Vita da cani & C. Niki Bau Bau

Cane e gatto in viaggio? Con Bla bla car è meglio

Volete vaggiare con cane e gatto senza dover lottare con i divieti e fare nello stesso tempo anche nuovi amici? In vostro aiuto arriva  BlaBlaCar, la piattaforma di ride sharing che mette in contatto guidatori con posti liberi a bordo della propria auto con passeggeri che vogliano viaggiare nella stessa direzione, soprattutto nei fine settimana e nelle feste in cui, in tanti, rientrano presso le proprie famiglie di origine. Una soluzione che sta prendendo piede anche nel nostro paese sia perché molti cuccioli sono abitudinari e amano spostarsi nell’auto del proprio padrone, sia perché altri mezzi di trasporto come il treno e l’aereo possono essere complicati o costosi e certamente meno comodi di un’automobile. L’hanno scelta senza pentirsene una ragazza che si sposta da Milano, dove abita, a Venezia, dove vive la sua famiglia, con il cane Poffy che sonnecchia per tutto il viaggio – a meno che qualche passeggero non gli stia particolarmente simpatico; c’è una donna che si reca spesso a Pordenone in auto col suo micio nero, facendo la gioia di molti passeggeri che addirittura insistono per tenere il trasportino sulle ginocchia; o un’altra che attraversa l’Italia (dalla Lombardia alla Toscana alle Marche…) con un meticcio di 50 kg che una volta, in puro spirito di ride sharing, ha condiviso il viaggio persino con un gatto: e un altro viaggiatore che porta sempre con sé la cagnolina nei suoi spostamenti tra Varese e Ancona e ci sono tanti conducenti accettano a bordo della loro auto passeggeri cucciolomuniti. Viaggiate dunque anche voi con Bla Bla Car: avrete meno problemi e conoscerete persone che la pensano come voi.

 

 

 

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Piombino dice no a botti e abusi sugli animali

Botti e spettacoli pirotecnici. Piombino dice no. E’ quanto emerge da un post su facebook di Maria Cristina Biagini, alla guida di “La casa di Margot”, l’associazione animalista piombinese, che ha al suo interno molti volontari e opera in modo concreto per la salvaguardia di cani gatti &. Spiega Biagini: “Permetteteci di essere soddisfatte, MOLTO soddisfatte. Avevamo chiesto all’assessore Stefano Ferrini una campagna di sensibilizzazione contro i petardi, e ci sara’ intanto un articolo congiunto su Piombino oggi. Avevamo chiesto un NO allo spettacolo pirotecnico e, udite udite, non ci sara’. Avevamo chiesto di non consentire mai piu’ vendite ambulanti di animali vivi e I’ll consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno.Che dire? Siamo felici di avere amministratori che sanno ascoltare e ragionare. E siamo altrettanto felici di averle fatte noi quelle proposte, finalmente prese in considerazione e accolte. Piombino dinque ama gli animali o perlomeno cerca di evitare violenze nei loro confronti,come possono essere i fuochi d’artificio e lo scoppio di petardi che ogni anno,sia a Capodanno che a Carnevale causano non solo lo spavento di cani e e gatti ma a volte ne provocano addirittura la morte,magari di animali spaventati, chiusi in recinti da dove non possono fuggire e costretti a combattere inutilmente con le loro paure che in alcuni casi, per il loro cuore, sono fatali. Noi ci auguriamo che l’esempio della citta promontorio possa invogliare altri amministratori a prendere misure a tutela di esseri indifesi, spemdendo magari i soldi impiegati per i giochi pirotecnici in modo più intelligente.

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A caccia di cardellini con albero finto

Un finto albero per la cattura di uccelli. Una trappola vergognosa scoperta dalle guardie zoofile dell’Enpa in località Il Ferrone, nei pressi di Greve in Chianti, in provincia di Firenze, realizzata con un telaio metallico, adornato da vegetazione e cosparsa di collante per la cattura di topi. Solo che invece dei topi catturava uccelli rari. Ci sono volute ore di appostamenti da parte della guardie zoofile del nucleo investigativo speciale per la tutela animali del distaccamento Chianti-Valdarno della Protezione animali fiorentina, per cogliere sul fatto un cinquantenne del luogo, che preparava la trappola e aveva due gabbie nel cui interno c’erano come richiamo due cardellini, appartenuti a una specie protetta a rischio estinzione. Il falso albero, i due cardellini e un terzo uccellino che era in casa del cacciatore sono stati sequestrati. L’uomo ha cercato di giustificarsi confessando la sua passione sfrenata per il loro canto, ma nessuno gli ha creduto. E’ stato denunciato per maltrattamento, attività illegale di uccellagione, detenzione di mezzi vietati e detenzione di uccelli selvatici protetti e non cacciabili. Il fatto si commenta da solo. Noi ci limitiamo a dire che la madre degli incivili purtroppo è sempre incinta e ringraziamo le guardie zoofile per l’ottimo lavoro fatto.

 

 

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Il gatto Sebastian ha trovato casa

Grazie a un articolo uscito gioved’ì 20 novembre nell’inserto Amici Animali del Tirreno, intitolato ” Sebastian e il diritto alla felicità”, un trovatello, l’ultimo di 26 gatti sequestrati nell’aprile 2013 da un gruppo di volontari che- grazie ad alcune segnalazioni, avevano scovato in una villetta della Valdinievole un vero e proprio lager, ha trovato una casa e tanto affetto. Sebastian era in stallo al canile Hermada di Montecatini, perché, nonostante la buona volontà che ormai si erano al gatto,  nessuno dei visitatori si era mai accorto di lui. E invece dopo il nostro appello ha trovato finalmente una casa e una famiglia disposta ad adottarlo, dandogli quel calote che, per lungo tempo, gli era stato negato.

Qui di seguito la mail di ringraziamento dell’Associazione Amici degli Animali che è stata subissata di richieste. Una mail che ci ha reso felici, perché ci siamo sentiti in qualche modo utili. Ciao Sebastian, che il tuo viaggio verso la nuova casa sia un viaggio meraviglioso come meriti per quello che hai sofferto, anche se la tua, come molti diranno,è soltanto una sofferenza “bestiale”. Noi che consideriamo ogni essere vivente in pieno diritto di vivere al meglio la propria esistenza, siamo davvero soddisfatti di averti potuto aiutare.

 

“L’Associazione Amici degli Animali ringrazia per l’appello pubblicato per Sebastian, ultimo di 26 gatti sequestrati. Sebastian é stato adottato e questa domenica partirà alla conquista del suo primo divano, della sua prima vera famiglia. Il vostro articolo ha scatenato una pioggia di chiamate, tutti volevano Sebastian. Da gatto arrivato ultimo é diventato il primo nel cuore di tante persone che prima non conoscevano la sua storia, tantissimi vostri lettori, da Grosseto, Pisa e provincia, Viareggio e Lucca. Siamo rimasti colpiti, profondamente commossi. Chiamano ancora anche per sapere semplicemente come sta. E, grazie a lui altri due gatti adulti abbandonati hanno trovato casa.Grazie da parte di tutti i volontari, Sebastian vi invia un mondo di fusa é grazie al Tirreno se ha trovato famiglia. I tramonti li vedrà da una casa a Terricciola e non  più da una gabbia

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Paco, l’abbandono e la rinascita

Fra decine di notizie sugli abbandoni di animali, su ingiustizie nei loro confronti, sui soprusi, ogni tanto arrivano in redazione storie a lieto fine. Come quella di Paco, il barboncino vecchio e malandato, trovato dai volontari dell’Associazione “Animali per amici” di Donoratico davanti al cimitero di San Vincenzo, mentre, alla disperata ricerca del padrone, girava continuamente su se stesso, stremato e disorientato. Ebbene, dopo pochi giorni, grazie all’interessamento degli stessi volontari, che lo hanno raccolto con amore, segnalandone il caso anche al nostro giornale ( ne abbiamo scritto in questa stessa rubrica il 12 settembre), le risposte non si sono fatte attendere e la povera bestiola oggi ha una famiglia, a cui non importa se lui è giovane o vecchio, bello o brutto, con pedigree o senza; che ha deciso di adottarlo, per fargli trascorrere dignitosamente il suo tramonto. “Era il solito giorno pieno di faccende da sbrigare- racconta Antonella Cucinotta – quando mio marito Massimo ( Maletta n.d.r), che fa il tassista a San Vincenzo, mi parlò del cane. Conoscevo già la storia: l’avevo seguita sul web, ma speravo che si trattasse solo di uno smarrimento; e anche Massimo lo aveva sperato, perché tutti e due non riuscivamo a immaginare come un umano potesse abbandonare senza pietà un animaletto indifeso vecchio e malato”. La scelta di adottare il barboncino è stata condivisa da tutta la famiglia di Antonella “anche da Simone, otto anni, nostro figlio, che da tempo avrebbe voluto un cucciolo, ma che quando gli abbiamo detto di Paco, ha deciso che gli andava bene anche un vecchietto”. Spevano tutti e tre che non sarebbe stato facile, ma ognuno di loro avrebbe fatto il possibile per regalare alla povera bestiola ancora giorni felici. “Così- spiega Antonella- abbiamo detto ai volontari che volevamo adottarlo e siamo andati a prenderlo…Simone aveva paura di accarezzarlo, il cane era magrissimo, deambulava a stento e quando lo prendevamo in braccio le sue ossa scricchiolavano… Noi non siamo la famiglia del “Mulino bianco”, ma piuttosto di quella di “Senti chi parla”. Così ci siamo stretti insieme alle nostre paure, facendoci forza. E queste, con il passare dei giorni, si sono esorcizzate”. “Ora Paco è un coccolone, adora dormire in braccio, ricevere carezze e attenzioni: ha una fame da lupi ma è educatissimo e, da alcuni atteggiamenti, ipotizziamo che sia vissuto con una persona molto anziana, ora scomparsa, e che i suoi parenti abbiano voluto disfarsene ritendolo un ingombro”. Oggi comunque il barboncino- che abita con i suoi nuovi padroni a San Carlo, in mezzo al verde-, a parte gli acciacchi dell’età è un animaletto felice. Grazie a chi l’ha trovato e gli ha prestato le prime cure. “Paco deve la vita ai volontari delle associazioni di tutela degli animali che si trovano sul territorio- afferma la sua padrona- e all’attenzione scaturita su di lui a mezzo stampa…Per questo, a nome suo vogliamo ringraziare tutti quelli che hanno contribuito alla salvezza del vecchio barboncino, che girava su se se stesso in cerca d’amore”.

 

 

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Arriva un figlio e si butta il cane

Da quando gli è nato il figlio, che oggi ha un anno, ha mollato completamente il cane, lasciandolo in un recinto senza acqua né cibo. E’ accaduto a un ” signore” di Livorno che avrebbe dichiarato di non aver più soldi ma neppure tempo da dedicare alla povera bestiola, prima facente parte della famiglia ( mi piacerebbe sapere come) e poi buttata come un ferro vecchio, o peggio ancora abbandonata in un angolo, denutrita e assetata, priva di una carezza e di un qualunque gesto che la facesse sentire ancora viva.  Non è la prima volta che fatti simili accadono: si  prende il cane come passatempo, come sostitutivo di un figlio, a volte lo si fa perfino dormire nel proprio letto, e poi, quando arriva il bebè, si mette da parte: quando va bene Bobi, viziato e coccolato a volte oltre misura, passa dal letto alla cuccia sul balcone o in giardino. Quando va male finisce in un canile o sulla strada, a volte, peggio ancora, resta ma è come se non ci fosse, e non ha più diritto  a nulla, solo a dare meno noia possibile… Suvvia qante storie!  Dopotutto si tratta solo di un cane ( o di un gatto o di qualunque alto animale che, fra l’altro, al bambino, dal punto di vista psicologico, non potrebbe che far bene). E accade così che chi ha riempito i nostri vuoti con tanto amore, si ritrova all’improvviso nel vuoto dell’abbandono. Senza colpe, solo perché dichiarato “in esubero”…E li chiamano umani!

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Condannato a morte!

Se si chiude un pastore tedesco per nove anni  nella galera di un recinto e poi si lascia anche la porta del recinto accessibile a una bambina di tre anni che, incustodita da chi dovrebbe invece porle attenzione, entra inconsapevolmente nello spazio del cane mentre la povera bestiola mangia e vieneaggredita dallo stesso, è giusto condannare a morte il cane? O è più “corretto” affidarlo a un’associazione come Earth che vuole affidarlo a educatori cinofili per rieducarlo? Noi optiamo per la seconda opzione e chiediamo a tutti i cinofili di fare altrettanto. Ma chiediamo anche a chi tiene un cane o più cani in questo modo di desistere. Un animale relegato in un recinto non ha proprietari, non ha amici: ha solo un “padrone”, che magari non gli fa neppure una carezza o gli dice una parola.  Ha solo qualcuno che gli porta da mangiare, e che magari, se va bene, qualche volta lo lascia uscire un po’ dalla sua prigione per sgranchirsi le zampe. Un padrone che non sa neppure cosa significhi avere un cane e che adesso sceglie la via più semplice, quella della soppressione. I cani non sono oggetti immobili che fanno solo polvere ma esseri con reazioni diverse, anche talvolta e in certe situazoni, molto aggressive. Dimenticarlo è da incoscienti, così come è da incoscienti pensare che l’aggressività riguardi solo certe razze, perché non è così, le cronache ce lo ricordano ogni giorno e ad  andarci di mezzo sono quasi sempre animali e  bambini, vittime ignare dell’ignoranza umana.

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Morire di fedeltà

Fanny, cane di razza rottweiler, mansueta e dolce, ha difeso la casa dei suoi padroni dagli intrusi. E questo le è costato la rottura dell’osso del collo da parte di chi cercava di introdursi nel suo giardino in assenza dei proprietari. Trovata così dal padrone, un veterinario di Perignano,ha dovuto essere soppressa dallo stesso suo ” amico”. Ha pagato così la fedeltà, qualità rara nell’uomo ma molto frequente negli animali, spesso disposti a farsi massacrare pur di difendere i  loro tesori: l’amico uomo e la sua casa.

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Daniza è stata uccisa

Non ci sono parole per commentare questa morte. Il cuore di Daniza non ha retto alla narcosi,ma forse non avrebbe retto neppure alla progonia. In questa lettera l’associazione gabbie vuote grida il suo sdegno, che è anche un po’ il nostro. Forse si potevano trovare altre soluzioni! Spetiamo almeno che si salvino i cuccioli e che possano crescere non in gabbia…

LETTERA APERTA

 

L’orsa Daniza è stata uccisa.

E’ finita nel peggiore dei modi la vita dell’orsa e dei suoi cuccioli.Abbiamo fatto quello che noi umani siamo capaci di fare molto bene: uccidere.Uccidiamo in guerre assurde, nella caccia, uccidiamo nei macelli, nei laboratori. Uccidiamo per religione, per interesse, per sopraffazione, per conquista, per superbia. Anche per semplice piacere.Impariamo a farlo fin da piccoli, nessuno ci educa alla tolleranza, alla pace, all’accettazione, al rispetto delle altre vite.Lo facciamo e basta. La cultura, l’intelligenza, quell’ “umanità” di cui ci vantiamo come attributo insito alla nostra specie è in realtà la negazione di ciò che intende dire, anzi, il suo opposto. Non esiste brutalità maggiore di quella dell’essere umano.Daniza, un animale tutelato da leggi inconsistenti pronte a tradirlo al primo urlo di faziosità, un animale che tenta di vivere la propria vita possibilmente lontano dal suo principale nemico, innocente e abitante di questa Terra, hà subìto la sorte che noi sappiamo ben riservare a chi è debole, diverso, indifeso. Senza santi in Paradiso. Solo Francesco. Ma chi se ne ricorda?Che fine faranno i cuccioli?  Quale risarcimento potranno avere dalla brutalità dell’uomo?Che la maggioranza di noi umani abbia comunque voluto la salvezza di Daniza e dei suoi figli non ha avuto effetto alcuno. Lo strapotere di pochi il loro assoggetamento alla violenza, l’ignoranza assoluta che li guida nei confronti di una valutazione etologica delle altre specie viventi, ha vinto.Come succede in tutte le società del mondo.Il potere vive come un parassita sul corpo degli altri, la democrazia è una parola vuota come umanità.Daniza e i suoi cuccioli rappresentano il  nostro sepolcro imbiancato.

Mariangela Corrieri
Presidente Associazione Gabbie Vuote Firenze

 

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Se il padrone è un torturatore

Apprendo con sdegno che un padrone, indegno, ha tenuto per mesi, esposto al caldo e al freddo nonostante le gravi condizioni di salute il suo  pastore tedesco. Un cane che per sette anni ha creduto in lui e che, forse, purtroppo  ci crede ancora.

E dico ” grazie” all’Enpa che ha portato la povera bestiola via da quell’inferno ( ma perché i vicini di casa dell’uomo, un quarantacinquenne italo-tedesco, non hanno avvisato prima le guardie zoofile, rendendosi complici di tanta barbarie?)…Forse il pastore tedesco ( chè è in condizioni gravissime per le condizioni in cui è stato tenuto) si riprenderà, forse troverà anche un altro padrone, ma nei suoi occhi avrà per sempre impressa la delusione per aver creduto in un ” animale” a due zampe, che come scusa al suo comportamento, a dir poco incivile, ha dichiarato di trovarsi in condizioni economiche precarie a causa della crisi. Condizioni che in ogni caso non giustificano il fatto di lasciare un cane, di mole notevole come il pastore tedesco, su un balcone talmente piccolo da impedirgli perfino di rigirarsi per sgranchirsi un po’ le zampe.  Spero soltanto che questo ” torturatore” abbia la giusta punizkione dalla legge e che, soprattutto, gli venga vietato di tenere in futuro altri cani, di qualsiasi molte e qualunque razza: di danni ne ha già fatti parecchi e non è ilcaso di fargliene fare altri!

 

 

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