Vita da cani & C. Niki Bau Bau

Cani abbaioni e turisti intolleranti

Can che abbaia non morde, recita un vecchio proverbio, ma a volte il nostro amico a quattro zampe può disturbare e allora occorre trovare una mediazione tra il diritto dell’animale al suo mezzo di espressione e quello delle persone a trascorrere nella tranquillità il periodo del riposo e delle vacanze. Da qualche tempo il tema è all’attenzione dell’amministrazione comunale di Campiglia Marittima, sul cui territorio da anni è attivo un campeggio,il Blucamp, campeggio collinare  sorto verso la fine negli anni Settanta, in una vallata ai piedi delle colline appena fuori dal centro. Ma, se per alcuni la particolare posizione del camping è un valore aggiunto, per altri, l’aperta campagna con i suoi rumori, può essere fonte d’irritante fastidio, cusato appunto dall’abbaiare dei cani. Così, attraverso il web, c’è chi ha manifestato il proprio disappunto sui maggiori siti di promozione, influenzando negativamente – come testimonia la proprietà – l’andamento delle presenze. Per questo motivo l’amministrazione comunale, raccolte le istanze dei proprietari del campeggio – aperto fra l’altro anche ai cani- in accordo  con i confinanti della struttura, ha avviato una serie d’incontri alla presenza di tutte le autorità competenti, per approfondire la vicenda e adottare i mezzi opportuni affinché sia il relax degli ospiti, che la libertà di convivere con Bobi, vengano tutelati. Un percorso questo lungo mesi, che ha impegnato gli uffici comunali nella ricerca di una strada difficile da percorrere, viste le legittime richieste di entrambe le parti e un quadro normativo intricato e complesso atto a garantirle. Tale percorso ha prodotto come risultato una maggiore sensibilizzazione, che consentirà, grazie alla collaborazione dei proprietari dei cani, più tranquillità a tutti gli ospiti del campeggio.

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Cerco padrone che non mi butti via

SETTER

Era in piazza della Repubblica a Campiglia Marittima e non aveva tatuaggio né microchip. E’ stato trovato martedì 22 settembre, è un bel cane di razza setter bianco e nero, maschio, senza microchip né tatuaggio.
Come prevede la procedura il microchip dell’anagrafe canina è stato applicato dalla dottoressa Bisaro del servizio veterinario della Asl 6. In questi giorni il cane è in custodia ed accudito dal personale del comune di Campiglia nella struttura dei magazzini comunali.
Chi avesse smarrito il cane ( ma permetteteci di avere dei dubbi su questa eventualità) o chi volesse dare la propria disponibilità ad adottarlo, può mettersi in contatto con il personale del magazzino comunale di Campiglia, tel. e fax 0565839310 e-mail.
magazzino@comune.campigliamarittima.li.it dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 13.30. Un suggerimento: non prendetelo se non siete più che convinti che anche lui come tutti i cani, di razza o no,  invecchierà, si ammalerà, un giorno morirà. Sarà una grande compagnia ma anche un grande impegno. Darà moltissimo al suo nuovo padrone ma non può sopportare un altro abbandono. Perciò se siete padroni responsabili fatevi avanti e date un po’ di gioia a questo ” amico”. Se invece lo volete solo per capriccio lasciate stare. I canili e le strade sono pieni di cani, gatti & C adottati solo per soddisfare il desiderio di un attimo e poi abbandonati senza scrupoli.

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Le due facce dell’essere umano

La vita è davvero un continuo controsenso e l’essere umano ne è la prova. Le cronache di ieri riportano due notizie terribili, che ci fanno capire, ognuna in modo diverso, quanto l’uomo possa essere unico nella sua meraviglia ma anche nel suo orrore. Il proprietario di un cane, un tedesco che viveva in Italia a Masotti, nel pistoiese, è morto travolto da un treno, sui binari dove si era buttato per salvare l’amico a quattro zampe che era sfuggito dal suo controllo. Nello stesso giorno tre “bestie”di Gallicano  hanno ucciso a martellate un povero cane malato, tenuto in condizioni disasastrose da chi avrebbe dovuto occuparsene e reo di occupare un piccolo spazio in un fondo che il ” suo” padrone ( proprietario purtroppo anche della “sua” vita ) doveva vendere. Commentare queste due notizie ci è impossibile, tale è la rabbia che proviamo noi che gli animali cerchiamo di proteggerli e amarli anche da vecchi, anche da malati, anche da scomodi.  Resta la pietà per la persona morta per amore del suo cane e l’ORRORE per le tre “bestie” che peggio di qualsiasi animale feroce ( di solito gli animali tutti uccidono solo per fame e per difesa), si sono accanite vigliaccamente su un povero essere che nulla avrebbe potuto fare per difendersi dalla loro violenza. La giustzia farà il suo corso? Ce lo auguriame se no che gente saremmo?

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Educhiamo i padroni per il nostro bene

Cani anche giganti e di razze ” imponenti”, lasciati liberi di girare senza guinzaglio e museruola, lungo le strade,i  parchi, le spiagge.  In qualche caso protagonisti di incidenti, inconsapevoli vittime dell’ignoranza dell’uomo che ci tratta come se fossimo soprammobili, senza un briciolo di responsabilità. Poi quando accade il “prevedibile” ( di un cane non si può mai dire che non fa niente e chi lo dice non è un buon padrone) allora la colpa ricade su di noi e fa sì che chi già non ci ama ci accetti ancora meno o addirittura ci odi. Perciò ” amici” a quattro zampe, uniamoci ed educhiamo i nostri padroni a educarci e a educarsi. Per il bene di tutti ma soprattutto di noi.

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Raccontateci il vostro ” amico” scomparso

Questa è una bella storia raccontata al Tirreno dall’imitatrice e conduttrice piombinese Gianna Martorella- ideatrice dell’Accademia Le Muse che sta aiutando tanti giovani talenti ad emergere- quando Sheila, la sua bretoncina era, se pur vecchietta e con qualche acciacco, ancora in forma. Questa mattina – 16 agosto 2015- Sheila se n’è andata per sempre. A diciassette anni non ce l’ha fatta più e si è unita a Niki il cane di questo blog di cui abbiamo ampiamente  scritto. Ma anche al bretoncino che ha fatto sparire la paura del cani a Gianna, che ora piange la sua “amica malandata” ma nonostante tutto amata intensamente.

Per lei e per tutti gli altri cani, gatti & C che hanno lasciato per sempre i loro padroni, vorremmo raccogliere in questo blog tante storie di ” amicizia”animale. Quelle continuate indissolubili fino all’ultimo, con grande amore e tanta dedizione. Per far sapere a tutti, anche a quelli che non capiscono o non vogliono capire, cosa si prova a perdere un essere che ci è stato accanto fedele, rallegrando la nostra esistenza anche con la sola presenza. Ci aiutate a raccoglierle? Aspettiamo tante mail. E i vostri racconti che saranno bellissimi!

Avevo il terrore dei cani poi arrivò un bretoncino…

Gianna Martorella, piombinese, racconta la sua bella storia con Shaft Ora in casa ha un micetto, Pallina, e una breton di quindici anni, Sheila

 

19 dicembre 2013

«Gli animali? Sono molto, ma molto meglio degli umani», afferma l’imitatrice piombinese Gianna Martorella raccontandoci il suo rapporto con cani e gatti, ma soprattutto la sua storia d’amore con un cane speciale, che oltre a farle passare la paura che la bloccava ogni volta quando per strada si trovava davanti un quattro zampe, le ha dato amore fino all’ultimo dei suoi giorni. «Attualmente in casa mia ci sono un gatto di un anno e mezzo, razza meticcia, di nome Pallina, e una breton di quasi quindici anni, Sheila, un po’ malandata come tutti i vecchietti, ma con ancora tanta voglia giocare», spiega la Martorella.

Il racconto continua: «Quando ero una ragazzina avevo il terrore dei cani. Una paura immotivata, perché non ricordo di aver subito mai traumi in tal senso, che mi condizionava non poco la vita, perché non appena vedevo un cane, anche se era dall’altra parte della strada, mi agitavo, cercando in tutti i modi di mettermi al sicuro, con l’incubo che la bestiola potesse raggiungermi e farmi del male. Sarei andata avanti così per tutta la vita, se una volta diventata adulta, per una serie di circostanze che la vita mi ha messo davanti, non mi fossi ritrovata a dover accudire un bretoncino di due anni, appartenente a una persona cara, impossibilitata per un lungo periodo a tenerlo in casa…

Quando questa persona mi chiese se avrei potuto sostituirla per un po’ accanto al suo beniamino, risposi che dovevo pensarci un po’ prima di darle la mia disponibilità. Poi però decisi per il sì e portai a casa mia il cane, cercando, fra una paura e l’altra, di abituarmi alla sua presenza. Avere cura di quell’esserino, dargli da mangiare, portarlo a spasso e attaccarmici in modo quasi morboso è stato praticamente un tutt’uno. E anche la paura, giorno dopo giorno, è sparita, al punto che, una volta arrivato il momento della riconsegna, mi sono ritrovata con le lacrime agli occhi a chiedere al proprietario, con stupore mio ma soprattutto suo, di lasciarmelo per sempre. Da quel momento il mio “amico”, ha vissuto con me altri dieci splendidi anni, di immenso amore e grande intesa, inspiegabili per una che temeva i cani…

L’ho assistito nella malattia e ho pianto disperatamente la sua scomparsa. Come non avrei mai immaginato fosse possibile.

Shaft, così si chiamava il mio cagnolino dalle orecchie lunghe e dagli occhi buoni, mi ha insegnato moltissimo, aprendomi verso un mondo che prima di allora non conoscevo. Un mondo fatto di dedizione e affetto incondizionato.

Lui mi ascoltava quando ce l’avevo con il mondo, capiva se ero triste, e giocava con me fino allo sfinimento quando invece ero allegra. Gli confidavo i miei segreti, lo portavo con me ovunque fosse possibile e, se rientravo a casa dopo essermene allontanata qualche giorno, mi accoglieva sul pianerottolo, girando su se stesso freneticamente per la felicità.Martorella e Sheila

Quando se n’è andato, sentendomi come risucchiata in un vortice di profonda disperazione, ho voluto adottare Sheila, stessa razza, stesso carattere. Ma la sua presenza, che ancora oggi mi conforta, non ha eguagliato l’intesa che avevo con Shaft. Lui – conclude Gianna Martorella – è stato il mio primo cane e avrà sempre il primo posto nel mio cuore.

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Snoppy non vuole vendetta ma giustizia

Dopo l’uccisione del povero Snoppy da parte di un vicino che non sopportava il suo abbaiare e che ha sparato “solo per spaventarlo” ( ma se invece di una bestiola colpiva un umano, magari un bambino?), ci sono stati tanti commenti fra cui qualcuno da ” dagli all’untore!” e una manifestazione piuttosto accesa a Livorno. Il problema però resta. Come resta la gravità di un cittadino che possa tranquillamente tenere in casa un’arma- magari carica- e usarla al posto della parola- o della legge- per farsi le sue ragioni. In America ognuno può avere un’arma e spesso accadono tragedie enormi per la facilità con cui questa viene usata. Per le donne ci sono perfino le pistole colorate, che fanno pendant con l’abito! E noi, che dagli americani impariamo solo il peggio, arriveremo a questo orrore in un periodo non molto lontano. Ma la violenza porta solo altra violenza e nel caso di Snoppy non serve certo a farlo rivivere. Al contrario bisogna che le legge venga applicata seriamente da chi ne ha l’arduo ma non impossibile compito. Per far sì che chi compiecon facilità gesti inconsulti si prenda le sue responsabilità, fino in fondo. Senza bisogno di manifestazioni o frasi velenose, che non fanno alro che creare altro odio. Snoppy che, come tutti cani, è per il perdono, non ne sarebbe contento. Mentre approverebbe per una volta almeno, che la legge fosse fatta rispettare: senza se e senza ma. Dagli uomini. Che ormai sono sempre più spesso ( ma forse lo sono sempre stati in ogni epoca) fra gli animali più feroci del Pianeta.

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Non è mai soltanto un cane

Ci fa compagnia nei momenti belli e brutti, ci diverte, ci commuove, ci dà affetto chiedendo in cambio una ciotola di cibo, un po’ d’acqua, una brandina su cui riposare- ma può bastargli anche il pavimento o una cuccia all’aperto- e qualche carezza che gli faccia sentire la nostra ” amicizia”. E noi il più delle volte, passato il momento dell’entusiasmo, quando da cucciolo morbido lo facciamo entrare nella nostra casa, soprattutto in estate ci dimentichiamo di lui, o peggio ancora, ce ne ricordiamo ma solo per disfarcene e andare in vacanza liberi dall’ingombro, lasciandolo quando va bene in un canile a guardarci andare via senza capire perché, oppure, peggio ancora, su una strada, magari legato a un albero per impedirgli di correrci dietro fino a quando il fiato e le zampe glielo permettono. Non è mai soltanto un cane quello che abbandoniamo senza pietà, ma un essere che chiede rispetto, se non altro per quel tanto che per il poco o molto tempo che ha trascorso con noi ci ha dato. Riflettiamo su questo ( una riflessione che va fatta anche per un gatto, per un uccellino, per un coniglio, un pesciolino rosso…) quando con crudeltà e senza voltarvi indietro decidete di disfarvene per sempre.

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Il mio blog non finisce qui

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Cari lettori che da tempo non mi leggevate più perché la vecchiaia e gli acciacchi mi impedivano di dire la mia. Prtroppo, dopo una lunga e incurabile malattia, che mi ha lentamente ma inesorabilmente immobilizzato, me sono andata nel paradiso degli animali. I miei padroni, soprattutto la mia padromcina, Benedetta, che ora ha 29 anni e 14 anni fa mi portò a casa cucciola, nascondendomi per giorni in camera sua (come una clandestina ), hanno deciso di seppellirmi nel cimitero  a quattro zampe di Pet dignity ( dignità animale) a Gavorrano: un prato verde circondato dalle colline e da una grande pace, dove avrei voluto correre e saltare come facevo un tempo, quando ai miei ” amici umani” combinavo anche un sacco di guai. Insieme a me, nel piccolo cimitero, credo unico in Toscana, ci sono altri cani e gatti. Animali molto amati e protetti dai lori padroni perfino dopo la morte…Una morte che per me è stata liberatoria: ero molto, molto malandata e nonostante le cure amorevoli e tutti i tentativi per farmi riprendere, non ce la facevo proprio più a vivere. Così, prima che mani pietose prendessero la decisione di aiutarmi a morire ( decisione terribile ma in certi casi, almeno per noi animali, necessaria) me sono “volata” via in un pomeriggio afosso di agosto, dopo aver salutato con uno sguardo e un lungo sospiro i miei cari, che mi hanno curato e accudito con amore fino all’ultimo, facendo tutto il possibile e anche l’impossibile per allevarmi il dolore…

E loro, sempre con amore, dopo aver constatato la mia morte e avermi fatto l’ultima carezza, mi hanno avvolta nel telo del ” mio” divano- quello che cedevo con riluttanza sbuffando-adagiata con delicatezza nel bagagliaio dell’automobile e accompagnata nel mio ultimo viaggio. Quante volte sono salita su quell’auto per andare a sgranchirmi le gambe, o per seguire i miei padroni nei loro spostamenti, sentendomi protetta e amata, nonostante non fossi un cane di razza, bensì meticcia, molto meticcia ( bastarda no, è un aggettivo che non si addice neppure a un cane!). O, meglio ancora, come sentenziava  la mia ” mamma umana”, ironizzando nei confronti di chi mi guardava dall’alto in basso confrontandomi con il proprio cane griffato:” Di pura razza norvegese” ( inesistente ma d’effetto). Andandomene ho lasciato anche le altre due cagnoline di famiglia, due “signorine” più altolocate con cui sono andata d’accordo da subito e che fino all’ultimo mi sono state vicino cercando di alleviare con scodinzolamenti e leccate la mia sofferenza: solo all’ultimo, pur non perdendomi d’occhio neppure per un attim0, si sono allontanate da me: forse hanno capito che me ne stavo andando e non volevano disturbarmi.

Sulla mia morte ci sono stati molti commenti affettuosi. Ringrazio tutti ma proprio tutti per questo e naturalmente ringrazio il mio giornale, il Tirreno, che nella persona del suo vicedirettore, Fabrizio Brancoli, un umano sensibile-e non solo verso gli animali- che ha voluto ricordarmi in un commento, in quanto “blogghista”, ponendo l’accento sul sacrosanto diritto dell’uomo di poter piangere, senza doversi vergognare, la scomparsa di un ” amico” animale.  Sono stata- come ha puntualizzato Brancoli- una blogghista fittizia, perché dietro il mio nome e la mia foto, c’erano e ci sono  il volto e la mano di un umano. Che continuerà a interagire sul blog, non tanto in mio ricordo, quanto per aiutare altri cani, gatti & C meno fortunati di me, a far valere i loro diritti ( e doveri) di esseri viventi,  senza i quali il nostro Pianeta sarebbe molto ma molto più povero e la nostra vita decisamente più grigia.

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Jagger morto perché troppo bello

Il mondo della cinofilia è sconvolto dalla misteriosa morte del cane che si era classificato secondo nella sua categoria alla celebre mostra Cruft di Birmingham: il setter irlandese Jagger, nome di pedigree ‘Thendara Satisfaction’, è morto subito dopo il ritorno a casa, in Belgio, al termine della manifestazione che si è chiusa ieri nella cittadina inglese, e ora si pensa possa essere stato avvelenato proprio all’interno della gara. La proprietaria, Alexandra Lauwers, distrutta per la morte del suo beniamino, ha detto che il suo bellissimo cane è morto per avvelenamento – cosa che sarà anche accertata da una task force di veterinari appositamente convocata – e che probabilmente il bersaglio di chi ha voluto attentare alla vita di Jagger era un altro cane, a lui molto simile, e sempre di sua proprietà: Noodle, un altro setter, che ha vinto la gara di razza alla competizione. Sembra che i colpi bassi tra allevatori si susseguano da tempo. A discapito dei poveri cani colpevoli solo di essere oggetto di business per la loro bellezza. Che vergogna!

 

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Libri digitali a tema animali

E’ partita da poco una nuova iniziativa della Lega nazionale per la difesa del cane dedicata a tutti coloro che amano gli animali e la lettura. Si tratta della “Biblioteca di Lndc”, uno spazio online riservato a e-book (libri digitali) che ha come protagonisti i quattrozampe. Un progetto che l’associazione intende sviluppare per diffondere sempre di più e in modo diverso la conoscenza, l’amore e il rispetto per gli animali.
Primo libro a disposizione “Stirpe di Lupo”, giallo cinofilo che inizia con una morte misteriosa e un trio di improbabili quanto eterogenei investigatori: una pensionata, un giornalista e un cane “che sembra un lupo, ma lupo non è”. L’autore è B. Du Marteau, pseudonimo sotto il quale si cela una nota giornalista con l’hobby delle trame gialle e un profondo affetto per i cani e la storia inizia in un gelido inverno lombardo con un cadavere ritrovato in una roggia. E’ quello di una giovanissima con frequentazioni non proprio ortodosse e una spiccata predilezione per le droghe pesanti. Sullo sfondo della scomparsa della ragazza – overdose o qualcosa di più complesso? – si intrecciano le storie di altri personaggi: un reporter in crisi di identità, un’arzilla signora con la passione per le detective story, un caporedattore annoiato e “l’altro”, un misterioso personaggio che sembra l’arbitro nascosto di tutta la vicenda. Assieme a loro si muove la vera protagonista: Hanka, un cane lupo cecoslovacco, autentico filo conduttore e deus ex machina di tutta la trama. Leggiamolo anche se non siamo animalisti: forse, dopo, potrebbe venirci voglia  di adottare un cane o un gatto, chissà…

La donazione necessaria per accedere alla “Biblioteca di Lndc” è assolutamente libera. Il ricavato sarà devoluto a sostegno delle azioni che la Lega del cane porta avanti quotidianamente, permetterà all’associazione di battersi con più forza per i diritti degli animali e di continuare a salvare ogni anno migliaia di animali di ogni specie e razza. Per scaricare “Stirpe di Lupo” clicca qui. Il piacere della lettura, in questo modo, diventa anche il piacere di fare del ben

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