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Si parte con la “tradizionale” a Milano Unica. E tornano i dubbi sulla “Precollezione”

Il presidente di Milano Unica Ercole Botto Poala con il presidente di Confindustria Toscana Nord

Il presidente di Milano Unica Ercole Botto Poala con il presidente di Confindustria Toscana Nord

PRATO. Due versioni di ?Milano Unica? a luglio e settembre? No, grazie. Il 2017 potrebbe far sfumare l’esperienza di ?Prima Milano Unica?, con buona pace di quei lanifici pratesi che avevano caldeggiato un momento di presentazione delle pre-collezioni.
?S? ma poi tanti di quelli che vengono a luglio non si vedono a settembre, preferiscono andare a ?Premi?re Vision?…?. Prende tempo Ercole Botto Poala, presidente di Milano Unica, alla vigilia di una ventitreesima edizione che si presenta con un concept tutto nuovo a partire dagli spazi – per la prima volta il salone si terr? nei padiglioni di Fieramilano Rho – fino ai criteri di invito dei clienti e selezione delle aziende.
Nuova location, operazione di restyling e sguardo alle strategie fieristiche future.
Presidente, qual ? il motivo di questa titubanza rispetto a una possibile terza edizione di “Prima Milano Unica? Non sar? per la concomitanza con la preview estiva di Premi?re Vision?
? Il fatto ? che di due date cos? ravvicinate per “Milano Unica”, una a luglio e una a settembre, non si sente la necessit?: il rischio ? che chi sceglie la fiera delle pre-collezioni a settembre non torni poi a Milano. Subito dopo il salone decideremo se replicare ?Prima MU? nel luglio 2017, mantenendo sempre il dialogo con gli espositori e ben sapendo che una scelta del genere molto probabilmente accontenter? alcuni ma scontenter? altri perch? le necessit? degli espositori, comprensibilmente, sono diverse. Il vero problema ? che per tante aziende contano sempre e solo le date?.
E invece?
?Gli imprenditori non devono guardare a “Milano Unica” solo come a un mezzo per ottenere un ritorno di fatturato e attirare clienti nuovi. Le uniche fiere che portano nuova clientela sono all’estero, in Cina e negli Stati Uniti. Vorrei che gli imprenditori capissero che “Milano Unica” ? la loro fiera, un’occasione per crescere come azienda e dare un contributo a quel “made in Italy” che ? il motivo per cui il settore del tessile-moda sta ancora in piedi in Italia, non certo per la competitivit? del Paese?.
Prato, Como e Biella: come si dialoga con questi distretti?
?Sono le nostre eccellenze del “made in Itay” ma ? incredibile come all’interno di queste tre realt? si assista a una diversificazione. Pochi capiscono l’importanza dello spirito di gruppo. Dobbiamo fare in modo che l’identit? del campanile non prevalga sull’identit? paese: per farlo occorre presentarsi come sistema per valorizzare meglio ci? che sappiamo fare bene.
E quindi si ritorna al concetto di “made in Italy”
?Esattamente. A “Milano Unica” non c’interessa vendere abbigliamento ma promuovere creativit? e cultura, creare un valore aggiunto intorno all’esposizione del tessuto. “Made in Italy” ? un concetto che si declina in tanti modi e che fa la differenza. Non ? un caso che quest’anno all’interno del salone avremo un ristorante Tre Stelle Michelin a disposizione dei clienti…?
(Maria Lardara)

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5 settembre 2016

Questo post è stato scritto da: ireali

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