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da: Il racconto

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Una storia, una poesia

Avete un racconto nel cassetto? Volete condividere una poesia con gli altri lettori? Ecco uno spazio per ospitare i lavori dei livornesi con il pallino per la scrittura

Potete inserire direttamente qui i vostri scritti

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25 maggio 2011

da: Il racconto

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lotta contro il tempo e per un difficile soccorso riuscito per la generosità e perizia dei soccorritori

   Salvato l’alpinista livornese bloccato sulle Apuane. Ne avete dato notizia il 28 u.s. Sono “l’amico” che era con lui. Erano oltre le 15,00 e la zona era dirupata. L’unica possibilità era scalare la parete di fronte a noi, infida per la roccia a “sfasciumi” quasi verticale. Non me la sento, dice. Ero qualche metro più avanti e senza cellulare. Impossibile fare assistenza per la mancanza di punti di assicurazione. Resta li, dico. Ora diventa una corsa contro il tempo. Sono senza cellulare (dimenticato in auto a Vinca). Per arrivare a Vinca mi occorrono tre ore e posso solo ora chiedere soccorso.  Chiamo il 118 e mi risponde un maresciallo per questa volta non è (solo) un maresciallo ma un uomo che attiva una catena di solidarietà. Mi mette in contatto con Toscana Soccorso e alla mgentile signora raccomando di attivare un contatto con l’amico in parete del quale ignoro la sorte condizione essendo trascorse altre tre ore e mezza. Mi rassicura subito. Parte una straordinaria azione di soccorso seguita visivamente da Vinca. L’elicottero volteggia tra i pinnacoli e gli anfratti della irta parete. Si cala un soccorritore (si chiama Angelo) del soccorso alpino del C.A.I. di Sarzana. L’amico viene imbragato mentre l’elisoccorso volteggia poco sopra. Poi si abbassa nuovamente,  cala il verricello, aggangia il msoccorritore e l’amico che sarà trasportato al Cinquale. Grazie di cuore, Angelo, e a tutti quelli che erano con te. Talvolta pagate con la vita la Vostra generosità.  Luigi Bondi.

3 maggio 2012

da: Il racconto

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Marta ci vede

Ore tredici, silenzio rovente, canicola.  Pensieri come mosche in una giornata umida.

 Mentre parcheggio all’ombra dei pini, mi rendo conto di essermi spinto fino al mare.  Da quanto non vengo?   Forse dall’ultima volta che ci ho portato Marta.

  I pini esalano odore di resina riscaldata, di aghi schiacciati sotto le ciabatte di gomma, di polvere.   Se fosse qui, Marta berrebbe l’aria con le narici come una puledra, piegherebbe la testa di lato per ascoltare, toccherebbe la corteccia degli alberi, riderebbe se la resina le incollasse le dita, abbraccerebbe il tronco per capirne l’età.  “Questo è proprio tanto vecchio”, direbbe, “ne sento l’energia.  Gli alberi sono creature vive ed antiche.”

Come due anni fa, in Sicilia.  Sudava sotto il sole, mentre visitavamo la Valle dei Templi.   (continua...)

23 dicembre 2011

da: Il racconto

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Nessun dolore

È spaventoso come una persona ti esce dal cuore.  La guardi e capisci che hai rinunciato a sperare.  Non sarà mai come vorresti che fosse.  C’è un ponte fra voi, che ogni giorno tu fatichi ad attraversare, ma lei non si sporge mai verso di te.  Ti cresce il vuoto dentro, vedi l’abisso che si scava, e ti senti impotente.

Certo, avvocato, certo, lo so che divago, lo so che devo essere precisa.  Ricordo bene quando Francesco è venuto a prendermi al lavoro.

Ci siamo fermati alla gelateria Primavera.  Mentre io ordinavo due paste, lui si è messo a leggere la Gazzetta dello Sport.

“Ti devo dire una cosa”, ho cominciato.  Rigiravo le analisi fra le dita, sotto il tavolino, mi tremava la voce. (continua...)

23 dicembre 2011

da: Il racconto

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Natale 2012

Ventuno dicembre 2012, ore 12.00, ci mancava anche la profezia dei Maya!!! La gente è letteralmente impazzita. Non esiste il Natale non esiste più niente, soltanto una moltitudine di persone impazzite che saccheggiano negozi, spaccano tutto quello che gli capita a tiro. Si hanno anche notizie di stupri e uccisioni!!! La gente è impazzita. I media hanno una grossa parte di responsabilità. Negli ultimi mesi non hanno fatto altro che enfatizzare la fatidica data e ora hanno perso completamente il controllo della situazione. I telegiornali, ormai in edizione straordinaria continua, fanno appelli alla calma. Ma chi li guarda ormai i telegiornali? Tutti a saccheggiare i negozi di alimentari, tutti a ‘’blindare’’ le proprie abitazioni, tutti contro tutti!!! La paura ha ormai preso il sopravvento sulla razionalità. Ma paura di cosa? Nessuno lo sa, questa è la cosa più clamorosa, tutti hanno paura ma nessuno sa di cosa!!! Ed io? Un Babbo Natale in cui nessuno più crede!!! Cosa ci faccio con i milioni di regali che i miei folletti hanno preparato? Cosa dico alle mie renne che mi stanno aspettando impazienti? Si lo so, sembrerò egoista. In tutto questo caos penso al mio ‘’lavoro’’. (continua...)
23 dicembre 2011

da: Il racconto

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La corda e la pietra

Il sole c’è, e allora forza, bevi il caffè, fatti la doccia, metti i pantaloni e vai, che non si prevede pioggia né oggi né domani e camminare ti fa bene.

Felpa, zaino, cappello, scarponi.  Su, non essere pigra, non pensarci anche mentre t’infili i calzini, non chiederti cosa avrebbe detto lui di quest’aria frizzante.  Lo sai, avrebbe tirato fuori la macchina digitale dallo zaino, avrebbe scattato foto su foto, costringendoti in posa, immortalando cime e nuvole, camosci così piccoli e lontani che li vedeva solo lui.  Avrebbe detto le parole che sai, le parole che ti parevano banali e ora ti mancano come manca l’aria a uno che affoga. (continua...)

6 dicembre 2011

da: Il racconto

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Sulla terra

La luna lassù,spettatore non pagantedell’ennesimo spettacolodi vita quotidianad’acqua, d’aria e di terra,incuriosita si avvicina quasia toccare l’orizzonte soloper meglio vedere. Una falena sembra volaredentro un imbuto,vorticosamente, comefosse in preda a convulsionie la luce che l’attrae,immobile e silente,assiste di luminescenzaartificiale. (continua...)
6 dicembre 2011

da: Il racconto

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La scelta

“Fra non molto chiudiamo, sorella.”

La ragazza dei biglietti la fissava dalla sua nicchia, con le mani guantate.  Ma il tramonto non era freddo, almeno non per lei che amava camminare nell’aria dolce e pulita.   “Non si preoccupi, cara, solo un giro veloce.”

Gli ultimi visitatori si attardavano a scattare foto lungo la Via Sacra.  Lei camminò senza sforzo, col mezzo tacco d’ordinanza, sui lastroni convessi e lucidati dal tempo.  Negli ultimi tempi, percorreva quella strada ogni volta che aveva qualche ora libera.

  Ecco i faticosi gradini e poi subito su, verso il tempio di Vesta. (continua...)

6 dicembre 2011

da: Il racconto

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La terza notte

La luce è gialla, abbastanza forte da tenermi sveglia, non abbastanza perché certi rumori non mi facciano paura, come questa vecchia qui accanto che respira con la gola, almeno la facesse finita.

Non sto peggio, mi fa male un po’ il braccio della flebo, solo che il professore ha detto che morirò.

Tre giorni che lo so, e tre notti.

I miei suoceri si ostinano a parlare di quando Miria sarà guarita, quando Miria tornerà in ufficio, quando Miria porterà la bambina a scuola.  E’ per via che dopo l’infarto al vecchio tante cose vengono risparmiate. (continua...)

6 dicembre 2011

da: Il racconto

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Alceste

Il giorno del suo arresto per “gravi atti di vandalismo” per poco non ci fu una rivolta popolare. Ma come, si chiedeva la gente, uno che da solo, con metodi non proprio ortodossi certo, è riuscito a far si che nessuna auto in città parcheggiasse più in doppia fila! Un premio gli andrebbe dato. Invece l’arresto. Io lo conoscevo bene. Avevamo giocato nella squadra di baseball degli “Yankees amaranto” quando avevamo dodici anni. Poi, io avevo optato per il calcio, lui era rimasto a giocare a baseball, con buoni risultati. Ma fatemi raccontare la sua disavventura. Alceste, al secolo Andrea Nenci, era un ragazzo molto chiuso ma anche molto intelligente. (continua...)

6 dicembre 2011

da: Il racconto

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L’ipocondriaca

 

“Ne ha saltato uno.”

“Eh?”

“Ne ha saltato uno, ti dico.”

“Ma uno cosa?”

“Un battito, per la miseria!  Se ti occupassi di me, Ennio, se mi guardassi ogni tanto, sapresti che mi stavo misurando le pulsazioni cardiache.”

“Lo fai almeno dieci volte il giorno, Elena, e poi sono le due di notte.  In ogni modo, fammi sentire…”  Ennio allunga un braccio verso l’abat jour e accende la luce.  Con l’altra mano, prende delicatamente il polso di sua moglie e comincia a contare fissando l’orologio.” (continua...)

6 dicembre 2011