girano i soldi veri e la redditività delle imprese, è troppo lontano da Prato. A sostenerlo è Andrea Cavicchi dalla posizione privilegiata di neo presidente del Centro per la moda. L’imprenditore tessile e presidente degli industriali della Toscana Nord non ha dubbi, Prato deve cambiare modo di approcciarsi e deve soprattutto essere consapevole del suo valore.
«Questa esperienza cominciata pochi mesi fa come presidente del Centro per la moda – commenta Andrea Cavicchi – mi ha fatto capire quanto noi aziende pratesi siamo distanti dal mondo dei nostri clienti. Conoscere più da vicino dov’è la ricchezza e come si muovono le grandi case di moda ci fa capire quanto siamo portatori di valore per un brand. Conoscere quel mondo ci aiuta a capire fino in fondo il nostro valore commerciale».
Conoscere il proprio valore significa anche non mettersi all’asta. «Essere consapevoli dell’importanza delle nostre stoffe e dei nostri filati aiuta a dire che “no, non ci dobbiamo mettere all’asta” ma che dobbiamo avere un modo di relazionarsi con i clienti più paritario. Così ha fatto il settore della pelle riuscendo a combattere la concorrenza dei paesi orientali. “Noi siamo una cosa diversa, se volete qualità dovete passare da noi”: è il messaggio che hanno veicolato e che è passato. E quello che anche il nostro distretto deve fare proprio».
Accanto a una revisione dei rapporti serve a Prato e alle sue aziende tessili anche un cambiamento organizzativo. Almeno per Cavicchi.
«I marchi stanno aumentando come numero, c’è una realtà molto vivace tra chi produce e crea i prodotti finiti, lo abbiamo visto in modo molto chiaro anche a Pitti Uomo», spiega il presidente. «Ma – mette in evidenza – si tratta di aziende piccole che non hanno bisogno di grandi quantitativi di tessuto per realizzare i propri prodotti. I volumi sono diminuiti e solo Zara oggi fa quantità, e quindi ordini, di grosse dimensioni. Gli altri considerati grossi, come Mango ed H&M, hanno ridimensionato le richieste, mentre tutti gli altri fanno ordini contenuti, basati su riassortimenti continui. E’ evidente che quindi noi pratesi dobbiamo lavorare su parametri diversi. Penso al servizio, alla ricerca, alla sostenibilità e come si dice in questi casi alla qualità».
Non sono le solite parole che si ripetono da anni ma sostanza. «Le aziende di moda chiedono più attenzione. So che è difficile dire a Prato puntate sulla qualità e non sulla quantità. Sento già i titolari delle rifinizioni che mi rispondono di provare a tenere in piedi le loro aziende senza ordini importanti e che le macchine devono girare ma credo non si possano avere alternative, almeno secondo me. Dovremo riuscire a salvare il nostro indotto facendoci pagare quello che facciamo senza metterci all’asta e creando un sistema che tuteli le fasi intermedie».
Cavicchi parla di un settore della pelle dell’area fiorentina e pisana, che si è salvato così. «Oltre a questo – conclude – credo sia importante anche lavorare sulle dimensioni aziendali. Siamo oggettivamente troppo piccoli, si devono creare delle collaborazioni per aumentare la dimensione aziendale».
Ilenia Reali

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Sfida tra Parigi e Milano per la fiera di Precollezione

8Settimane di super lavoro per le imprese pratesi che dopo qualche mese di stop, hanno ripreso il tour delle fiere dei tessuti e dei filati. Nel giro di una ventina di giorni vengono toccate tutte le città più importanti del sistema moda: New York, Firenze, Monaco, Milano e Parigi. Per gli imprenditori tessili si tratta del momento più atteso della stagione, quello in cui si testa il livello di gradimento delle nuove collezioni da parte di potenziali compratori.
Le prime impressioni sono arrivate da Oltreoceano dove, dal 24 al 26 gennaio al Jacob Javits Convention Center di New York, sono andate in scena tutte le novità in fatto di ricerca, trame, colori e tessuti per la seconda edizione di Milano Unica New York. Un appuntamento strategico in un mercato di grande rilievo, che considera il tessile Made in Italy un punto di riferimento per la produzione di abbigliamento da donna, un po’ compromesso a onor del vero dalla forte nevicata che ha ridotto le visite. Giusto il tempo per riprendersi dal jet lag – quelli che partecipano sia al salone statunitense sia ai vari appuntamenti europei – e poi, gli imprenditori, ripartiranno alla volta di Monaco per incontrare i compratori tedeschi e d’oltralpe all’appuntamento con Munich fabric Start, in programma dal 2 al 4 febbraio.
La settimana seguente, dal 9 all’11 febbraio, le aziende tessili si ritroveranno al salone di Milano Unica, il più importante, insieme a Parigi, per le aziende del distretto. La manifestazione milanese che raggruppa in unico evento aziende provenienti da diverse aree di specializzazione (dai tessuti pregiati per l’uomo a quelli fantasia per la donna, dagli accessori alla camiceria fino alle sete), si contende lo scettro di regina delle fiere con Parigi per l’affluenza di visitatori, anche se la capitale francese è da sempre più forte nell’attrarre buyers da tutto il mondo.

Nel frattempo, si è saputo che sia da parte di Milano che di Parigi c’è la volontà di organizzare una fiera di precollezioni per andare incontro alle richieste degli espositori. Sono stati i pratesi a chiedere per primi di rivedere il calendario e di anticipare le fiere tessili all’inizio dell’estate o, in alternativa, di inserire una data in più alla metà di luglio per mostrare un’anteprima delle nuove collezioni.
Un’iniziativa, quest’ultima, messa sul piatto per la prima volta l’anno scorso dall’organizzazione di Milano Unica, che a luglio ha sperimentato l’edizione numero uno di “Prima Mu”, dedicata appunto alle precollezioni, con l’obiettivo di offrire un servizio in più alla clientela internazionale con una formula speciale rivolta a chi mira al top di gamma. Nonostante il successo di “Prima”, non era ancora stata annunciata una seconda edizione (per lo meno con la stessa formula) che adesso, invece, è stata confermata per il 7 e l’8 luglio 2016. Intanto, però, anche Parigi si è fatta avanti per mettere in campo un evento di precollezioni a marchio Première Vision (il salone del tessile si terrà dal 16 al 18 febbraio) per la stessa data, 6-7 luglio. Come andrà a finire è tutto da vedere.

Tessuti di alta qualità non possono prescindere da filati d’eccellenza e come quelli che sono stati in mostra dal 27 al 29 gennaio alla Fortezza da Basso di Firenze, dove la manifestazione di Pitti Filati ha presentato il meglio della filatura a un pubblico di buyers e designer provenienti da tutto il mondo. Protagonista di questa 78esima edizione, l’anteprima mondiale primavera-estate 2017.

30 gennaio 2016
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Pitti Filati, imprenditori soddisfatti: “E’ andata bene”

Pitti filati Firenze

Pitti filati Firenze

La soddisfazione c’è e non la nascondono. Gli imprenditori pratesi dei filati hanno l’atteggiamento fiducioso di chi guarda  al bicchiere mezzo pieno: la situazione internazionale appare instabile e preoccupante, ma è anche vero che dopo tanto tempo la morsa della crisi sembra aver allentato la sua presa.  Un’ulteriore conferma del ritrovato appeal arriva da una tre giorni di Pitti Filati che ha regalato agli espositori pratesi grandi soddisfazioni in termini di interesse verso le nuove collezioni della primavera estate 2017, presentate alla Fortezza da Basso di Firenze.

Pitti filati raccontato in dieci scatti/LE FOTO

“Dal nostro punti di vista la fiera è andata molto bene – commenta l’imprenditore Stefano Milanesi dell’azienda montemurlese New Mill – le collezioni hanno avuto un buon riscontro ei visitatori non sono mancati.  Quello che semmai non è più all’altezza della manifestazione è l’immobile. La struttura è diventata fatiscente e questo crea non pochi disagi agli espositori, ma per arrivare alla ristrutturazione completa ci vorranno degli anni. La verità è che non è possibile chiuderla per facilitare e velocizzare i lavori  perché non c’è un altro posto dove andare”. Le paure maggiori sono quelle riguardanti lo scenario internazionale che rischia di compromettere la fiducia nel momento, nonostante il trend positivo. “Ci sono situazioni a livello geopolitico che non possiamo controllare e che avranno sicuramente delle ripercussioni sul nostro settore –  continua – ma noi imprenditori possiamo farci ben poco. Tra gli effetti  di questa fase geopolitica non ho riscontrato nessuna paura di viaggiare. Qualcuno però bisognerebbe che ce l’avesse –  ironizza – così smetterebbe di andare a comprare in Cina…”.
“La situazione è potenzialmente positiva, ma straordinariamente pericolosa: nell’aria soffiano venti di guerra – aggiunge Giampaolo Bruni di Ilaria manifattura Lane – sono tra gli imprenditori più esperti e in tanti anni non ho mai visto niente del genere. Riguardo a Pitti, questa edizione è stata migliore della precedente della stessa stagione estiva. C’è un accenno di ripresa, ma la situazione è straordinariamente preoccupante, non possiamo far finta di nulla. Si viaggia di meno ed è tutto più ristretto. Allora viene da chiedersi se l’interesse dimostrato per la presentazione della collezione in questa fiera troverà conferma nei consumi. Non staremo a guardare, anzi, siamo ancor più impegnati a far sì che il nostro distretto non perda posizioni.  Abbiamo cambiato i macchinari e continueremo a farlo per avere un’offerta sempre più ampia. Tantissime le novità della nuova collezione: dai fosforescenti ai filati dall’effetto bagnato, fino al filato realizzato con la stampante 3d . Non ci fermeremo, ma è inevitabile non guardarsi intorno”.

Pitti filati in dieci ritratti di azienda/LE FOTO

La Mister Joe raccoglie i frutti di un’annata positiva, soprattutto nell’ultima parte dell’anno. “La fiera è andata bene –  racconta l’imprenditore Giuseppe Natali – l’interesse per i prodotti c’è stato e l’affluenza  superiore alla precedente edizione. Per quanto ci riguarda la stagione estiva è meno importante di quella invernale, ma i risultati hanno superato le aspettative. I presupposti sono buoni: come azienda, nell’ultima parte del 2015 abbiamo avuto una crescita, che ha trovato conferma anche nel mese di gennaio. C’è una prospettiva più positiva rispetto a qualche anno fa, non so dire però quanto le dinamiche internazionali influenzeranno l’andamento del settore”

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29 gennaio 2016
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Bilancio New York, 530 buyer per 325 aziende

IMG_20160124_131920Mentre alla Fortezza da Basso di Firenze è in corso Pitti Filati per la presentazione delle collezioni primavera estate 2017, a New York si è conclusa la fiera targata Milano Unica dedicata ai buyer americani. Quella che si è chiusa martedì 25 gennaio era la seconda edizione, il cui esito è stato condizionato dal maltempo che ha coinciso proprio con l’apertura del salone. In base al bilancio degli organizzatori l’afflusso di visitatori nel primo giorno non c’è stato, ma è risalito in parte nei due giorni successivi: 530 buyer (80% Usa, 8% Canada, il restante 12% da vari Paesi), in rappresentanza di 325 aziende di altissimo livello.  Apprezzate l’area Trend e l’area Sintesi allestite per la prima volta in questa piazza. 

«Trattandosi della prima edizione a NY dedicata alla primavera/estate non possiamo fare raffronti e ogni considerazione è falsata da quanto accaduto. Non possiamo essere soddisfatti, ma si tratta di situazioni imprevedibili che non possono essere controllate dagli organizzatori, bisogna accettare l’accaduto e guardare avanti. Noi imprenditori siamo pronti ad affrontare difficoltà di ogni genere, soprattutto quando non sono dettate da fattori di mercato. Sappiamo, e ne abbiamo discusso il secondo giorno con importanti esponenti della Fashion community Usa, che il mercato ci stava aspettando, che le nuove opportunità sono innumerevoli, che l’interesse per il tessile-accessori made in Italy è più che mai alto» dichiara Ercole Botto Poala, al suo esordio come presidente di Milano Unica.  

Durante il secondo giorno, si è svolta l’iniziativa “Why Italian Fabrics”, un’occasione di confronto su innovazioni Tessili/Accessori e l’importanza che questo asset italiano ricopre nella comunità internazionale della moda con personaggi dello spessore di Italo Zucchelli, direttore Creativo di Calvin Klein Uomo; Katharine Zarrella, fondatrice e direttore di Fashion Unfiltered; Josh Peskowitz, fondatore di Magasin e Joseph Abboud, direttore creativo di Men’s Wearhouse Inc., moderati da Burak Cakmak, preside della Parsons School of Design e con la partecipazione di Steven Kolb, a.d. di CFDA, (Camera della Moda Usa) di Maurizio Forte, direttore di Agenzia ICE New York e di Ercole Botto.   I metodi tradizionali di produzione assieme all’innovazione e alla ricerca hanno suscitato interessanti commenti a conferma che il mercato Usa ha necessità del prodotto italiano, soprattutto per soddisfare la variabilità del modello di cliente, anche da parte di chi fa del new business il proprio mestiere. La sostenibilità ha ricevuto l’enfasi che produttori italiani e mercato Usa già mettono sull’argomento.

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28 gennaio 2016
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Il filo è “prodotto” con la stampante 3d: il progetto di Lineapiù

Filande, ring e fusi appartengono ormai al passato. E anche i filatori, grandi esperti di mischie, ormai sembrano destinati a diventare rarità da museo. Se l’intuizione dell’azienda pratese Lineapiù è giusta nel futuro – onestamente non alle porte – il filato sarà un prodotto da tecnici specializzati e da ingegneri informatici. L’azienda pratese dell’imprenditore Alessandro Bastagli, con la collaborazione del collega Alessandro Bocchese del maglificio Miles, ha presentato un un ricamo tridimensionale, realizzato con una stampante 3d.

Bastagli mostra colletto e polsino realizzati in 3d

Bastagli mostra colletto e polsino realizzati in 3d

Per ora si tratta di un prototipo dalla “mano” assai poco soffice ma con un chiaro futuro davanti a sè dal momento che già gli stilisti hanno voglia di misurarsi con tecnologie decisamente all’avanguardia. Chiamare i pizzi presentati a Pitti con il nome di filo è ancora arduo ma la missione del gruppo di Bastagli è quello di arrivare all’appuntamento del filato del futuro con un posto sul podio della ricerca. A Prato, molti anni fa, Filpucci inventò i soffili mentre Lineapiù creò il filato vuoto dentro, due creazioni che di fatto hanno orientato il mondo nella moda nella ricerca continua di filati sempre più soffici e con una componente tridimensionale che desse una strutturazione più ricca, con effetti nuvola, una volta lavorati. Adesso c’è da fare un passo avanti anche se la tecnologia 3d non è ancora pronta per questo passo e servirà tempo, impegno e nuove tappe di innovazione tecnologica. “Noi però vogliamo esserci dentro una volta che il filo tridimensionale potrà essere una realtà e per questo abbiamo deciso di impiegarci risorse e investimenti”, ha detto in modo chiaro Bastagli per sgomberare il campo da chi ritiene che “la presentazione possa essere solo un boutade da dare in pasto ai media”.

Un particolare del filato 3D

Un particolare del filato 3D

“Si tratta di un effetto pizzo – ha spiegato il responsabile del reparto di progettazione dell’azienda Lineapiù Cristiano Bartolini – realizzato con filamenti poliamminici che grazie a uno speciale trattamento termico diventano un materiale strutturato. Si tratta di una polvere che, grazie al software della stampante cresce di livello e si solidifica. Abbiamo già fatto delle prove di tintura e infatti abbiamo due prototipi in una versione bianca e in una nera. Dobbiamo senza ombra di dubbio migliorare nella morbidezza e nella resistenza di questi prodotti. L’idea del ricamo invece è solo legata all’utilizzo possibile adesso in questa forma. Siamo abituati a pensare al filato come veicolo per realizzare delle stoffe mentre in futuro può essere qualcosa di molto diverso”.

Difficile in realtà spiegare cosa possa diventare il filo domani e soprattutto come possa legarsi a quello che oggi conosciamo come tale. “La stampa 3d in questo settore – è intervenuto Bocchese – potrà garantire una personalizzazione completa, una velocissima produzione e il superamento di qualsiasi ostacolo”.

Intanto oggi sarà possibile consegnare accessori agli stilisti che ne faranno richiesta da abbinare e combinare con abiti per renderli preziosi e, decisamente all’avanguardia.

(Ilenia Reali)

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Il filato tridimensionale è “prodotto” con la stampante 3D. Il progetto di Lineapiù

FIRENZE. Filande, ring e fusi appartengono ormai al passato. E anche i filatori, grandi esperti di mischie, ormai sembrano destinati a diventare rarità da museo. Se l’intuizione dell’azienda pratese Lineapiù è giusta nel futuro – onestamente non alle porte – il filato sarà un prodotto da tecnici specializzati e da ingegneri informatici. L’azienda pratese dell’imprenditore Alessandro Bastagli, con la collaborazione del collega Alessandro Bocchese del maglificio Miles, ha presentato un un ricamo tridimensionale, realizzato con una stampante 3d.

Per ora si tratta di un prototipo dalla “mano” assai poco soffice ma con un chiaro futuro davanti a sè dal momento che già gli stilisti hanno voglia di misurarsi con tecnologie decisamente all’avanguardia. Chiamare i pizzi presentati a Pitti con il nome di filo è ancora arduo ma la missione del gruppo di Bastagli è quello di arrivare all’appuntamento del filato del futuro con un posto sul podio della ricerca. A Prato, molti anni fa, Filpucci inventò i soffili mentre Lineapiù creò il filato vuoto dentro, due creazioni che di fatto hanno orientato il mondo nella moda nella ricerca continua di filati sempre più soffici e con una componente tridimensionale che desse una strutturazione più ricca, con effetti nuvola, una volta lavorati. Adesso c’è da fare un passo avanti anche se la tecnologia 3d non è ancora pronta per questo passo e servirà tempo, impegno e nuove tappe di innovazione tecnologica. “Noi però vogliamo esserci dentro una volta che il filo tridimensionale potrà essere una realtà e per questo abbiamo deciso di impiegarci risorse e investimenti”, ha detto in modo chiaro Bastagli per sgomberare il campo da chi ritiene che “la presentazione possa essere solo un boutade da dare in pasto ai media”

“Si tratta di un effetto pizzo – ha spiegato il responsabile del reparto di progettazione dell’azienda Lineapiù Cristiano Bartolini – realizzato con filamenti poliamminici che grazie a uno speciale trattamento termico diventano un materiale strutturato. Si tratta di una polvere che, grazie al software della stampante cresce di livello e si solidifica. Abbiamo già fatto delle prove di tintura e infatti abbiamo due prototipi in una versione bianca e in una nera. Dobbiamo senza ombra di dubbio migliorare nella morbidezza e nella resistenza di questi prodotti. L’idea del ricamo invece è solo legata all’utilizzo possibile adesso in questa forma. Siamo abituati a pensare al filato come veicolo per realizzare delle stoffe mentre in futuro può essere qualcosa di molto diverso”.

Difficile in realtà spiegare cosa possa diventare il filo domani e soprattutto come possa legarsi a quello che oggi conosciamo come tale. “La stampa 3d in questo settore – è intervenuto Bocchese – potrà garantire una personalizzazione completa, una velocissima produzione e il superamento di qualsiasi ostacolo”.

Intanto oggi sarà possibile consegnare accessori agli stilisti che ne faranno richiesta da abbinare e combinare con abiti per renderli preziosi e, decisamente all’avanguardia.
(Ilenia Reali)

27 gennaio 2016
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Al via Pitti Filati, c’è anche un pezzo di Prato

Pitti Filati 77_ le immagini del salone - 053Le collezioni di filati per maglieria che detteranno le tendenze nella primavera-estate del 2017 saranno le protagoniste della 78esima edizione di Pitti Filati, la manifestazione internazionale di riferimento del settore, in programma da domani fino al 29 gennaio alla Fortezza da Basso di Firenze.  Sotto i riflettori della kermesse, che più di altre rappresenta un termometro eccezionale per misurare la capacità e la voglia di innovare delle aziende del distretto, ci sono anche 27 filature pratesi, la maggior parte delle quali sono marchi storici e carichi di tradizione.
Questi nomi degli espositori pratesi presenti in fiera: C.T.F.  Casa del filato srl, Cofil srl, Ecafil Best Spa, Industria filati, Fabil, Filati Be.Mi.Va spa, filati Biagioli Modesto spa, filati Naturali srl, Filati Riccio srl, Filatura a pettine P3 spa, Filcompany srl, Filosophy srl, Filpucci SPA, Gi.ti.bi. filati srl, Ilaria srl manifattura lane, Industria italiana filati SPA, Lanificio dell’Olivo, Lineapiù Italia Spa, Linsieme filati srl, manifattura Igea SPA, Millefili spa, Mister Joe srl, New Mill spa, Pinori filati spa, Pecci Filati spa, Toscano srl.
filatiIl tema guida di questa edizione sarà “Pitti generation (s)” e parlerà della simultaneità di tante generazioni diverse nella moda e negli stili di oggi: racconterà con ironia e leggerezza un’era dove l’età si rivela sempre più uno stato mentale che anagrafico, con uomini maturi in jeans e t-shirt e giovani dalle barbe vittoriane con la passione per il vintage. Sarà un’energetica immersione in nuovi stili e modi di vivere con diverse modalità di rappresentazione in punti nevralgici della Fortezza da Basso, con un progetto a cura di Oliviero Baldini.
Il cuore del salone è rappresentato dallo spazio ricerca, un osservatorio sperimentale, dove vengono analizzate e lanciate le tendenze, che quest’anno mirano a esplorare il concetto di materia.  Da qui la scelta del titolo Materiality per una stagione che identifica nella materia e nei nuovi processi creativi di produzione la tendenza di rilievo. Sono dieci i temi dei trend per la primavera-estate 2017 che sviluppano colori, superfici e tecniche uniche con la direzione artistica del fashion designer Angelo Figus e dell’esperta in maglieria Nicola Miller.
In questo scenario le aziende si confronteranno con un pubblico di buyer provenienti da tutto il mondo e designer dei marchi più importanti del fashion business attesi numerosi nel capoluogo toscano.

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I filati pratesi segnano un più 43,3% di export verso Hong Kong

PITTI FILATI.Per i produttori di filati pratesi questa edizione di Pitti Filati parte in un clima complessivamente ottimistico. Le 14 imprese consorziate in CPF-Consorzio Promozione Filati, fra le più rilevanti del distretto pratese, affrontano l’appuntamento fieristico esprimendo un forte impegno in termini di iniziative e di progettualità per un settore che conferma la sua vivacità.

I dati del Centro Studi Confindustria Toscana Nord sull’andamento del settore nel distretto pratese danno infatti ragione a quanti hanno continuato a crederci e ad investire anche negli anni difficili: oggi la produzione di filati per maglieria conta a Prato 80 aziende con 1.200 addetti, che a loro volta alimentano una filiera ampia e fortemente specializzata.

L’export del 3° trimestre 2015, l’ultimo di cui si posseggono i dati, ha segnato per i filati pratesi +11%, in netta ripresa rispetto ad un inizio anno fiacco: +0,4% il cumulato gennaio-settembre 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014. Quest’ultimo peraltro è stato decisamente positivo, essendosi chiuso con un fatturato a +2,5% anche grazie all’export aumentato del 4,5%.

“Le turbolenze dell’economia mondiale preoccupano tutti e il nostro settore non fa eccezione – dichiara la presidente di CPF Ilaria Taddeucci Sassolini – Tuttavia le dinamiche di mercato offrono anche in questo momento opportunità interessanti. Emblematico il caso della Cina, molto meno accessibile per i prodotti finiti, ma ancora dinamica per prodotti intermedi come i nostri. Il consolidamento dei marchi cinesi della maglieria ha ampliato il mercato potenziale per chi come noi è in grado di fornire semilavorati per le loro produzioni di alta gamma. Hong Kong, porta della Cina per l’import, presenta per il 2015 una delle performance migliori per i filati pratesi: +43,3%, davvero rilevante per un mercato che da solo rappresenta il 16,7% del nostro export. Anche la Cina in generale segna +0,6%. Non a caso CPF continua a tenere accesi i riflettori sulla Cina: una rete di imprese interna al consorzio realizzerà quest’anno, con il sostegno finanziario della Regione Toscana, una missione commerciale a Shenzhen.”

CPF organizzerà nel 2016 anche la presenza di aziende consorziate in iniziative commerciali in Giappone e Corea. Forte anche l’impegno per la sostenibilità, con il progetto avviato assieme a 4sustainability e portato avanti con gradi diversi di coinvolgimento da buona parte delle imprese; rimane alta l’attenzione sul versante della formazione e dei giovani designer a livello internazionale attraverso il progetto Feel the Yarn.

“Sia come consorzio che come singole imprese – conclude Taddeucci – siamo determinati a consolidare il nostro impegno in termini di investimenti, di innovazione, di internazionalizzazione. L’alto livello dei nostri prodotti e l’apprezzamento che, nonostante le difficoltà di contesto, continuiamo a ricevere ci confermano nei nostri propositi.”

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Mu New York, numerosi visitatori attesi per oggi. Il primo giorno alcuni stand sono rimasti semivuoti

IMG_20160124_072528Il peggio è passato e New York si è svegliata sotto il sole. Dopo la tempesta di neve che ha colpito tutto il Nordest degli Stati Uniti è tornato il sereno anche tra IMG_20160124_142603gli imprenditori tessili, che proprio  in questi giorni sono volati alla volta della Grande Mela per l’apertura di Milano Unica New York , in corso al Jacob Javits Center di Manhattan fino a domani.  La fiera ha aperto i battenti, domenica 24 gennaio, sfidando il maltempo, ma il boom di visitatori è atteso per oggi e domani. «Non c’è stata molta affluenza – commenta Maurizio Sarti del lanificio pratese Faliero Sarti, al termine del primo giorno – a neve e il maltempo hanno senz’altro influito, ma ritengo che abbia pesato soprattutto la scelta di aprire la fiera di domenica. Oggi, tra l’altro, è una splendida giornata di sole, ma la maggior parte dei clienti, per  lo meno quelli con cui siamo in contatto, verranno a visitarci tra lunedì e martedì».IMG_20160124_131920
Sarti è uno degli imprenditori in trasferta tra i più fortunati per essere riuscito ad arrivare a New York prima del blocco del traffico aereo a causa della bufera di neve. Ma non per tutti è stato così.  «Sono arrivato a New York venerdì e in serata ha iniziato a nevicare aumentando sempre di più nel corso della notte – racconta –  quelli che avevano il volo sabato non sono riusciti ad arrivare in tempo per l’apertura, tant’è che alcuni stand sono ancora semivuoti. Oggi mancavano ancora diversi espositori, ma ormai è questione di poco: anche loro sono in arrivo».  Sono cinque le aziende pratesi presenti al salone newyorchese. «Abbiamo scelto di partecipare a questa fiera  – spiega  Sarti- perché è un’occasione per incontrare anche quei clienti che, diversamente, non riusciremo a visitare direttamente come facciamo di solito con quelli più importanti».
Del resto il mercato a stelle e strisce rappresenta una fetta importante dell’export dei prodotti tessili del nostro distretto, anche se non è l’unico. «Nel nostro caso  –  continua – non abbiamo un mercato prevalente e anche per questo, per la seconda stagione consecutiva, saremo presenti a tutte le fiere del settore: dopo New York faremo Monaco, Milano e Parigi. E’ anche un modo per offrire un servizio in più ai clienti in un momento storico critico a livello internazionale in cui c’è più paura a viaggiare e a spostarsi. La logica è questa: se loro non vengono da noi, andiamo noi da loro».

(Barbara Burzi)

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25 gennaio 2016
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“Trend” e “Sintesi”: un percorso attraverso le nuove tendenze e un libro sui prodotti di punta

wpid-20140211_142158-Copia.jpg.jpegL’area Trend e l’area Sintesi sono le due novità di questa edizione di Milano Unica New York. La prima, protagonista di una parte importante del percorso espositivo, presenterà le tendenze della stagione secondo l’impostazione concettuale e architettonica elaborata dall’art director Stefano Fadda e dal suo team internazionale per la presentazione, che si è svolta a Milano. «Una versione ridotta rispetto a Milano, ma molto significativa per il cliente che potrà entrare nell’atmosfera tessile dell’edizione estiva senza deviare dal suo percorso in fiera, acquisendo le informazioni più importanti per il lavoro con le aziende, percorrendo atmosfere suggestive e altamente informative», commenta il direttore generale della manifestazione, Massimo Mosiello. La seconda, situata sul lato sinistro, all’inizio del percorso espositivo, «è un look book sui generis creato dalle stesse aziende a loro immagine e somiglianza, dove presentano gli evergreen, i prodotti che ne rappresentano l’essenza produttiva».

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