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L’imprenditore Guarducci racconta la nuova vita della Trt

ll patron della Trt e del lanificio Europa Luigi Guarducci con gli ?eredi? Isabella, Stefano e Jacopo

Il 18 aprile ha acquistato la Trt, la tintoria rifinizione inserita nel crack del gruppo Sasch. Un’azienda coinvolta nel fallimento dell’azienda di abbigliamento e che, fin dall’inizio, si sosteneva immeritatamente. Insieme alle altre realt? produttive inglobate nella Go-fin era tra quelle aziende che meno avrebbe dovuto pagare le spese del naufragio del colosso commerciale patron di Miss Italia.
Trt era un’altra cosa. E da subito l’imprenditore Luigi Guarducci si era fatto avanti con i soci del sindaco Roberto Cenni, i fratelli Giuseppe e Gianluca Giovannelli, che delle aziende produttive erano l’anima. Un progetto che ? andato in porto prima della presentazione dei concordati e da allora non solo l’azienda ha continuato a lavorare ma sono state anche assunte tre persone in pi? arrivando a un totale di sessanta dipendenti.
L’acquisizione dopo due anni di affitto. L’imprenditore Luigi Guarducci non ha mai voluto parlare pubblicamente dell’argomento. Del resto si trattava di una storia delicata in cui sono coinvolti altri imprenditori con cui da tempo aveva ottimi rapporti di lavoro tanto da aver instaurato un rapporto inscindibile.
?Non potevamo permettere che la Trt chiudesse?, spiega infatti Luigi Guarducci dal suo stand di Milano Unica. ?In quell’azienda era custodita una parte importante del saper fare del nostro gruppo e l? venivano fatte lavorazioni che difficilmente avrebbero potuto farci altri. In quella fase sarebbe stato arduo trasferire quel rapporto di lavoro in un?altra tintoria rifinizione. ? per questo motivo che abbiamo investito nell’azienda rilevandola e salvandola?.
Ma non solo. ?Credo fortemente – mette in luce Guarducci – che la nostra forza sia nella filiera e nella capacit? di lavorare proprio come ha detto durante l’inaugurazione di Milano Unica Angela Missoni. E per questo consiglierei a tutti i colleghi di investire nella filiera per non perdere quanto abbiamo di buono nel distretto. Ascoltando la Missoni che diceva di valorizzare la parte produttiva della moda e la tradizione delle aziende, credevo mi leggesse nel pensiero tanto la pensavamo allo stesso modo. Prova ne ? la campagna di promozione che ho nello stand dove racconto proprio il nostro modo di fare azienda?.
Per quel che riguarda la Trt l’esperienza ? stata pi? che positiva per Guarducci. ?? un’azienda che abbiamo aiutato anche a crescere. Essendo coinvolti direttamente infatti vi abbiamo investito ottenendo risultati. Al mercato piacciono molto i capi innovativi che hanno nel loro background molta ricerca. In alcuni casi si tratta di lavorazioni che facciamo solo noi?.
Uno spirito che ha portato il lanificio Europa a reggere con determinazione alla crisi riuscendo ad alzare la testa, prima rispetto a molti altri. “Quest’anno – ? sempre Guarducci a parlare – abbiamo aumentato il fatturato del 15-20% e speriamo di fare ancora meglio nel prossimo futuro. Anzi. Vorremmo assumere nuovi lavoratori sia in Trt sia nelle altre aziende?.

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“Non vado a concordato perch? voglio camminare a testa alta”

L’imprenditore Franco Miliotti

?Hai visto Franco? S?, sta proprio bene. Sembra davvero sereno?. Il Franco della conversazione tra i due imprenditori pratesi in fiera a Milano ? Franco Miliotti, 67 anni, 50 trascorsi nell?azienda della sua famiglia, uno dei gruppi tessili pi? grandi di Prato. Tanto per capire: 120 dipendenti, 95 milioni di fatturato nel 2001. Numeri per? che appartengono al passato. Oggi per parlare del Gruppo Milior non si pu? prescindire dalla ristrutturazione del debito (100 milioni di euro, comprendendo anche le aziende dell?immobiliare) cominciata ormai tre anni fa.
Oggi Miliotti ? in fiera a Milano Unica. E questo ? un evidente segnale per gli addetti ai lavori: l?azienda andr? avanti senza concordati. E il viso sereno di Miliotti ne ? la riprova.
?Sono qui e gi? vuol dire qualcosa?, commenta lui dallo stand della fiera italiana del tessile Milano Unica in programma da ieri a gioved?.
?L?azienda – cede all?insistenza delle domande – si pu? dire che ? salva ma quanto ci ho messo: milioni e milioni di euro. Cos? tanti soldi che ho paura a dire la cifra?. Una cifra enorme servita per evitare di ricorrere a un concordato e necessaria per portare avanti i rapporti con le banche nell?ambito del progetto di ristrutturazione del credito.
?Sono stato caparbio. Non ho voluto mai fare quello che mi consigliavano un po? tutti i professionisti. Fare un concordato significava non rimetterci cos? tanti soldi ma anche mettere sul lastrico tanta gente. E poi a ripartire beh, ci sarebbe voluto coraggio?.
Il coraggio di non provare vergogna. ?L?azienda – spiega l?imprenditore – esiste dal 1890 e fu fondata dal nonno di mio padre. Quando a venti anni, dopo il Buzzi, arrivai mi facevano fare un po? di tutto. Ed ero io, nell?azienda che non aveva certo la penetrazione sul mercato raggiunta dopo, che andavo dai terzisti. A volte capitava di chiedere di fare il nostro ordine prima di altri e, pi? volte, mi sono sentito rispondere ?s? ti si fa prima degli altri ma solo perch? ti chiami Miliotti e i tuoi genitori sono sempre stati corretti e onesti??.
Una considerazione che rendeva il giovane Miliotti orgoglioso. E una frase che non ha potuto cancellare quando si ? trovato a fare delle scelte. ?Ho scelto di poter continuare a camminare a testa alta. E ai miei figli, in questi ultimi anni cos? difficili, continuavo a ripetere questo: adesso facciamo sacrifici enormi ma poi, se riusciremo a tenere in piedi l?azienda, potremo essere orgogliosi di come ci siamo comportati. Si possono sempre prendere le scorciatoie ma quando sacrifichi le persone che hai avuto a fianco perdi la credibilit? e il rispetto. E per me questo conta molto?.
Miliotti racconta della sua scelta di non smettere di dare ossigeno – soldi – al gruppo tessile come un?esigenza propria. Nessun riferimento ai colleghi che invece si sono comportati in modo diverso. ?Non parlo degli altri perch? li capisco. Proprio perch? ci sono passato. Capisco chi non se la sente e preferisce fare in un altro modo. Io per andare a Roma avevo due strade: una pianeggiante, l?altra impervia e piena di rischi. Come si pu? criticare chi sceglie la via pi? facile??.?Non posso certo mettermi in cattedra: semmai devo ringraziare tutte quelle aziende che ci hanno dato credito nei momenti pi? difficili?.

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21.600 presenze alla fiera Milano Unica

Il Salone milanese del tessile? ? stato visitato da oltre 21.600.visitatori, un numero in crescita (+6,55%) rispetto all?edizione di Settembre 2012 che rappresenta un importante segnale di inversione della fase negativa delle attivit? del comparto che ha caratterizzato i primi mesi dell?anno.

Ancora una volta la presenza di visitatori internazionali (+14%) si ? dimostrata il valore aggiunto di Milano Unica. Da segnalare, per?, anche la ripresa delle presenze italiane (+3%). Per la seconda volta, dopo l?edizione di Febbraio, il numero di visitatori e di aziende presenti ? risultato in crescita. Tra le presenze straniere, significativamente in crescita, in valori percentuali e assoluti, sono da segnalare quelle di: Gran Bretagna (+69%), Belgio (+31%), USA (+28%), Federazione Russa (+26%), Svezia (+25%), Corea del Sud (+22%),? Francia (+21%), Cina (+14%) e Giappone (+4%).

Segnali importanti, dunque, in controtendenza rispetto all?andamento della Tessitura italiana nel primo semestre del 2013, che tuttavia ha visto un arresto in questi ultimi mesi.
?L?andamento delle presenze – sostiene il Presidente di Milano Unica, Silvio Albini ? ? sicuramente il motivo di maggior soddisfazione. La maggior presenza di buyer provenienti dai nostri pi? tradizionali mercati esteri, che in questi anni erano stati, per noi, motivo di preoccupazione, ? sicuramente un importante segnale di conferma che davvero la fine del tunnel della crisi ? vicina. Un segnale che ? reso ancor pi? incoraggiante dalle presenze di buyer provenienti dai nuovi mercati, come quello cinese, dove, peraltro, saremo fra poco pi? di un mese?.

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La stagista Eva in fiera a Milano con l’azienda

La stagista Eva Ciapini con Roberto e Francesco Marini

Eva Ciapini, 18 anni, studentessa del liceo artistico di Montemurlo, in fiera a Milano ? nello stand della Marini e Cecconi. Per lei lo stage di una settimana vinto con un concorso per creativi ? andato ben oltre l’attesa. “Durante lo stage ha realizzato un abito con le nostre stoffe che abbiamo scelto per la vetrina dello stand. Ci ha fatto quindi portarla con noi in fiera per farle fare un po’ di esperienza e vedere come funziona il nostro lavoro prima del suo rientro a scuola”.

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Marini: “Lasciare MU fu un errore: dobbiamo tornare indietro”

Riccardo Marini

Prato non fa pi? Parte di Milano Unica. Ed e’ un dato di fatto. Al di la’ dei sorrisi e delle strette di mano, dalla cartellonisti a concup? ? tappezzato il Portello si evince chiaramente che i toscani adesso sono ospiti. Una situazione che i pratesi hanno voluto rompendo qualche anno fa il sodalizio con i lombardi e gli altri colleghi del tessile Made in Italy.

L’imprenditore Riccardo Marini, gi? presidente di PratoTrade e dell’Unione industriale non riesce a digerire questa “assenza”. “Prato non fa parte di Milano unica e mi dispiace moltissimo. Fu deciso durante la presidenza del collega Alessandro Benelli ma io ero tra coloro che avrebbe voluto rimanere dopo tutti gli sforzi fatti per arrivare a una fiera unica”.
“Si tratta di una manifestazione che va avanti mentre le altre chiudono e sar? secondo me sempre pi? strategica per il Made in. A livello di visibilit? poi non esistiamo e i sa che adesso l’ immagine conta parecchio. Noi siamo il pi? grande distretto tessile d’Europa e nonostante questo qui non siamo nella stanza dei bottoni”.

Adesso, per esempio, Milano Unica sta organizzando la fiera di Shanghai. “E anche li’- mette in evidenza Marini – partecipiamo senza aver voce in capitolo. ? in Cina chi comanda conta. Si sa bene con i biglietti da visita”.

Quando Prato era tra gli organizzatori i rapporti non erano facili, si ricorder? dei suoi scontri con Paolo Zegna? “Eccome se mi ricordo. Ci dicevamo chiaramente le opinioni ma il rapporto era costruttivo. Ed e’ rimasto anche adesso un rapporto di stima”.

Ormai per? quel che ? fatto ? fatto.

“Io invece mi impegnerei per rimettere insieme il sistema che c’era. Non possiamo essere fuori dal sistema del tessile nazionale. Al Consorzio ne parliamo spesso e ora ? arrivato il momento di fare sul serio”.

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No, non vado in pensione. Non riesco a lasciare l’azienda


Mario Maselli compir? 69 anni il 7 ottobre. E’ un uomo sano, ancora piacevole nell’aspetto e nei modi. E’ uno degli imprenditori pi? noti di Prato e ha ricoperto cariche associative assai importanti. In azienda con lui lavorano gi? i suoi figli. Laureati, gi? inseriti nelle varie attivit?. Competenti e pronti a prendere in mano le redini dell’azienda. Mario Maselli sembra anche tranquillo nel lasciare loro molte competenze. Eppure, dopo 50 anni di lavoro, non ci pensa proprio di godersi la meritata pensione. Avrebbe energia, una situazione economica tranquilla e tutte le caratteristiche per coltivare mille interessi.Eppure.

Recentemente Marino Gramigni ha lasciato e ha annunciato di volerlo fare anche Renato Cecchi. Certo, loro hanno ottant’anni passati ma la domanda ? d’obbligo.
Mario, non ha voglia di godersi un po’ di riposo con la mente sgombra dal lavoro? Di solito gli imprenditori tergiversano nello spiegare i motivi.
Maselli no. Lo spiega con semplicit?. “Dopo 50 anni non potrei vivere senza l’azienda. E’per me come un figlio. E’ come un grande sportivo quando cessa l’attivit? lo sente, soffre”.
Una forma di dipendenza che ha le sue origini nella storia delle aziende pratesi. “L’ho aperta io e l’ho portata avanti io. Mi ha dato tante soddisfazioni e quando le cose non andavano c’erano i figli che davano una gran forza di andare avanti. Ora anche se mi arrabbio spesso beh, mi d? adrenalina”.
“Guardo a Renato Cecchi come a un modello: vorrei che anche a me capitasse un giorno di sentirmi stanco e poter dire “domani non vengo”.

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Energia e tessitura: le priorit? del vice ministro

La parola tessitura ? tornata spesso nell’intervento del vice ministro Carlo Calenda a Milano Unica. E ai rappresentanti delle imprese tessili del made in ha chiesto di mettergli in mano un progetto con delle richieste per aiutare questo comparto produttivo. “Se il Governo va avanti ho intenzione di mettere le aziende come le vostre tra le priorit?”.
Una richiesta presa al balzo dai presidenti delle Confindustrie “tessili” che hanno deciso di preparare insieme un vademecum per il vice ministro che si ? detto disponibile anche a risolvere i problemi legati al consumo dell’energia. “So che molte aziende tessili – ha aggiunto – sono rimaste fuori perch? non fanno i consumi richiesti. Fatemi avere dei dati in modo da poter aggiustare i parametri”.
Non ? escluso che i distretti chiedano di poter accedere agli sgravi non come singole aziende ma come gruppi di acquisto.

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Moda uomo: Londra dichiara guerra a Firenze, il Governo stanzia 1,5 milioni per Pitti

Gaetano Marzotto e Andrea Cavicchi

C’e’ una guerra che non si vede ma che ha chiamato in campo anche il Governo. ? la guerra della moda che ?Londra ha dichiarato a Pitti immagine. L’obiettivo non dichiarato ma evidente e’ quello di soffiare a Firenze, con la complicita’di Parigi e di New York, la leadership per la presentazione della collezione uomo costringendo la fiera. Le organizzazioni delle kermesse dei due paesi europei stanno infatti organizzando le loro sfilate costringendo Pitti a scegliere date impopolari per mantenere il legame con Milano.
Un problema non da poco perch? poter contare su un Pitti immagine forte significa mantenere posizioni di leadership. Ed ecco che a Milano unica il viceministro Carlo Calenda ha annunciato di aver erogato un milione di euro (aumentabili a due) per finanziare un progetto di rilancio dell’immagine della moda italiana uomo. “Abbiamo gi? un progetto che consegneremo al Ministero nei prossimi giorni – ha detto Gaetano Marzotto, l’imprenditore che presiede Pitti Immagine – che punta a trasformare Firenze in capitale della moda. I contenuti sono per ora riservati”.
Si parla di iniziative con i pi? importanti stilisti italiani a cui Marzotto sta chiedendo la collaborazione. Iniziative che avranno anche una ripercussione su Prato. Lo sostiene Marzotto e lo conferma Andrea Cavicchi, presidente dell’Unione industriale pratese.”Sono previste -ha commentato Cavicchi – iniziative collaterali che ci riguardano. Prato e la capitale della produzione e la vicinanza con Firenze non potr? che agevolarci”.

Soprattutto se ? vero, come ha sostenuto Angela Missoni, che il futuro del Made in Italy sta tutto nella capacit? di comunicare eticit? e valori di ogni fase di lavorazione.

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Milano col sorriso nonostante i dati (negativi)

Silvio Albini

Una Milano Unica che parte con il sorriso. Il sorriso dei pi? grandi imprenditori tessili italiani: da Zegna a Cucinelli passando per Marzotto. “Va meglio, molto meglio”, e’ la parola d’ordine prima dell’inizio della diciassettesima edizione dei tessuti Made in Italy con 432 imprese espositrici. Un ottimismo diffuso che non si vedeva da anni nonostante dai numeri ancora segnali positivi non se ? vedano.”Abbiamo un numero di aziende pi? basso del solito perch? le aziende purtroppo sono sempre meno ma quelle che ci sono sono cresciute molte”, ha esordito il presidente della fiera lombarda Silvio Albini.

“Il primo semestre del 2013 – ha commentato il presidente nel discorso di presentazione – ha registrato un ulteriore decremento. Il settimo decremento consecutivo. Un calo per? inferiore che ci fa pensare a un lieve miglioramento. Sono le vendite di tessuti in lana ad aver avuto il calo maggiore con un meno 6,5 per cento. Per l’export la Germania e il primo mercato di sbocco seguita da Cina e Hong Kong. Alcuni paesi come il Giappone hanno ripreso a crescere. quindi ? necessario essere negativi? Nono credo. Ci sono segnali di ripresa e si percepiscono; nel 2006 l’industria tessile italiana si pensava fosse destinata a sparire e invece cos? non ? stato. C’? stata la pi? grande crisi del dopoguerra eppure siamo cresciuti nel servizio e nel numero dei mercato in cui siamo penetrati nonostante i punti di debolezza come le dimensioni, la scarsit? di possibilit? per i giovani talenti. La filiera italiana della moda, lo vediamo chiaro,sta tornando protagonista grazie al consumatore sempre pi? attento a ci? che sceglie tenendo conto di valori ambientali e sociali. Tipici della nostra filiera”

10 settembre 2013
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Video e installazioni in lana alla Rinascente

Polimoda collabora con The Woolmark Company alla terza edizione?di?Campaign for Wool?che per la prima volta che viene presentata in Italia. DopoMilano?toccher?, fino alla fine del 2013, altre prestigiose metropoli internazionali:?Londra, Amsterdam, Berlino e altre localit? della Germania, Madrid, Seoul, Tokyo e Shanghai. In occasione della Wool Week, ogni citt? coinvolta organizza una serie di eventi pubblici attraverso i quali dar vita a delle?Wool Experiences?con lo scopo di sensibilizzare, promuovere ed educare didatticamente i cittadini attraverso il collegamento tra l’elemento naturale, la lana merino, e il tessuto urbano.

La?Wool Experience?milanese vede protagonista?La Rinascente?e l’area antistante lo storico department store. Un progetto artistico, fra video installazioni e scenografie teatrali,? ospitate nelle sue vetrine, che ? stato curato da?Angelo Figus.

Filo conduttore otto delle innumerevoli qualit? e caratteristiche della lana Merino, riassunte in altrettante parole-chiave:?dynamic, breathable, renewable, natural insulator, easy care, elastic, durable e multiclimatic.

La realizzazione ? stata affidata agli allievi di sei istituti italiani di fashion design: Domus, Naba, Ied, Marangoni, Iuav e?Polimoda. I lavori rimarranno esposti nelle vetrine di La Rinascente per tutta la Wool Week.

Per la vetrina de La Rinascente?Polimoda ha scelto i lavori di?Maurizio Mauro, diplomato a giugno in Fashion Design, che ha realizzato un capospalla utilizzando una lana di Loro Piana

10 settembre 2013