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da: marialardara

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Giovani stilisti crescono con il “Talents Lineapiù”

Alessandro Bastagli_7I7C8605-1

Metti uno stilista, fagli utilizzare un filato Lineapiù e lancialo nel firmamento della moda. Non capita mica tutti i giorni lavorare con un big dei filati di questo calibro. Nasce così il contest “Talents Lineapiù”, bandito dalla Fondazione facente capo all’azienda di Capalle per sostenere i talenti della moda in maglia. Non studenti freschi di scuole ma stilisti già attivi con un proprio marchio e una propria distribuzione. Il vincitore del premio potrà così usufruire di una borsa triennale che gli garantirà per sei stagioni la sponsorizzazione tecnica dei filati Lineapiù e Filclass per il proprio campionario: dal canto suo, il candidato s’impegnerà a utilizzare solo filati Lineapiù.
«Vogliamo dare un’opportunità ai giovani stilisti che verranno selezionati da una giuria composta da addetti ai lavori», spiega Alessandro Bastagli di Lineapiù, aziende che crede molto nel valore aggiunto delle persone, visto che ne ha assunto cinquanta in più in organico negli ultimi due anni grazie anche all’investimento della nuova filatura a due passi dagli uffici centrali di via Brunelleschi, a Capalle. Le iscrizioni per il concorso “Talents Lineapiù” si apriranno il prossimo 15 luglio sul sito www.lineapiu.com. Intanto sono quattro le fibre pregiate che l’azienda di Capalle ha utilizzato per le collezioni dell’autunno-inverno 2018/2019: mohair dal Sudafrica, baby alpaca dal Perù, cammello baby dagli altipiani della Mongolia, yak baby dalle montagne sacre del Tibet. Quattro materiali nobili che diventano anche storie di popoli, di luoghi suggestivi ed evocativi che raccontano il rapporto tra l’uomo e la natura, intrecciando antiche tradizioni tessili, vero filo conduttore di questa edizione di Pitti Filati che chiuderà i battenti venerdì 30 giugno.
Maria Lardara

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29 giugno 2017

da: marialardara

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A Pitti Filati è di scena il mohair più sottile al mondo

pitti filati

Lo sguardo più fiero è quello di Giampaolo Bruni, patron di Ilaria Manifattura Lane mentre accarezza il suo superkid mohair più sottile al mondo, prodotto in occasione del cinquant’anni dell’azienda. Quando si dice l’importanza della materia prima: c’è voluto un viaggio in Sudafrica per accaparrarsi quella balla di 250 chilogrammi di mohair a un’asta speciale a Port Elizabeth. Pesa 50 Nm, come gli anni dell’azienda. E il prezzo è top secret. «Per questo filato, il più fine al mondo, abbiamo dovuto modificare la capacità filante delle macchine», ci racconta Bruni dal suo stand di Pitti Filati. Edizione numero 81 per la kermesse che vede schierati in prima linea trenta produttori pratesi. E la flessione dei filati che tutte le analisi di Smi e Confindustria fotografano, a livello locale come nazionale? C’è ma non si sente, almeno in fiera. Le filature nostrane hanno spalle robuste per non piegarsi a quel -2,7% che insidia i fatturati della filatura italiana nel 2016. “Annus horribilis” per le produzioni pratesi, il primo dopo tante stagioni positive. «Del resto, non si poteva pensare che la crescita sarebbe durata per sempre», ammette Raffaella Pinori di Pinori Filati. L’orologio segna le 9.30, fuori la fila al desk per la registrazione s’allunga e fa ben sperare.
Le tendenze. Si colorano con le tonalità della terra, strizzando l’occhio alla natura selvaggia e al gusto animalier, le collezioni che entreranno nel guardaroba dell’autunno-inverno 2018-2019: “The human edition” è il filo conduttore di questa edizione di Pitti Filati, che rimette al centro l’uomo e una nuova idea di “Umanesimo”. Soffici nuvole di filati esclusivi puntano a emozionare combinando cashmere e seta. In scena filati pettinati in cashmere per un aspetto pelliccia elegante, soft al tatto. Mohair e alpaca, i veri must della stagione che verrà. E poi filati sostenibili, amici dell’ambiente. E pazienza se le tendenze moda in questo momento penalizzano i filati fantasia per maglieria, cavallo di battaglia del distretto. «A fare un prodotto classico e basico non ci provo neanche». Parola di Stefano Borsini della Manifattura Igea, uno che alla sostenibilità ci tiene. «Abbiamo un impianto fotovoltaico sui tetti del nostro stabilimento di Tavola, siamo sensibili al tema. I nostri filati “Astro” e “Astro Melange” sono realizzati con un importante abbattimento di Co2». I fili Igea diventano anche un’opera d’arte nel duplice richiamo alle radici della terra e a quelle di un’azienda storica di Prato. A dare il benvenuto ai visitatori spunta infatti un’installazione dell’artista lucchese Emy Petrini, “Natura, madre”. Tocco di vintage invece per l’allestimento di Pecci Filati che ha scelto di abbinare a vecchi orologi le nuove proposte. «Richiamo alle collezioni che sono sempre meno stagionali», sottolinea Roberta Pecci.
Gli investimenti. Chi ci ha già pensato, chi ce l’ha in programma per i prossimi mesi. Investire è l’imperativo di Alessandro Bastagli, patron di Lineapiù pronto a mettere mano al portafoglio per modernizzare tra il 2017/2018 il reparto tintoria. «Completato l’investimento nella nuova filatura aperta due anni fa, ora è il momento della tintoria dove vogliamo ricostruire il parco vasche». Un investimento da 2 milioni di euro per migliorare l’efficacia della tenuta colore dei filati. Tempo d’investimenti anche in casa Pinori Filati dove sono stati acquistati macchinari ad aria di ultima generazione per rendere più soffici i filati, idem all’Industria Italiana Filati che ha archiviato il fatturato 2016 con un +7%. «Abbiamo anche adottato la politica di appoggiare i macchinari nelle ditte di terzisti di nostra fiducia», aggiunge Francesco Lucchesi di Industria Italiana Filati.
I mercati. Sostenibile è bello. La “New Mill” di Stefano Milanesi è fra le sei filature pratesi che l’anno scorso decisero di aderire al protocollo “4sustainability” (Filpucci, Industria Italiana Filati, Lanificio dell’Olivo, Pecci, Pinori Filati e New Mill). «La scelta della sostenibilità paga a lungo termine – fa notare Milanesi – I clienti spagnoli la richiedono, gruppo Inditex in testa. Con i tedeschi è più difficile». Ma la vera incognita sono gli americani, praticamente assenti nel primo giorno di Pitti Filati. In compenso, tanti visitatori provenienti dai paesi asiatici.
Maria Lardara

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28 giugno 2017

da: marialardara

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È made in Prato il cashmere rigenerato Re.Verso™ che piace a Stella McCartney

federico leandro gualtieri

Cinquanta candeline per l’azienda pratese Filpucci, leader mondiale per la produzione di filati creativi d’alta gamma da maglieria, che festeggia l’anniversario a Pitti Filati presentando mercoledì 28 giugno la pubblicazione intitolata “Cinquant’anni di Filpucci-History tells the future”: l’appuntamento è nella sala riunioni area monumentale (1° piano) con Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, il presidente e il vice di Filpucci Leandro e Federico Gualtieri (nella foto).
Una vocazione costante per valori di nuova generazione passando attraverso un processo produttivo affidabile, tracciabile e trasparente, come dimostra la supply chain Re.VersoTM, ad economia circolare, di cui Filpucci è membro e riferimento esclusivo nell’ambito di filati high-end/low impact del knitwear con la collezione Ninetyfive. Fili lussuosi, avvolgenti e soffici in cashmere low impact ad alto contenuto tecnologico, per ridurre consumi, con un occhio vigile alle risorse ambientali e una filosofia focalizzata sulla reingegnerizzazione della materia che, nella proposta di fili in cashmere Re.VersoTM, viene rafforzata, rappresentando parte integrante della nuova collezione.
Autorevoli marchi internazionali hanno selezionato la collezione cashmere Ninetyfive Re.VersoTM per le loro realizzazioni di maglieria di alta qualità. Da Stella McCartney ad Eileen Fisher a Filippa K, fino a Patagonia, molte autorità del fashion system hanno inserito i filati rigenerati Re.VersoTM by Filpucci, condividendo una nuova filosofia di fare business, per un approccio consapevole e responsabile, che non rinuncia al contenuto estetico ma lo eleva ben oltre le tendenze e lo stile. In occasione del 50esimo compleanno, Filpucci ha ampliato ancora di più la proposta dei suoi prodotti Re.Verso™ proponendo due tipologie: il filato Baby Camel Re.VersoTM prodotto con baby camel Re.Verso™ e in mischia al 50% con extrafine merino Wool, un filato delicato, ricco e super soft, dal tatto indescrivibile, che mantiene intatte le proprietà naturali e propone sofisticate nuance. E poi il nuovo articolo Divette che sottolinea ancora una volta l’avanguardia di una realtà industriale volta ad offrire pettinati e ritorti suggestivi e fantasiosi, soffici e serici sempre e comunque innovativi, di molteplici finezze. Filato sofisticato particolarmente soffice e caldo, realizzato con fibre Re.Verso™ di cashmere mischiate a lane super fini, consente di realizzare filati più sottili e funzionali con ampie possibilità di impiego. La collezione Re.VersoTM diventa dunque espressione di un made in Italy che nell’etica trova il suo valore aggiunto e si espande sui mercati.

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27 giugno 2017

da: marialardara

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L’ottava edizione di “Feel The Yarn” intreccia fili pratesi

Feel the Yarn

Giovani stilisti crescono a Pitti Filati e si fanno le ossa intrecciando le loro creazioni di maglieria con il meglio dei filati “made in Italy” in vetrina alla Fortezza da Basso.
È questo lo spirito di “Feel The Yarn”, il concorso organizzato dal CPF – Consorzio Promozione Filati, Pitti Immagine ed Elementi Moda giunto all’ottava edizione che seleziona gli studenti provenienti dalle 13 più importanti scuole di fashion design del mondo: a metà strada tra progetto formativo e concorso, in occasione di “Feel the Yarn” si sfideranno a Pitti Filati 22 studenti sotto la guida della curatrice del concorso Ornella Bignami.
“Feel The Yarn” coinvolge 22 aziende tra le filature più creative presenti a Pitti Filati: Alpes Manifattura Filati, Biella Yarn By Südwolle, Botto Giuseppe, E. Miroglio, Fabifil, Filati Biagioli Modesto, Filitaly-Lab, Filmar, Filpucci, Gi.Ti.Bi. Filati, Ilaria Manifattura Lane, Industria Italiana Filati, Lanificio Dell’Olivo, Linsieme Filati, Manifattura Igea, Manifattura Sesia, New Mill, Pecci Filati, Pinori Filati, Tollegno 1900, Toscano, Zegna Baruffa Lane Borgosesia. Sarà una giuria molto qualificata, insieme ai voti espressi dai visitatori, ad assegnare il premio messo a disposizione da Biella Yarn (Südwolle Group) per consentire ai migliori fashion designer di andare avanti con la propria formazione. Un altro premio, stavolta offerto da Banana Republic, sarà assegnato al talento che saprà interpretare in modo migliore la creatività dei filati italiani. Durante la tre giorni di Pitti Filati gli studenti avranno la possibilità di presentare una serie di capi realizzati con il filato fornito da qualificate manifatture toscane, sfoderando così le proprie abilità creative e tecniche.

 

 

 

 

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27 giugno 2017

da: marialardara

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Tutto pronto per Pitti Filati. Ma le tendenze moda penalizzano le aziende pratesi

28-30 giugno: suona la carica dei produttori di filati in vetrina alla Fortezza da Basso per l’anteprima delle collezioni invernali 2018-2019. Conto alla rovescia per Pitti Filati, la vetrina che detta le nuove tendenza moda e lifestyle, appuntamento internazionale di riferimento del settore dei filati per maglieria a due passi da Prato.
La pattuglia dei pratesi presenti in fiera è composta da trenta aziende, con un aumento del 20% rispetto all’ultima edizione dello scorso gennaio. Tutti pronti a stupire con le loro collezioni per i freddi che arriveranno, quando ormai le tendenze moda della stagione invernale suggeriscono filati più leggeri, meno grossolani e indicati per temperature meno rigide. Complessivamente, sono 132 i marchi in totale a questa edizione, di cui 24 provenienti dall’estero. Gli occhi sono puntati sullo Spazio Ricerca di Pitti Filati, laboratorio di creatività del salone e osservatorio sperimentale delle tendenze ispirato al tema “The Human Edition”: in un clima generale segnato dalla mancanza di direzioni chiare, dove tutto appare possibile, l’inverno 2018-2019 porterà al centro dell’attenzione l’uomo e le sue necessità più naturali. La direzione artistica è affidata al fashion designer Angelo Figus e all’esperta in maglieria Nicola Miller, l’allestimento a cura di Alessandro Moradei. Scelte artistiche che riflettono anche il clima di incertezza che avvolge il comparto dei filati, che nel distretto pratese conta poco meno di 80 aziende finali con circa 1300 addetti diretti, sostenuto da una filiera molto specializzata di filature, ritorciture, tintorie e rifinizioni. La produzione pratese è costituita per circa la metà da filati per maglieria, il 25% per tessitura ortogonale e jacquard, il 15% per arredamento e il rimanente per cucirini, ricamo, aguglieria. Quasi il 70% della produzione di filati pratesi è concentrata sulla stagione invernale e il giro d’affari del settore è stimato intorno ai 500 milioni di euro di cui più del 40% viene venduto all’estero.
Non sono rose e fiori in questo periodo per le filature nostrane: dal punto di vista congiunturale, i filati pratesi stanno vivendo un momento di forte sofferenza. A puntare una lente d’ingrandimento sui bilanci delle aziende è il centro studi di Confindustria Toscana Nord che fa emergere come nel periodo 2009-2015 la crescita dei ricavi abbia visto un +40% e +90% del valore aggiunto. La parabola discendente inizia nella seconda metà del 2016 chiuso a -2,2% in linea con il dato nazionale. E anche i primi mesi del 2017 vedono un -11,6% di produzione industriale rispetto al primo trimestre 2016. «A penalizzare le produzioni pratesi sono state soprattutto tendenze moda non favorevoli ai filati fantasia per maglieria – commenta Raffaella Pinori, coordinatrice del gruppo produttori di filati della sezione moda di Confindustria Toscana Nord – E’ la specializzazione più tipica dei filati pratesi, la stessa che ha contribuito in maniera determinante alle buone prestazioni del comparto negli ultimi anni. Il nostro settore, così come tutta la moda, è esposto a queste oscillazioni, dovute alle mutevoli tendenze dei consumi». Tendenze moda più favorevoli a filati classici spiegano anche l’andamento dei singoli mercati, con l’Europa che rimane pressoché stabile (-0,8%), mentre la piazza asiatica, che rappresenta il 24,0% dei mercati esteri, è diminuita del -17,8%. Dietro la performance negativa dei paesi asiatici si può leggere la contrazione della domanda dagli Stati Uniti di alcune tipologie di filati più tipicamente pratesi.

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26 giugno 2017

da: ireali

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Tessile, Rosati (Pratotrade): “Bravi a produrre, ma indietro nella commercializzazione”

pratotradeServe più coraggio. Roberto Rosati, imprenditore tessile (Lanificio Fortex), nonché presidente del consorzio di promozione Pratotrade,  esorta i “colleghi” al cambiamento, sottolineando l’urgenza di modernizzare le aziende del territorio per stare al passo coi tempi. Sul fronte commerciale il distretto pratese della moda è rimasto indietro rispetto ad altre realtà, pertanto Rosati accoglie con entusiasmo la decisione (per la quale si è impegnato in prima persona) di anticipare a luglio le date del salone unico del tessile italiano. «Ce n’era bisogno», afferma il presidente che, pur non sbilanciandosi, auspica un 2017 di successi per il settore.

Quali sono le sue previsioni per il tessile pratese? «Le previsioni non sono buone, detto questo sappiamo bene che, spesso, i risultati delle aziende non rispecchiano l’andamento degli indicatori macroeconomici. A volte è successo che per ragioni di prodotto Prato abbia registrato performance positive, nonostante le previsioni».

Perché quest’anno dovrebbe andare diversamente? «Sono in atto importanti cambiamenti nei modelli distributivi e di retail, e questo contribuisce a spostare i tempi e modificare gli equilibri dei mercati».

Qual è la prossima sfida che dovranno affrontare le aziende del distretto? «Quella di stare al passo coi tempi: la modernizzazione.  Mentre nel campo della produzione Prato è sempre stata leader, nel modo di offrire e commercializzare i prodotti siamo drammaticamente in ritardo».

Secondo lei, per quale motivo? «I pratesi sono grandi lavoratori, bravissimi nella gestione del quotidiano, dell’emergenza e dell’immediato, ma non sono molto bravi nel prevedere gli scenari futuri. Non c’è abbastanza coraggio tra gli imprenditori e spesso manca l’iniziativa, che oggi è diventata la merce più rara».

Intravede segnali di un’inversione di tendenza? «Come Pratotrade, stiamo lavorando per cambiare le cose attraverso iniziative, conferenze, workshop, il cui intento è proprio quello di provare a cambiare il modo di pensare dei produttori del distretto per diventare più competitivi. Noi pratesi siamo persone pratiche, a cui purtroppo, manca una visione strategica di lungo termine, e quando ci viene chiesto di fare delle scelte coraggiose siamo quasi sempre poco predisposti».

(Barbara Burzi)

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9 febbraio 2017

da: ireali

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Première Vision, la confezione italiana conquista i brand internazionali

img-20170207-wa0004Non solo tessuti. A Parigi in queste ore si trovano riuniti gli operatori di tutta la filiera della moda e, per la seconda edizione consecutiva Première Vision – in corso fino al 9 febbraio al Parc des expositions Paris Nord Villepinte – ha puntato su un’offerta più ampia dando spazio anche all’ultimo anello della catena: i confezionisti. Il vantaggio per i produttori di abbigliamento è quello di poter beneficiare della vicinanza dei lanifici per mostrare ai buyers dei brand di tutto il mondo prototipi di modelli realizzati con stoffe delle collezioni primavera-estate 2018. Si tratta di “PV Manufacturing”, una piattaforma che ospita ben 137 espositori delle aree del Mediterraneo ed est Europa, dove il bel design italiano è rappresentato da tre aziende, tra cui la pratese Cunningam srl. «Con la nostra presenza qui puntiamo a competere ancora di più sui mercati internazionali – spiega la presidente dell’azienda, Lucia Crocetta – riteniamo di non poterci fermare al mercato interno, benché sia per noi molto importante; e questa sezione all’interno della più importante fiera tessile ci offre davvero l’opportunità di entrare in contatto con i marchi dei paesi più lontani delle aree extraeuropee». L’interesse per i tessuti del distretto, tra i più creativi al mondo, traina numerosi visitatori verso lo stand della Cunningam che, lavorando molto con le produzioni dei lanifici locali, rappresenta una vetrina eccezionale di modelli di capi finiti realizzati con lucia-crocettagran parte delle stoffe degli espositori pratesi presenti al salone parigino.   Sono molti i brand a essere attratti dal gusto e dal design tipicamente italiani. «Lo stile italiano è inconfondibile e riconoscibile al primo colpo d’occhio – dice Crocetta -nonostante l’offerta generale sia ricca e rappresentativa della maggior parte dei paesi europei, i nostri prodotti restano tra i più apprezzati, come ci dimostrano le numerose visite ricevute allo stand fin dall’apertura del salone».   Allargare gli orizzonti verso nuovi mercati diventa sempre di più una strada obbligata. «Sono molti i brand internazionali che vorrebbero appoggiarsi ad aziende italiane come la nostra per realizzare capi “made in Italy” – continua –  noi siamo in grado di offrire loro un servizio completo: dal prototipo al prodotto finito. Finora il bilancio è positivo; ci sono stati molti visitatori, soprattutto inglesi, francesi, belgi e persino un brand malese, che ha espresso il suo apprezzamento per le nostre creazioni».

(ba.bu.)

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7 febbraio 2017

da: ireali

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Première Vision al via a Parigi con un’area dedicata alle invenzioni

standA Première Vision si rinnova il sodalizio tra moda e tecnologia. Nell’edizione che si svolgerà nel quartiere fieristico di Parc des Expositions a Parigi, dal 7 al 9 febbraio, si assisterà al lancio di “Wereable Lab” – letteralmente laboratorio indossabile – ovvero un’area dedicata alle innovazioni e alle idee lungimiranti. L’iniziativa nasce dalla convinzione di non poter guardare al futuro senza tenere presente il fatto che negli ultimi anni le nuove tecnologie hanno modificato profondamente i rapporti tra le persone e il contesto in cui esse operano, anche all’interno del mondo della moda.  Da qui l’idea di dar vita a uno spazio dedicato, in cui saranno allestiti una mostra con una decina di modelli di abbigliamento e accessori che testimoniano gli sviluppi della scena “Fashiontech” degli ultimi dieci anni, e uno showroom di 4 start-up, che esporranno le loro ultime creazioni innovative e i propri obiettivi proponendo un partenariato ai professionisti presenti. In mostra a PV un’offerta completa e trasversale rappresentata dalle collezioni della primavera-estate 2018 di sei saloni riuniti in un’unica grande manifestazione: filati, tessuti, pellame, disegni, accessori e confezioni conto terzi per un totale di quasi 1.900 espositori. Un settore sarà dedicato alla maglieria; l’area combina una selezione internazionale di produttori, filatori e costruttori di macchine per maglieria, con una novità: quest’anno l’offerta sarà arricchita da nuovi operatori dell’Europa mediterranea e orientale, dato che l’interesse verso questo stile sta crescendo (essa rappresenta dal 20 al 40% del prodotti di marche ready-to wear). L’intento di questo spazio all’interno di Première Vision è quello di contribuire con soluzione concrete allo sviluppo di collezioni creative per i diversi attori della comunità con un’offerta adatta a tutti i mercati, i materiali e gli stili.   Non solo business. L’appuntamento parigino accenderà i riflettori su temi importanti di cui si discuterà alle conferenze organizzate in collaborazione con l’Istituto francese della moda.  Al centro del dibattito, la rinascita della produzione locale (martedì 7 febbraio alle14.30) e l’analisi dei risultati dell’economia dei materiali creativi (7 febbraio alle ore 11).

(ba.bu.)

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6 febbraio 2017

da: ireali

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Milano Unica: tornano i russi (+34); tedeschi (-44%) in calo

stiliuLa 24esima edizione di Milano Unica, Salone Italiano del Tessile e Accessori, che si è tenuta a Fiera Milano Rho dall’1 al 3 Febbraio si è conclusa con una generalizzata soddisfazione degli espositori, soprattutto per la qualità dei contatti registrati.  Risultato sostanzialmente in equilibrio con l’edizione di febbraio 2016 come presenze di aziende, nonostante la concomitanza con Munich Fabric Start che ha influenzato il calo della partecipazione di operatori tedeschi. Hanno partecipato 427 espositori, di cui 300 italiani e 65 europei, a cui vanno aggiunti 40 espositori giapponesi e 22 coreani.

Tra le presenze di aziende estere, particolarmente importante il ritorno di quelle della Federazione Russa (+34%). In crescita anche le presenze di Gran Bretagna (+4%), USA (+2%), Canada (+29%) e Cina (+6%) nonostante la concomitanza del Capodanno cinese, mentre sono risultate in calo quelle di Francia (-11%), Giappone (-14%) e Turchia (-1%). In calo soprattutto le presenze tedesche (- 44%). «Questa XXIV edizione di Milano Unica – ha commentato il presidente Ercole Botto Poala -, è un’ulteriore conferma che la strada che punta su innovazione e qualità, che stiamo perseguendo con coerenza, è quella giusta, non solo dal punto di vista dell’immagine ma anche dei risultati commerciali e di marketing. Il percorso per fare di Milano Unica la vetrina del più alto saper fare italiano ed europeo ha bisogno di ulteriori interventi, ma non ci mancano fiducia e coraggio. Milano Unica diventerà sempre di più una fiera di eccellenza, di innovazione e di creatività per mostrare al mondo che è dal tessuto e dagli accessori made in Italy soprattutto, e anche dalla selezione del miglior made in Europe, che la moda internazionale trae molte delle sue ispirazioni». «L’interesse suscitato – ha aggiunto il presidente di Milano Unica -, da MU365, una piattaforma interattiva e riservata a clienti selezionati, capace di creare contatti singoli con gli espositori ogni giorno, a qualsiasi fuso orario del pianeta, creata in collaborazione con la start up americana Sundar, è la dimostrazione della nostra attenzione alla tecnologia, ma anche della nostra volontà di contribuire alla crescita del sistema, tenendo conto dei clienti che non hanno sufficienti risorse per partecipare alla fiera. E’ anche un modo di aver attenzione per i giovani e alla creazione per loro di opportunità professionali, perché come ho detto all’inaugurazione, come imprenditori abbiamo il dovere di evitare che un’intera generazione, che rappresenta una parte importante del futuro del pianeta, vada perduta. A questo proposito invito tutti a investire sui giovani, ad adottare una start-up, a rendere i nostri giovani parte attiva del Paese. Al riguardo voglio anche sottolineare l’importanza del progetto ‘Back to School’, coronato dall’entusiasmante successo della presentazione di Sir Paul Smith con circa 1000 studenti delle scuole di moda internazionali. Adesso ci attende la sfida dell’anticipo di luglio, ma sono sicuro che sapremo affrontarla adeguatamente e vincerla».

«Anche questa edizione, confortata dal giudizio di molti espositori e buyer con cui mi sono confrontato, si chiude con un segno positivo – ha sostenuto Massimo Mosiello, direttore generale di Milano Unica, alla guida operativa della manifestazione tessile-accessori sin dalla prima edizione –. Il lavoro per costruire percorsi sempre più funzionali, al fine di rendere ottimale il tempo dedicato alla visita in fiera dei visitatori, procede con reciproca soddisfazione di espositori e buyer. Un risultato che è frutto del lavoro di squadra, ma anche dell’abnegazione dello staff e dei collaboratori di Milano Unica». «Adesso siamo già con il pensiero rivolto alla undicesima edizione di Milano Unica Cina –  ha aggiunto –  dove cercheremo di recuperare le mancate visite di operatori cinesi dovute alla concomitanza del loro Capodanno e, soprattutto, alla 25esima edizione milanese che, dall’11 al 13 Luglio 2017, presenterà in anticipo le collezioni autunno-inverno 2018-2019».

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5 febbraio 2017

da: ireali

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Ai produttori di tessuto l’era Trump non fa paura: “Hanno bisogno di noi”

Il tessile nell’era Trump non teme conseguenze, nonostante che il tycoon neo eletto presidente degli Stati Uniti d’America abbia fatto intendere di voler attuare una politica protezionistica.  Si tratta di un img_20160124_142603mercato importante per le aziende di un distretto, quello pratese, trainato da sempre dall’export.  Nella Grande Mela i produttori di tessuto locali hanno agenti e contatti con grandi brand che rappresentano dal 10 al 20% del fatturato delle aziende pratesi. «Gli americani fanno ciò che ritengono più conveniente per loro – afferma l’imprenditore Maurizio Sarti del Lanificio Faliero Sarti – anche se il presidente Trump dovesse imporre dei dazi, tale politica non riguarderebbe mai quei prodotti che gli Stati Uniti non possono fare a meno di importare. Loro sanno badare ai loro interessi e per ricostruire il manifatturiero internamente ci vuole tempo. Detto ciò, ritengo che nell’immediato non ci sia niente da temere. Il cambio è a nostro favore e, malgrado la situazione sia ancora abbastanza complessa e il comparto americano del fashion non stia passando un gran bel periodo, gli Usa sono un mercato dalle interessanti potenzialità che può fare numeri importanti». Nel caso del lanificio di Sarti, il mercato a stelle e strisce rappresenta un buon 15-20% del fatturato. «Il modo migliore per penetrare questo mercato è quello di effettuare visite di persona; le fiere sono poche e comunque, pur essendo un paese molto vasto, è abbastanza facile da coprire perché l’80% dei clienti si trova a Manhattan. I più importanti marchi di abbigliamento sono quasi tutti concentrati nella zona di New York».  Sandro CiardiIl sogno americano rimane integro anche per chi, come Sandro Ciardi, titolare della Dinamo, l’America vale appena il 10% del propriofatturato. «Il nostro mercato di riferimento resta quello interno, poi c’è quello Europeo – spiega – questo, però, non significa che gli Stati Uniti non siano un mercato interessante e in crescita per le nostre aziende. Per i rapporti commerciali ci affidiamo a una rete di agenti sul posto e alle fiere di settore, in particolare, adesso, siamo concentrati su Milano e Première Vision Parigi, dove ci aspettiamo di incontrare tutti i nostri clienti».

 

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3 febbraio 2017