Vita da cani & C. Niki Bau Bau

Abbasso le sofferenze!

Buone notizie per i nostri cani, gatti & C. Per integrare il reato di cui al secondo comma dell’art.727 del codice penale (detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze) non è necessario che l’animale riporti una lesione fisica, ma la sofferenza può anche consistere “in meri patimenti”. Lo ha stabilito, in coerenza con altre pronunce della Suprema Corte, la terza sezione penale della Corte di Cassazione, in una sentenza depositata oggi, rigettando il ricorso di un’imputata condannata per avere mantenuto, all’interno di un locale chiuso concesso in comodato d’uso, 25 gatti selvatici e un cavallo, in condizioni ambientali incompatibili con la natura degli stessi animali, a causa delle quali essi avevano subito gravi sofferenze.
“Secondo la giurisprudenza di questa Corte –afferma l’estensore – il reato in questione è integrato dalla condotta, anche occasionale e non riferibile al proprietario, di detenzione degli animali con modalità tali da arrecare agli stessi gravi sofferenze, incompatibili con la loro natura, avuto riguardo, per le specie più note (quali, ad esempio, gli animali domestici), al patrimonio di comune esperienza e conoscenza e, per le altre, alle acquisizioni delle scienze naturali. Dunque, ai fini dell’integrazione del reato in esame non è necessario che l’animale riporti una lesione all’integrità fisica, potendo la sofferenza consistere
anche soltanto in meri patimenti, la cui inflizione sia non necessaria in rapporto alle esigenze della custodia e dell’allevamento dello stesso”.

  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Twitter